Il filo dell’orizzonte

“Tabucchi: tanti in uno”. Nota di lettura di Renzo Favaron

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“Tabucchi: tanti in uno”
(Il filo dell’orizzonte: una storia che ha come termine l’infinito)
di Renzo Favaron

In una visione che potrebbe sembrare peregrina, dettata da una confidenza eccessiva con un secolo di letteratura che non si è risparmiato nel mostrare le cuciture nascoste e i tessuti lacerati dell’uomo e del mondo (colti in quella operazione che consiste nel rovesciare la superficie esteriore della loro abituale veste), Tabucchi appare scrittore d’invenzione e di finzione. Egli è bravo fino al punto di farci credere inventata la realtà che obiettivamente vede.
A ben guardare, come nel cinema, così Tabucchi traspone sul piano della finzione aspetti che sono poi corrispondenti con nuclei di verità profonda ravvisabili oggettivamente nei sotterranei dell’io: calando lo sguardo tra le righe della sua opera, la quale non scende mai al di sotto della lucida testimonianza di un uomo che talvolta dà l’impressione d’essere sfuggente fino all’inconsistenza, emerge il sospetto che la dimensione dell’invenzione serva allo scopo di dare piena cittadinanza alle nascoste pieghe di un’esistenza dominata dall’insopprimibile coscienza della sua possibile molteplicità, o quanto meno alterità, rispetto a quello che appare. Tabucchi, in altre parole, ci fa testare con mano il carattere plurimo della nostra vita, ci avvisa che essa è la sommatoria di molteplici esistenze, anzi qualcosa di più della loro semplice somma.

Prendendo ora in esame la nutrita produzione di racconti, colpisce a tutta prima la singolarità delle situazioni. Soprattutto il carattere aperto e dai contorni indefiniti impresso alle storie, dove non appare mai chiaro il loro senso intimo e ultimo, tranne per il fatto che potrebbe essere uno dei tanti suggeriti, o immaginabili e possibili. La dimensione del dubbio è la faccia che si offre con più evidenza al lettore, costretto a riprendere di continuo i fili mai districati compiutamente della vicenda; perplessità e interrogazione, del resto, oltre a colpire il lettore, sono intimi elementi che possiamo ricondurre all’origine stessa dell’estro creativo di Tabucchi, in quanto termini non indifferenti alla paurosa scoperta che una certa cosa conosciuta può essere anche profondamente diversa da come si è manifestata (così come si esprime l’autore in Donna di Porto Pim). (altro…)