L’amante di Babbo Natale

Questo Natale #18: Paolo Triulzi, L’amante di Babbo Natale

Parigi, foto gm

Parigi, foto gm

L’AMANTE DI BABBO NATALE

L’amante di Babbo Natale prese il primo pullman per il deserto, solo una valigia nella mano. Alla prima sosta non c’era niente. Un bar, una cabina telefonica e uno sconfinato nulla in ogni direzione.

I passeggeri assonnati scesero tutti per fumare e andare in bagno. Mentre ascoltava la linea suonare a vuoto, osservava l’autista farsi allungare con del whisky il caffè nel bicchierone di carta. Sottobanco, di nascosto dai passeggeri.

Quel bastardo non è ancora tornato a casa, pensava. Porco, pensava, ma un po’ sollevata. Forse aveva ancora tempo. Ancora un po’ di vantaggio. Ricordava la prima volta che gli aveva detto me ne vado. Se mi lasci non vale, aveva risposto lo stronzo. Sei uno stronzo, gli aveva detto. Tanto poi ti ritrovo, le aveva detto lui, io faccio il giro del mondo in una notte.

Non riusciva ancora a decidere se era peggio quando scherzava, dato che scherzava sempre e su tutto, o quando diceva quelle cose da stalker psicopatico. Non sapeva perché, ma lei ci aveva sempre creduto a quel tono tetro che gli veniva quando la minacciava. Le sembrava all’improvviso di essere completamente nuda fuori in mezzo alla tundra.

Un fottuto stalker alcolizzato in mezzo alla tundra, ecco cos’era. Fottuto porco alcolizzato e pervertito. Ripassava gli insulti come una litania mentre ritornava sul pullman. Dentro era scesa la temperatura durante la fermata. Ora c’era freddo e puzza di tabacco appena fumato. L’autista era viola in faccia e fuori dal finestrino riprendeva il nulla.

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