La storia

I poeti della domenica #281: Eugenio Montale, La #storia

I

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima o il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario,
e la direzione non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra
carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

II

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C’è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s’ incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

.
in Satura, Milano, Mondadori, 1971.

Mario Rigoni Stern, da “Amore di confine”

stern

Mario Rigoni Stern, da “Amore di confine”

Associo alla scrittura di Mario Rigoni Stern la parola “familiarità” nella sua più ampia accezione: non solo perché la lettura della sua prosa mi accompagna fin dalla prima adolescenza, ma perché ne traggo, da allora – quando intrapresi il percorso seguendo consigli di persone a me care, familiari in senso stretto e non – fino a oggi e per questo nostro immiserito presente, in complessa prospettiva, l’insegnamento che si riconosce a chi è fondamento della propria formazione. Oggi, a sette anni dalla morte dello scrittore, propongo la lettura di due brani tratti da racconti raccolti nel volume Amore di confine. Storie di guerra e pace, di uomini e animali, di boschi e di piante. (Anna Maria Curci)

 

Ogni vicenda che abbiamo vissuto è legata ad altri fatti o vicende che, consciamente o inconsciamente, nel trascorrere del tempo si concatenano e si riallacciano a persone e a luoghi. Per i racconti che ho scritto, molte volte impensatamente ricompaiono, o si fanno vive per la prima volta dopo tanto tempo, persone che il caso discopre, e cosí nella memoria rivivi momenti e sensazioni filtrati dagli anni, come se la fame, la fatica, il dolore, il pericolo si fossero depositati sul fondo della bottiglia della vita e il vissuto decantato resta limpido e malinconico, con tenuissimi colori e profumi.
Nell’estate di molti anni fa eravamo accampati in una valle del Trentino, in un grande bosco di larici, e la mia incombenza di graduato di truppa consisteva nel costruire con la mia squadra le latrine per la compagnia una volta alla settimana e di andare con tre muli nei boschi a raccogliere la legna per le cucine. Erano lavori tutt’altro che guerreschi, anzi pacifici, e dopo la campagna sul fronte Occidentale i giorni trascorrevano tra il reale e l’irreale anche perché ero innamorato e molto giovane, e da quelle montagne vedevo le mie montagne.
Ogni sera libera dal servizio di capoposto o di caporale di giornata scendevo al paese che distava una mezz’ora dall’accampamento. Lí c’erano molti villeggianti che andavano spensierati dai campi di tennis agli alberghi, o che ritornavano dalle passeggiate o dalle escursioni; i nostri ufficiali, con le divise tirate in fino, corteggiavano le signore nei caffè all’aperto dove suonavano le orchestrine e non sapevi se era bene salutarli, o male. Qualche volta entravo nella chiesa che era tutta in pietra viva, di stile gotico-alpino; tutt’intorno, tenuto come un giardino, aveva il vecchio cimitero con lapidi bellissime. Dentro la chiesa un cieco suonava l’organo.
Ma la maggior parte delle ore della mia libertà le passavo nella libreria del centro, che era bella e ben fornita, dove, dopo essermi fatto coraggio la prima volta, ero sempre bene accolto dal libraio.
Il signor Mario mi lasciava girare liberamente tra gli scaffali da dove ogni tanto coglievo un libro con tanto riguardo e timidamente mi azzardavo a sfogliare: poesie, romanzi, racconti e storia mi affascinavano come mi affascinavano certi paesaggi e i boschi. O forse piú. Mi immergevo in quelle pagine e non mi rendevo conto del tempo che passava, e quasi sempre era il signor Mario che diceva: «Ehi, caporale, è ora di chiudere!» Ma era anche cosí buono che provava compassione o rispetto e aspettava che la moglie lo chiamasse da sopra: «La cena è pronta in tavola!»

Mario Rigoni Stern, da Il vino della vita, in Amore di confine. Storie di guerra e pace, di uomini e animali, di boschi e piante, Einaudi, Torino 1988, pp. 27-28

(altro…)

Nina Maroccolo / Anthony Wallace, Ero nato errore. Storia di Anthony

Maroccolo_Wallace

Nina Maroccolo – Anthony Wallace, Ero nato errore. Storia di Anthony, ed. Pagine 2014

Fardello, pegno, testimone: la narrazione di anni di esistenza nel dolore diventa un tratto di strada percorso insieme. Un libro, questo di Nina Maroccolo  e Anthony Wallace, da leggere e per il quale trovo importante dare testimonianza: «là fuori, tutti, proprio tutti, devono sapere». La storia di questo libro è iniziata per me il 16 giugno scorso, giorno in cui sono stata invitata da Nina Maroccolo e Plinio Perilli a partecipare alla presentazione di un’antologia di poesie, Aspetto l’attesa e spero la speranza – Poesie a Rebibbia (Pagine e Fondazione Roma Arte Musei, 2014). Il luogo della presentazione era lo stesso che aveva visto la nascita dei testi che compongono l’antologia, la casa circondariale di Rebibbia, sezione femminile. Lì ho conosciuto Anthony, poeta tra i poeti, recluso tra le recluse. Esile e con lo sguardo profondo e interrogativo (“racconterai la mia storia?”), con l’immancabile sigaretta, mi ha chiesto, dopo la presentazione, se mi fossero piaciute le poesie lette in quella occasione e tutte tratte dall’antologia. Abbiamo cominciato a parlare e lì, dalla sua voce e da quella di Nina, ho appreso del progetto comune. Di altri frammenti, di altri passaggi all’inferno, di passi e di speranze, sono venuta a conoscenza attraverso Nina, che in questi mesi è stata anche per me la sua voce, la voce di Anthony.

« Scriverò la tua storia, Anthony.
“Scriverai di quello che mi è successo?”
Sì. È una promessa. (altro…)

SOLO 1500 N. 4 – Invidia, il quarto d’ora di Francesco De Gregori

SOLO 1500 N. 4  – INVIDIA, il quarto d’ora di Francesco De Gregori

“Una mattina uscendo di casa, ho visto che il marciapiede era pieno di siringhe. Ho pensato non mi riguarda finché mio figlio non si punge lì, giocando. “ La frase è di Francesco De Gregori (intervista di Fabio Santini). Quella stessa mattina De Gregori si siede al piano, attacca un accordo : “La storia siamo noi nessuno si senta offeso”.  Il brano è  straordinario e viene registrato in un quarto d’ora. Chi mi conosce sa quanto mi sia caro il tema dell’indifferenza, del “non ci riguarda”. De Gregori, sempre a Santini, parla, a proposito della canzone,” del disinteresse che la gente crede di potersi permettere, ma poi si scopre sempre che non è vero”. Il senso de “La storia”  e del “siamo noi”è racchiuso in quel  pensiero. Il brano è contenuto in “Scacchi e tarocchi” , album meraviglioso. Naturalmente, la mia invidia a cui fa riferimento il titolo non si riferisce a questa canzone, in particolare, o altre, non potrei invidiare una cosa che amo e che non so fare. Neppure so suonare uno strumento, quindi sarebbe come parlare di nulla. Io a Francesco De Gregori invidio un’altra cosa. Gli invidio un quarto d’ora di vita. Ho immaginato tante volte la scena davanti agli occhi: De Gregori, che passeggia e vede le siringhe, pensa, va a casa o allo studio di registrazione, si siede al piano, comincia a suonare, via il primo verso e la canzone che si scrive da sola. Io a Francesco De Gregori invidio da anni quel quarto d’ora di genio creativo. I quindici minuti che fanno la differenza fra il niente e un capolavoro.

Gianni Montieri

qui una versione live de “La storia”

qui i link alle puntate precedenti

SOLO 1500 N.1   SOLO 1500 N.2  SOLO 1500 N. 3