la punta della lingua

La Punta della lingua – poesia festival (X edizione)

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LA PUNTA DELLA LINGUA

POESIA FESTIVAL (X ed.)

la baia della poesia

Ancona e Portonovo, 13-18 luglio 2015

 

 

Lunedì 13 luglio

Portonovo – Chiesa di S. Maria

ore 18.00 Cerimonia di apertura del Festival

 

ore 18.45 Reading di Adam Zagajewski

Il poeta e saggista polacco di fama mondiale porterà ad Ancona una vasta scelta della sua produzione già conosciuta (edita in Italia da Adelphi) e, in anteprima, alcuni testi recenti non ancora pubblicati in Italia

con il Patrocinio dell’Istituto Polacco di Roma

in collaborazione con Associazione Italo-Polacca e Fai Marche

Portonovo – Da Giacchetti

ore 20.00 Cena a buffet

Portonovo – Chiesa di S. Maria

ore 21.30 Poeti da antologia

Reading di Gian Maria Annovi e Gilda Policastro

Interventi musicali: Gianluca Gentili

in collaborazione con Fai Marche

Martedì 14 luglio

Portonovo – Parco Hotel La Fonte

ore 18.00 Haiku en plain air & online

Passeggiata e laboratorio di poesia haiku a cura di Leonardo Arena + edizione speciale della Facebook Poetry – laboratorio telematico di poesia in diretta: nel Gruppo Facebook La Punta della Lingua si possono comporre haiku ispirati alle immagini postate durante la passeggiata.

Portonovo – Hotel La Fonte

ore 20.00 Cena a buffet

Portonovo – Parco Hotel La Fonte

ore 22.00 Giorgio Montanini Nemico Pubblico

Uno spettacolo senza peli sulla punta della lingua.

Consigliato a un pubblico adulto.

Mercoledì 15 luglio

Portonovo – Terrazze

ore 18.00 Campionato nazionale di Poetry Slam. SEMIFINALI

Con: Alida Castagna, Ignazio Chessa, Sergio Garau, Donatella Gasparro, Francesca Gironi, Marco Charles Iulianetti, Roberto Mercadini, Davide ScartyDOC Passoni, Valerio Piga, Domenico Stagno

 

Master of Ceremony: Artenca Shehu

in collaborazione con LIPS

Portonovo – Hotel Fortino Napoleonico

ore 20.00 Cena a buffet

Portonovo – Hotel Fortino Napoleonico

ore 21.30 Campionato nazionale di Poetry Slam. SEMIFINALI

Con: Gianmarco Busetto, Maurizio Cordasco, Luana Farina, Paolo Gentiluomo, Daniele Locchi, Andrea Mazzanti, Rolando Piacentini, Mirko Russo, Simone Savogin, Vittorio Zollo

MC: Dome Bulfaro (Presidente nazionale LIPS) e Nicolas Alejandro Cunial

in collaborazione con LIPS

Giovedì 16 luglio

Ancona – Sala Conferenze, Mole Vanvitelliana

ore 18.00 García Lorca e Machado secondo Scarabicchi

Presentazione del libro “Antonio Machado e Federico García Lorca, Non domandarmi nulla, versioni di Francesco Scarabicchi” (Marcos y Marcos, 2015).

Presenta: Massimo Raffaeli

Ancona – Sala Conferenze, Mole Vanvitelliana

ore 19.00 Le Marche della poesia

Alessandro Catà “Continenti persi” (Moretti & Vitali, 2013)

Andrea Lanfranchi “Cantiere in luce” (CFR, 2014)

Piergiorgio Viti “Se le cose stanno così” (Italic, 2015)

Presenta: Martina Daraio

Ancona – Corte della Mole Vanvitelliana

ore 21.30 FINALISSIMA Campionato nazionale Poetry Slam LIPS

10 i finalisti, selezionati nelle semifinali del giorno precedente, si affronteranno in una sfida all’ultimo verso, per aggiudicarsi il titolo di Campione Italiano LIPS e partecipare alle finali europee che si terranno in Estonia a Novembre 2015.

Alla giuria, come al solito scelta a sorte tra il pubblico, l’ultima parola.

Master of Cerimony: Luigi Socci & Friends

Ospite d’onore: Nilson Muniz (Campione Nazionale del Portogallo)

in collaborazione con Amo la Mole e LIPS

Venerdì 17 luglio

Ancona – Auditorium “Polveriera” / Parco del Cardeto “Franco Scataglini”

ore 18.30 Poesia in Trincea

Con Andrea Amerio, curatore, insieme a Maria Pace Ottieri, di “La Guerra d’Europa 1914-1918 raccontata dai poeti” (Nottetempo, 2014)

e Andrea Cortellessa, curatore di “Le notti chiare erano tutte un’alba. Antologia dei poeti italiani nella Prima guerra mondiale” (Bruno Mondadori, 1999)

Letture di Andrea Caimmi e Laura Graziosi

in collaborazione con “Ancona nella Grande Guerra”

Ancona – Ristorante Il Cardeto

ore 20.00 Cena a buffet

Ancona – Auditorium “Polveriera” / Parco del Cardeto “Franco Scataglini”

ore 22.00 Milite ignoto / quindicidiciotto

Uno spettacolo di e con Mario Perrotta

Permàr / Archivio Diaristico Nazionale / dueL / La Piccionaia

Raccontando il primo vero momento di unità nazionale, Mario Perrotta, concentra la sua attenzione, come sempre, sulle piccole storie di singoli uomini che quegli eventi hanno vissuto e descritto dal loro particolarissimo punto d’osservazione, per gettare nuova e diversa luce sulla grande storia.

in collaborazione con Amat e “Ancona nella Grande Guerra”

Sabato 18 luglio

Ancona – Mole Vanvitelliana (Sala Clis)

ore 18.30 Inaugurazione della mostra Cuba: un viaggio tra immagini e parole

Fotografie di Alejandro González e René Silveira

a cura di Carmen Lorenzetti

Reading di Oscar Cruz e Marcelo Morales

Con presentazione dell’antologia poetica e fotografica “Cuba: un viaggio tra immagini e parole” (NFC, 2015) alla presenza di due tra le voci più autorevoli della poesia cubana recente.

in collaborazione con Coop Adriatica

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Tutti gli eventi sono a ingresso libero  tranne

Giorgio Montanini | Nemico pubblico € 10 (+1 € di prevendita)

Mario Perrotta | Milite ignoto € 10

prevendite Giorgio Montanini: tel. 338 9789216

via telefono oppure direttamente sul luogo dello spettacolo un’ora prima dell’inizio dello spettacolo

prevendite Milite ignoto: AMAT, 071 2072439

da lunedì a venerdì, 16-20, un’ora prima dello spettacolo sul luogo dell’evento

Vieni al Festival con i tuoi figli!  Durante e nei pressi di ogni evento si svolgeranno attività ludiche e

di intrattenimento per bambini dai 3 ai 5 anni, a cura della COOSS Marche , servizio infanzia.

Prenotare entro le 12 del giorno precedente al numero 071/50103250.

Costo: 4 € all’ora (iva inclusa) a bambino. Il sevizio sarà garantito se si iscrivono almeno 5 bambini

In caso di maltempo, gli eventi all’aperto si svolgeranno al chiuso.

Consultare il sito http://www.lapuntadellalingua.it

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cena Da Giacchetti € 15

prenotazioni entro sabato 11 baiadellapoesia@gmail.com

cene Hotel Excelsior La Fonte e Hotel Fortino Napoleonico € 15

prenotazioni 071 801470

cena Il Cardeto € 15

prenotazioni 071 2074664

 

soggiorni convenzionati per Gli amici e le amiche della Punta della Lingua

Hotel Excelsior La Fonte http://www.excelsiorlafonte.it 071 801470

Hotel Fortino Napoleonico http://www.hotelfortino.it 071 801450

Grand Hotel Palace http://www.hotelancona.it 071 201813

 

Sconti del 20% su pasti e servizio spiaggia presso gli stabilimenti balneari Franco e Il Molo e i ristoranti della Baia di Portonovo Emilia, Marcello, Il Molo, Pesci Fuor d’Acqua

Scarica il coupon dal sito www.lapuntadellalingua.it

 

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Info http://www.lapuntadellalingua.it | @ lapuntadellalingua@niewiem.org

LA PUNTA DELLA LINGUA – POESIA FESTIVAL (X ed.)

Ancona e Portonovo, 13-18 luglio 2015

organizzazione: Nie Wiem

co-organizzazione: Comune di Ancona

direzione artistica: Luigi Socci e Valerio Cuccaroni

con il contributo di: Amo la Mole | Regione Marche

main sponsor: Coop Adriatica

in collaborazione con: AMAT | Ass. Italo Polacca | FAI Presidenza regionale Marche | Hotel Excelsior La Fonte | Hotel Fortino Napoleonico | Lega Italiana Poetry Slam LIPS

con il patrocinio di: Istituto Polacco | Ambasciata di Cuba | Ministero dei Beni e delle Attività culturali- Segretariato regionale per i Beni culturali e paesaggistici delle Marche – Soprintendenza Belle arti e paesaggio delle Marche | Parco del Conero | Provincia di Ancona | Slow Food Ancona e Conero

partner tecnici: Trivago | Arci Ancona | Consorzio La Baia di Portonovo | Giacchetti | Grand Hotel Palace | Osteria Strabacco | Ristorante La Tartaruga | COOSS Marche | Istituto Storia Marche| Libreria Feltrinelli Ancona | Stabilimento balneare Franco | Stabilimento balneare e Ristorante Il Molo | Ristorante Emilia | Ristorante Marcello | Ristorante Pesci Fuor d’Acqua

media partner: Sky Arte HD | èTV | Radio Arancia Network | Argo | Corriere Proposte | Urlo | Why Marche

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La forma del dolore: sperimentazioni linguistiche nella poesia di Maurizio Landini. di Martina Daraio

Pubblichiamo oggi il secondo dei due interventi di Martina Daraio, dottoranda in Scienze linguistiche filologiche e letterarie presso l’Università degli Studi di Padova. Il suo ambito di ricerca è quello della poesia contemporanea marchigiana, terra in cui è nata**, ambito d’indagine cui fanno riferimento anche questi articoli.
Il post riporta la presentazione del poeta Maurizio Landini, che è stata fatta di recente in occasione dell’VIII edizione del festival di poesia “La punta della lingua” di Ancona, con una selezione di testi.

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Maurizio Landini è nato ad Ancona, dove vive, nel 1972.

La scrittura poetica lo accompagna sin da giovanissimo ma la scelta di pubblicare nasce solo in seguito la morte del padre. Il titolo della sua ultima opera è un esplicito riferimento a questo evento: la raccolta, edita nel 2012 dall’editore Marco Saya, si intitola infatti Lo zinco, Lozinco-MaurizioLandini_zps078b8aaee nella dedica leggiamo subito il perché: dice: “mio padre e la cenere li separava lo zinco”. Come spiega l’autore nel suo blog, “di zinco è realizzato l’involucro che ricopre la bara di mio padre, a un anno dalla sua morte, durante il trasporto verso il cimitero di San Benedetto del Tronto, dove si trova il forno per la cremazione. Obbligatorio per legge, esso impedisce una possibile fuoriuscita di sostanze tossiche derivate dalla decomposizione. (…) Lo zinco ci separa dal marcio, dal miasma ma non può nulla contro il dolore del lutto.” Lo zinco è dunque il materiale della cassa in cui è trasportato il corpo senza vita del padre, lo zinco è ciò che divide la vita dalla morte, quello che vediamo da quello che non possiamo vedere, il prima dal dopo, ma che in questo suo potere di separare spazi e tempi non arriva ad impermeabilizzare il dolore.

La raccolta è allora costruita interamente attorno a questo tentativo di avvicinarsi al dolore col solo strumento possibile: la poesia. “Si va con la poesia / incontro alla morte”, recita infatti il primo testo. Con questo obiettivo di comunicare l’ “indicibile” l’operazione compiuta da Landini si configura innanzitutto come ricerca sul linguaggio. Particolarmente interessante proprio per l’alto livello di sperimentazione è la seconda sezione della raccolta, intitolata –sonnia : –sonnia, spiega ancora l’autore nel suo blog, è “la radice sonnolenta dell’insonnia”, è la condizione di attesa del sonno e insieme di arrendimento al dolore. Una condizione di intorpidimento della razionalità in cui a prevalere è l’aspetto percettivo e sensoriale che vive di istanti e squarci piuttosto che di condizioni o situazioni: le dimensioni temporali e spaziali, infatti, nelle poesie di Landini sono pressoché assenti o comunque limitate in stati puntiformi.

Questo tentativo di rappresentare nel testo poetico una sensazione pre-razionale o pre-consapevole rappresenta il fulcro dell’interesse descrittivo di Landini sia a livello tematico che a livello formale ed è, come vedremo, anche l’aspetto più attuale della sua scrittura. Gli anni che stiamo vivendo infatti, e che sono stati definiti iper-modernità, sono da poco succeduti ad un altro periodo, chiamato post-modernità, che per tutti gli anni Ottanta e Novanta ha regnato incontrastato nell’Italia di Craxi e del crescente spirito neoliberista: in anni, cioè, in cui i “padri” erano stati simbolicamente uccisi dalle rivolte sessantottine, le ideologie politiche erano ormai finite o fallite, e il dialogo col passato sembrava possibile solo in forme parodiche. Gli psicanalisti ci parlano della società odierna come di una società caratterizzata dall’ “eclissi dei padri”, dalla mancanza di punti di riferimento univoci e solidi, che ha provocato forte senso di spaesamento e di attesa molto simile alla condizione di –sonnia descritta da Landini. Alla figura del padre si è sostituita quella che provocatoriamente potremmo dire del papi, che è una specie di giovanilistico cugino o fratello maggiore come esemplifica Landini in un suo testo quando scrive: “I padri che vedo sono giovani; / i figli sulle spalle vestono uguali / ai padri”.

L’arrivo dei media, inoltre, ha attivato il processo di virtualizzazione e spettacolarizzazione di ogni evento trasformando anche le tragedie umane in una sorta di show: basti pensare a tutte le guerre che abbiamo “combattuto” davanti alla tv a cominciare da quella Golfo fino all’indimenticabile attentato delle Torri Gemelle, in cui più che all’effettiva devastazione di corpi e di vite sembrava di assistere ad un film. Dagli anni Ottanta e Novanta la finzionalità ha così iniziato a pervadere ogni ambito dell’esistenza (dai discorsi della politica alla retorica del marketing e della pubblicità) producendo un’ipertrofizzazione del discorso e la conseguente impressione che nulla si potesse più dire o fare di veramente autentico. La parola stessa appariva esaurita in un contesto in cui tutto sembrava già stato detto e già stato svuotato di senso. Per dire “ti amo”, spiegava Umberto Eco, ormai era necessario dire “come direbbe Liala, ti amo disperatamente”.

Alla luce di queste premesse si può quindi comprendere perché la contemporaneità, o iper-modernità, per uscire da questa fase di impasse e di torpore debba attivare un processo di ricostruzione che parta dal ridefinire le fondamenta dell’uomo e tra esse, come fa Landini, c’è la ricerca di un nuovo linguaggio. Per spiegare questo aspetto, che è quello cruciale, mi avvarrò anche della lettura del testo ancora inedito di Landini che uscirà a novembre sempre per Marco Saya editore col titolo Dorsale: in questa raccolta, ancora più che in –sonnia, Landini cerca di solidificare la percezione di spaesamento e lo fa innanzitutto ricercando il primordiale, ricorrendo all’archetipo. In Dorsale il vuoto diventa piombo o ferro, antico e rugginoso. Ma non solo: si parla di danza, nascita, morte, proprio in una riscoperta dell’esistenza delle sue componenti più elementari, dalla tavola degli elementi.

All’interno di questo processo di riscrittura delle origini dell’uomo e della poesia si inserisce poi un secondo archetipo che caratterizza la scrittura di Landini e di molti autori contemporanei, e che è quello dell’oralità: la poesia rinasce per essere letta, percepita dai sensi, performata, il poeta stesso rinasce a sua volta nella sua funzione pubblica e ridiventa un cantore, proprio come accadeva secoli e secoli fa agli esordi del genere poetico. Assume allora una grandissima importanza il lavoro prosodico, sui suoni e sui ritmi, attraverso il quale rendere sperimentabile il senso della mancanza come qualcosa di fisico. Nella realtà di una parola mutilata, ad esempio, si rivive l’esperienza disorientante di una perdita, del senso di vuoto. Il silenzio della pagina e gli spazi bianchi vanno quindi in misura sempre maggiore ad insinuarsi all’interno del verso o della parola stessa (con espressioni come “chi-amano”, “mi-dolgo spinale”, “fai come dio, sanguimi” invece se seguimi) producendo un senso di straniamento attraverso il quale dare forma al sentimento della mancanza. Una mancanza, o distanza, che però non riguarda più solo le persone scomparse ma anche quelle presenti: si tratta infatti di un’inautenticità dei rapporti, un’impossibilità di incontro umano che è tutta postmoderna e dalla quale si vuole uscire.

Per concludere, tornando al nesso tra la scrittura di Landini e la perdita del padre, vale la pena domandarsi all’interno di questa rinascita dell’uomo come si costruisca il rapporto coi padri in senso lato: quali siano i modelli a cui l’autore si ispira. Nel corso del periodo postmoderno si sono infatti perse delle figure solide di riferimento anche dal punto di vista storico-letterario. Alla tradizione storiografia desanctisiana si è sostituito un orizzonte polifonico e relativista. Non c’è una sola scuola, non c’è una sola tradizione in cui inserirsi, ma anche grazie ad internet ciascuno è libero di leggere quello che vuole di scegliere i suoi “padri” e costruirsi un percorso personale. È stato infatti significativo che quando io ho chiesto a Landini poeticamente quali fossero le sue “radici” lui in un primo momento mi abbia risposto parlando di “influenze” citando autori presenti, passati, italiani e stranieri il cui unico punto di contatto era l’interesse di Landini nei loro confronti e quindi, in particolare, nei confronti delle loro scelte linguistiche. Questo, che in un primo momento può apparire un limite disorientante e difficile per chi volesse tentare di costruire correnti e criteri di incasellamento degli autori, è però il punto di forza della poesia contemporanea che proprio grazie a questa libertà nella scelta dei modelli e dei percorsi può fornire solide basi ad ogni tentativo di riscrittura creativa, e sostanziale, dell’uomo e della società.

© Martina Daraio

[*]

Si va con la poesia
incontro alla morte, a giorni,
a brani, uno per pollice
gli acini dei rosari.

I

L’attimo prima
del taglio è il rumore

di carne che cede
l’urlo che taglia il lume degli occhi.

III

Cuci mia labbra luminanza
gracile luce la gialla

sbiadisce l’attesa   fila nero
la sutura del giorno.

IV

Occhi calcari mi chiamano
all’ordine de la polvere

le penombre
chi amano indietro i mattini.

da Lo zinco, Marco Saya Edizioni, Milano, 2012.

*

Maurizio Landini è nato ad Ancona nel 1972. Ha scritto le sue prime poesie nel 1986, ispirandosi a un disco di Jean Michel Jarre. Poi si è appassionato a un sacco di cose come la musica elettronica, la fantascienza, i soldatini e l’antropologia culturale, senza rinunciare alla mania di scrivere. La sua prima silloge, Permanenze Lontane (Edizioni della Sera), è del 2011. Nello stesso anno ha creato il progetto di poesia e immagine VersigrafìeEsacerbo (Maldoror Press) è invece un e-book pubblicato nel 2012; nello stesso anno, per Marco Saya Edizioni, esce Lo zinco. Il suo blog si trova qui.

**Martina Daraio è nata a Ancona nel 1987. Dopo aver conseguito la maturità scientifica si è iscritta a Lettere Moderne (indirizzo Storico-artistico) presso l’Università di Bologna, dove si è laureata nel 2009 con una tesi sulla letteratura italiana di migrazione. Nel 2007 ha vinto la Summer Undergraduate Research Fellowship presso il Caltech di Pasadena (Los Angeles) effettuando una ricerca sulla produzione letteraria da luoghi di reclusione nel XVI secolo. Nel 2011 ha conseguito la laurea in Filologia Moderna (indirizzo Teoria e critica della letteratura) presso l’Università di Padova con una tesi sull’attualità di Calvino. Nel 2013 ha iniziato il Dottorato di Ricerca presso l’Università di Padova occupandosi del rapporto tra poesia e territorialità attraverso l’analisi geocritica e geopoetica del caso marchigiano contemporaneo.

Riflessioni sulla “marchigianità” di Danilo Mandolini in occasione dell’VIII edizione del festival “La punta della lingua” di Martina Daraio

Oggi e la prossima settimana ospiteremo due interventi di Martina Daraio, dottoranda in Scienze linguistiche filologiche e letterarie presso l’Università degli Studi di Padova; il suo ambito di ricerca è quello della poesia contemporanea marchigiana, terra in cui è nata**, ambito d’indagine cui fanno riferimento anche questi articoli.
Il post di oggi riporta la presentazione del poeta Danilo Mandolini, che è stata fatta di recente in occasione dell’VIII edizione del festival di poesia “La punta della lingua” di Ancona, con una selezione di testi.

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Questo incontro si intitola “Le Marche della poesia“, e dunque non possiamo non chiederci che cosa possa significare oggi, nell’era di internet, della mobilità e della perdita dei padri, essere un poeta marchigiano. È il dato biografico di essere nati in questa regione la condizione necessaria e sufficiente per fare di un poeta un poeta marchigiano?

In tal caso andremmo sul sicuro, perchè Danilo Mandolini è nato ad Osimo, dove tutt’ora vive, nel 1965. L’esordio come poeta avviene nel 1993 con la silloge Diario di bagagli e di parole a cui sono seguite altre sei raccolte, antologizzate quest’anno in un unico volume, edizioni L’Obliquo, intitolato A ritroso. scansione00030001A ritroso, come il titolo stesso ci spiega, raccoglie i testi andando all’indietro nel tempo dai più recenti ai più lontani, fino a coprire un arco di venticinque anni che va dal 2010 al 1985. L’operazione di antologizzazione non è stata però un gesto “innocente” di sola riorganizzazione, bensì ha comportato una rivisitazione, una riscrittura di alcuni testi o, come scrive lo stesso Mandolini nell’introduzione, ha comportato un’operazione di “aggiornamento al gusto e alla mano di oggi”. A me ha molto colpito questa esigenza di aggiornamento perchè mi è parso un qualcosa di estremamente coerente con i tempi frenetici e cangianti del mondo che viviamo, tanto che ho voluto fare un piccolo lavoro di critica della varianti, confrontando le prime stesure dei testi con quelle della raccolta A ritroso per individuare di che cosa, secondo Landini, l’oggi aveva bisogno rispetto allo ieri. Vi stupirà sapere, allora, che quello che ho trovato di nuovo è stato essenzialmente una cosa: una struttura. Le nuove poesie rispettano in maniera più puntuale la forma della quartina e, soprattutto, il verso endecasillabo.

Ora faccio una breve divagazione. Danilo Mandolini, all’attività poetica “cartacea” ne affianca un’altra “online”: da qualche anno, infatti, ha ideato ed iniziato a curare «Arcipelago Itaca», un progetto di diffusione, gratuita, in formato digitale e su base on-line, della poesia contemporanea. «Arcipelago Itaca», nel momento in cui è stato pensato, doveva essere un blog, poi però è diventato una rivista. Una rivista online, ma una rivista, cioè una raccolta di saggi critici e testi poetici indicizzati e impaginati in maniera statica: a ben pensarci quindi, anche in questo caso, tra il blog e la rivista online la differenza sta proprio in una questione di forma, di struttura. Il blog ha una modalità di fruizione più scorrevole e “temporanea”, la rivista invece si congela in una forma, si salva in pdf, e tale rimane nel desktop di chi la riceve… proprio come una raccolta cartacea che una volta stampata rimane in quella forma. Tutti i poeti oggi vivono questo dualismo tra il fare poesia su internet, discutendone in tempo reale con i lettori e concendendosi la libertà di riaggionarne continuamente i testi, e l’optare per la tradizionale, immutabile, e sempre meno letta, forma di libro stampato. Mediare tra la realtà materiale, fisica, solida del libro da un lato, e la realtà digitale, virtuale, evanescente dei blog o dei social media dall’altro è diventata una questione inevitabile sia per lo scrittore che per la comunità poetica. Ritornando all’antologia, allora, diventa ancora più significativo riflettere su questa scelta di riaggiornare i testi, e quindi modificarli, strutturandoli però in maniera più rigida: proprio come se in quelle “norme” da seguire risiedesse una forma di ancoraggio rispetto ad una realtà caotica che si smaterializza e muta continuamente.

In questa stessa direzione si può inoltre osservare come dalle varianti emerga anche un progressivo abbandono dell’oscurità e della metafisicità a favore di un linguaggio più aperto, più chiaro, meno mediato. Questa scelta non riguarda solo il caso di Mandolini ma negli ultimi anni interessa la gran parte dei giovani poeti che, senza necessariamente rinunciare a picchi di lirismo, optano però per una scrittura piana, quasi prosaica, ricca di termini della quotidianità. Si tratta di un linguaggio, insomma, che come ha già spiegato Gianluigi Simonetti parla “di tutto a tutti”, mosso dall’esigenza di rivolgersi non ad un élite di esperti ma alla globalità dei lettori potenzialmente interessati alla poesia. Si tratta, inoltre, di un linguaggio che permette di penetrare più a fondo nell’intimità dell’esistenza, nelle piccole cose e nei dettagli che la abitano e che fungono da punti di riferimento.

Iniziando così a spostarci dalle questioni formali verso quelle tematiche vale la pena spendere due parole sulla struttura di A ritroso, divisa in sezioni numerate, corrispondenti alle vecchie raccolte, e in sottosezioni con titoli estremamente significativi poiché connotati “spazialmente”, come Prima scansione del qui, Seconda scansione del qui, Via privata Gradisca, Milano, Sullo sfondo l’orizzonte: ri-definire poeticamente i luoghi permette infatti di orientarsi in essi e di trovare una forma di ancoraggio alla propria identità (tanto che quando invece il poeta racconta il momento della perdita del padre, per esprimere lo spaesamento è proprio ad una metafora spaziale che ricorre scrivendo: “Poco di certezze conoscevo, poco di città e distanze ricordavo”).

Guardando però a come queste città e questi spazi vengano rappresentati non si trovano mai, o quasi, dei riferimenti espliciti a luoghi geografici riconoscibili, ma si tratta piuttosto di spazi della memoria, cari al poeta, che cerca di salvarli dall’oblio del tempo fissandoli nella pagina: “quel dire soffuso che vive morendo che non ha radici se non nei ricordi“, recita infatti un suo testo.

Da una parte, allora, i luoghi sono ancoraggio dell’io, senso di appartenenza e tranquillità, tanto che in uno stralcio di lettera scritta dal padre del poeta alla madre e contenuta nella raccolta si dice: “Mi ha fatto un bell’effetto, sai, vedere il mio paese in televisione. Vedere gente che conosco”; dall’altra però i luoghi rimangono solo nella forma del ricordo, e sarebbe davvero difficile individuare delle componenti di marchigianità in questo fare poetico. Anche perchè, come saprete, le Marche hanno alle spalle una tradizione di poeti estremamente “residenziali” e radicati, come ad esempio Paolo Volponi, che proprio attraverso la rappresentazione della sua Urbino restituì delle descrizioni puntualissime delle mutazioni di tutta l’Italia industriale e post-industriale, o come Scataglini, che scelse addirittura di esprimersi in una lingua ibrida tra l’italiano e il dialetto anconetano.

Questa apparente “non appartenenza” di Danilo Mandolini, e qui concludo, è però vera solo in parte, perchè va contestualizzata nella contemporaneità. Tornando allora a parlare della rivista «Arcipelago Itaca», io credo che sia proprio qui la chiave di lettura sull’unica appartenenza territoriale possibile per i poeti e gli uomini di oggi.

Il tema del ritorno ad Itaca di Ulisse è molto frequentato dalla poesia contemporanea nel suo instancabile bisogno di radicamento e orientamento (e ad esempio tra i marchigiani non può non venirmi in mente il qui presente Luigi Socci che in un suo testo lo fa tornare a casa in treno!). La poesia si configura allora come l’unica imbarcazione possibile per attivare queste dinamiche di ritrovamento dell’io e le sue regole, le sue strutture, le sue forme, sono ciò che le danno questa forza e questa fermezza. Non si tratta però solo di regole ma anche di tutta una tradizione alle spalle che, appunto, funge da referente dialogico. Quello che è fondamentale capire è allora che cosa sia Itaca, e cioè, come ha sapientemente espresso Mandolini, Itaca è un arcipelago: la casa è una pluralità di voci, di luoghi, e di gruppi di appartenenza. L’ennesima conferma di ciò ci viene proprio dalla densità di riferimenti e citazioni che attraversano la scrittura di Mandolini, che sembra proprio nascere da un intreccio di voci di padri coi quali la poesia dialoga apertamente: per dirne solo alcuni ci sono Leopardi, Scarabicchi, Sereni, Caproni, Collodi, Ungaretti, e di ciascuno di essi Mandolini ha assorbito il nutrimento, come fossero state davvero le radici della sua poesia.

Tornare a Itaca, oggi, è sapersi orientare in questa pluralità di radici. Una pluralità che a ben pensarci per noi marchigiani suona quasi come un dato di fatto, un qualcosa a cui la storia ci ha abituati da secoli: non a caso siamo l’unica regione che già dal nome si presenta al plurale.

© Martina Daraio

[una vasta foce di suoni e colori si forma
appena oltrepassata la soglia del risveglio.

Le parole sussurrate nel mezzo della folla
che avanza col primo accenno del mattino
raccontano di spaesamenti e sogni andati,
gettano luce e cielo sui tetti delle case
e frammenti di paure dentro il tempo.

Il giorno poi viene a ricoprire la città,
a sottrarre pezzi di distanze tutt’intorno
e a lasciare avanzi sciolti di memorie
per non rivelare adesso cos’è il mondo]

*

Le merci si vendono sugli scaffali,
si offrono al soffitto che scolora
e alla pioggia che oggi, lì fuori,
come qui dentro, è più fitta che mai.

Dalle porte scorrevoli dei mercati,
guardando al cielo sghembo e radente,
si esce simulando una corsa,
si scappa a piccoli gruppi di tre
con una rete di ferro che racchiude,
oltre alla parvenza del bisogno,
alcuni pretesti per non pensare,
illusioni, promesse, istruzioni
e l’amara certezza che esiste,
in questa e in altre parti del mondo,
una compiuta e feroce armonia
tra le tante passioni degli uomini
e l’idea organizzata del possesso
e tra il corpo nudo della ragione
e l’impronta dolcemente violenta
del desiderio di sperimentare,
di conoscere meglio e dominare
ciò che appare differente e ciò
che forse è soltanto troppo uguale.

*

Sull’immensa terrazza rivolta ad occidente il vento d’autunno conduceva se stesso e le foglie. A volte si portava fin dentro la casa, fino a ridosso delle prime mattonelle dietro l’ampia porta- finestra.

Lì si fermava come di fronte ad un confine. Sulla sinistra, sulla sinistra di chi stava con lo sguardo diretto verso il sole, si disegnavano due linee irregolari. Erano due crepe, due fenditure che da estremi opposti quasi si sfioravano andando verso il centro della parete. Erano i polmoni della casa. In estate si aprivano, si dilatavano di alcuni millimetri, mentre in inverno si chiudevano come dopo un lungo respiro. Nel corridoio erano ancora appese le foto di luoghi lontani e i muri erano più vicini tra loro, più vicini alle porte che erano tutte aperte. Le sedie non si trovavano più in casa perché gli uomini se n’erano andati altrove e la luce quasi stentava ad entrare, tanto era il vuoto accumulatosi nelle stanze. Un orologio da tavolo, sul tavolo della cucina, non segnava più il tempo e la cucina era l’unico spazio dell’appartamento che conservava le tende addosso alle finestre. Nella camera grande c’erano ancora il letto matrimoniale, l’armadio e i comodini. Nell’altra camera, addossata sui due muri più lunghi, sostava la mobilia già pronta per il bimbo mai nato.
Non si percepivano odori, né vi erano resti o segni abbandonati al buio che stava per giungere.

*

Segnaliamo un recente intervento a proposito di A ritroso, apparso sul blog «La poesia e lo spirito».

*

Danilo Mandolini è nato nel 1965 a Osimo (AN), dove vive. Ha pubblicato, in versi: Diari di bagagli e di parole (Edizione privata, 1993), Una misura incolmabile (Collana di poesia “Alhabor” della rivista “Keraunia”, 1995), L’anima del ghiaccio (Edizioni del Leone, Venezia, 1997); per Edizioni l’Obliquo son usciti Sul viso umano (2001), La distanza da compiere (2004) e Radici e rami (2007) nonché A ritroso (2013).
Sue poesie e suoi racconti brevi sono stati pubblicati su varie riviste e in antologie.
Si sono occupati del suo lavoro Roberto Carifi, Francesco Scarabicchi, Giuliano Ladolfi, Maria Lenti, Fabio Ciofi, Norma Stramucci, Massimo Gezzi e molti altri.
Nel 2010 ha ideato e iniziato a curare Arcipelago Itaca: un nuovo progetto di diffusione gratuita in formato digitale e su base on-line della poesia contemporanea e non solo.

**Martina Daraio è nata a Ancona nel 1987. Dopo aver conseguito la maturità scientifica si è iscritta a Lettere Moderne (indirizzo Storico-artistico) presso l’Università di Bologna, dove si è laureata nel 2009 con una tesi sulla letteratura italiana di migrazione. Nel 2007 ha vinto la Summer Undergraduate Research Fellowship presso il Caltech di Pasadena (Los Angeles) effettuando una ricerca sulla produzione letteraria da luoghi di reclusione nel XVI secolo. Nel 2011 ha conseguito la laurea in Filologia Moderna (indirizzo Teoria e critica della letteratura) presso l’Università di Padova con una tesi sull’attualità di Calvino. Nel 2013 ha iniziato il Dottorato di Ricerca presso l’Università di Padova occupandosi del rapporto tra poesia e territorialità attraverso l’analisi geocritica e geopoetica del caso marchigiano contemporaneo.

La punta della lingua – Poesia Festival (ottava edizione)

Nuova immagine (3)

I POETI INGLESI MCGOUGH E BAKER, I TEATRANTI REZZA E LA RUINA

LE POETE DI EINAUDI, L’ESCURSIONE NOTTURNA E LA FACEBOOK POETRY

TRA LE PERLE E I GIOIELLI ARCHITETTONICI DI ANCONA E RIVIERA DEL CONERO

PER IL POESIA FESTIVAL “LA PUNTA DELLA LINGUA” (8^ ED.) DAL 4 AL 9 LUGLIO

 

NOVITÀ 2013: I PRIMI DUE VOLUMI DELLA COLLANA POETICA DEL FESTIVAL

Le giocolerie poetiche di Roger McGough, uno dei poeti più amati d’Inghilterra, già sodale dei Beatles, e il campione mondiale di Poetry Slam (disfida in versi) Harry Baker, apriranno giovedì 4 luglio la VIII edizione del Poesia Festival “La Punta della Lingua” (4-9 luglio 2013, Ancona e Parco del Conero), organizzato dall’associazione Nie Wiem, con il contributo di Comune di Ancona, Provincia di Ancona, Regione Marche, Parco del Conero, Amo la Mole, Arci Ancona, Proloco Camerano, AMAT, con il patrocinio di Ministero dei Beni e delle Attività culturali – Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici delle Marche – Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici delle Marche, Comune di Camerano, Comune di Sirolo.

Giovedì 4 luglio, ore 18.45, sul sagrato della Chiesa di S. Maria di Portonovo (tra i più antichi e fulgidi esempi di architettura romanica in Europa), il poeta  McGough (Liverpool, 1937), che fece il suo esordio nella Liverpool anni ’60 dei Beatles, per cui scrisse la sceneggiatura del film d’animazione Yellow Submarine, leggerà le proprie poesie in lingua, accompagnato per l’occasione del suo traduttore Franco Nasi.

Alle 21.30 ci si sposterà alla Mole Vanvitelliana di Ancona, per ascoltare le performance verbali di un altro poeta inglese, Harry Baker (Londra, 1992), campione mondiale di Poetry Slam 2012, che segnerà con la sua presenza d’eccezione il ritorno della disfida in versi che ha caratterizzato le prime edizioni della Punta della Lingua: la competizione amichevole vedrà impegnati a gareggiare alcuni dei maggiori specialisti italiani della disciplina – Virgilio Enea Stefano Raspini (Reggio Emilia), Alessandra Racca (Torino), Giacomo Sandron (Venezia) – a fianco di virtuosi poeti locali – Rodolfo Bersaglia (Ancona), Massimo Franzoni (Ancona) e Annalisa Teodorani (S. Arcangelo). La giuria, estratta a sorte tra il pubblico, decreterà il vincitore della serata. Maestro di Cerimonia: Sergio Garau. Intromissioni musicali: Dj El Mar.

Sempre nel solco dell’incontro tra poesia anglosassone e poesia italiana, venerdì 5 luglio, ore 15.30, nel rinnovato Centro Visite del Parco del Conero (Sirolo), Riccardo Duranti, traduttore dell’opera omnia di Raymond Carver, ci condurrà nei segreti della sua officina di traduttore, tra aneddoti personali e riflessioni sulla scrittura del grande autore americano, in occasione della ristampa del volume di Carver Orientarsi con le stelle. Tutte le poesie (Minimum fax, 2013). Intervengono la traduttrice Stella Sacchini e l’editore ed editor di stretta osservanza carveriana Massimo Canalini (in collaborazione con Parco del Conero). Chiuderà questo mini-ciclo dedicato alla poesia straniera, sabato 6 luglio, ore 18, nel verde dell’Agriturismo Accipicchia di Portonovo, la presentazione del libro di poesie per bambini di Roger McGough Bestiario immaginario (Gallucci, 2013), con letture dell’autore e uno slam di traduzione tra Franco Nasi e Riccardo Duranti. Per bambini dagli 8 ai 90 anni.

Dalla poesia straniera alla poesia femminile: venerdì 5 luglio, ore 18, nella misteriosa Grotta Ricotti di Camerano, si terrà il consueto appuntamento con le “Donne di parola”. In occasione della presentazione del volume Nuovi Poeti Italiani 6 (Einaudi, 2012), integralmente dedicato alle ultime generazioni della poesia italiana al femminile, la curatrice del libro, Giovanna Rosadini, introdurrà le letture delle autrici Maria Grazia Calandrone, Franca Mancinelli e Laura Pugno. La “poetrice” (poetessa-attrice, come lei stessa ama definirsi) Rosaria Lo Russo sarà poi protagonista dell’escursione poetica notturna che si terrà sabato 6 luglio, ore 23, sui sentieri del Monte Conero. All’universo femminile martoriato sarà infine dedicata la performance che Antonio Rezza terrà al cospetto della contestata statua “Violata” (collocata nella rotatoria di fronte alla Galleria S. Martino di Ancona), domenica 7 luglio, ore 19, a cui seguirà, ore 19.30, al Lazzabaretto, una lettura di poesie (in collaborazione con Arci Ancona e Snoq Ancona) di Alessandra Carnaroli, autrice di Femminimondo (Polìmata, 2011), libro su femminicidi e violenza contro le donne. Carnaroli è tra i giovani talenti marchigiani censiti da Valerio Cuccaroni, nel libro L’arcatana. Viaggio nelle Marche creative under 35 (Gwynplaine, 2013), che verrà presentato per l’occasione, sempre domenica 7 al Lazzabaretto, con un intervento di Antonio Rezza, autore della prefazione.

In linea con la poetica della contaminazione, con cui “La Punta della Lingua” intende far uscire la poesia dal suo apparente isolamento mostrandone le infinite possibili declinazioni, torna anche l’appuntamento con il teatro di poesia: dopo Alessandro Bergonzoni (2010), Paolo Rossi (2011) e Toni Servillo (2012), a calcare il palco del Poesia Festival “La Punta della Lingua” saranno, sabato 6 luglio, ore 21.00, al Teatro Cortesi di Sirolo, Saverio La Ruina (premio Ubu al Miglior attore 2012), con il suo spettacolo La Borto (in collaborazione con AMAT), e domenica 7 luglio, ore 21.00, alla Mole Vanvitelliana, Antonio Rezza, nello spettacolo Fratto X (in collaborazione con Amo la Mole e Arci Ancona).

Sempre nel segno della contaminazione, si terrà la 5^ edizione della Facebook Poetry: lunedì 8 luglio, ore 22, all’Auditorium dell’Hotel la Fonte e online da tutta Italia e non solo, decine di poeti in collegamento da ogni dove, daranno vita, ancora una volta, alla singolarissima sfida in rete della Facebook Poetry. La Punta della Lingua è già su Facebook e cerca amici.

A questa vocazione meticcia e anti-accademica si ispira anche la nuova collana “La Punta della Lingua” delle edizioni PeQuod/Italic: il primo volume, Il rovescio del dolore, verrà presentato dal suo autore, Luigi Socci (direttore artistico del Festival La Punta della Lingua), venerdì 5 luglio, ore 21.30, al Lazzabaretto di Ancona, con la performance “Sfoghi d’artificio”, spettacolino di rianimazione poetica di e con Luigi Socci (materiali verbali, occhialini 3D, clava di gomma e petofono) e con Giovanni Berloni (parrucchino, basso e chitarra autoprodotta). In collaborazione con Arci Ancona. Martedì 9 luglio, ore 21.30, nella corte dell’Hotel Fortino Napoleonico, Andrea Inglese (voce) e Stefano Delle Monache (live electronics) presentano Lettere alla reinserzione culturale del disoccupato (libro + cd, ed. PeQuod/Italic, secondo volume della collana “La Punta della Lingua”, 2013).

Non dimentichiamo infine il territorio: lunedì 8 e martedì 9 luglio si terranno due appuntamenti con “Le Marche della poesia”. Lunedì, ore 18, al Parco dell’Hotel La Fonte, la giovane studiosa di letteratura Martina Daraio presenterà il poeta osimano Danilo Mandolini, che leggerà alcune poesie dal suo libro A ritroso (L’obliquo, 2013), e il poeta anconetano Maurizio Landini, che leggerà da Lo zinco (Marco Saya, 2012). Martedì, sempre ore 18, nella corte dell’Hotel Fortino Napoleonico di Portonovo, si svolgerà il reading musicato “Canto degli Emarginati”, tratto dal libro Rom di Loris Ferri, con l’autore (poesie), Frida Neri (voce e piccoli strumenti), Antonio Nasone (chitarre). In collaborazione con Anpi Ancona.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero tranne gli spettacolo La Borto (€ 10, prevendite AMAT 071 2072439) e Fratto X (€ 10, prevendite Casa delle Culture 339 1475737, amministrazione@casacultureancona.it).

Eventi a posti limitati su prenotazione: Donne di parola (prenotazioni Ufficio Turismo Comune di Camerano, 071 7304018) ed Escursione poetica (prenotazioni 071 9330066, www.forestalp.com).

Cene a buffet sabato 6, ore 19.30, Accipicchia (€ 15, prenotazioni 071 2139069), lunedì 8, ore 20, Hotel La Fonte e martedì 9, ore 20, Hotel Fortino Napoleonico (€ 15, prenotazioni 071 801470).

In caso di maltempo, gli eventi all’aperto si svolgeranno al chiuso.

Consultare il sito www.lapuntadellalingua.it

LA PUNTA DELLA LINGUA – POESIA FESTIVAL (VIII EDIZIONE)

Ancona e Parco del Conero, 4-9 luglio // organizzazione Nie Wiem | responsabile Valerio Cuccaroni | direttore artistico Luigi Socci

con il contributo di: Comune di Ancona | Provincia di Ancona | Regione Marche | Parco del Conero | Amo la Mole | Arci Ancona | Proloco “Carlo Maratti” | AMAT // con il patrocinio di: Ministero dei Beni e delle Attività culturali – Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici delle Marche – Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici delle Marche | Comune di Camerano | Comune di Sirolo // grazie a: Agriturismo Accipicchia | Anpi Ancona | Casa delle Culture Forestalp | Grand Hotel Palace | Hotel Fortino Napoleonico | Hotel Excelsior La Fonte | Osteria Strabacco | Snoq Ancona // media partner: Argo | Corriere Proposte | Spreaker | Urlo | Why Marche

Info: www.lapuntadellalingua.it | lapuntadellalingua@niewiem.org | +39.335.1099665

Interviste credibili # 6 – Luigi Socci

(chiacchierata svoltasi nel cuor dell’estate tra l’andata in vacanza dell’intervistato e l’attesa della propria dell’intervistatore.)

Ciao Luigi comincio con tre domande di servizio. Sei a conoscenza del fatto che molta gente ritenga il Rosso Conero un tramonto? Potrebbero avere qualche ragione?

Rosso di sera in effetti bel tempo si spera. Have a good time, specialmente abusandone. Quando ero piccolo ricordo che il Rosso Conero (a proposito è un vino) sapeva di tabacco, almeno così sembrava alle mie giovani e inesperte papille. Ora, grazie ai processi omologanti dell’enologia moderna, si è reso abboccato, amabile, pieno di sfumature e di retrogusti di bacche rosse (che poi di che cazzo sappiano queste bacche rosse, magari velenose, nessuno lo sa), in una parola: ruffiano. Proprio come un tramonto. Ma scusa: questa sarebbe una domanda di servizio?

Ancona è un’isola?

Mmmm, non dirmi che siamo su candid camera. Comunque provo a risponderti anche se mi fido poco. Potrebbe anche darsi, in questo caso però i ponti che porterebbero ad essa dovrebbero essere assai ben dissimulati. Non un’isola felice, comunque. Ischerzi a parte la singolarmente puntuta conformazione geografica della mia città (dal greco Ankon, che vuol dire gomito) fa sì che ad Ancona sia possibile vedere il sole (a seconda dei punti in cui ci si trova) sia sorgere che tramontare sul mare. Detto questo però se sei in grado di vederle entrambe vuol dire che soffri d’insonnia. 

Pagliarani era (è) il più bravo di tutti?

Complimenti per la stringente logica con cui si susseguono le domande. In particolare mi sembra che quello della consequenzialità sia per te un valore irrinunciabile. Sei sicuro di aver copia-incollato bene?

Pagliarani ci mancherà, questo è certo. “Un gigione” secondo la definizione di un suo illustre compagno di strada di cui non faccio il nome. In Italia va la poesia seriosa (non seria) e musona, e lui certo musone, almeno in versi, non lo era. Non so se davvero fosse (sia) il più bravo di tutti ma “La ragazza Carla” è capolavoro assoluto del secondo novecento italiano e su questo non ci piove. Piove invece sui meccanismi editoriali del bel paese se  il garzantone  che ne contiene (conteneva) l’opera omnia è nuovamente esaurito rendendone irreperibile un’altra volta gran parte della produzione. Il fatto di non aver ricoperto posizioni di potere, d’essere fuori dai giochi (“non ho capacità d’incidere ”mi disse al nostro primo incontro) lo rendeva particolarmente umano e simpatico (ma lo perseguita ancora, evidentemente). Bravissimo, contrariamente alla media italica nostra, anche in fase di esecuzione vocale dei propri testi (di performance, diremmo oggi), e in grado di suscitare empatia come pochi in chi lo ascoltava. Purtoppo il materiale video che gira non gli rende onore.  

Non lamentarti, era per venire incontro alle tue agilissime abilità mentali.Assodato che non sia il numero di libri editi a fare  un poeta, ti sei dato delle spiegazioni circa l’affannosa corsa alla pubblicazione di cui sono vittima molti?

Un combinato disposto di inconsapevolezza e narcisismo. A tutti piace vedere il proprio nome stampigliato in copertina e mettere nella nota biobiblio un corposo numero di titoli, è il modo più semplice per auto attribuirsi la patente di poeta. Pubblicare oggi poesia da noi, a patto di scendere a umilianti compromessi, non è certo difficile, ma i poeti, con o senza esistenza cartac(c)ea  restano condannati all’invisibilità. Ma il mito permane, inossidabile. Non so se è vero ma mi si dice che la Garzanti pretenda dai sui autori, per contratto, un libro ogni cinque anni! Pensa pure che c’è un editore delle mie parti che ha preparato un dizionario dei poeti contemporanei in cui chiunque, a patto di aver pubblicato almeno tre libri poteva, a richiesta, essere incluso. Una specie di elenco telefonico in cui io, se avessi voluto, non sarei neanche potuto entrare. In ogni modo per chi, come me, coltivi un’idea di poesia ad alta vocazione comunicativa, l’importante è pubblicare per un editore, piccolo o grande non importa, che gli assicuri di superare la strozzatura (vero scilla e cariddi d’oggidì) della distribuzione.

Tu sei il direttore artistico de “La punta della lingua”, festival letterario giunto felicemente alla settima edizione , credo che uno dei segreti del successo sia dovuto al fatto che siate sempre riusciti a mantenere (oltre che l’alta qualità) anche un equilibrio tra poesia riconducibile a canoni più “classici” e poesia che sperimenta. Ragionando in termini di bellezza, potremmo dire che tradizione e rinnovamento siano destinati a incontrarsi, per forza, e più volte, lungo la strada?

La punta della lingua è la continuazione della mia poetica  con altri mezzi (evenemenzialI, in questo caso). Alto e basso, dotto e popolare, comico e tragico, tradizione e rinnovamento ci possono agevolmente convivere. L’importante è appunto la qualità per cui ho un criterio di selezione altamente scientifico: il mio (il nostro, perché non decido tutto da solo) proprio gusto. C’è inoltre un altro piccolo segreto etico: non cedere mai a logiche di convenienza, di scambismo, di reciproci favori o di etichetta istituzionale; il successo di un festival lo fa la soddisfazione del pubblico e il pubblico (che non è sciocco e non ama essere truffato) se sente puzza di autoreferenzialità e di logiche conventicolari se ne scappa (giustamente) a gambe levate e il lavoro (duro e pluriennale) di convincimento che la poesia non è il peggiore dei mali rischia di andarsene in fumo. Per quanto riguarda la necessità di fecondi e continui rapporti tra tradizione e sperimentazione, a parte la banale considerazione che tutti i grandi poeti sono stati (a modo loro e per il proprio tempo) degli sperimentatori, di più non posso dirti perché il discorso sarebbe troppo lungo e complesso. Posso dirti però come queste due estremità convivano nella mia, di poesia. Il mio rapporto con la tradizione è spesso di stampo parodistico, in un atteggiamento non dissimile da quello dello scolaro che per esorcizzare il grande fascino che subisce dalla sua compagna di scuola ne intinge le trecce nella boccetta dell’inchiostro. Per un procedimento di questo genere Guido Almansi e Guido Fink parlano di “falso consacrante”; a me piace parlare invece di “parodia amorosa”.

 

Una delle tue poesie che preferisco è Ultima prima al “Na Dubrovka (testo ispirato dalla strage del 23/10/2002 al teatro moscovita del titolo, quando alcuni terroristi ceceni presero in ostaggio gli spettatori). Mi piace moltissimo la maniera con cui hai raccontato in versi  l’episodio (tu stesso spieghi che il testo dovrebbe essere una lunga didascalia in versi all’immagine della giovane terrorista addormentata-morta in poltronissima), parto da questo testo (ma penso anche alla tua produzione poetica in generale) per chiederti, quanta fatica costa non essere banali?

Più che di originalità (che poi non è un valore di per sè) preferirei parlare, per me, di uso della facoltà immaginativa. Facoltà che mi sembra abbastanza atrofizzata tra tanti miei sodali, dediti ad un nevrotico e autofustigatorio autocontrollo. Già Leopardi, nello Zibaldone, metteva in guardia i suoi contemporanei sul rischio che si corre, in poesia, a non voler correre rischi, per cadere poi nella mediocrità (“in voli bassi”) di chi non osa alzarsi “con quella negligente e sicura e non curante e dirò pure ignorante franchezza” per paura “del biasimo e del ridicolo”. La fatica che costa oggi non essere banali è la fatica di sopportare la diffidenza di una cricca di pedanti controllori di un presunto gusto medio. Una fatica agevolmente sopportabile, dunque.   Del resto il concetto stesso di “gusto medio”, nell’assenza di lettori che affligge la poesia italiana degli ultimi anni, è già un assurdo. Viva i poeti pescati a pisciare in flagrante fuori dal vaso comunicante!   

Ci sono alcune foto in bianconero (anni settanta e anni ottanta) dove si vedono insieme: Porta, Raboni, Giudici, Sanguineti, Bertolucci, Zanzotto e altri grandissimi, fossi tu un fotografo oggi, chi includeresti nello scatto?

Sono un pessimo fotografo. Le mie istantanee riescono regolarmente sfocate o fuori quadro, quando mi ricordo di inserire il rullino. Comunque di quella generazione che indichi, volendo rimanere al bianco e nero, gli unici soggetti da mettere in posa, in quanto sopravvissuti, sarebbero Giampiero Neri, Nanni  Balestrini, Franco Loi , Nelo Risi e Emilio Isgrò (questo non lo conoscevi eh?). Nella generazione successiva, assai nutrita, mi sembrano particolarmente fotogenici Franco Buffoni, Umberto Fiori e Vivian Lamarque (magari anche Attilio Lolini, Pusterla, la Cavalli, il Benedetti di Umana Gloria, il Cucchi del Disperso, il penultimo Milo De Angelis,  il Villalta di Vanità della mente, sullo sfondo). Man mano che si scende di generazione in generazione i valori mi sembrano però assottigliarsi e divenire meno chiari. Sono d’accordo, purtroppo, con chi dice che c’è un progressivo deterioramento della qualità. Nella mia generazione metterei Andrea Inglese e Aldo Nove (sono nati lo stesso giorno dello stesso anno lo sapevi?), forse Fabio Franzin (quando scrive in dialetto) e Edoardo Zuccato, per salvaguardare le quote rosa, Elisa Biagini (fino a un certo punto della carriera) e l’appartatissima Giovanna Marmo. Ma ce ne sono anche altri, autori di singoli buoni libri. Se guardi i programmi delle 7 edizioni della punta della lingua ce li trovi. Ma già domani potrei cambiare idea. 5 anni fa t’avrei detto altri nomi.

Sapevo del compleanno in comunità dei due. Isgrò è un colpo basso, lo conosco ma da poco, quindi è  come se non lo conoscessi. Esistono ancora editori con lo spirito giusto, con la voglia di rischiare su un poeta giovane, solo perché bravo?

Pochi e misconosciuti. Ultimamente mi sembra che uno dei più coraggiosi, per gli esordienti, sia “Le voci della luna” ma, ahimè, ahinoi, ahitutti, i libri non li distribuisce.

Le Marche (o la Marca, come si dice lì)è una regione piena di poeti giovani e molto bravi, siete pronti all’invasione?

Stiamo preparando, con alcuni sodali “di marca”, un incontro sulla nuova poesia marchisciana. L’incontro si dovrebbe tenere in Umbria, che di nuove leve è singolarmente sprovvista. Il fine è annetterla senza troppi spargimenti di sangue. Abbiamo bisogno di spazio vitale per i nostri enjambements.

Quali sono per  te i film della vita, quelli ai quali ritorni spesso?

La domanda è irricevibile. Sono centinaia, almeno, e la classifica cambia continuamente. Comunque tanto per spararne qualcuno: Psyco, Sunset Boulevard, Dr. Strangelove, La dolce vita, Apocalypse now, Fargo, Goodfellas, La confessione, L’angelo sterminatore, L’uomo che amava le donne, M il mostro di Dusseldorf, Quarto potere, il Circo di Chaplin ETC ETC ETC. Dell’ultimissima stagione direi Miracolo a Le Havre di Kaurismaki (unico esempio esistente di irrealismo socialista) e l’iraniano Una Separazione. Mi piacciono meno registi mistico-pittorici o filosofico-estetizzanti, oggi molto quotati come Malick, Greenway, Wenders, Sokurov o Lynch.

Quali sono, invece, i poeti e gli scrittori che ti hanno ispirato, appassionato,  insegnato?

Uffffa, la domanda è triplice, oltretutto. Stiamo al gioco, te ne dico un po’ a casaccio, anzi a coppie: Dante e Bret Easton Ellis, Vonnegut e Cavalcanti, Kafka e Jacopone da Todi, Arnaut Daniel e Flaubert, Caproni e Celati, Palazzeschi e Fitzgerald, Aldo Nove e Scataglini, Volponi e Gregory Corso, Pasternak e Andrea Pazienza, Pagliarani e Enzesberger, Clemente Rebora e i Fall di Mark E. Smith, Corrado Costa e Freak Antoni, Gozzano e Lou Reed, Montale e Philip Dick, Poe e Rabelais, Lovecraft e Fenoglio, Raffaello Baldini e Brecht, Beckett e Sbarbaro, Carver e Camus, Catullo e Burroughs, Bulgakov e Antonio Rezza, Gombrowitz e Will Eisner, Gadda e G.Gioacchino Belli, Sanguineti e Mark Twain, Auden e Agota Kristof, Luigi Di Ruscio e T.S.Eliot, Cioran e Alan Moore,  Tony Harrison e Enzo Jannacci. Tiè.

Sopravvalutati: Philip Roth, Don De Lillo, Houellebeq e D.F.Wallace  

(Non sono d’accordo con le sopravvalutazioni De Lilliche e Foster Wallaciane, ma ti perdono.) Ritieni che le Antologie servano ancora  a qualcosa?

No, troppo voluminose per metterle sotto uno zampo del tavolo che non spiana bene. A parte la battuta il furore millenarista che ne ha prodotte diverse sul secondo novecento italiano ha dimostrato che rischiano di essere mappature perlomeno provvisorie. Un po’ come cercare di costruire un mappamondo alla vigilia della deriva dei continenti. La distanza temporale insufficiente impedisce uno sguardo critico sereno. Ad un lettore inesperto possono servire, anche molto, per farsi un’idea generale della situazione, ma per chi già ne sa un po’ di più rischiano di apparire come un messaggio in codice tra iniziati, una difesa corporativa, una resa di conti tra opposte fazioni o come un tentativo di familismo allargato. In qualcuna ci sono finito anch’io, anche se in realtà detengo il record del più citato, nelle prefazioni, tra gli esclusi: in Parola Plurale di Sossella in quanto sicura promessa ma con bibliografia ancora insufficiente, nell’ostuniano Poeti degli anni zero, invece, per un farraginoso ragionamento che si conclude con un “tanto non ne ha bisogno” o giù di lì.    

Si possono perdonare quelli che non hanno mai visto Portonovo?

Sì, basta che non lo facciano più. Errare è umano ma perseverare è davvero  troppo (umano).

(c) Gianni Montieri

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Nota biografica:

Luigi Socci è nato ad Ancona, dove vive, nel 1966.

Agente di commercio, versificatore part-time, performer confessional e (ri)animatore poetico non ha, come più volte ribadito, alcun legame di parentela con Antonio Socci. Ha scritto un centinaio di poesie circa. Alcune si possono leggere, volendolo, nella plaquette “Freddo da palco” (d’if, 2009) e nelle antologie “VIII Quaderno italiano di poesia contemporanea” (Marcos y Marcos, 2004) e “Samiszdat” (Castelvecchi, 2005). Ma anche in rete, in riviste o dove si preferisca. Alcune sono state tradotte in russo, spagnolo, inglese e serbocroato, altre no.

È direttore artistico, ad Ancona, del festival di poesia “La Punta della Lingua”.

La Punta della Lingua – Poesia Festival (programma)

 

 

Qui sotto il bellissimo programma della VI edizione del festival “La punta della lingua”

 

 

 

 

LA PUNTA DELLA LINGUA 2011

Poesia Festival VI edizione

Ancona e Parco del Conero 14-21 giugno

 

Direttore artistico Luigi Socci

Organizzazione Nie Wiem

Responsabile Valeri o Cuccaroni

 

Programma

 

martedì 14 giugno | ore 18.30

Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)

Le Marche della Poesia

Luigi Socci e Valerio Cuccaroni presentano:

Francesco Accattoli La neve nel bicchiere (Fara, 2011)

Davide Nota La rimozione (Sigismundus, 2011)

Gianni D’Elia Trentennio (Einaudi, 2010)

 

La Punta della Lingua continua la sua ricognizione della poesia marchigiana dando ospitalità alle sue voci più affermate e affiancandole a quelle più promettenti delle ultime generazioni.

 

mercoledì 15 giugno | ore 18.45

Parco Hotel La Fonte (Portonovo)

Le Marche della Poesia

Elisabetta Pigliapoco presenta:

Renata Morresi Cuore comune (Pequod, 2010)

Manuel Cohen Cartoline di Marca (Marte, 2010)

Umberto Piersanti L’albero delle nebbie (Einaudi, 2008)

Interventi musicali Fabrizio Alessandrini: hang

 

Tre poeti dal nostro territorio, un territorio fatto di campi, fabbriche e cantieri, monti, colline e spiagge, costellato di riserve naturali e parchi nazionali.

 

ore 20.30 Fortino Napoleonico (Portonovo)

Cena a buffet

 

ore 21.45 Fortino Napoleonico (Portonovo)

L’Italia a pezzi

Manuel Cohen presenta in anteprima tre poeti dell’antologia “L’Italia a pezzi” (Cattedrale, 2011).

Concerto per voci dialettali:

Dina Basso (catanese)

Fabio Maria Serpilli (anconetano)

Edoardo Zuccato (alto-milanese)

 

venerdì 17 giugno | ore 18.30

Auditorium Polveriera, Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)

Googlism, copia-incolla e poesie cercate

Montaggi e smontaggi testuali ai tempi di internet

Incontro con gli autori Marco Giovenale e Gherardo Bortolotti

 

Due tra i più “spericolati” sperimentatori della poesia italiana contemporanea discuteranno del rapporto tra prosa e poesia e delle ultime poetiche di montaggio internazionali, partendo dalle loro opere più recenti.

 

ore 21.30

Auditorium Polveriera, Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)

Thanx 4 nothing

Reading di John Giorno

 

John Giorno (New York, 1936) è uno dei più importanti poeti performer della seconda metà del XX secolo. Figura chiave nel rapporto tra la Beat Generation e la Pop Art, instancabile sperimentatore di nuovi linguaggi e ibridazioni tra letteratura, arti figurative e musica, ha pubblicato versi su scatole di fiammiferi, magliette, tendine da finestra e tavolette di cioccolata. Nel 1965 ha fondato l’etichetta discografico-letteraria Giorno poetry systems, mentre del 1984 è la fondazione dell’AIDS treatment project, che si occupa del sostegno ai sieropositivi e ai malati di AIDS.

Impressionante la lista delle sue amicizie e collaborazioni: William S. Burroughs, Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Patti Smith, Laurie Anderson, Philip Glass, Sonic Youth, Diamanda Galas, Keith Haring, Lydia Lunch, Allen Ginsberg…

Reading in inglese con sottotitoli in italiano. Testi espliciti.

 

sabato 18 giugno | ore 23.00

Monte Conero (Badìa di S.Pietro – Pian di Raggetti)

Escursione poetica con Franco Arminio

Interventi musicali Federico Occhiodoro: hang, tamburi a cornice

Loris Baccalà: hang

 

Una passeggiata notturna sui sentieri del Monte Conero, tra osservazione della natura e incisioni rupestri, in compagnia delle parole del poeta, narratore, regista e “paesologo” irpino Franco Arminio.

 In collaborazione con Forestalp

L’escursione è gratuita ma i posti limitati.

prenotazioni: Forestalp | tel. 071 9330066

 

domenica 19 giugno | ore 21.45

Chiesa di S. Maria (Portonovo)

Giovanni Lindo Ferretti Bella Gente d’Appennino

Giovanni Lindo Ferretti voce Ezio Bonicelli violino

 

La controversa voce delle storiche band Cccp, Csi e Pgr in una lettura ritmica, dallo spirito pasoliniano e anti-moderno, in consonanza con lo scenario di una delle più antiche chiese romaniche d’Europa.

 

lunedì 20 giugno | ore 18.30

Atelier Arco Amoroso (Ancona)

La poesia che si vede

Conversazione tra Luigi Socci e Sergio Garau con proiezioni a portata di mouse.

 

Tra poesie visive animate e scrittura collettiva 2.0, tra città virtuali di parole da percorrere in bicicletta e poesie-videogioco, una conversazione con Sergio Garau, performer digitale del collettivo Sparajurij Lab, con proiezioni di alcune delle più innovative opere di poesia digitale internazionale, dalla fine degli anni Cinquanta a oggi. E con un breve assaggio finale dal vivo della performance “I O game over”, già in tour per i festival di mezza Europa.

In collaborazione con Videodromo

 

ore 20.30 Parco Hotel La Fonte (Portonovo)

Cena a buffet

 

ore 22

Sala Chiesetta Hotel La Fonte (Portonovo)

Facebook Poetry 3a edizione

 

Decine di poeti in collegamento da tutta Italia (e non solo) daranno vita, ancora una volta, alla singolarissima disfida in rete della Facebook Poetry. Poche semplici regole: dati il primo, l’ultimo verso e una lunghezza massima di dieci, dato un limite temporale di 40 minuti, produrre un testo per l’occasione e postarlo sulla bacheca della Punta della Lingua. Al pubblico in sala (e a casa) verrà chiesto, oltre che di partecipare, anche di votare, il testo più riuscito. La Punta della Lingua è già su Facebook e cerca amici.

 

martedì 21 giugno | ore 18.45

Auditorium Polveriera, Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)

Non possiamo abituarci a morire

Per Luigi di Ruscio (Fermo 1930 – Oslo 2011) poeta, narratore e operaio

Letture di Ascanio Celestini

Intervengono Massimo Canalini, Angelo Ferracuti,

Mariano Guzzini e Giorgio Mangani

Coordina Valentina Conti

 

La Punta della Lingua rende omaggio al grande irregolare Luigi Di Ruscio, scomparso a Oslo il 23 febbraio di quest’anno, città nella quale era emigrato nel ’57 e dove aveva lavorato per 37 anni come operaio in una fabbrica di chiodi.

Un ricordo di uno dei più originali intellettuali marchigiani della seconda metà del Novecento nella memoria di amici, editori e compagni di strada.

Con ascolti di registrazioni inedite della viva voce del poeta.

In collaborazione con Edizioni Affinità Elettive

 

ore 21.30 Mole Vanvitelliana (Ancona)

Fabbrica

di e con Ascanio Celestini

 

Fabbrica è un racconto teatrale in forma di lettera, la storia di un capoforno alla fine della seconda guerra mondiale, raccontata da un operaio che viene assunto per sbaglio.

Questa replica di uno dei più bei lavori di Celestini è dedicata a Luigi Di Ruscio.

In collaborazione con Arci

 

Info:

http://www.lapuntadellalingua.it

lapuntadellalingua@niewiem.org

telefono 335 1099665