Il pianto dell’aragosta

Il pianto dell’aragosta di Marco Simonelli

Il pianto dell'aragosta Marco Simonelli

 

L’aragosta va bollita viva.
Stordita dall’ossigeno boccheggia
Sul marmo di cucina.

Oscillano le antenne e dalla cappa
La luce la proietta in ombre lunghe,
due lance un tempo organi

di senso e di difesa.
Teoricamente si può anche
ucciderla con una coltellata:

assesti un colpo secco,
la  lama deve entrare nella testa,
però bisogna essere precisi

è facile che soffra anche di più.
Si dice che al contatto con la morte
emetta un grido, strilli,

un pianto disperato disperato, stile supplica.
Ma si tratta solamente del vapore,
che schizza, fuoco fatuo

tra polpa e carapace.

.

Con Il pianto dell’aragosta, Edizioni d’if (2015), Marco Simonelli arriva a una piena e completa maturità espressiva, che consiste in un equilibrio tra la forma poetica e ciò che essa intende dire. In questo libro l’immaginario che definisce e ossessiona la voce di Simonelli trova un suo assetto definitivo e maturo, in cui la matrice pop che ha caratterizzato la sua scrittura, pur rimanendo coerente con la sua impostazione e con la sua ispirazione originaria, diventa qualcosa di più penetrante e complesso. Lo sguardo si fa più ampio, abbraccia, con toni e sfumature diverse, nei dettagli, negli sguardi, nei non detti, nei dialoghi accennati, nei gesti minimi l’intera commedia umana della vita. Nelle più o meno lunghe ballate di quest’opera il verso si distende in un andamento piano, apparentemente discorsivo e conciliate, in cui il dettato poetico non rinuncia a una rielaborazione originale della tradizione che è presente nella versificazione e nella stessa prosodia, con un uso dell’aggettivazione alto, spesso con un posizionamento non da parlato comune. La voce si distende in una cantabilità tenue che si fa tutt’uno con una leggibilità quasi da narrativa, che incatena il lettore e lo porta con sé alla conclusione della poesia, storia, microstoria, situazione, quadro che in essa si mostra, in attesa di una minima rivelazione.
Nella poesia di Simonelli non ci sono le grandi verità che si rivelano, ma microepifanie per lo più dal carattere negativo e raggelante. La vita è vista nella sua apparente normalità, noia, vuoto ripetersi di situazioni ed eventi, tra riti stanchi di feste estive, convivenze alla fine, in crisi o che hanno perso il loro slancio. In Simonelli vi è uno sguardo raggelato da short story americana, ma con una coloritura tipicamente nostrana, il suo dettato rende in forma poetica quel retrogusto agro, amaro della migliore commedia cinematografica all’italiana: il lato oscuro, mai troppo nascosto, della provincia italiana con i suoi antichi  e moderni tic, con i suoi desideri, magari espressi da un refrain da canzonetta estiva, contraddittori e vani.
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