Journal of Italian Translation

Peppino Impastato – le poesie – 35 anni dopo

poesiedipeppinoimpastato

35 anni fa, il 9 maggio 1978, veniva trovato il corpo di Peppino Impastato. Anche quest’anno, come è già avvenuto in passato,  la redazione di Poetarum Silva intende ricordare Peppino Impastato attraverso alcune sue poesie, tradotte in inglese da Lara Santoro e Paul D’Agostino.

Lunga è la notte

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
né il canto del gallo,
né il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

The Night is Long

The night is long
and timeless.
And the sky, swollen with rain,
allows not the eyes
to see the stars.
The frigid wind will not
bring back the light,
nor the rooster’s song,
nor the baby’s cry.
The night is just too long,
and timeless,
infinite.

Sulla strada bagnata di pioggia

Sulla strada bagnata di pioggia
si riflette con grigio bagliore
la luce di una lampada stanca:
e tutt’attorno è silenzio.

On the Rain-soaked Street

On the rain-soaked street
grayishly glimmers the reflection of
the light of a tired lamp:
and all around is silence.

Passeggio per i campi

Passeggio per i campi
con il cuore sospeso
nel sole.
Il pensiero
avvolto a spirale,
ricerca il cuore
della nebbia.

I Pass Through The Fields

I pass through the fields with
my heart hung high in
the sun.
My thoughts,
spiraled together,
in search of the
heart of the fog.

I miei occhi

I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli.

My Eyes

My eyes lie
at the bottom of the sea
in the heart of the algae
and coral trees.

Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo

Peppino Impastato: tre poesie

Peppino Impastato:  tre poesie

Oggi, 8 maggio 2012, proponiamo tre delle otto poesie apparse nell’articolo Poems by  Peppino Impastato. Translated by Lara Santoro and Paul D’Agostino, nella rivista «Journal of Italian Translation» (Volume V, Number 2, Fall 2010,  110-119).

Amore Non Ne Avremo

Nubi di fiato rappreso
s’addensano sugli occhi
in uno stanco scorrere
di ombre e di ricordi:
una festa,
un frusciare di gonne,
uno sguardo,
due occhi di rugiada,
un sorriso,
un nome di donna:
Amore
Non
Ne
Avremo.

(p.114)

Love We Shall Not Have

Clouds of gathered breath
condense on the eyes
in a tired glimpse of
shadows and memories:
a party,
rustling skirts,
a glance,
two misty eyes,
a smile,
a woman’s name:
Amore
Non
Ne
Avremo

(p. 115)

 

Un mare di gente

Un mare di gente
a flutti disordinati
s’è riversato nelle piazze,
nelle strade e nei sobborghi.
È tutto un gran vociare
che gela il sangue,
come uno scricchiolio di ossa rotte.
Non si può volere e pensare
nel frastuono assordante;
nell’odore di calca
c’è aria di festa.

(p. 116)

A Sea of People

A sea of people
in irregular waves
poured into the streets,
the squares and the suburbs.
There is shouting all around
that chills my blood
like the creaking of broken bones.
One can neither want nor think
in the deafening noise;
there is excitement in the air
and in the smell of the crowd.

(p. 117)

 

E venne a noi un adolescente

E venne a noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labbra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
né fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.

(p. 118)

An Adolescent Boy

An adolescent boy came upon us
with clear eyes and full lips,
in the time of our worn-out youth,
consumed in town and in brothels.
He said not even a single word,
nor did he make any gesture:
his silence
and his immobility
opened a mortal wound
in our worn-out youth.
No one will avenge us:
our anguish has no witness.

(p. 119)

Sulle pagine di Poetarum Silva, il tema della traduzione come atto di mediazione insieme linguistica e culturale e come tappa significativa nella storia della ricezione di una voce poetica è stato affrontato di frequente. Anche per mostrare un esempio di mediazione culturale ci sembra utile, dunque, riportare qui sia  la Nota biografica su Peppino Impastato, sia le Note alla traduzione, compilate rispettivamente da  Lara Santoro e Paul D’Agostino per una rivista internazionale, dedicata, come ricorda il curatore Luigi Bonaffini in apertura di ogni numero, alla diffusione di traduzioni di opere letterarie da e in tre direzioni: italiano, inglese, dialetti italiani.

Nota biografica sull’autore
di Lara Santoro

Peppino Impastato non era un poeta. Nato nel 1948 in una famiglia mafiosa di Cinisi, in Sicilia, sin da giovanissimo si oppose  al padre e s’impegnò in un’instancabile attività politica e culturale contro la mafia. A diciassette anni fondò il giornale L’Idea Socialista e nel 1975 il circolo Musica e Cultura che promuoveva iniziative culturali e musicali. L’anno seguente creò Radio Aut, una radio libera che trasmetteva radiogiornali di controinformazione e dalle cui frequenze Peppino lanciava continue denunce alle attività della mafia locale, spesso sotto forma di trasmissioni satiriche (seguitissime, ad esempio, su Onda Pazza, le sue parodie dell’Inferno dantesco). Diventato personaggio scomodo alla mafia dopo la sua candidatura alle elezioni politiche del 1978, Peppino fu assassinato la notte dell’8 maggio con una carica di tritolo. Aveva solo trent’anni.
Peppino Impastato non era dunque un poeta. Militante politico, giornalista, attivista antimafia e speaker radiofonico, si batté per l’affermazione della legalità e della giustizia in una Sicilia soggiogata dal potere della mafia. La sua vita e il suo martirio politico sono ricordati nel film I Cento Passi (2000) di Marco Tullio Giordana, che ha tracciato un ritratto intenso di Peppino, facendolo conoscere per la prima volta al grande pubblico.
Eppure, Peppino Impastato era  anche un poeta. Giovane di profonda cultura, dotato di un animo sensibile e tormentato, Peppino scrisse, poco più che ventenne, quattordici poesie, “frutto di una vocazione poetica autentica e pudicamente segreta” (U. Santino).
Ritrovate fra i pochi fogli scampati alle perquisizioni dei carabinieri dopo la sua morte, queste poesie sono state pubblicate una prima volta nel 1990 da Ila Palma, con un’introduzione di Aurelio Grimaldi (questo libretto è ormai introvabile). Nel 2002 sono state riproposte da Umberto Santino nel volume  Lunga è la notte. Poesie, Scritti, Documenti, a cura del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo. Un terzo volume è uscito nel 2008 per la casa editrice Navarra con il titolo Amore Non Ne Avremo. Poesie e Immagini di Peppino Impastato, curato dagli amici e compagni Salvo Vitale e Guido Orlando. (pp. 110-111)

Note alle Traduzioni
di Paul D’Agostino

Queste traduzioni di alcuni testi poetici di Peppino Impastato, una figura sicuramente molto più nota per le proprie attività di martire sociopolitico che non per quelle di poeta, sono state frutto di una collaborazione piacevole e, vogliamo sperare, di qualche  efficacia fra me e Lara Santoro. Ricercatrice e lettrice con interessi letterari larghi e profondi, e catalizzatrice di questo nostro lavoro collaborativo, Lara mi ha suggerito di leggere le poesie di Impastato, le quali erano state pubblicate in italiano ma mai tradotte – e le quali io, ignorante che sono, non sapevo neanche che esistessero. L’idea mi è subito piaciuta, e le poesie pure, e quindi ci toccava soltanto di scegliere, dividere e tradurre otto testi dai soli quattordici che ci sono. […]Esistono, comunque, e qui per voi, questi nostri tentativi di traduzione di otto testi poetici di Peppino Impastato. Di questo siamo sicuri. Quanto alle nostre insicurezze, ci domandavamo più volte su come rendere sia poeticamente che letteralmente (e davvero letteralmente) la serie di maiuscole nel testo “Amore Non Ne Avremo,” perché il “nome di una donna” cui si riferisce il testo, Anna, viene rivelato, se non sottolineato, nei seguenti versi. Trasformando questi versi in inglese, e tentando di mantenere il nome Anna, eravamo arrivati al brutto risultato – ed ammetto che questo è stato un mio tentativo un po’ sciocco, ma divertente – di “After this / Night, / Never ours, / A love,” per “Amore / Non / Ne / Avremo.” Non volendo lasciare la conclusione di un testo così fluido in forma inutilmente stonata, abbiamo deciso invece di mantenere gli originali quattro versi finali e tradurli solo nel titolo del testo in inglese, cioè “Love We Shall Not Have.” […] pp. 111-112

Qui Natàlia Castaldi ha proposto alcune poesie di Peppino Impastato.

Tra le righe #1: William Carlos Williams

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman[i]

Tra le righe” si propone di affiancare traduzioni di testi poetici. Presentiamo qui le traduzioni di Cristina Campo e di Luigi Bonaffini di The Widow’s Lament in Springtime di William Carlos Williams.

The Widow’s Lament in Springtime

Sorrow is my own yard
where the new grass
flames as it has flamed
often before but not
with the cold fire
that closes round me this year.
Thirtyfive years
I lived with my husband.
The plumtree is white today
with masses of flowers.
Masses of flowers
load the cherry branches
and color some bushes
yellow and some red
but the grief in my heart
is stronger than they
for though they were my joy
formerly, today I notice them
and turn away forgetting.
Today my son told me
that in the meadows,
at the edge of the heavy woods
in the distance, he saw
trees of white flowers.
I feel that I would like
to go there
and fall into those flowers
and sink into the marsh near them.

(da The Collected Poems of William Carlos Williams, Volume I, 1909-1939, a cura di Christopher MacGowan. Copyright 1938, 1944, 1945 William Carlos Williams).

 

Lamento della vedova a primavera

La pena è il mio recinto.
L’erba nuova fiammeggia
là come ha spesso
fiammeggiato, ma non
del fuoco freddo
che quest’anno mi cinge.
Trentacinque anni
vissi con mio marito.
Oggi il susino è bianco
di fiori a cumuli
e cumuli di fiori
pesano sui rami del ciliegio,
colorano cespugli
di giallo, altri di rosso.
Ma è più forte la pena nel mio cuore:
furono la mia gioia
di un tempo, oggi li noto,
poi mi volto e li scordo.
Oggi mio figlio mi ha detto
che per i prati, agli orli
dei grevi  boschi,
di lontano ha veduto
bianchi alberi in fiore.
Io sento che vorrei
raggiungerli, cadere
in quei fiori, affondare
nella vicina palude.

(traduzione di Cristina Campo, in: La tigre assenza, Adelphi, Milano 1991, p. 127)

 

Il lamento della vedova in primavera

Il dolore è il mio proprio giardino
dove l’erba nuova
fiammeggia come ha fiammeggiato
spesso prima ma non
con il freddo fuoco
che mi circonda quest’anno.
Per trentacinque anni
sono vissuta con mio marito.
Il susino è bianco oggi
con mucchi di fiori.
Mucchi di fiori
caricano i rami del ciliegio
e colorano di giallo alcuni cespugli
e altri di rosso
ma il dolore nel mio cuore
è più forte di loro
perché sebbene fossero la mia gioia
un tempo, oggi li vedo
e mi volto dimentica.
Oggi mio figlio mi ha detto
che nei prati,
al limite dei densi boschi
in lontananza, ha visto alberi
dai fiori bianchi.
Sento che mi piacerebbe
Andare lì
e cadere in quei fiori
e sprofondare nella palude lì vicino.

(traduzione di Luigi Bonaffini, in: Journal of Italian Translation, Volume I, Number I, Spring 2010, p. 239)

 

William Carlos Williams (1883-1963) ha pubblicato molte raccolte di poesia, quattro romanzi, diversi volumi di racconti, alcune opere teatrali, un’autobiografia e moltissimi saggi e recensioni, pur dedicandosi a tempo pieno alla sua professione di medico. Fu un sostenitore convinto di riviste letterarie piccole e indipendenti. Enfasi sui dettagli vividi (il suo motto era: “Non ci sono idee se non nelle cose”) e dedizione completa ai ritmi e ai suoni dell’idioma nordamericano: questi tratti della sua poesia hanno esercitato un’influenza fortissima su parecchie generazioni di poeti. La sua ultima raccolta di poesie, Pictures from Brueghel (Quadri da Brueghel, 1962) ha ottenuto il riconoscimento prestigioso del Premio Pulitzer, poco dopo la sua morte.

Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini (1923-1977), ha pubblicato in vita Fiaba e mistero (1962) e Il flauto e il tappeto (1971), traduzioni e saggi. Tra questi ultimi vanno menzionate le introduzioni alle versioni poetiche, in particolare a quelle da John Donne (introduzione a Poesie amorose e teologiche, a cura di Cristina Campo, Einaudi, Torino 1971) e William Carlos Williams (Introduzione a Poesie di William Carlos Williams, tradotte e presentate da Cristina Campo e Vittorio Sereni, Einaudi, Torino 1961). Di Cristina Campo Adelphi ha pubblicato due volumi di saggi, Gli imperdonabili (1987) e Sotto falso nome (1998), il volume di poesie e traduzioni poetiche La Tigre Assenza (1991), le Lettere a Mita (1999) e le Lettere a Leone Traverso (1953-1967) nel volume Caro Bul (2007).

Luigi Bonaffini è docente di lingua e letteratura italiana al Brooklyn College di New York. Oltre che di letteratura Italiana contemporanea, si occupa di poesia dialettale, di traduzione e di letteratura della diaspora. Ha tradotto libri di diversi poeti in italiano e in dialetto, tra cui Dino Campana, Mario Luzi, Vittorio Sereni, Giose Rimanelli, Giuseppe Jovine, Achille Serrao, Albino Pierro, Cesare Ruffato, Pier Paolo Pasolini, Attilio Bertolucci. Ha curato cinque antologie trilingue di poesia dialettale. Di prossima pubblicazione è un’antologia bilingue della poesia italiana della diaspora (Fordham University Press). Dirige la rivista Journal of Italian Translation  www.jitonline.org.


[i] Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.