Interioranna

Gianni Ruscio, Interioranna

 

Gianni Ruscio, Interioranna, prefazione di Gabriella Montanari, Algra Editore 2017

L’attesa di una vita che si va formando sembra rinvigorire ogni volta la promessa di “fare nuove tutte le cose”. In Interioranna di Gianni Ruscio questo “tempo propizio dell’attesa” diventa viaggio nel grembo di Anna, compagna musa e madre.
Il corpo si rivela come antenna, allora: «Orientiamo l’antenna./ Il nostro corpo, l’antenna». Come già anticipato dal titolo della prima delle cinque sezioni che compongono Interioranna, Verso noi come corpo, il viaggio all’interno di un corpo che accoglie, che trasforma e si trasforma (Viaggio al termine della donna,  lo definisce Gabriella Montanari nella prefazione), è occasione comune, multipla e moltiplicata, per “riscoprire radici”, ridefinire i confini, riaprire a nuove possibilità il canto dell’amore e dello stupore, il concerto di logos e physis.
L’esplorazione si unisce così all’estasi e da questa unione, che passa, come per la nascita, per contrazioni e travaglio – i titoli delle sezioni, Verso noi come corpo, Crisalide di un uomo, Prima del nulla, la musica, Si dia inizio alla dolcissima detonazione, Logos siamo a te,  anime nude, lo dimostrano – si sprigionano nuovi quesiti («Chissà/ se ci mostrerai l’alchimia»), nuovo slancio («per rinvigorire/ i naviganti»), nuovi vertiginosi e fecondi ossimori: «Profondità della luce/ incommensurabile buio totale». (Anna Maria Curci)

 

Se respirate, da questi
polmoni, uscirà
neve e sogno.
Rumore
miserabile e solenne, permea
e devasta, ricostruiscici sublimi.

 

 

Corpo s’è fatto coperta
tanto non cresciamo più.
Corpo s’è fatto
vestito
per il corpo
fragile dell’altro.
Siamo cresciuti
dentro lo spirito,
corpi insieme, corpi di fiaba.

 

 

Il nostro fiato in questo verbo?
Infiniti mondi,
insenature da scolpire.

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