Le giovani parole

I poeti della domenica #180: Mariangela Gualtieri, In quest’ora della sera

In quest’ora della sera
da questo punto del mondo

Io ringraziare desidero il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che popolano questo universo singolare
ringraziare desidero
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità
per il pane e per il sale
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede
per l’arte dell’amicizia
per l’ultima giornata di Socrate
per il linguaggio, che può simulare la sapienza
io ringraziare desidero
per il coraggio e la felicità degli altri
per la patria sentita nei gelsomini

e per lo splendore del fuoco
che nessun umano può guardare
senza uno stupore antico

e per il mare
che è il più vicino e il più dolce
fra tutti gli Dèi
Io ringraziare desidero
perché sono tornate le lucciole
e per noi
per quando siamo ardenti e leggeri
per quando siamo allegri e grati
per la bellezza delle parole
natura astratta di Dio
per la lettura, la scrittura
che ci fanno esplorare noi stessi e il mondo

per la quiete della casa
per i bambini che sono
nostre divinità domestiche
per l’anima, perché se scende dal suo gradino
la terra muore
per il fatto di avere una sorella
ringraziare desidero per tutti quelli
che sono piccoli, limpidi e liberi
per l’antica arte del teatro, quando
ancora raduna i vivi e li nutre

per l’intelligenza d’amore
per il vino e il suo colore
per l’ozio con la sua attesa di niente
per la bellezza tanto antica e tanto nuova (altro…)

Il senso del verso #2. Intervista a Mariangela Gualtieri

di Gianluca Garrapa

[Con questa intervista prosegue la nuova rubrica, a caduta mensile, a cura di Gianluca Garrapa, “Il senso del verso”. Alcuni poeti, tra i quali Valerio Magrelli, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Biagio Cepollaro, sono chiamati a rispondere a cinque domande, ognuna delle quali fa riferimento a una facoltà sensoriale: vista, tatto, odorato, udito, gusto. A ogni senso, ogni domanda sarà, inoltre, accompagnata dalla citazione di un verso del poeta. Una sesta domanda, l’ultima, ribalterà invece il tutto: chiederà ai poeti di porre una domanda in forma di poesia. Rigraziamo Gianluca Garrapa e i poeti per la disponibilità. lm]

gualtieri

 

1. Vista: Buon giorno a voi che non vediamo. / Ciò che non vediamo / preme: cosa vede il poeta, che altri non vedono?


Il poeta guarda lì dove tutti guardano, in quella che sembra la realtà ordinaria e vede ciò che gli altri non vedono. Dunque vede in sottigliezza e presagisce ciò che non si vede. Il poeta si dispone davanti al nulla, in ascolto, in attesa, e da quel nulla prendono vita le parole, se si ha il dono di un io diminuito e di una attenzione plenaria. Dunque direi che il poeta vede il nulla, sa reggere quell’appuntamento e sa farsi fecondare. Ma a volte è una manovra pericolosa, perigliosa.

2. Tatto: Non sappiamo. Non so. Non è dato sapere / con parole. Solo il corpo sa. / Sapienza di respiro: come parla il corpo de Le giovani parole?

Il corpo ha una propria sapienza. Lo capiamo a volte quando si ammala, quando si inceppa, quando rifiutandosi di funzionare ci costringe a rivedere certe situazioni, certe scelte probabilmente non giuste. Ne Le giovani parole, la prima sezione, quella più legata alla mia vita in campagna, o l’ultima con gli Esercizi al microscopio, in un certo senso parlano della vita del corpo.

3. Udito: Imparare quel mantra che contiene / l’antica vibrazione musicale / forse la prima, quando dal buio immoto / per traboccante felicità / un gettito innescò la creazione: quali suoni accompagnano, e quali rumori?, il momento di scrivere e dire la poesia?

È il silenzio, la grande melodia della poesia, sia quando scrivo che quando recito. Nella resa orale del verso a volte serve qualche nota. Quasi sempre in questi anni sono state per me note di Arvo Pärt.

– 
4. Odorato: Un odore smielato / precipita le forme / e tutto vira verso qualcosa / che è ancora fiore: qual è l’odore delle poesie di questa raccolta?

– 
Non so rispondere a questa domanda. D’istinto direi che questa raccolta, la sua uscita, è legata all’odore del mosto sotto il portico di casa mia. Nei giorni dell’uscita eravamo impegnati con la vendemmia e così il libro è arrivato proprio durante le operazioni di vinificazione – operazioni magnifiche e fortemente profumate, se il vino è buono.

5. Gusto: Butta su le forme i sapori / per farsi mangiare: si può mangiare una poesia? E che sapore ha, quando la si declama?

Quando la si declama lo stomaco è perfettamente vuoto e l’impressione è piuttosto quella di dare da mangiare a chi ascolta, di dare un nutrimento ora estremamente necessario e cercato, da alcuni, con urgenza, con una necessità e passione che alla fine si trasformano in gratitudine.

6. Mi fa una domanda in forma di poesia?

Mi dispiace ma non sono capace.

[È possibile leggere la prima intervista a Valerio Magrelli cliccando qui: Il senso del verso 1. Intervista a Valerio Magrelli]

Mariangela Gualtieri “Le giovani parole”. Recensione

le giovani parole gualtieri copertina

Mariangela Gualtieri, Le giovani parole, Torino, Einaudi, 2015, pp. 160, € 12,50

Una nuova raccolta di Mariangela Gualtieri implica sempre un’attesa e un desiderio insaziabili. E tuttavia, come le altre già lette, si sa da prima – da molto prima – che anche la novità potrà essere una sorpresa, potrà aggiungere nuova bellezza alla bellezza che vive e risuona altrove.
Le giovani parole è un volume uscito qualche giorno fa per i tipi di Einaudi, che non tradisce affatto le aspettative, un dono che richiede attenzione al lettore, la stessa attenzione che ha avuto in passato e che si moltiplica di lettura in lettura. Il linguaggio di Gualtieri – che è poi il linguaggio del Teatro Valdoca da lei fondato con Cesare Ronconi – possiede una straordinaria forza rigeneratrice qui in forma di “respiro largo”: «Nasce continuamente», per citare un suo famoso verso da Caino (Einaudi, 2011). La sua qualità è soprattutto una, e anche in questa raccolta evidente: una “levità” che quindi contiene in sé delicatezza e grazia insieme, comunque totalizzante, appresa, sottesa ed espressa nella formula di una poesia che “accade” soprattutto, e “fa accadere” poi. L’accadere poetico va inteso come accadere del testo, ma si può parlare in questo caso più che in altri della nostra poesia contemporanea, di un accadere che è anche vocale, di “voce”, strumento che dà luogo al poetico, che risuona nella scelta della parola. Se tutto ciò era vero già in passato lo è ancora qui, dove il titolo Le giovani parole può confermare e, allo stesso tempo, affermare questo portato, di ritorno alla terra, al mondo sensibile, allo ieri ma anche all’umano, talvolta trasfigurato in comparsa, talvolta nella sua veste di carne, dotato di parola o manchevole della stessa. L’ideale spirituale – che pur mantiene la propria dimensione laica – e l’immanente, si congiungono di nuovo, si reinventano, rivengono al mondo: lo dice la poesia di copertina in cui figurano almeno tre sostantivi chiave della raccolta e della poetica di Mariangela Gualtieri, ossia “cielo”, “amore”, “silenzio”, cui si aggiungono “mistero” e “pane”.
Se la prima sessione riporta all’«ebbrezza di vita connessa a ogni forma della natura», la seconda si annuncia in morte della madre, continuando tuttavia un dialogo alla pari, che non tradisce mai il punto d’arrivo, la parola poeticamente e fatalmente efficace. Il luogo, pure, e il tempo, sono qualcosa che accade sotto l’osservazione del poeta e che il poeta comunica: avvengono cioè in un linguaggio “semplice” e nel linguaggio tutto, nel verso e infine nel ritmo che, anche in questa raccolta, dà – o concede – la misura del tempo.
Non mancano i testi nati per il teatro (è il caso di Studio dello stare fermi, nato come monologo in O tu reale scontrosa felicità, Teatro Valdoca 2012) e quelli dedicati a Bruno Schulz; oppure lo spunto tratto da Borges di Bello mondo, in cui si annoverano moltissime voci poetiche amiche di Gualtieri (da Rimbaud a Stevens, da Sant’Agostino alla Rosselli), o gli Esercizi al microscopio che molto hanno a che fare con la biologia, che più volte interseca qui i versi.
L’esercizio, per l’autrice, è anche un “risparmiare fiato”, un respirare poetico consapevole e che mai pesi (sia senza peso, per dirla ancora con le sue parole), che si allunghi o si accorci con consapevolezza, «Facilement, facilement» per dirlo con Cristina Campo e «con lieve cuore, con lievi mani / la vita prendere, la vita lasciare…» per dirla con Hofmannsthal.

© Alessandra Trevisan

Questa recensione è stata tradotta in francese da Silvia Guzzi e si può leggere qui.

Nella mia testa non c’è altro che mare
altro che mare incantatore – altro nient’altro
che mare e sole in un crescendo silente
e dormiente.

Parla un mistero. Tace un mistero
e solo il corpo entra nel fiore
nel fiore d’acqua.

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