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Electro Camp V: arti performative a Forte Marghera, dal 7 al 10 settembre

ELECTRO CAMP 5
a cura dell’associazione culturale Live Arts Cultures
e della netlabel electronicgirls
 
Quando:
Dal 7 al 10 settembre 2017
Attività diurne di formazione e dialoghi
Percorsi installativi e speciali, festival di video-danza
Spettacoli: dalle 20.30 alla mezzanotte e notturni
 
Dove:
C32 performing art work space
Forte Marghera, via Forte Marghera, Mestre (VE)
 
 
Electro Camp è una piattaforma aperta a nuove produzioni – anche in veste di lavori in fieri – dedicate alla ricerca delle relazioni tra suono e movimento, danza, musica e spazio scenico. 
Curato dall’associazione culturale Live Arts Cultures e dalla netlabel electronicgirls, il progetto giunge quest’anno alla sua quinta edizione e si terrà da giovedì 7 a domenica 10 settembre 2017 presso C32 performing art work space, all’interno di Forte Marghera, Venezia-Mestre. 
Electro Camp si propone come momento di riflessione, diffusione, pratica e studio di alcune arti performative e include, nella sua quinta edizione, innovazioni nella programmazione tese a favorire l’avvicinamento della comunità del territorio ai linguaggi delle arti performative dal vivo. Il “format” Electro Camp si trasforma così in un appuntamento sia dedicato ad artisti che intendano approfondire la loro pratica sia accogliente verso la pubblica partecipazione alla scoperta del contemporaneo.
 
Il programma per questa quinta edizione prevede attività diurne e – vera novità – speciali e notturne, che avvicineranno il pubblico ancora di più a musica e danza, linguaggi universali attraversabili da chiunque. Il festival ospiterà, come sempre, giornate di formazione pensate anche per il mondo dell’infanzia, dell’adolescenza e degli adulti; inoltre ospiterà percorsi installativi ed eventi serali. 
 
Electro Camp V è un invito a rendere tutti partecipi delle pratiche dell’artista performativo per cancellare le apparenti distanze, proponendo attività che stimolino la consapevolezza del corpo e dello spazio, l’ascolto, la generazione di azioni performative. Le esperienze proposte desiderano nutrire il potenziale espressivo di ciascuno e condividere strumenti critici per l’osservazione delle opere contemporanee.
 
 
LABORATORI E ATTIVITÀ DIURNE SPECIALI
 
Venerdì 8 e sabato 9 (15.30-17.30) un laboratorio di fiabe sonore elettroniche per bambini condotto dalla musicista Patrizia Mattioli e Ilaria Pasqualetto – educatrice e attrice –, per il progetto Concerto per alberi dall’omonimo libro di Laëtitia Devernay. Un modo diverso di leggere le fiabe per avvicinare i più piccoli (dai 5 ai 10 anni) al mondo della musica elettronica attraverso ambientazioni fantastiche; la musica viene rappresentata grazie a un volume illustrato, dove uccelli, alberi e piume si fanno elementi musicali. 
 
Ancora venerdì 8 e sabato 9 “Teenleader”, danza per giovanissimi condotta da due giovani danzatrici: Tania Lo Duca e Federica Marcoleoni.
Lo studio del movimento come mezzo espressivo, vissuto nella relazione con gli altri include la dimensione del ‘gioco’ come strategia compositiva. A condurre questa proposta saranno due giovanissime danzatrici, abituate da anni allo studio del movimento: il parlare tra coetanei auspica un maggior coinvolgimento di teenagers che non dovranno avere esperienze pregresse per poter seguire gli incontri proposti.
 
Sabato 9 e domenica 10 (11.00-17.00 con pausa pranzo) un laboratorio per performer, “La natura dell’atto”, condotto da Silvia Rampelli – Habillé d’eau.
Il laboratorio indaga appunto “la natura dell’atto”. Ne pratica i fondamenti: materia, tempo. Focalizza l’emergere dell’esperienza del corpo, approfondisce in modo specifico il transito alla cognizione. È il luogo della consegna al qui e ora dell’accadere, dell’ampliamento percettivo dell’attitudine critico-conoscitiva. 
 
Durante le stesse giornate (ore 17.30-20.30) la “Crowdance” condotta dalla coreografa Laura Moro, appuntamento di “danza per tutti” che vuole offrire a tutti, senza nessuna esclusione di età, abilità, conoscenze, la possibilità di soffermarsi sul potenziale espressivo del corpo attraversando suggerimenti accessibili e immediati.  
 
Un incontro aperto a tutti su pietre sonore, sculture e litofoni con Giulio Escalona domenica 10 (ore 14.00-16.00). Giulio Escalona è psicologo e artigiano di suoni non convenzionali. Da anni impegnato nei campi di musica ed ecologia, la sua attenzione si concentra sui suoni ambientali e sugli strumenti realizzati con elementi naturali: foglie, piante e pietre. Durante l’incontro si conosceranno e praticheranno i suoni e gli strumenti utilizzati dall’artista.
 
 
INSTALLAZIONI, PERCORSI E SPETTACOLI
 
L’identità di “Electro Camp” è quella che conferma il dare spazio alla sperimentazione, favorire nuove collaborazioni tra gli artisti, invitare il pubblico ad assistere a composizioni in tempo reale, a lavori freschi e leggeri che aprano a personali interpretazioni valorizzando il potere evocativo dell’opera dal vivo.
 
Ogni giorno tre percorsi di ascolti nella natura di Forte Marghera, costeggiando i canali d’acqua, permetteranno al visitatore di conoscere contributi poetici, musicali e teorici. La passeggiata fonde paesaggio, ascolto e informazione in un unico stimolo percettivo; i brani saranno ascoltabili attraverso auricolari grazie a dispositivi forniti appositamente.
Saranno presenti la voce e le poesie di Mariangela Gualtieri da lei stessa interpretate, apporti e citazioni di Valentina Valentini, docente dell’Università La Sapienza, a proposito del mondo della performance e di opere installative della contemporaneità, e ascolti di brani selezionati dalla storia della musica elettroacustica ed elettronica.
Lungo il tragitto del percorso la performer londinese Ashley-Louise McNaughton abiterà un luogo portando alla nostra fantasia nuove visioni e percezioni, con una performance permanente.
 
Per il secondo anno consecutivo, Electro Camp ospita “Espressioni – Rassegna itinerante di video-danza” ideata da Perypezye Urbane. “Lo Spaesamento e le forme di re-azione” è il tema dell’edizione 2017.
 
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Saranno due o tre performance a sera a comporre il programma del festival. I lavori presentati si distingueranno in creazioni che indagano la relazione suono-movimento coinvolgendo danzatori e musicisti, e creazioni di musica in live che incontrano le nuove tecnologie, l’azione performativa e l’installazione sonora. 

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Osservare lateralmente le cose – Officina di scrittura teatrale – TMO (Teatro Mediterraneo Occupato) ( a cura di Rosario Palazzolo

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Osservare lateralmente le cose Officina di scrittura teatrale – TMO (Teatro Mediterraneo Occupato) ( a cura di Rosario Palazzolo

Osservare lateralmente le cose. Questo dovrebbe essere uno dei compiti preliminari dello scrittore, e non farsi fregare dalla prassi, pertanto, dall’analisi condizionata dall’analisi, dal maremoto di ovvietà che stagna la vita dell’artista standard, con le sue passioni standard e le sue trasgressioni standard; perché osservare lateralmente le cose ci espone sempre a dinamiche nuove che non comprendiamo immediatamente, offrendoci un punto di vista alternativo e alternante, ché basta variare lo sguardo di pochi gradi e cambia l’oggetto del nostro vedere, cambiamo noi osservatori, muta il rapporto. Di conseguenza occorre essere disabituabili, per scrivere il teatro, e estremamente esperti nel riconoscere l’idiozia della consuetudine; degli avvezzi cronici al dispregio, all’acrimonia, e insieme dei catechizzati alla sofferenza più grande, quella di contraddirsi continuamente, affinché si sperimenti l’impossibilità della consolazione, il suo limite intrinseco. Perciò, Osservare lateralmente le cose sarà un luogo di sperimentazione, innanzitutto. E poi un luogo in cui ricercare o affinare la propria voce teatrale. Nessun limite di età, nessuna particolare esperienza richiesta. Un laboratorio di scrittura per drammaturghi o aspiranti drammaturghi o semplicemente per chi intende comprendere meglio le dinamiche della comunicazione, e della rappresentazione. Si partirà dalla struttura del testo, dalla scaletta, dalla descrizione fisica dei personaggi e dei luoghi, per arrivare all’organizzazione dei dialoghi, all’etica del racconto, alla definizione delle didascalie, alla revisione. Un massimo di dieci partecipanti per un percorso complesso e affascinante, la cui prima fase inizierà il 3 luglio e si concluderà il 31 luglio, per poi riprendere il 4 settembre e terminare il 29 settembre, con una pausa nel mese di agosto in cui gli scrittori potranno lavorare individualmente sul proprio testo.

Due gli incontri a settimana, in orario pomeridiano. Per chi non volesse, è previsto un percorso telematico, intervallato da tre incontri via skype, in cui si analizzeranno i contenuti del testo, le eventuali migliorie da apportare. Il calendario dei suddetti incontri sarà stabilito con ciascun partecipante. Le candidature per entrambi i percorsi – provviste di un breve curriculum – dovranno arrivare entro e non oltre il 23 giugno 2014 all’indirizzo mail teatrinocontroverso@gmail.com. La pratica di scrittura di baserà sui seguenti argomenti: le biografie immaginarie, i frammenti biografici e biografemi, le idiosincrasie, il flusso di coscienza, il monologo esteriore rivolto agli altri, il monologo esteriore rivolto a se stessi, lo skaz o monologo gergale, i tropismi, le impressioni sparse, le caratterizzazioni di ambienti e personaggi, le descrizioni di descrizioni, ovvero: le transcodificazioni, gli elogi (dell’apparente insignificante), le figure retoriche, il tema, le variazioni sul tema, l’analisi dei motivi, l’etica di un testo, l’estetica di un testo, il metodo empirico, le utopie, le antiutopie, le ucronie, le metamorfosi, la trasposizione dei motivi, l’alterazione della lingua italiana, l’utilizzo provocatorio dei verbi, la sintassi eversiva, la lingua palermitana, i dialoghi, i titoli, gli incipit, le scritture funzionali, la struttura del testo, le didascalie, la revisione.

Due dei testi nati durante l’Officina di Scrittura Teatrale, verranno messi in scena (dopo una fase laboratoriale aperta ad attori e attrici) dai registi Giuseppe Massa e Marika Pugliatti. I due lavori debutteranno nella stagione 2015/2016 al Tmo. Il costo del laboratorio è di 150 euro. 80 euro per i partecipanti on line.

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Rosario Palazzolo è nato a Palermo nel 1972. Drammaturgo, scrittore, regista e attore, per il teatro ha scritto: Ciò che accadde all’improvviso, I tempi stanno per cambiare (con Luigi Bernardi – Premio Oltreparola), e i tre atti della Trilugia dell’impossibilità: Ouminicch’, Manichìni e ‘A Cirimonia, vincitore del 18° Festival Internazionale del Teatro di Lugano e Menzione speciale premio In-box (Siena, 2010). I suoi spettacoli – prodotti dalla Compagnia del Tratto – sono stati rappresentati nei maggiori teatri di ricerca nazionali. Nel 2013 fonda Teatrino Controverso, con il quale produce, oltre a Letizia forever, gli spettacoli del Dittico Del Disincanto (Visita guidata e Tauromachia) e Catechesi sulla sofferenza. Nel 2006 ha vinto il Premio Lama e trama con il racconto a N. Ha condotto, fra gli altri, laboratori di drammaturgia presso L’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), La Vicaria (Palermo), il Teatro Della Contraddizione (Milano). Per la narrativa ha scritto: L’ammazzatore (Perdisa pop, 2007) e Concetto al buio (Perdisa pop, 2010), Cattiverìa (Perdisa pop, 2013). Nel 2012 Guglielmo Ferro mette in scena una versione teatrale del suo romanzo Concetto al buio. Invitato a più riprese dalle università di Liverpool, Manchester e Capodistria, recentemente gli è stata dedicata una tesi di laurea (Possibilità Vs. Impossibilità: la drammaturgia di Rosario Palazzolo).

Giuseppe Massa nasce a Palermo nel ’78. Debutta come attore il 18 Luglio del ’97 in Miraggi Corsari di Claudio Collovà, col quale intraprende un percorso di formazione lungo 8 anni. Nel 2002 è diretto da Antonio Latella in Querelle de Brest di Jean Genet. Nell’inverno del 2006 presenta come autore e regista Sutta Scupa. Il testo dell’omonimo spettacolo ottiene una segnalazione al Premio Ubu 2006 alla voce Nuovo Testo Italiano. Due anni dopo debutta al Festival delle Colline Torinesi con Rintra ‘U Cùori -(omaggio a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti), prodotto dal Teatro Garibaldi alla Kalsa. Nel 2009 mette in scena Sabella di Franco Scaldati. Due anni dopo debutta al Teatro Nuovo di Napoli con Nudo Ultras; cura insieme a Federico Bellini e Sybille Meier la drammaturgia di Mamma Mafia, spettacolo prodotto dallo Schauspielhaus di Colonia e diretto da Antonio Latella; mette in scena Richard III (overu la nascita dû novu putiri). Nel 2012 presenta all’ “Emergency Entrance Festival” di Graz Chi ha paura delle badanti?, di cui cura la parte autoriale e la regia; scrive Canto nel Fuoco (omaggio a Noureddine Adnane) messo in scena da Lukas Langhoff durante il Festival Voicing Resistance di Berlino. I suoi due ultimi lavori sono Buttitta Dreaming, un reading sui generis liberamente ispirato all’opera poetica di Ignazio Buttitta; e Barbablu non muore mai, una riscrittura in chiave horror della famosa fiaba di Charles Perrault.

Marika Pugliatti nasce nel 1971 a Messina. Dopo aver studiato con Castellaneta, Marchetti, Perriera, Camilleri, Sambati, Carpentieri, Baliani e Barba, debutta professionalmente nell’Amleto al Teatro Garibaldi, regia di Carlo Cecchi, interpretando Ofelia, ruolo che le vale alcune segnalazioni al Premio Ubu come Nuova attrice. Subito dopo entra a far parte del sodalizio artistico nato dall’unione delle compagnie Diablogues, di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, e Le Belle Bandiere, di Elena Bucci e Marco Sgrosso. Negli stessi anni lavora anche con Beatrice Monroy e Walter Manfrè (Indagine sul Dio), Alfonso Santagata (Tragedia a ‘mmare), Ninni Bruschetta (Antonio e Cleopatra, lo Studio), nuovamente con Carlo Cecchi (Leonce e Lena) ma anche con Silvano Baldi, Clara Gebbia, Antonio Raffaele Addamo e Giuseppe La Licata. Trascorsi sette anni a Madrid, dove insegna recitazione nella Scuola Italiana Enrico Fermi, torna in Italia dove riprende la sua carriera d’attrice. Dal 2009 prosegue il suo percorso teatrale con Vetrano e Randisi (I giganti della montagna – Premio Nazionale Le Maschere del Teatro come Miglior spettacolo dell’anno – e Trovarsi con Mascia Musy), alternando questa esperienza con altri incontri, quali quelli con Roberto Del Gaudio (Felice e Costanza, di cui è anche autore con Donatella Furino), Paola Pace (Medea di Max Rouquette), Gaetano Colella (Cenepentola, dello stesso Colella e di Francesco Ghiaccio) Paolo Mannina (Giochi di Società, di cui è anche ideatrice) e Antonia Truppo (Accammora, dello stesso Mannina). Nel 2013 dirige e interpreta due suoi spettacoli: 100Calls, che debutta a Berlino e di cui è anche autrice, e SU-A.

Nel mare dell’indifferenza AA.VV. – Lietocolle 2010

NEL MARE DELL’INDIFFERENZA AA. VV.  – ED. LIETOCOLLE  – ANNO 2010

Esistono mondi di cui sappiamo poco o nulla. Luoghi tristi e terribili. Luoghi come il carcere. Dentro le prigioni ci sono, però, molti angoli e tante storie, provenienze diverse. L’angolo luminoso di cui voglio raccontarvi è quello del laboratorio del carcere di Bollate, appena fuori Milano. Il laboratorio di poesia si svolge settimanalmente ed è curato e seguito da due poetesse: Maddalena Capalbi  e Anna Maria Carpi. Ecco in breve come si svolge l’attività del laboratorio nelle parole della Capalbi:

“Ci si incontra ogni sabato nella così detta Area Trattamentale del carcere, il laboratorio viene seguito da circa 20 detenuti italiani e stranieri. Cerchiamo di introdurre discorsi che possano interessare e far interagire tutti. Solitamente si leggono i testi di ognuno frutto  dei temi trattati o nati dopo la lettura di qualche poeta contemporaneo. Sono tutti interessati e pronti a farsi ascoltare, mettersi in gioco. Ovviamente si parla principalmente dell’affettività che manca anche se spesso riusciamo a intrattenerli con problematiche sociali.”

Questo è, invece, ciò che mi ha raccontato Anna Maria Carpi:

 “Il Laboratorio di poesia si riunisce in uno stanzone nudo, tipo palestra di scuola: parete-scaffale con cassette dei film, finestrelle con le inferriate su un cortiletto interno, al centro un tavolo lungo – a  volte qualcuno porta caffè e cioccolatini, è vietato fumare ma si fuma – e a volte a questo tavolo risuona davvero la poesia. Ognuno legge agli altri quello che ha composto in reparto, in cella, se non ha composto niente sta ad ascoltare, si critica, si discute, in un clima di parità e non competizione che fuori di qui dove lo trovi? E non è merito della poesia, è merito della libertà con cui ci guardiamo, noi volontarie e loro – i “ragazzi” come chiamiamo questi uomini fatti e con pesanti vicende alle spalle. E’ un piccolo patto di vita, muto ma in qualche modo sacro.”

Dall’incontro, dallo scambio e soprattutto dalle poesie composte dai detenuti, anzi , dai “ragazzi” è nata un’antologia dal titolo “Nel mare dell’indifferenza” curata da Maddalena Capalbi e Anna Maria Carpi, con prefazione di Roberto Vecchioni. Si  resta molto sorpresi leggendo i versi qui raccolti, prima ancora che dalla bellezza, dalla serietà con cui i partecipanti al laboratorio approcciano la poesia. Si percepisce un rigore e un impegno che spesso non si trova in opere di poeti più o meno “ufficiali”. Lo dice Vecchioni quando scrive: “Qui siamo davanti a poeti veri”.

“ Sei tu la mia terapia / quando sono nei guai, / sei stata una rosa che ho piantato / anzi una poesia / ma le sue parole sono impossibili, / per questo l’ho infilata nel dizionario./” (da Sei stata di Fauz Megri pag. 14).

“Ti amo a squarciagola / con i capelli al vento / gli occhi slavati che mi danno l’aria / del sonnambulo/ (da Ti amo a squarciagola di Habib H’man pag. 22).

L’antologia è ben fatta. Il dolore, la sofferenza, la solitudine ma anche l’amore e la speranza, qui trovano voce . Leggendo questi versi si impara qualcosa, che le parole possono essere il fiammifero che fa luce nell’anfratto più scuro. Mi viene in mente Carver quando diceva “le parole sono tutto ciò che abbiamo”. Forse non sono proprio tutto ma a volte possono quasi tutto. Succede con la poesia vera, succede nel laboratorio del carcere di Bollate.

“ A chi è rimasto / ho rubato/ le lame oblique / del solo d’ottobre / A chi è rimasto / ho rubato / le vendemmie a piedi scalzi / di sere, ubriache di baci / A chi è rimasto / ho rubato / gli anni di sorrisi sciocchi / tutte le saggezze degli errori / A chi è rimasto/  ho lasciato/  come prigione il mondo/ e me ne sono andato./ Io piccolo re / di queste fortezze, / che non mi appartengono. / (A chi è rimasto di Luca Denti pag . 51).

L’antologia edita da Lietocolle è uscita quest’estate ed è patrocinata da Amnesty International. E’ un progetto bellissimo quello del laboratorio di poesia del carcere di Bollate. Io penso che valga la pena leggere questi versi, un modo per cercare di comprendere, di non stare sempre dall’altra parte.

 

@ recensione di Gianni Montieri

 

Notizie sulle curatrici:

 Maddalena Capalbi è nata a Roma, ma vive a Milano dal 1973. Dal 2006 coordina un corso di scrittura creativa nella Casa di Reclusione di Bollate (Milano). Suoi testi sono inseriti in numerose antologie e, in qualità di curatrice, ha collaborato a diverse pubblicazioni di sillogi personali di autori e volumi antologici. Ha pubblicato in poesia: Fluttuazioni (LietoColle, 2005), Olio (LietoColle, 2007), Sapevo… (Ed. Pulcinoelefante, 2008), Il giardino di carta (stampato dal laboratorio grafico ‘Fil de Fer’ Freedom Coop, 2008), Arivojo tutto , poesie in dialetto romanesco (LietoColle, 2009).

 Anna Maria Carpi vive a Milano. Insegna letteratura tedesca a Ca’ Foscari a Venezia. Ha pubblicato romanzi, fra cui Il principe scarlatto (Tartaruga, 2002) e Un inquieto batter d’ali. Vita di Kleist  (Mondadori, 2005) e le poesie Compagni corpi  (Scheiwiller, 2004), E tu fra i due chi sei  (Scheiiwiller, 2007). Traduce lirica tedesca, fra cui Della neve di Durs Gruenbein (2005) e Le poesie di Nietzsche (Einaudi, 2000, 2008).