La casa degli scemi

Anna Maria Farabbi, da ‘La casa degli scemi’

sull’argine

mentre piscio nel fiume
ho la gioia della liberazione tra le gambe
una velocissima curva giallina lucente che schizza
suonando nel cerchio dell’acqua

io sono il signore della mia acqua
il signore del niente
che sperpera i suoi pesci i suoi morti i suoi maestri
mangiati e bevuti negli anni
per restituirli al fiume affinché mi concili alla foce

*

sto zitto e penso

a chi improvvisamente cade e si rompe
a chi serve un dio per paura di spaccare sé stesso conoscendosi
a chi come me apre la catena
e mette non per cristo ma per etica
la sua vita alla mano
di quelli che gli altri definiscono ultimi

* (altro…)