John Ash

James Schuyler – L’appartamento buio

James Schuyler (1923 – 1991), nato a Chicago, visse due anni a Ischia lavorando come segretario di W.H. Auden prima di trasferirsi a New York dove, a un party, conobbe John Ashbery e Frank O’Hara. I momenti migliori per la sua poesia furono quelli a cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta. Nel 1980 vince il Premio Pulitzer con “The Morning of the Poem”.

James Schuyler

 

 
 
The Dark Apartment

 

Coming from the deli
a block away today I
saw the UN building
shine and in all the
months and years I’ve
lived in this apartment
I took so you and I
would have a place to
meet I never noticed
that it was in my view.

I remember very well
the morning I walked in
and found you in bed
with X. He dressed
and left. You dressed
too. Isaid, “Stay
five minutes.”You
did. You said, “That’s
the way it is. “It
was not much of a surprise.

Then X got on speed
and ripped off an
antique chest and an
air conditioner, etc.
After he was gone and
you had changed the
Segal lock, I asked you
on the phone, “Can’t
you be content with
your wife and me?” “I’m
not built that way, “
you said. No surprise.

Now, without saying
why, you’ve let me go.
You don’t return my
calls, who used to call
me almost every evening
when I lived in the coun-
try. “Hasn’t he told you
why?” “No, and I doubt he
ever will.” Goodbye. It’s
mysterious and frustrating.

How I wish you would come
back! I could tell
you how, when I lived
on East 49th, first
with Frank and then with John,
we had a lovely view of
the UN building and the
Beekman Towers. They were
Not my lovers, though.
You were. You said so.

 

 

L’appartamento buio

Venendo dal negozio di alimentari
a un isolato da qui oggi ho
visto il palazzo dell’ONU
brillare e in tutti i
mesi e gli anni che ho
vissuto in questo appartamento
che ho preso in modo che tu ed io
avessimo un posto per
vederci non ho mai notato
che fosse alla mia vista.

Ricordo benissimo
la mattina che sono entrato
e ti ho trovato a letto
con X. Si è rivestito
e se ne è uscito. Ti sei vestito
anche tu. Ho detto, “Resta
cinque minuti.” Tu
sei rimasto. Hai detto, “È
così.” Non
fu una gran sorpresa.

Poi X si è fatto di speed
e ha rotto una
cassapanca antica e un
condizionatore, ecc.
Dopo che se ne fu andato e
tu hai cambiato la
serratura Segal, ti ho cercato
al telefono, “Non puoi
accontentarti di
tua moglie e di me?” “Non
sono fatto a quel modo, “
hai detto. Nessuna sorpresa.

Adesso, senza dire
perché, mi hai lasciato andare.
Non mi richiami,
tu che mi chiamavi
quasi ogni sera
quando abitavo in cam-
pagna. “Lui non ti ha detto
perché?” ”No, e dubito che
lo farà.” Addio. È
misterioso e frustrante.

Come vorrei che tu tornassi
indietro! Saprei dirti
come, quando stavo
sulla 49esima strada Est, prima
con Frank e poi con
John,
avevamo una piacevole vista del
palazzo dell’ONU e delle
Beekman Towers. Sebbene non fossero
miei amanti.
Ma tu si. Mi dicevi così.

(Traduzione di Giovanni Catalano)

John Ash – A cominciare dalle nuvole

John Ash (1948- ) è un poeta inglese, nato a Manchester. Quando poi si è trasferito in America è presto entrato in contatto con la scuola di New York (John Ashbery è quasi un suo omonimo). Hanno detto di lui: “John Ash could be the best English poet of his generation. Yet somehow it seems inappropriate to play the old ratings game with him. Ash lives as an expatriate in Istanbul, a vantage point from which the machinations of ‘po-biz’ must seem very far away. And that distance isn’t merely a geographical fact but a condition of his work (P. Campion)“.

John Ash

John Ash

Starting from Clouds

In what sense can be said to ‘gather’ –
isn’t it more a question of them advancing
over the landscape, ironing-out differences in the light?

They ought to resemble a very grandiose
kind of public building –
Piranesian, for example:
the Palais de Justice, Bruxelles.
*

A munitions factory in the rain
jets of steam rising from the steel plant
visible beyond the contaminated marsh

a din of sirens:
civilians are being evacuated –
say, 60,000 of them
in a calm orchestrated manner.

The sky is clear –
for the moment.
*

A landscape of broken dice, ice-floes…
The city is being carried away by its river.

From the tower of the Exhibition Centre
the coin-operated telescope
reveals a scene of square-jawed actors
conversing with exiled dictators.

Diamonds and blue-prints spill
from instrument cases: the whole
is subject to a rigid geometry.
*

The hospital for tropical diseases
is closed by strikes. A gull dips
at the splash of a gun dropped in the river.
*

The clouds mass into the fierce head
of a political theorist above the cold bay water

from the shape of their mouths
we know the drowned negroes have raised their voices.
*

The tourists are astonished to find themselves
standing on the open hand of liberty
as the rain slants in towards them

from the empty houses and the snarled highway,
the bridge that might as well be inverted
for the good it does: the irises

of their camera shutters
open.
*
 
from the classical
façade of the disused factory
issues a nauseating, sweetish

smell: the dead cannot be buried here
and a hedge of a barbed-wire surrounds them.

It is a place where once the taxi-driver
has dropped you
he will not wait.

 

 

A cominciare dalle Nuvole

In che senso si può dire che siano “in arrivo” –
non è più una questione che riguarda il loro passare
sulle pieghe del paesaggio, appianando le differenze nella luce?

Dovrebbero somigliare a una specie
di grandiosa costruzione pubblica –
piranesiana, per esempio:
il Palais de Justice, a Bruxelles.
*

Una fabbrica di munizioni nella pioggia
getti di vapore dall’acciaieria
visibili al di là della palude contaminata

un lungo fischio di sirene:
i civili saranno evacuati –
diciamo, 60.000 di loro
con calma, secondo un piano.

Il cielo è chiaro –
al momento.
*

Un paesaggio di dadi rotti, banchise…
La città verrà portata via dal suo fiume.

Dalla torre del Centro Esibizioni
il telescopio a gettoni
rivela una scena di attori dalla mascella quadrata
che conversano con i dittatori in esilio.

Diamanti e stampe blu fuoriescono
dalle custodie degli strumenti: il tutto
è soggetto a una rigida geometria.
 
*

L’ospedale per le malattie tropicali
è chiuso per sciopero. Un gabbiano vola
tra gli schizzi d’una pistola caduta nel fiume.
*

Le nuvole si ammassano nella testa feroce
d’un teorizzatore politico sull’acqua fredda della baia

dalla forma delle loro bocche
sappiamo che i negri annegati hanno alzato la voce.
*

I turisti si stupiscono nel ritrovarsi
in piedi sulla mano aperta della libertà
mentre la pioggia s’abbatte obliqua verso di loro

dalle case vuote e le autostrade prese d’assalto,
il ponte che potrebbe anche essere invertito
per il bene che fa: il diaframma

delle loro macchine fotografiche
si apre.
*

Dalla classica
facciata della fabbrica in disuso
viene un odore dolciastro,

nauseante: i morti non possono essere sepolti qui
e li circonda una siepe di filo spinato.

È un posto in cui il tassista
dopo averti fatto scendere
non aspetterà.

(Traduzione di Giovanni Catalano)