La scolta

Gian Maria Annovi – La scolta

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Gian Maria Annovi – La scolta – ed. Nottetempo – ebook euro 1,99 – edizione cartacea (con tiratura limitata) euro 4,00

Canto e controcanto, coro a due voci, domanda e domanda, risposta e risposta, un’attesa e l’altra. Una resta se l’altra resta viva, va se l’altra muore. Nessuna delle due rimane. Una è una badante arrivata da un paese dell’est, l’altra è un’anziana ricca, malata e morente. Gian Maria Annovi mette in scena un dialogo in versi che lascia di stucco e commuove. La scolta è la guardia che nell’Orestea di Eschilo recita il monologo iniziale e racconta l’anno passato in attesa del segnale che sancirà la fine del suo compito; in una nota, posta in coda al libro, l’autore sottolinea, giustamente, come la funzione della scolta consista unicamente nell’attesa; compiuta questa attesa, il personaggio svanirà. In questo dialogo, questo rimbalzo di voci, la  scolta è la badante, la signora è la vecchia, la signora parla per prima, contrariata: “me la mettono in casa per forza / ad aspettare che muoia / una non italiana / una troia // io che insegnavo il latino / che traducevo il greco // e ora una cosa che sbatte le ciglia / che appena mugugna // un sacco di ossa e respiro // e lenzuola”. La badante, dal suo canto, registra la ricchezza e sta attenta, si prende cura della vecchia e della casa, vuole che viva. Vuole restare. L’italiano della signora è impeccabile, quello della scolta è, meravigliosamente, sgrammaticato. Questa rappresenta la maggiore spinta del libro di Annovi. Tentando (e inventando) la lingua delle donne arrivate, da poco tempo, dai paesi dell’est, il poeta riesce a entrare nei loro cuori, nelle loro solitudini e  nelle loro poche speranze. Lo dimostra, ad esempio, in una delle prime poesie: “matina lava Signora con carozina. / lava tutta. con saponetta. con spunia. / lava capelli anche. / lava là in fondo che Signora non vuole / e mi grida. / ma io volio profuma di buono / non quello suo odore // di donna che more.”  La vecchia, invece, dal detestare e rifiutare la badante passerà al tentativo di comprendere, di entrare nel cuore di chi, per sopravvivere, si sta prendendo cura di lei. “la sento che striscia / nella notte che non dorme / la segue il rumore delle ciabatte // si ferma in cucina e mi apre / la mia celletta dei surgelati / e ne vedo la luce glaciale / che goccia da tutte le fessure // lei ci resta davanti per mezzora // (è la neve, io penso, che ci vede: / il bianco notturno del suo paese)”. Il libro prosegue fino a un punto in cui la scolta e la signora pare si fondano, perché l’attesa è una sola. La stessa per entrambe. Queste poesie sono scritte partendo da un’idea classica, costruite con un passo classico, in una lingua che su carta non esiste. Una raccolta moderna che dimostra (ancora una volta) che si può stare dentro il nostro tempo, non dimenticando ciò che ci ha preceduto e senza perdere il gusto di inventare.

© Gianni Montieri

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Nota biografica: Gian Maria Annovi (Reggio Emilia, 1978) ha esordito con Denkmal (L’Obliquo, 1998), seguito da Self-eaters (FCRM, 2007), Terza persona corteseReality in sette visioni (d’if, 2007), Kamikaze (e altre persone) (Transeuropa, 2011, con un’introduzione di A. Anedda e un cd di J. Keckler) e Italics (Aragno, 2013). Nel 2006 ha vinto il premio Russo-Mazzacurati e nel 2007 è stato finalista al Premio Antonio Delfini. Vive tra New York e Los Angeles, dove insegna Letteratura italiana.