indie

Raffaele Calvanese, intervista ai Blindur

foto di Gigi Reccia – Blindur

INTERVISTA BLINDUR

Siamo realisti, esigiamo l’impossibile.

Le interviste non sono tutte uguali, lo dico subito per pagare dazio alla quota di banalità da scrivere in un pezzo. Detto ciò quella con Blindur è stata tutt’altro che un’intervista. Pronti, via abbiamo deciso di farla al Pub vicino al loro studio di registrazione che è anche il loro quartier generale, intorno alle sei del pomeriggio, in perfetto stile british. Con un paio di birre ed una Spezi (ebbene si, Michelangelo è quasi astemio) le parole sono venute più facili, nonostante una colonna sonora tambureggiante sparata a volumi disdicevoli. Il resoconto di quasi tre ore di chiacchiere, dopo lunghi e sanguinosi tagli alla sbobinatura è il seguente, tra anticipazioni sul futuro prossimo, gli sms di Damien Rice ed il centro sociale della musica indie italiana che è la loro etichetta.

Recentemente ho letto un articolo sulla sparizione della musica dai dischi. Si prendevano ad esempio il singolo ed il disco in cima alle classifiche e si notava come la musica trova sempre meno spazio. Musica intesa come elaborazione sonora priva di parole, come sperimentazione e suono senza bisogno di essere sovraccaricato di effetti e parole. La musica e i musicisti stanno perdendo la guerra contro i fenomeni da classifica?

Massimo: Dovremmo sempre dividere il mondo del pop (parte a bomba la musica con un live degli U2) da quello del rock che vive di una serie di stereotipi come l’assolo del chitarrista, che pur se non è sui dischi c’è comunque dal vivo. Per il resto c’è una paura generalizzata di perdere l’attenzione dell’ascoltatore. Si ha paura che indugiando qualche minuto in più nel suonare e non parlando, si possa perdere l’attenzione del pubblico; come se suonare non significasse comunicare.
È peggiorato il pubblico allora? Non lo so, ma di sicuro noi che stiamo sul palco ci siamo adeguati a questo abbassamento del livello di attenzione piuttosto che combatterlo. È sempre una scelta di campo, un discorso applicabile a tutti gli ambiti della società. Si tratta di voler costruire un’alternativa, come le piccole sacche di resistenza tipo la musica new-classic ad esempio. Sono stato giusto ieri ad ascoltare Jessica Moss, una violinista canadese molto sperimentale, le sue cinquanta persone le ha fatte, con biglietto all’entrata. Queste sono le cose che ti fanno capire come si possa reagire alla tendenza ad appiattirsi, un’alternativa c’è sempre e sempre si può trovare una strada per dire qualcosa in modo diverso provando ad alzare l’asticella.

Michelangelo: a mio parere in alcuni casi cercare da parte dell’ascoltatore i famosi dischi di qualità è una presa di posizione sterile, quasi una posa da dover assumere. Certo, ben vengano queste pose.
Forse alla fin fine è una questione di corsi e ricorsi, se ci pensiamo un attimo gli anni ’70 col prog e le sue sperimentazioni sono stati spazzati via dal punk, gli anni ’80 hanno segnato un ritorno alla musica che è stata a sua volta resettata dal grunge.
Forse il punto vero è che oggi molto del successo di un artista o di una canzone non viene dalla musica o dal testo in quanto tale ma da una preponderante componente “altra”.

Ottimo gancio per passare alla domanda successiva, immancabile, sui social: sono nostri amici o no? I social sono amici della musica?

Come si diceva prima, al netto del fatto che i social sono una cosa nuova ed in quanto nuova ha dinamiche che non abbiamo ancora imparato tutti a maneggiare bene. Forse oggi abbiamo il problema di essere troppo dentro a questa situazione. Magari guardandoci da fuori, con calma tra qualche anno potremo serenamente dire che non sta succedendo nulla di speciale, in riferimento a molta della musica che viene fuori dai social. Attenzione, per noi i social sono fondamentali, molto di quello che abbiamo fatto come band è avvenuto grazie ai social, dalle date al contatto con chi ci segue.
Tutto ciò che è immateriale va trattato con cautela, anche la musica digitale è così. Io (Massimo, ma anche Michelangelo la pensa così, ndr) non amo la musica digitale, amo i dischi, amo sentirla tra le mani. Ti faccio un esempio, una delle mie band preferite in assoluto  sono i Fairport Convention. Quando ho comprato il loro primo disco ho pensato per un sacco di tempo di aver buttato quindici euro, anzi dollari perché lo comprai a Boston. A un anno di distanza quello stesso disco è stato una completa illuminazione, era cambiato tutto, ho apprezzato ogni cosa. Forse con un file mp3 non ci sarei più tornato su quell’album che poi è stato tra quelli che mi ha cambiato la vita.

Cosa significa per voi sentire?

Michelangelo: Bella domanda, non è facile rispondere su due piedi, probabilmente per me sentire vuol dire essere trapassati da qualcosa. Ne parlavo con Sebastiano Esposito a proposito di cos’è per me la musica. Come una ragazza di cui sei innamorato alla follia, una di quelle che ti fa star bene ma anche soffrire tantissimo, ma poi quando sei con lei e magari ci fai l’amore ti fa dimenticare tutto. Sentire è questo per me, è incontrare una di quelle cose che ti cambia in qualche modo.

Massimo: per me sentire ha a che fare con l’interiorizzazione. Quando interiorizzi un’esperienza, a quel punto senti. Ad esempio se tu ascolti una canzone che ti emoziona e ti riporta a qualche altra esperienza, quando si sprigiona quel potere evocativo, in quel momento stai sentendo davvero.
La stessa differenza tra Listen e Feel.
Ormai lo standard qualitativo della musica, tecnicamente parlando, è molto aumentato, a differenza di molti dischi del passato tra cui varie pietre miliari, è l’attitudine che ti fa davvero la differenza tra un buon ascolto e sentire. È l’attitudine che ha salvato il pessimo missaggio dei dischi dei Ramones o la chitarra scordata di Dylan in Blowin’ in the wind.

A questo punto, se si parla di produzione musicale la domanda nasce spontanea, che male ci ha fatto, o meglio, che abbiamo fatto di male per meritarci l’autotune?

Massimo: Gabry Ponte, è partito tutto da lì. Ad esempio c’è Michelangelo che ce l’ha a morte con il Chorus, lo odia. Io invece non la penso per nulla così, prendi The Edge, è un maestro ad usarlo (ci soffermiamo a commentare Elevation che intanto va a tutto volume all’interno del locale).
Anche Jessica Moss con le sue pedaliere aumentava l’esperienza percepita del suo violino. È una questione di come si gestisce una tendenza o una moda, e di come la interpreti.
Planetarium di Sufjian Stevens è registrato interamente con un autotune esagerato, lo stesso che si usa nei dischi rap e non ho mai sentito nessuno lamentarsi dell’uso che ne ha fatto. Come per la domanda precedente il vero grande solco lo traccia l’attitudine dell’artista, è quella che fa la differenza a prescindere dagli effetti o dagli strumenti usati per la realizzazione di un album.

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A DAY IN THE LIFE – John Lennon Revisited

A DAY IN THE LIFE – John Lennon Revisited

Una compilation di artisti pavesi per ricordare John Lennon.

mer.8 - gio.9 - ven.10 dicembre 2010

PRESENTAZIONE UFFICIALE.

Una produzione Downtown Studios e Martiné Recs.

c/o SPAZIOMUSICA

via Faruffini 5 – Pavia

http://www.spaziomusicapavia.it

info: 320.0629556

Apertura porte alle 21.15.

Inizio concerti alle 22.00.

L’ordine delle band è indicativo, non rappresenta la scaletta della serata.

A DAY IN THE LIFE – John Lennon Revisited è una compilation, un doppio CD, realizzata presso lo studio di registrazione Downtown Studio di Pavia con la partecipazione di gruppi e singoli artisti della provincia di Pavia che non siano coverband.

Al suo interno trovate 24 brani del repertorio di John Lennon e dei Beatles scelti dagli artisti coinvolti e riarrangiati secondo il proprio gusto e stile personali, senza nessun vincolo artistico imposto.

L’idea del nome, A DAY IN THE LIFE‚ dall’ultima traccia di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967), definisce la modalità di produzione della compilation: ogni artista ha avuto a disposizione una giornata di studio per le registrazioni del proprio brano. Il risultato è variegato. Una canzone più bella dell’altra!

Dopo 6 mesi di produzione, ci ritroviamo infine per 3 serate a celebrare l’uomo e l’artista John Lennon: seminale compositore ed interprete di canzoni storiche, ma anche fervente attivista per i diritti civili e promotore dell’impegno sociale.

Partecipano i gruppi protagonisti della compilation, proponendo dal vivo le cover scelte per il disco e propri brani originali, in un’atmosfera di festa:

John Lennon è l’ispirazione, la SCENA MUSICALE PAVESE è la vera protagonista!

Durante le serate sarà possibile acquistare il Doppio CD al prezzo di 15€.

Per maggiori informazioni visitate il sito:

http://www.downtownstudios.it

Responsabile di produzione, Downtown Studios:

GUIDO TRONCONI cell: 347.0629279

Mercoledì 8 dicembre:

ULTIMA & SILVIO NEGRONI

http://www.ultimaband.it

FUNGUS

http://www.myspace.com/fungus1900

MASSARONI PIANOFORTI

http://www.myspace.com/massaronipianoforti

MORNING TELEFILM

http://morningtelefilm.tumblr.com

S.E.N.S.

http://www.myspace.com/sentierierranti

KOAN

http://www.myspace.com/koanpavia

FLOW

http://www.myspace.com/followtheflow

ICEBERG

http://www.myspace.com/iceberglofi

presenta FURIO SOLLAZZI (autore di ROCK AROUND PAVIA)

Giovedì 9 dicembre:

MANDOLIN BROTHERS

http://www.mandolinbrothersband.com

MAURIZIO “GNOLA” GLIELMO

http://www.gnolabluesband.com

SOUTHLANDS

http://www.southlands.eu

GREEN LIKE JULY

http://www.greenlikejuly.com

NEWS FOR LULU

http://www.newsforlulu.com

EMILY PLAYS

http://www.myspace.com/emiliplays

ULTRAVIOLET MAKES ME SICK

http://www.myspace.com/ultravioletmakesmesick

MACADAM

http://www.myspace.com/macadammusica

presenta MARCO DENTI (giornalista del BUSCADERO)

Venerdì 10 dicembre:

LOWLANDS

http://www.lowlandsband.com/

GIUSEPPE NOVELLI

http://www.myspace.com/giuseppenovelli

STEPHANE TV

http://www.myspace.com/stephanetvband

JAH LOVE

http://www.jahlove.it/

BOSOMU

http://www.myspace.com/bosomu

ELISABETTA CITTERIO

http://www.myspace.com/elisabettacitterio

DIATONIC ORCHESTRA

http://www.myspace.com/robertoaglieri

FRANCESCO MONTESANTI

http://www.myspace.com/francescomontesanti

presenta EZIO GUAITAMACCHI (giornalista, autore di LIFEGATE e direttore di JAM)