il dono della musica

Mari Boine Persen: “Vieni, andiamo insieme alla Montagna Sacra” (post di Natàlia Castaldi)

Travolti dagli eventi quotidiani piccoli e vicini, insormontabili, accecanti, a volte si dimenticano o si mettono da parte le cose grandi, quelle che dovrebbero far scaturire momenti di piena riflessione.

Ripropongo allora questo vecchio post così com’era nato diversi mesi fa, in segno di rispettoso silenzio verso il popolo norvegese e il suo dolore.

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Regia: Mona J. Hoel
Musica: Mari Boine
Produzione: Hélène Berlin

Mari Boine Persen nasce nel 1956 in Norvegia in un villaggio popolato dall’etnia Sami. Da sempre impegnata nella lotta per la salvaguardia delle minoranze etniche nel mondo, Mari Bone scrive i suoi testi quasi esclusivamente nella sua lingua madre, mentre le sonorità che predilige, sono il risultato di un lungo lavoro di metabolizzazione della tradizione folkloristica del suo popolo, sapientemente mescolata e contaminata da rock, jazz, e influenze della musica sudamericana, prevalentemente Peruviana.

“Vuolgge mu mielde Bassivárrái” , “Vieni, andiamo insieme alla Montagna Sacra”, è un canto di libertà e riscatto che Marie Boine dedica al suo popolo. In questa canzone “autobiografica”, in particolare, Marie Boine racconta la storia di una giovane donna che sogna di fuggire dall’oppressione ed dal clima di oscurantismo e terrore, che la popolazione Sami dovette subire in seguito alla colonizzazione delle sue terre da parte della Norvegia.

(nc)

[fuori programm-azione] Tanti Auguri Effeffe

Potevamo stupirti con effetti speciali, trik trak e bombe a mano… ma abbiamo preferito farti i nostri migliori auguri con le tue parole e la musica di Rosario.

Aguri, Effeffe, per i tuoi sogni.

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Lettera alla Zarina, testo di Francesco Forlani, musica e voce di Rosario Tedesco

[contaminazioni e misture] – Kayleigh – di Vincenzo Bagnoli (post di Natàlia Castaldi)

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Il testo di Vincenzo Bagnoli, che qui segue, è tratto da “FM – Onde corte” (Bohumil 2007), e consiste in una riscrittura-remake di “A Silvia” , remixata con canzoni dei Marillion, di David Bowie, dei Joy Division e degli Area.

[ NdR: cliccando sulle parti del testo evidenziate, si apriranno in una seconda finestra i brani musicali di riferimento ]

nc

*

Kayleigh (do you remember)

.

Silvia ricordi ancora i giorni strani

persi per strada e poi le barricate

irose del tramonto e poi la rabbia

urlata nel deserto dei tuoi anni

le solitudini di cielo vuoto

negli autobus nei treni suburbani

le notti con gli occhiali scuri i fuochi

di sodio e cesio in alto sulle strade

lunghe tangenti di fughe colorate

ripari alle stazioni di servizio

E ti ricordi le Albe lavate

dai sogni e senza luce le gelate

stelle cadenti di tutti gli eroi

bruciate all’orizzonte dei decenni

le ceneri cadute su di noi

saremmo sempre stati tutti amici

il sabato disteso a mezzogiorno

e dopo le lezioni il vuoto in casa

nel buio della camera al ritorno

alle diciotto il disco che gira

E ti ricordi il panorama incerto

disteso fuori dalla tua finestra

nel buio scintillante delle strade

il cielo declinante di occidente

quello sereno dopo le tempeste

la tenera bellezza della sera

la città che nel vento si addolciva

e in fondo azzurra Appena intravista

l’ombra leggera di altre distanze

sorriso di radiose lontananze

E silvia ti ricordi le canzoni

in piazza verdi le aule occupate

la scia delle voci in via zamboni

le attese e le tristezze in fotocopia

sonno di maggio sui libri di studio

il freddo del metallo negli accordi

elettrici riflessi senza volto

nel vetro e nel vuoto che si apre

nel cuore delle nuvole di aprile

disteso sull’asfalto e sui cementi

E ti ricordi le strane correnti

nei larghi viali attorno a mezzanotte

fiumana che portava alla deriva

i passi adolescenti nel suo corso

verso Un cuore di tenebra dentro

le lunghe ore a parlare del mondo

dei giorni A venire e le speranze

le lunghe confidenze il crepacuore

la libertà impensata di sguardi

vista all’ombra del sole del mattino

E ti ricordi la luce negli occhi

che ci bruciava le frasi non dette

le stanze I perimetri i confini

ancora da esplorare e lo spazio

fra i bordi della pelle e le parole

l’onda sul viso la fiamma dell’altro

la trasparenza di voglie e di giorni

le tese sfumature del crepuscolo

le posizioni di venere e gli altri

pianeti sull’orlo delle colline

E silvia dopo tutta questa strada

non credere alle amare conclusioni

su quello che potrebbe essere stato

meritavamo in tanti più fortuna

ma adesso non c’è spazio per rimpianti

e Io non rivorrei indietro niente

e no non salverei proprio nessuno

lo vedi che non c’è in queste parole

la storia triste e bella il detto saggio

ma solo l’aria e il vuoto del paesaggio.

(altro…)

THE LOOK IN THE MIRROR

 

“L’irripetibilità della realtà
si macchia di menzogne
d’accogliere senza sfratti se consapevolmente
raccontate a se stessi.”

Si, lo so,
è spartano
scrivere in questo modo,
da tondo poeta
dove all’interno della parola
pare si nasconda
un qualcosa d’altamente
non semplice,
ma è in questo grembo di memoria
ispirata
che non si cela mai nulla
d’incompleto
a meno che non ci si voglia
fingere di losche tinte
per raffigurare
un mostro d’ingenerosità
da ammazzare.

E’ suicidandomi così,
nel dimenticarmi in quest’attimo d’un poco fa
già trans/andato,
che le mie dita avranno perso la bussola
non scivolando nella necessità
di terreni opachi consumati d’altri tempi, d’altri passi.
… _ ma ecco che uno specchio… avanza _…
m’aggrappo ad un punto espressivo, ad uno sguardo,
mi rapisce dis/conoscendomi in un free- climbing
d’un violento “cosa vuoi da me?”

Dalla mia pelle stonata d’un non essermi riconosciuta
impaurita raccolgo perle di cuori geometrici
e l’imperfezione del ritmo che avanza lascia
al vento uno schiaffo morbido
che sveglia impazzita lo spacco del vetro urlante
rotto dall’abbandono dei (miei) sogni mai sognati
o forse dai (miei) desideri mai avverati
per una semplice apertura di porta mai collaudata.

Lovers on a Park Bench – Knee Play n. 5 – Philip Glass, Robert Wilson, Samuel Johnson (post di natàlia castaldi)

Einstein on the Beach è un’opera nata nel 1976 dall’ingegno creativo e dalla proficua collaborazione tra Philip Glass e Robert Wilson.

L’opera si divide in tre atti, che costituiscono tre diverse scene: Train, Trial, Field; più altri cinque pezzi chiamati Knee Plays che, rispettivamente, si trovano in apertura e chiusura dell’opera, e come “intermezzo” tra ciascun atto.

quello a seguire è il Knee Play n. 5

Lovers on a Park Bench

(Text written by Mr. Samuel Johnson)

The day with its cares and perplexities is ended and the night is now upon us. The night should be a time of peace and tranquility, a time to relax and be calm. We have need of a soothing story to banish the disturbing thoughts of the day, to set at rest our troubled minds, and put at ease our ruffled spirits.

And what sort of story shall we hear ? Ah, it will be a familiar story, a story that is so very, very old, and yet it is so new. It is the old, old story of love.

Two lovers sat on a park bench with their bodies touching each other, holding hands in the moonlight.

There was silence between them. So profound was theire love for each other, they needed no words to express it. And so they sat in silence, on a park bench, with their bodies touching, holding hands in the moonlight.

Finally she spoke. “Do you love me, John ?” she asked. “You know I love you. darling,” he replied. “I love you more than tongue can tell. You are the light of my life. my sun. moon and stars. You are my everything. Without you I have no reason for being.”

Again there was silence as the two lovers sat on a park bench, their bodies touching, holding handls in the moonlight. Once more she spoke. “How much do you love me, John ?” she asked. He answered : “How’ much do I love you ? Count the stars in the sky. Measure the waters of the oceans with a teaspoon. Number the grains of sand on the sea shore. Impossible, you say. Yes and it is just as impossible for me to say how much I love you.

“My love for you is higher than the heavens, deeper than Hades, and broader than the earth. It has no limits, no bounds. Everything must have an ending except my love for you.”

There was more of silence as the two lovers sat on a park bench with their bodies touching, holding hands in the moonlight.

Once more her voice was heard. “Kiss me, John” she implored. And leaning over, he pressed his lips warmly to hers in fervent osculation…

O vos omnes (poiché l’ultimo non è mai l’ultimo uomo)

.

O vos

omnes  qui transitis   per viam

attendite     et videte

si est dolor similis     sicut dolor meus.

Attendite

universi      populi      et videte

dolorem meum       si est dolor

similis

sicut dolor    meus.

( Dalle Lamentazioni di Geremia)

O voi

tutti       voi

voce di una  voce  di soli

voi che passate

per la via e    siete transitanti

fermatevi  e   guardate

ascoltate

se c’è

un dolore     simile      al mio

dolore che ritorna

da un secolo all’altro.

Fermatevi

popoli

tutti noi stiamo di guardia

ai limiti   del mondo

oltre      sta il baratro

è  lì

quel vuoto  che sussulta   in noi     ribalta

mille stelle che bruciano    il  deserto

il mio dolore     è una brace che consuma

brucia nel cuore  tutti

tutti noi che abbiamo la vita di un attimo

guardate        ascoltate    tutti

voi    che passate

in questa via che ci lascia    sempre

nello stesso scoglio     ditemi

ditemi  se c’è

un dolore simile

al mio che è il vostro

oggi

uguale a ieri

quando caino uccide abele

che non aveva armi  nella mano

e lieto correva dal fratello

.

per ricordare il luttuoso omicidio dei  19 volontari appartenenti alle  ong internazionali  morti finché erano diretti verso la striscia di Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese -31 maggio 2010

Samba delle benedizioni – V. De Moraes, G. Ungaretti, S. Endrigo, Toquinho (post di natàlia castaldi)

Album: La vita, amico, è l’arte dell’incontro – 1969

Meglio essere allegro che esser triste
Allegria è la miglior cosa che esiste
E’ così come un sole dentro il cuore
Ma se vuoi dare a un samba la bellezza
Hai bisogno di un poco di tristezza
Se, non è bello un samba, no

Se no, è come amare una donna solo bella…  e beh!? Una
donna deve avere qualche cosa in più della bellezza.
Qualche cosa che piange, qualche cosa che ha malinconia
un’aria di amore tribolato; una bellezza che viene dalla
tristezza di sapersi donna fatta soltanto per amare, per soffrire
d’amore e per essere solo perdono

Fare un samba non è una barzelletta
Chi fa un samba così non è poeta
Il samba è preghiera, se lo vuoi
Samba è la tristezza fatta danza
Tristezza che ha sempre la speranza
Di non essere triste … prima o poi.

Prendi tutti quelli che vanno in giro e scherzano con la
vita. Attento, amico! La vita è una cosa seria e non ti
sbagliare, eh? Ce n’è una sola!
Due, che sarebbe meglio, nessuno mi convincerà che ci
sono senza provarmelo con prove definitive, cioé:
certificato rilasciato dal Notaio del Cielo e sottoscritto:
Dio (e con la firma autenticata).
La vita, amico, è l’arte dell’incontro, malgrado ci siano
tanti disaccordi nella vita. C’è sempre per te una donna
in attesa, gli occhi pieni d’amore, le mani piene di
perdono: metti un poco d’amore nella tua vita, come nel
tuo samba

Metti un poco d’amore dentro un ritmo
E vedrai che nessuno al mondo vince
La bellezza che c’é in un samba, no
Perché il samba è venuto da Bahia
E se è bianco di pelle in poesia
E’ negro nell’anima e nel cuore.

*

Io, per esempio, il Capitano delle Indie Vinicius de
Moraes, il bianco più negro del Brasile, diretto
discendente del re Xangò
Saravà, cioé salve!
Benedizioni, grandi sambisti del mio Brasile bianco, nero,
mulatto, bello e liscio come la pelle della dea Oxum
Benedizione Antonio Carlos Jobim, compagno di canzoni
e caro amico che tanti samba hai viaggiato con me e
ancora tanto viaggerai!

Benedizione, Baden Powell, compagno nuovo amico
nuovo che hai fatto questo samba come me: benedizione a te!
Benedizione, Chico Buarque de Hollanda
Tu che non chiedi, comandi
Tu che hai nel cuore una banda
Tu che appena parti, già sei arrivato!
Il samba ti guardi, compare mio.
E ora, tornando al portoghese, la mia
lingua, voglio salutare i grandi amici del samba, in Italia, gli
uomini che hanno portato il samba in Italia, gli
uomini e le donne che amano il samba in Italia
Benedizione, Endrigo, tu che sei e sei stato tanto amico e
canti questo disco con me: benedizione, amico!
Benedizione ai bambini che hanno inciso questo disco
con me, io li benedico!
Benedizione, Ungaretti, che quando ti penso
M’illumino d’immenso
Tu che sei immenso, tu che sei denso, tu che sei intenso,
Benedizione, Ungaretti, mio paparino e fratello!
Benedizione, Ungaretti, che sto partendo
E devo dirti addio.

Perché il samba è venuto da Bahia
E se è bianco di pelle in poesia
E’ negro nell’anima e nel cuore.

V. De Moraes

Sconfinamenti – “Con il mio nome”: l’album d’esordio di Roberto Giordi (post di natàlia castaldi)

Con il mio nome – Roberto Giordi

Esce la settimana prossima Con il mio nome, album d’esordio per Roberto Giordi,  cantautore partenopeo che fonde ritmi e sonorità melodiche della tradizione “lirica” napoletana, al fascino della commistione sperimentale, che dal jazz si spinge ad esplorare ritmi e colori della musica latina, fino ad approdare – rivisitandole – alle sonorità minimaliste e suadenti della bossanova; il tutto in un percorso di viaggio che fa dell’orgoglioso “ritorno” al bel canto, il punto di forza della sua genuina originalità.

(altro…)

Un dono di musica, poesia e pittura- Hugo Alfvén & Sten Selander (post di natàlia castaldi)

Hugo Alfvén – View at lake Siljan from Tällberg – 1925
L'alba dirada in piccoli arcobaleni di luce
ed è un nuovo giorno ...
.
buon ascolto.
.
- Hugo Alfvén - Summer rain -
.
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Hugo Alfvén - Alba sul mare
.

 

Gryning vid havet - Sten Selander (Svezia, 1891-1957) 

Per una biografia dell'autore (in inglese) vedi:
http://sv.wikipedia.org/wiki/Sten_Selander 

Alba sul mare
(traduzione di Piero Pollesello)
.
La superficie del mare è lucida
come uno scudo di rame e acciaio,
ma sotto, nel profondo, la corrente è forte.
Tutto è silenzio,
come se la vita stessa fosse sepolta
sotto campi neri come la notte.
.
Sorgerà presto il sole dietro alla montagna?
Il cielo è rosso,
c’è una minaccia in quel colore.
La tempesta arriverà,
la tempesta di mare.
Quella che ruggisce, quella che ride,
che batte, così virile e forte!

*

Gryning vid havet - di Sten Selander
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Blankt som en sköld av koppar och stål ligger havet,
men djupt under ytan går strömmen stark
Allt är så tyst, som om livet själv låg begravet
under de nattsvarta åsarnas mark.
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Stiger ei morgonen snart över bergen?
Himlen är röd, det är hot i den vredesrodnande färgen.
Stormen skall komma, stormen från havet
Stormen som skratta, stormen, som slår,
manligt, härlig och stark. 

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Lirica musicata da Hugo Alfvén (1872-1960) per coro maschile

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Per conoscere la pittura di Hugo Alfvén cliccare QUI

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