laureati

Un messaggio – altro- tra gli sfigati: di Silvia Rosa

“Bisogna dare messaggi chiari ai nostri giovani. Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato”. Ok. Sì. In quanto “sfigata” e dunque con cognizione di causa, Egregio Dott. Martone, Le scrivo qualche pensiero, che tanto non leggerà mai, infatti lo scrivo a me stessa, più che altro, perché dopodomani mi laureo – speriamo – e di anni ne ho 35. E tutto sommato ho deciso che di questa cosa voglio essere felice, come di tante altre che ho portato a termine, anche se non corrispondono o non soddisfano le richieste numerose e pressanti che dall’esterno mi giungono (da che ho memoria) a conformarmi a certi percorsi e logiche, ad essere efficiente, in linea con quanto converrebbe – fare/essere – secondo la mia età anagrafica, il mio sesso, la mia posizione sociale, il mio colore di capelli e compagnia bella.
Dunque, ogni essere umano dovrebbe poter seguire un proprio originale e autentico percorso di vita, per cui ad esempio può capitargli, come è capitato a me, che a 17 anni lasci gli studi e se ne vada a lavorare, si diplomi a 25 e decida di frequentare l’università a 30. Mi sono rotta di sentirmi ripetere che cosa si deve fare ed entro quando: a 18 ti diplomi, a 25 ti laurei, poi lavori poi ti sposi, poi sforni figli, poi, poi, poi…altrimenti non vai bene, altrimenti sei fuori, altrimenti sei uno “sfigato”, un disadattato, uno che non avrà mai successo. Guardi Egregio Martone, mi sono rotta perché in fondo ho sempre creduto a questa cosa qui, sentendomi di conseguenza sempre sbagliata, visto che nella mia vita non ho seguito le tappe prestabilite (ma poi molte persone, a differenza mia, non è che non vogliano seguirle, proprio non possono). Ma prestabilite da chi, queste tappe? Da chi pensa gli individui come oggetti, pezzi di ricambio di un sistema economico e culturale che imbriglia la volontà e i desideri e li piega ai bisogni del sistema stesso, affinché il sistema si riproduca e si mantenga intatto nella sua perfetta algida efficienza. Io penso che se un “messaggio” debba passare ai giovani (che poi chi sono i giovani? Io mi sono rotta pure delle categorie, delle etichette… i “messaggi” sono per tutti, del resto mi scusi, Martone Egregio, i giovani prima di prender decisioni autonome non crescono con adulti che trasmettono loro contenuti fondamentali?), dicevo che se un “messaggio” deve passare, forse, a mio modestissimo e sfigato parere, è che bisogna impegnarsi in quel che si fa, sognare e desiderare, cambiare strada mille volte mentre si cerca di dare una direzione autentica alla propria esistenza, e che il successo non conta se non si è in grado di dare un senso al proprio esistere. È tutto fluido intorno a noi, questa stramaledetta post-contemporaneità non ha un punto di riferimento stabile che sia uno, è tutto flessibilità, cambiamento…però che cazzo, tu devi sempre avere le idee ben chiare, seguire obiettivi (prestabiliti), andare avanti velocissimo verso la meta (prestabilita). Se no sei uno che non ce la può fare.
Egregio Martone, io non ho la più pallida idea di che cosa farò dopo venerdì. Vorrei lavorare (pure se sono troppo vecchia per il mercato del lavoro), e magari fra qualche anno, se potrò permettermelo, vorrei riprendere gli studi – un’altra laurea, chissà, mi piacerebbe – , e vorrei con tutto il cuore scrivere… Non so che cosa mi riuscirà di fare sul serio, ma da adesso in poi voglio vivere me stessa senza sentire che non valgo abbastanza perché qualcuno (soprattutto io) mi giudica in base a quello che ho fatto in ritardo o che non ho fatto, che non sono e che forse non sarò mai, perdendo di me tutto quello che invece sto tentando di realizzare e di essere. Credo che la vera fortuna stia tutta qui.
La saluto e La ringrazio anche, perché alla mia veneranda età non mi pareva tanto bello festeggiare la mia laurea, cioè, mi sentivo in imbarazzo, ma poi Lei mi ha fatto un po’ incazzare, Lei e tutta una serie di persone che giudicano secondo stereotipi coi loro bei “messaggi” delle balle, e adesso mi è cresciuta dentro una strana felicità, e io, “sfigata” o no, di aver studiato, quale che sia la mia età, e anche se non servirà (a) niente e nessuno, son contenta. Oh.