laura di corcia

Laura Di Corcia: poesie da “In tutte le direzioni”

 

Fu un tatuaggio violento
quella notte a Bucarest,
e la seta scendeva a fiotti dal soffitto.
Di quello rimasero due capelli
e qualche noce, una poesia
scritta dietro una lavagna.
Il sole per un attimo senza fiato:
poi tutto continuò, sbiadendo dietro la collina.
Le cose più belle non lasciano aloni.

 

Avvelenammo le navi come se fossero corvi.
Per un lungo periodo camminammo
e le mete erano sempre diverse.
Nei nostri occhi bruciava tutta l’Africa.
Eravamo gente come voi, forse meno scaltra:
il passato ci cinghiava la schiena.
A un certo punto gli scrigni si chiusero per sempre.
Dietro ai nostri occhi continuava
violenta come un chiodo, la caccia alle streghe.

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Vincenzo Frungillo, Spinalonga (presentazione a Milano)

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Vincenzo Frungillo, Spinalonga, Zona, 2016 

*

La barca per Spinalonga salpa dal porticciolo di Plaka,
un piccolo paesino di pescatori sorto in un’insenatura
dell’isola di Creta. Dopo una breve navigazione,
raggiungiamo il promontorio di terra disteso sul mare.
Una salita mi porta all’ingresso della roccaforte in
pietra. Sono molti i turisti che salgono le stradine della
fortezza, visitano il paesino di roccia che ospitava i
malati, sbirciano nella vecchia farmacia. Ci sono foto in
bianco e nero che immortalano i medici, gli infermieri,
i pazienti, i preti ortodossi; è possibile leggere le loro
vicende, ripercorrerne la vita. Quella più significativa è
la vicenda di Epaminonda, uno dei pazienti dell’isola;
era cieco, aveva il corpo segnato dalle infiammazioni, le
dita erano ridotte a moncherini, vestiva con abiti scuri
e portava occhiali da sole per coprire le pupille vuote,
sapeva cantare con voce da basso tenore, il suo canto
intratteneva tutti durante le cerimonie.

*

Sabato 25 Febbraio alle ore 18.30

Presso la Libreria Popolare di Via Tadino, 18, Milano,

verrà presentato il testo teatrale di Vincenzo Frungillo

Spinalonga. Una drammaturgia sulla corruzione (illustrazioni di Davide Racca, Zona Contemporanea Edizioni, 2016)

Interverranno e dialogheranno con l’autore

Laura Di Corcia (critica teatrale per il Corriere del Ticino, poetessa, giornalista)

Davide Racca (artista, poeta, traduttore)

 

Parti del testo saranno letti dall’attore e regista teatrale Antonio Ballerio

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Notturni diversi 2016. Dal 18 giugno al 16 luglio

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notturni di versi piccolo festival della poesia e delle arti notturne

PORTOGRUARO – Ritorna ad illuminare le notti estive, dal 18 giugno al 16 luglio 2016 con performance poetiche e musicali, reading, mostre, presentazioni di libri e tante altre iniziative culturali, notturni di versi – piccolo festival della poesia e delle arti notturne, organizzato dall’Associazione Culturale Porto dei Benandanti di Portogruaro con il sostegno della Città Metropolitana di Venezia, della Regione Veneto e i comuni di Portogruaro, Teglio Veneto e Fossalta di Portogruaro, la Fondazione Santo Stefano e Media Partner Radio Onde Furlane.

L’Associazione Culturale Porto dei Benandanti sa bene che le notti, a giugno e luglio, si fanno più intense e luccicanti, ed è anche per questo che dal 2005 organizza Notturni di versi – piccolo festival della poesia e delle arti notturne.
Gli incantevoli spazi dedicati agli eventi di notturni di versi 2016, giunto alla dodicesima edizione, saranno il Centro Storico di Portogruaro, il Museo Archeologico Nazionale Concordiese e la Piazza della Pescheria che si affaccia direttamente sul fiume Lemene a Portogruaro, il Giardino di Palazzo Altan Venanzio e i Vivai Bejaflor, il Cortino del Castello di Fratta con la Casa Colonica del ‘600 e la Chiesa di Santa Cristina di Gorgo a Fossalta di Portogruaro, Villa Dell’Anna Brezzi di Teglio Veneto e il Parco Ungaretti di Sagrado (GO).
Per l’edizione 2016 i poeti di riferimento e a cui è dedicata la rassegna, saranno ben due: Giuseppe Ungaretti e Allen Ginsberg. Quest’anno infatti ricorrono i cent’anni dalla pubblicazione del Porto Sepolto la raccolta del poeta italiano intensamente legata all’esperienza della Grande Guerra e i sessanta dall’uscita di Urlo dell’autore americano. L’anniversario dell’uscita dei due importanti libri e il fascino di approfondire il rapporto tra i due poeti, che si è concretizzato in vari incontri, tra i quali ricordiamo quello avvenuto al Festival dei due Mondi di Spoleto nel 1967, ha persuaso gli organizzatori del festival a intitolare l’edizione 2016 UAAG!!!: una sorta di esclamazione che però possa essere anche urlo liberatorio, nato dall’acronimo del nome e cognome dei due poeti, resi così inseparabili fondendo i confini delle loro divergenze e convergenze.
Performances teatrali e musicali, presentazione di libri, incontri con gli autori, esposizioni d’arte, slam poetry e tanta poesia recitata dai poeti! Ospiti di questa edizione Stefano Guglielmin, Laura Di Corcia, Fabia Ghenzovich, Bernardo Pacini, Guido Cupani, Erio Gobetto, Fabio Franzin, Marco Sorzio, Giovanni Fierro, Gianni Montieri, gli artisti Mattia Campo Dall’Orto, Roberto Cantarutti, Luciano Lunazzi e Carlo Vidoni, Alfredo Luzi, Michele Obit, Antonella Sbuelz, Peter Semolič, Glorjana Veber i sei slammer del Poetry Slam Velvet Afri, Lorenzo Bartolini, Andrea Fabiani, Silvia Salvagnini, Simone Savogin, Gianmarco Tricarico e ospite Luigi Socci, ma anche tanta musica con il Toma Trio – i jazzisti Mauro Darpin (sax), Luca Colussi (batteria), Giovanni Maier (contrabbasso) – la musica di Raffaele Silvestre (pianoforte), Sandro Carta (tromba, electronics), i paesaggi sonori di Federico Toffolon, la lavagna luminosa di Dora Tubaro accompagnata da Michela Grena (musiche, voce, piano e armonium), Roberto Fabrizio (chitarra, effetti), Aida Talliente (voce narrante ed effetti).

In calendario dal 18 giugno nelle cittadine venete di Portogruaro, Teglio Veneto e Fossalta di Portogruaro, notturni di versi, ribadisce anche in questa sua dodicesima edizione, che la notte è il buio, l’insondabile, il non ancora scoperto, che accompagna gli umani da sempre, suscitando timore ma, al contempo, sollecitando ricerca e conoscenza. Fin dall’antichità più remota, guardavamo il cielo notturno e scoprivamo costellazioni, stelle e ne traevano riflessioni: tentativi di dare significato all’incertezza dell’esistere, immaginando, di volta in volta, verità, anche solo abbozzate, da stringere.
La notte diviene così il momento privilegiato per la poesia che, con il suo racconto traccia con possibili significati l’enorme lavagna del cielo buio.

PROGRAMMA

Si parte Sabato 18 giugno alle 21 a Portogruaro nei Vivai Bejaflor (Viale Udine, 34 Portogruaro)con la presentazione del libro “Blanc de ta nuque vol. 2” a cura di Stefano Guglielmin con i poeti Laura Di Corcia, Fabia Ghenzovich, Bernardo Pacini e performance musicale di Toma Trio, modera Guido Cupani.«Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea» è quello che da ormai dieci anni Stefano Guglielmin lancia dall’osservatorio di Blanc de ta nuque, uno dei blog di cultura poetica più stimolanti del panorama odierno prendendo la forma di un volume antologico, il secondo ormai, che racchiude, oltre a cinque anni di incontri con gli autori, anche un ricco contorno di saggi, recensioni, interviste e “lettere dal fronte”.
Giovedì 23 giugno 2016 alle 21 a Fossalta di Portogruaro nella Chiesetta di Santa Cristina “CUOREMATTO!” performance dell’Ass. ONLUS Teatroviaggiante per la regia di Erio Gobetto: rappresentazione di alcune scene da Cuorematto! che affronta le stereotipie sociali esplorando il pregiudizio culturale, ideologico e artistico sia esso d’élite o popolare attraverso l’educazione, l’arte, la bellezza. Seguirà alle 21.30 la Presentazione del libro “AVREMO CURA” di Gianni Montieri a cura di Guido Cupani.
Venerdì 24 giugno alle 21 a Teglio Veneto nel suggestivo giardino della Villa Dell’Anna-Brezzi si terrà la premiazione della XVI edizione del “Premio Nazionale Teglio Poesia”, con reading del poeta vincitore delle sezioni adulti e delle scuole di ogni ordine e grado, insieme ai jazzisti Mauro Darpin (sax), Luca Colussi (batteria), Giovanni Maier (contrabbasso). La Giuria è presieduta da Fabio Franzin.

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PAESAGGI DI POESIA 2016 – SETTIMA EDIZIONE

PAESAGGI DI POESIA 2016 – SETTIMA EDIZIONE

a cura di Sergio Rotino, con la collaborazione di Luciano Mazziotta

BOLOGNA, Ibs.it bookshop, piazza dei Martiri, 5 – Libreria Trame, via Goito 3/C

Modo ipofrigio, 2015 Stefania De Salvador Tecnica mista su tavola di legno, 60x40

Modo ipofrigio, 2015
Stefania De Salvador
Tecnica mista su tavola di legno, 60×40

 

 

Settima edizione consecutiva per Paesaggi di poesia, rassegna di incontri e dialoghi con alcuni dei nomi più interessanti del panorama poetico italiano ed europeo.
Organizzata a Bologna da Sergio Rotino,  principalmente negli spazi di Ibs.it bookshop ma anche in quelli di Libreria Trame, in questo settimo anno la rassegna si avvale dei suggerimenti di Luciano Mazziotta, giovane critico e poeta.

La formula è però rimasta invariata.
Infatti nell’arco di quattro mesi, da febbraio a maggio, verranno ospitati negli spazi delle due librerie 16 incontri con 18 poeti per un totale di 19 titoli. Gli autori provengono da tutta Italia (Lombardia, Sicilia, Campania, Marche, Veneto, Lazio, Emilia, Toscana), dall’Irlanda (Afric Mc Glinchey) e dal mondo anglosassone in generale.
La discrepanza fra numero di titoli e quantità di autori è dovuta alla creazione di DUE, un ramo della rassegna in cui due poeti dialogheranno l’uno sul volume dell’altro, e viceversa, in uno scambio di presentazioni. Oppure un poeta presenterà due suoi volumi, usciti in contemporanea. Oppure ancora due poeti parleranno del libro scritto a quattro mani, ma separatamente.

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da “Epica dello spreco” di Laura Di Corcia

di Laura Di Corcia

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4.

Il lago ha questo vizio del colore pieno
(e del bosco; e del tonfo)
ha l’allegria attonita di una mosca contro il vetro.

Non è orizzontale,
ma di una verticalità che piomba, che srotola verso
lo zolfo, il terrigno del profondo nulla
che ci contiene e ci origina.

Così, in silenzio, ci dicevamo queste storie
contro le montagne alte, e molte altre
che erano diverse, ma consustanziate al lago.

È di queste appartenenze lontane
che si riempiono le cose.

.

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Vita quasi vera di Giancarlo Majorino

di Laura Di Corcia 

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[Pubblichiamo un estratto dal VI capitolo di “Vita quasi vera di Giancarlo Majorino”, biografia dell’autore scritta da Laura Di Corcia con la collaborazione del poeta stesso. Ricordiamo inoltre che giovedì 9 ottobre, presso La Casa della poesia di Milano si terrà un incontro dal titolo “Poesia e realtà: autobiografie di F. Loj, G. Majorino e G. Neri”. In questa occasione verranno presentati i volumi “Da bambino il cielo”, Garzanti 2010, a cura di Mauro Raimondi; “Vita quasi vera di Giancarlo Majorino”, La vita felice 2014, a cura di Laura Di Corcia, e “Giampiero Neri: un maestro in ombra”, Jacabook 2013, a cura di Alessandro Rivali.  Altre info qui]

La prima opera di Giancarlo Majorino venne scritta dal ’53 al ’59 e subito trovò pubblicazione presso la casa editrice Schwarz, dietro pagamento: anche allora le opere di poesia richiedevano uno sforzo personale per vedere la luce. Insieme a lui, vennero pubblicati altri giovani poeti emergenti che poi si sarebbero ritagliati uno spazio importante nella poesia italiana del secondo Novecento, come Alda Merini e Elio Pagliarani.
«Schwarz era un esperto di pittura, un anarchico e un surrealista», spiega oggi il poeta. «Fungeva pure da competente (notevole la sua personale collezione) per riviste e acquirenti americani. Aveva il pallino per i versi e ne scriveva anche; un giorno aveva deciso di creare una collana di poesia dove alternava pubblicazioni importanti, di grandi autori americani e inglesi, e raccolte di poeti non ancora conosciuti. Per noi era un onore figurare accanto a nomi tanto prestigiosi, come Eliot; quindi eravamo disposti a pagare». Così il poeta ricorda, a distanza di anni, la prima pubblicazione che non ebbe una grande restituzione critica, ma fu un passo importante. Poi qualcosa, improvvisamente, accadde. Una mattina, mentre lui dormiva, squillò il telefono. Rispose la madre: era Franco Fortini, lo scrittore di sinistra più noto.

«Signora, c’è Giancarlo?»
«Veramente dorme».
«Guardi, se quando pubblicai la mia prima raccolta di poesie, mi avesse chiamato Franco Fortini, mi sarei svegliato volentieri».

[…]

Majorino ha sempre rifiutato con tutte le forze il clientelismo, abbinando a questo una sorta di idiosincrasia verso i circoli di potere. E infatti su Franco Fortini spende parole che ne restituiscono un’immagine vivida, in bianco e nero, evidenziando non solo i pregi, ma anche i difetti.

Scriveva sul «Corriere della Sera» ed era un vero combattente […]. Lo ammiravo, ma allo stesso tempo non condividevo la sua opposizione, troppo netta e violenta e ostile. In lui apprezzavo l’amore per i classici, la vasta cultura, ma gli eccessi di ideologia mi lasciavano perplesso. O eri con lui o non c’eri. Ho preferito rischiare di non esserci.

Nonostante questo Fortini in due occasioni parlò della poesia di Majorino, che doveva veramente averlo colpito. Quando venne pubblicata Poesie e realtà scrisse un’intera pagina su «il manifesto». E passò La capitale del Nord a Pasolini:

Ti segnalo vivamente un libro di Schwarz: La capitale del Nord di tale Giancarlo Majorino, racconto neopopulista neofuturista in versi, genere Pagliarani ma forse anche superiore, con passaggi molto forti e belli in mezzo a banalità. Il tipo in questione ha trent’anni, impiegato di banca, ha scritto altre migliaia di versi. Dagli un’occhiata. Mi ha colpito.

Pronta la risposta di Pasolini:

Ho qui sul tavolo la Capitale, ti prometto che la guarderò1

Ma quel numero di «Officina» fu l’ultimo: contenendo anche un epigramma di Pasolini contro il Papa, dovette chiudere, motivo per cui Majorino non seppe mai il parere del poeta friulano sulla sua prima raccolta.

1 F. FORTINI, Attraverso Pasolini, Einaudi, 1993, p. 105. La lettera di Fortini è data 15 marzo 1959, la risposta di Pasolini è del 19 marzo. La capitale del Nord è stata pubblicata nel febbraio dello stesso anno.

L. Di Corcia – G. Majorino, Vita quasi vera di Giancarlo Majorino, La vita felice 2014

Remo Fasani sul carteggio con Cristina Campo (intervista di Laura di Corcia)

Da dove partire, per costruire un edificio, se non dalle fondamenta? E, giacché l’uomo di pensiero può essere accostato per somiglianza a uno stabilimento fatto e finito, possiamo tranquillamente utilizzare questo paragone per introdurre un capitolo della lunga storia di Remo Fasani che secondo noi possedeva già in nuce tutto il suo percorso futuro, di uomo, studioso e poeta. Trattasi del soggiorno fiorentino (dal 1950 al 1951), un anno importantissimo e costellato da amicizie – intellettuali e affettuose – che l’allora studente, fresco di laurea, si portò con sé una volta rientrato in Svizzera, in quei Grigioni che già gli avevano dato i natali, prima, e poi a Neuchâtel, dove insegnò per anni letteratura italiana all’Università. Fra tutti questi rapporti, spicca per intensità e durevolezza quello con la poetessa Vittoria Guerrini, alias Cristina Campo, autrice di saggi e di raccolte di valore come La Tigre Assenza, sofisticata traduttrice di Hölderlin, John Donne e Simone Weil. Remo Fasani l’aveva conosciuta grazie all’intermediazione del suo compagno Leone Traverso, che con lui condivideva la passione per la traduzione dei poeti germanofoni, primo fra tutti Hölderlin. Durante il soggiorno fiorentino, i due si frequentarono assiduamente, quasi tutti i giorni. Una volta tornato in madrepatria, non ruppero i rapporti, ma anzi li nutrirono con un carteggio assiduo e profondissimo, intellettualmente sofisticato. Le lettere che Fasani scrisse alla Campo sono purtroppo andate perse a causa dell’incuria degli eredi della poetessa, venuta a mancare prematuramente già nel 1977, a Roma, dove viveva con il compagno Elémire Zolla. Invece le missive della poetessa sono state gelosamente custodite dallo studioso svizzero, che poi decise di affidarle alla Biblioteca di Lugano, dove esiste un fondo a suo nome. L’anno scorso, per le edizioni Marsilio, hanno rivisto la luce, grazie al generoso lavoro della curatrice, Maria Pertile. A margine della pubblicazione, intitolata Un ramo fiorito, siamo andati a trovare lo studioso Remo Fasani, che, dopo aver vissuto lunghi anni a Neuchâtel, ora abita a Grono.

Professor Fasani, lei frequentò molto Cristina Campo da giovane. Il carteggio è una testimonianza di questo affetto e di questa stima. Come la definirebbe?

Intensa. Nella conversazione era molto affabile, aristocratica. Anche se c’era sempre in lei qualcosa di impulsivo che non riusciva a frenare. Forse la condizonavano anche le sue origini ebraiche; ma a dire il vero durante gli anni fiorentini la religione aveva un ruolo marginale. Ripeto, Cristina Campo era intensa. Intensa fino alla violenza, a volte.

In che senso?

Nelle lettere a un certo punto si vede che ci fu un raffreddamento dei rapporti. Il motivo fu la sua insistenza. Pubblicò un saggio a mio nome, Dell’attenzione (ora contenuto in Gli imperdonabili, ndr), senza prima chiedermi l’autorizzazione. In realtà il saggio era molto profondo e le idee che aveva esposto mi trovavano d’accordo. Quindi mi sarei dovuto sentire onorato da questa attribuzione. Ma mi arrabbiai per le modalità; avrebbe prima dovuto verificare la mia disponibilità. E non lo fece.

Per quale ragione agì così?

Le faceva comodo avere la firma di un uomo. Quelli erano anni in cui la questione delle donne non era ancora stata affrontata. Se la cavò con una scusa. Visto che aveva citato solo le mie iniziali, attribuì lo scritto a Renzo Fiamma e chiuse così la questione. Ma io mi indispettii in ogni caso.

Non ci furono episodi analoghi?

Leggendo le lettere si può notare quanto insistette perché mi recassi a Firenze a vedere la mostra sui grandi pittori del Quattrocento da lei stessa curata.

Il suo rapporto amoroso con Leone Traverso fu molto travagliato. Con lei ne parlò mai?

Sì, si sfogava molto. I due erano in crisi ma lei sosteneva ancora quella relazione per una sorta di idealismo. Si vedevano raramente, ma lei mi ripeteva sempre che quella relazione non fosse ancora giunta a conclusione, su un piano spirituale. Soffrì molto per questa faccenda.

E come mai, a suo parere, questa poetessa è stata esclusa dal Parnaso dei grandi poeti del Novecento?

Potremmo parlare della sua conversione e di questo lato caratteriale, ma in realtà si trattò anche di una questione politica. Non è mai stata accolta nelle antologie del Novecento perché aveva una cultura di destra, mentre a quei tempi l’intellighenzia letteraria di profilava più a sinistra. Comunque è inconcepibile che sia stata esclusa in questa maniera. Le poesie prima della conversione sono meravigliose. Io credo che sia una delle voci più autorevoli del secolo passato. E non parlo solo della sua poesia, anche della prosa. Alcuni suoi saggi sono perfetti, il massimo che ci si possa aspettare.

Dal carteggio possiamo evincere anche un brillante confronto sulla vostra produzione poetica.

Sì, Cristina Campo mi aveva eletto a suo lettore ufficiale, anche su pressione della madre. Teneva molto al mio giudizio. Mi sottoponeva qualsiasi testo scrivesse. E anch’io le sottoposi parecchie poesie.

A Firenze incontrò anche altri intellettuali. Chi le rimase nel cuore?

Mario Luzi. Anche con lui ebbi uno scambio abbastanza importante. Gli sottoposi le mie poesie e lui le apprezzò (la raccolta Qui ed ora, ndr). Col tempo capii che il suo tempo era limitato e che non riusciva nell’intento di seguire bene il cammino poetico altrui.

Com’era Firenze, in quegli anni?

La guerra era finita da poco, erano anni tranquilli. Mi è rimasta nel cuore. C’erano maestri importanti, come Roberto Longhi, Attilio Momigliano. Seguivo le lezioni di De Robertis e di Migliorini. Seguivo le loro lezioni con molto interesse. Ma avevo capito che avevano dei limiti. E che in Italia esistevano dei baronati inattaccabili. Per esempio, Gianfranco Contini. Nessuno poteva permettersi di confutare le sue tesi. Io lo feci scrivendo un saggio sul Fiore, da lui attribuito a Dante. Nel mio studio spiego che la cosa è impossibile, perché l’Alighieri morì prima che il poemetto fosse scritto.

© Laura di Corcia

(pubblicata su ««Cenobio»», rivista di letteratura del Canton Ticino)