Ida Travi

Ida Travi, da Tasàr. Animale sotto la neve

(ti ricordi le rose?)

Ti ricordi le rose? Ti ricordi
quando c’erano le rose?

La ragazza se ne stava
appoggiata allo steccato
aveva le guance rosa, il ragazzo
le passava la foglia sulla fronte
il cane lì vicino, sdraiato
all’ombra dell’automobile

Il cielo era celeste, su di loro, su di loro
− non sono fratello e sorella − dicevi tu
si sono incontrati qui
Uno d est, l’altra da ovest
sono i nostri misteri dolorosi

E la cintura, il giubbotto per terra
perché era primavera, Kraus
era primavera.

 

(tu lo sai)

Tu lo sai come stanno le cose, Tasàr
i figli li amavo sopra ogni cosa
dovevo scriverlo, ma dove…

il foglio rosso, è sparito, Tasàr, è sparito

Nella neve, sotto la neve
sopra e sotto la neve
nella casa, in casa, fuori
i figli che avevo li amavo
li amavo sopra ogni cosa

Dovevo scriverlo, Tasàr
ma dove… se anche sapessi scrivere
Tasàr, dove, dove…

(altro…)

L’importanza di essere piccoli 2018 (comunicato stampa)

 

Comunicato stampa

 

L’importanza di essere piccoli

poesia e musica nei borghi dell’Appennino

VIII edizione 2-5 agosto 2018

 

un progetto dell’Associazione Arci SassiScritti

con il sostegno di

Regione Emilia-Romagna, Arci Bologna – Polimero, enERgie diffuse

e dei comuni di Alto Reno Terme, Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi,

Sambuca Pistoiese, Unione dei comuni dell’Appennino bolognese,

BCC Alto Reno e  COOP Reno

 

L’importanza di essere piccoli fa parte di Bologna Estate 2018, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna con

MONICA DEMURU, NATALIO MANGALAVITE, MARIAGRAZIA CALANDRONE, BIANCO, SILVIA VECCHINI, ANTONIO DI MARTINO, FABRIZIO CAMMARATA, LUIGI SOCCI, SIMONE MARZOCCHI, LA STANZA DI GRETA, FILIPPO GATTI, FRANCESCO DI BELLA, IDA TRAVI e molti altri

 

qui, lontani dal mondo
al centro delle cose,
nel punto più profondo.

P. Cappello

ABITARE I MARGINI

STABILIRE UN NUOVO CENTRO

 

L’ottava edizione del festival L’importanza di essere piccoli, dal 2 al 5 agosto nell‘Appennino tosco-emiliano, è dedicata alla memoria di Pierluigi Cappello, poeta che abitando un margine ha stabilito un nuovo centro. Pierluigi ha vissuto appartato, confinato nel suo Friuli, una condizione a volte dolorosa che però non gli ha mai fatto abbandonare la genuina passione civile che ha praticato attraverso la poesia.  Poesia come lingua alternativa a quella violenta del potere e occasione di comprensione e vera compassione. In questo senso la marginalità diventa una distanza che permette una prospettiva alternativa, grazie alla quale è ancora possibile cogliere il senso più profondo delle cose.

La dedica a Pierluigi Cappello e la misteriosa immagine di Guido Mencari raccontano lo spirito e la natura di un festival fragile e tenace, che si radica ai confini, dentro piccole comunità. Spazi umani in cui è ancora possibile farsi ambasciatori di una nuova vita e di un nuovo linguaggio, linfa che cresce in borghi abbandonati e si propaga attraverso le valli e i boschi di un paesaggio aspro e familiare. Proprio dal desiderio di ritagliarsi uno spazio e un tempo lontani dal rumore quotidiano, l’artista Lucia Mazzoncini ha ideato e ricamato un mantello trapuntato di stelle, installazione poetico-sonora che si sposterà insieme al festival. Una tenda indiana in cui le persone potranno accamparsi per restare in ascolto dei versi detti dalla voce registrata di Pierluigi Cappello. (altro…)

«Anterem» n. 91: “L’altrove dell’erranza”. Una nota di Paolo Steffan

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«Anterem» n. 91 – “L’altrove dell’erranza”

«Anterem», punto di riferimento editoriale per gli amanti di letteratura e filosofia, è nel suo genere una delle riviste più longeve a Nordest: fondata nel 1976, ha appena compiuto i suoi primi 40 anni. Dopo lo speciale numero 90, per continuare a festeggiare questo quarantesimo è bastato confermare anche stavolta l’alto profilo dell’uscita semestrale, giunta oggi al numero 91.

Straordinario è già il tema di questo elegante fascicolo: «L’altrove dell’erranza». Come di consueto, l’annuncio di un tema è in realtà il tratteggio di un fil rouge che, più o meno in evidenza, scopriamo legare gli eterogenei contributi ospitati su «Anterem», a partire dai contenuti dell’elegante prosa dell’editoriale a firma di Flavio Ermini (disponibile anche in pdf: qui).

La citazione di copertina di questo numero è tratta dalle rime petrose di Dante: Così nel mio parlar voglio esser aspro. Quello “petroso” è un momento di passaggio per Dante, che dalla giovane esperienza stilnovistica della Vita nuova si proietta verso il monumentale cammino della Divina commedia. Nei testi “aspri” delle Rime ci si trova in un «altrove» rispetto alla giovinezza di Dante: in questi versi duri e oscuri, se guardiamo nell’insieme la sua opera poetica, ce lo figuriamo nel buio dell’«erranza» o ‒ come diremmo oggi ‒ in uno stato confusionale.

L’erranza si prefigura da subito come una condizione familiare ‒ in negativo ‒ al nostro vivere odierno, ma ci apre per contro alla riflessione sugli stimoli che ‒ in positivo ‒ dall’erranza stessa possono risorgere. L’incertezza che ci turba può partire dalla mera mutevolezza tipica del sogno, in un continuo «variare, trascorrere, crescere», come leggiamo in una delle belle Variazioni di Michael Donhauser antologizzate nel n. 91; l’atmosfera è confermata nell’ambientazione notturna dei frammenti poetici di Alejandra Pizarnik, tra i quali leggiamo un passo rivelatore: «Al nero sole del silenzio le parole si doravano». Un percorso ambiguo e apparentemente ossimorico, dove i contrasti però coesistono, spiegandoci di continuo l’altrove in cui siamo in ogni momento, alla ricerca di un «riscatto», di un «giardino di lillà» che è sempre «dall’altro lato del fiume, non questo ma quello» e, a suo modo, in ossessiva erranza di luogo, di pensiero, di voce. E la voce ci avvicina, per vibrazioni, all’inside language delle raffinate e forti poesie di Nicole Brossard, che dall’enigma ci portano ai gesti fantasmatici «d’ombre incavate e docili». Variazioni, parole, ombre: l’errare muta di significato e si colora nuovamente di ambiguo. Su questa via, giungere a Giacomo Leopardi è quasi un obbligo (con un saggio di Alberto Folin), in un’altalena di sensi nella quale «errare / è vagare e sbagliare» (Enrica Salvaneschi).

Nel mezzo del nostro errare, l’importante è però istradarsi lungo un percorso, per quanto irto di dolore e di errore: un percorso che passa fatalmente per la perdita dell’innocenza ‒ come ci racconta dal suo “altrove” Carlo Sini ‒ e che può anche avvicinarci a una «estetica ascesi (…) ascesi nei sensi e dei sensi» che scopriamo ‒ coi versi di Ida Travi e di Paul Celan ‒ essere «dialoghi con cortecce d’albero». E gli alberi ritornano in più pagine, silenziosi, attraverso le «radici vene» di Albiach, i fogliosi «pensieri d’alberi» di Camillo Pennati, il ventoso «scarto delle foglie» di Mara Cini, il «volo rallentato delle foglie» di Ranieri Teti, gli «echi / di scosso fogliame» di Marco Furia, «gli alberi / e la loro lezione invernale» di Bernard Simeone. Gli alberi come testimoni dell’errare, fervidi rami di ciliegio che danno colore, dentro la predominante ambientazione notturna di questo numero stupefacente di «Anterem».

[Annoto che, oltre a quelli degli autori citati, su «Anterem» n. 91 sono ospitati importanti testi di Emily Dickinson, Sandro Ciurlia, Federico Vercellone, Carlo Penco, Remy de Gourmont e Rosella Prezzo: non sono riuscito a citarli solo per motivi di spazio e non di valore.]

© Paolo Steffan

Ida Travi: editi, inediti e videoletture

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(con la testa sotto la foglia)
da Il mio nome è Inna, Moretti&Vitali 2012

Con la testa sotto la foglia
cresceva il nostro spirito
cresceva cresceva
sfondava il tetto verde

cadevano nel ferro le barriere

io tenevo il tuo spirito in braccio
tu tenevi il mio viso in mano

oh carità, com’era
 come eravamo spirituali
quando eravamo piccoli.

*

 

( vedrai la spalla del tuo vicino)
da TA’ poesia dello spiraglio e della neve, Moretti&Vitali 2011

Vedrai la spalla del tuo vicino alta nel segno nero
Nel filo di fumo azzurro vedrai quel fiume
e il monte lì vicino, vedrai quel ramoscello
argento che sale, sale…

È così che testimonia il ramo
È così che il sasso ritorna alla sua storia

Ci sono vetri dappertutto, Usov
sei pieno di schegge in testa.

* (altro…)

L’importanza di essere piccoli (terza edizione)

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                                                                                                                            Il mondo è delicato

 il mondo è una pallina che s’increpa

teniamolo leggero

teniamolo sulla punta delle dita

N. Pedretti

                                                                                                                     

 

L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – III edizione

poesia e musica nei borghi dell’Appennino bolognese

dal 4 al 9 agosto 2013

Ritorna ad agosto la rassegna di musica d’autore e poesia che mappa e custodisce poeticamente l’appennino tosco-emiliano

con

MILO DE ANGELIS, ANTONELLA ANEDDA, UMBERTO MARIA GIARDINI, COLAPESCE, CESARE BASILE e molti altri

La rassegna “l’importanza di essere piccoli giunta alla sua terza edizione (4-9 agosto), organizzata dall’associazione SassiScritti di Porretta Terme (Bo) con la direzione artistica di Azzurra D’Agostino e Daria Balducelli, realizzata con il contributo di Arci Bologna, Regione Emilia Romagna, Fondazione del Monte e Provincia di Bologna Distretti Culturali, ha avuto nell’ultimo anno un sensibile incremento dei Comuni che aderiscono al progetto. Ad arricchire “la geografia poetica” dei luoghi che accoglieranno gli incontri e i concerti si sono aggiunti il comune di Vergato e il suo pittoresco Suzzano, Grizzana Morandi con La Scola, il Parco dei Laghi di Suviana e Brasimone con il Poranceto, un bosco di alberi secolari, e Granaglione con il parco fluviale di di Molino del Pallone.

Il fiorire di nuove adesioni è un dato positivo se si considera che alla base della rassegna c’è lo spirito di condivisione, valore che l’inverno scorso ha permesso all’associazione SassiScritti di essere selezionata al premio nazionale cheFare (ww.che-fare.com) con il progetto “Custodi”.

A emblema infatti di questi giorni sono stati scelti i versi di Nino Pedretti che esprimono e racchiudono l’idea di cura e custodia, parole che accompagnano l’immagine di una goccia, un filo di ragnatela e di una foglia:  esempi di fragilità e tenacia, di precarietà e di resistenza. Dettagli del mondo tanto piccoli quanto preziosi  come le parole e le note, come quegli spazi del mondo e della persona che sono da proteggere.

 

Manuela Dago, Franca Mancinelli, Francesca Matteoni, Marco Simonelli con Bart La Falaise e Federico Frascarelli (sei giovani artisti per un’anteprima che sia uno spazio per le voci nuove), Colapesce  e Stefano Dal Bianco, Anna Maria Carpi e Giangrande, Cesare Basile e Ida Travi, Pino Marino e Antonella Anedda, Umberto Maria Giardini e Milo De Angelis si incontreranno per la prima volta in questi giorni, il cantautore ascolterà il poeta e viceversa, incontri e scambi preziosi che trasfigureranno ed esalteranno  gli scorci più belli e sconosciuti dell’Appennino. Il borgo de La Scola arroccato attorno alle sue torri e ai suoi due oratori risalenti al 1300;  il Poranceto – un fiabesco bosco di castagni secolari; il parco fluviale del greto del Reno che solca la valle del Molino del Pallone; gli ampi panorami che abbracciano Suzzano; la bellezza domestica di Massovrana di Badi e  la dolcezza dei declivi di Capugnano. 

I luoghi che “daranno asilo” alla rassegna sono i protagonisti, come gli artisti e i loro abitanti, di un evento che accade una volta all’anno ma che porta con sé il lavoro dei mesi precedenti, fatto di incontri, di laboratori, di pensieri condivisi davanti al fuoco, la lenta e paziente creazione di una comunità sensibile all’incontro con “lo straniero”, un appuntamento vissuto gioiosamente dagli abitanti stessi che accolgono i visitatori in un vero e proprio “ricevimento” culturale aperto a tutti. I buffet con prodotti locali saranno infatti preparati dalle pro loco, dalle associazioni culturali, o da semplici cittadini e cittadine che desiderano contribuire alla realizzazione della manifestazione. Infine, ma non meno importante, è la gratuità della rassegna che ribadisce il valore imprescindibile della cultura – da considerarsi come qualcosa che deve essere pubblico, diritto e possibilità a cui tutti sono invitati.

 

PROGRAMMA

Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si svolgono a partire dalle ore 21:00

 

L’anteprima della rassegna, che vuole essere un momento dedicato all’incontro con artisti emergenti o addirittura esordienti, si terrà domenica 4 agosto nel bel clima domestico del borgo di Massovrana (Badi/Castel di Casio) un abbraccio di casette appena sopra il Lago di Suviana che faranno da palco al live acustico del cantautore olandese Bart la Falaise che, accompagnato da un altro musicista, interpreterà canzoni inedite e cover con una voce limpidissima e delicata. Federico Frascarelli, un altro giovane cantautore, presenterà alcuni brani chitarra e voce dal suo Mi manda 2 righe. Nel corso della serata si terranno letture corali, improvvisate, folli e iridescenti di 4 poeti underground molto diversi tra loro ma uniti da una vena poetica che lascerà sicuramente stupiti gli spettatori. La voce delicata ma salda di Franca Mancinelli; il tono agrodolce venato di un’amara ironia che canta la vita la morte il sesso nel nostro tempo di Marco Simonelli; le spirali di senso e suono che come linfa di pianta innervano i versi di Francesca Matteoni; la freschezza e i brevi lampi che raccontano per immagini di Manuela Dago una delle fondatrici di Sartoria Utopia, ‘capanna editrice’ di libri di poesia cuciti a mano.

Lunedì 5 agosto inizia ufficialmente la rassegna che si sposta nel Comune di Granaglione a Molino del Pallone e più precisamente nel “parco fluviale” che si estende lungo la riva del fiume Reno, bonificata dagli abitanti del paese e gestita dalla Proloco del Molino.

Acqua che chiama acqua perché uno degli ospiti del parco sarà il cantautore siciliano Colapesce (Lorenzo Urciullo, nel 2010 lancia il progetto solista Colapesce in riferimento alla leggenda siciliana di Colapesce, il ragazzo “pesce” che amava stare nel mare a tal punto da non riemergerne più) che con l’album Un meraviglioso declino si è aggiudicato la “Targa Tenco 2012”  come “migliore opera prima” e il premio “Fuori dal Mucchio” (assegnato dal mensile Il Mucchio Selvaggio) per il “Miglior esordio”. E se Colapesce suonerà dal vivo facendo riemergere quel “meraviglioso declino” che accompagna la vita comune corrosa dalla crisi ma che allo stesso tempo fa riscoprire quelle piccole cose che fanno “sognare ancora”, al poeta senese Stefano Dal Bianco è affidata la parola che “conferma l’inquietudine profonda del suo rapporto con l’esistere e la sua ansia di libertà in un mondo di anime costrette“. Scandita in sette parti, come le sette note della scala musicale, la nuova opera di Dal Bianco Prove di Libertà (ed. Mondadori) esplora le contraddizioni del sentimento e del pensiero, l’antinomia tra spinta alla consapevolezza e levità di una più naturale adesione alla vita.

Dal fiume e dai “meravigliosi declini poetici” della prima serata la rassegna, martedì 6 agosto, si sposta verso Vergato da cui si sale ad ottocento metri di altezza al panoramico Suzzano con le sue case in pietra arenaria. Qui gli abitanti addobberanno la piazzetta preparando anche un piccolo buffet di benvenuto, mossi  dall’entusiasmo e dalla stessa tenacia che ogni anno gli ha permesso di organizzare una famosa festa  popolare che radunava centinaia di persone provenienti dai paesi delle Valle del Reno. Forti di questa tradizione e volendo mantenere vivo un luogo che altrimenti rischierebbe di essere spopolato, la terza tappa della “mappa poetica” de l’importanza di essere piccoli ospita la poetessa e traduttrice Anna Maria Carpi una tra le più importanti ed interessanti autrici e intellettuali contemporanee. Formatasi all’Accademia di Brera, partecipando a esposizioni a Milano e a Colonia, ha vissuto per diversi periodi a Bonn; saggista e traduttrice di poeti tedeschi (da Gottfried Benn, Kleist, Nietzche, Grünbein a Enzensberger) si confronta con la vita quotidiana e con le grandi domande ontologiche, con quel mistero abissale che si cela nei gesti di tutti i giorni, nella vita che scorre come la prosa e che ha slanci di verticale poesia. Un linguaggio familiare che filtra nella pelle, arriva anche alle persone che non sono “abituate” ad ascoltare poesia. Una leggibilità che è tipica invece della musica proposta per quest’occasione dal musicista, produttore e songwriter Giangrande, capace di muoversi con grazia ed eleganza all’interno dei diversi linguaggi e stili musicali: dalla canzone d’autore all’elettronica fino alla colonna sonora. In questo momento in tour con Daniele Silvestri come chitarrista della band, Giangrande porta a Suzzano il suo ultimo album da solista, Directions, prodotto da Paolo Benvegnù. Un album dalle atmosfere delicatissime, cantato in tre lingue, un respiro internazionale che però bene si sposa -grazie alla delicatezza della voce di Giangrande- con l’intimità di un piccolo borgo.

Mercoledì 7 agosto la geografia poetica della rassegna si addentra nel cuore di un bosco di castagni secolari nel Parco regionale dei laghi di Suviana e Brasimone in località Poranceto (nel comprensorio del comune di Camugnano). Nel raccoglimento del castagneto, in quel silenzio referenziale che si crea a contatto con la natura, gli ospiti potranno ascoltare la “mitologia contemporanea” di Ida Travi. Poetessa, ma anche studiosa di filosofia, Ida Travi con il saggio L’aspetto orale della poesia pubblicato dal 2000 al 2007 in tre edizioni, avvia una sua riflessione personale sul rapporto tra poesia e filosofia, in particolare tra lingua poetica e lingua materna, oralità che diventa cardine della sua scrittura e una traccia del dire. La parola detta da Ida Travi, che ripesca i toni e le voci dalla memoria in un “impasto” sensoriale, e la parola cantata, dolentemente dialettale dello straordinario cantautore siciliano Cesare Basile, permeeranno il sottobosco de Il Poranceto con toni alti e gravi. Cesare Basile suona e scrive dall’inizio degli anni ottanta e tra le sue collaborazioni vanta quella con John Bonnar (Dead Can Dance), Nada, Lorenzo Corti (Cristina Donà, Delta V, aka Musical Buzzino), Valentina Galvagna e Marta Collica (Sepiatone). Dopo aver soggiornato a Berlino e a Milano, nel 2011 Basile rientra a Catania dove sposa la causa del Teatro Coppola Occupato che lo impegnerà anche nei lavori di ristrutturazione. Dal lavoro nel cantiere del teatro sono nate le dieci tracce dell’ultimo album Cesare Basile (febbraio 2013 Urtovox) un disco blues “situato tra la tradizione popolare italiana ed il folk americano delle radici, cantato in siciliano con una voce che graffia l’anima”.

Giovedì 8 agosto il paesaggio che comprenderà l’incontro con la poesia di Antonella Anedda e la musica di Pino Marino sarà quello della campagna intorno al comune di Grizzana così cara all’artista Morandi. Le curve delle colline, i profili brulli dei calanchi, sono i quadri malinconici e nostalgici che circondano l’antico borgo de La Scola. Di origine militare bizantina Scola, nel corso dei secoli, assume una fisionomia difensiva con torri che permettono la sicurezza del borgo ed è grazie a queste torri che il borgo è riconoscibile anche da lontano. Bellissima, con la sua meridiana settecentesca, l’edicola e gli affreschi, il forno quattrocentesco con mensole scolpite, finestre con formelle d’arenaria incise con simboli comacini, la Scola è una partitura di memoria, di storie e di leggende così ben custodite dall’Associazione Sculca composta da volontari che ancor oggi si prendono cura di un dono tramandando dal tempo. Non poteva esser scelto luogo migliore per raccogliersi intorno alle parole “salvifiche”di Antonella Anedda e alle sue meditazioni liriche. “Premio Rèpaci Viareggio” 2012 con la raccolta Salva con nome, Anedda con i suoi ultimi versi aggiunge un ulteriore tassello a un percorso poetico animato da un pensiero sotterraneo. La sua poesia “naviga nel sangue fino al cuore” e lo fa con la precisione di un “agocucendo con pazienza i significati, i nomi che, come indica il titolo dell’ultima raccolta, esistono per affacciarsi al mondo. E se Antonella Anedda “cuce” i versi, il raffinato cantautore Pino Marino inanella parole come perle, componendo canzoni raffinate caratterizzate da sonorità scarne ed intimistiche. Compositore, autore, pianista e chitarrista, legato alla miglior tradizione del cantautorato italiano, Pino Marino per molti anni ha portato la sua musica nei locali capitolini. Dopo diversi progetti che lo hanno portato a ricevere prestigiosi riconoscimenti come il “Premio Recanati” premio Italiano “Musica Emergenti”  nel 2000 con la collaborazione di Mauro Pagani e David Petrosin,  pubblica il suo primo album, Dispari con il quale vince il “Premio Ciampi” nel 2001. Con il suo secondo lavoro Non bastano i fiori (2003) la critica si fa unanime e Federico Guglielmi della rivista musicale “il Mucchio selvaggio” scrive:  “…una voce evocativa che intona testi per i quali si può scomodare il termine poesia, poesia concreta e surreale, profonda e ironica, intrisa di malinconia così come illuminata di speranze (…)”

Venerdì 9 agosto termina il viaggio degli artisti e degli spettatori nelle terre dell’Appennino con il consolidato appuntamento a Capugnano (Porretta Terme), dove sul palco saliranno altri due grandi artisti: Milo De Angelis e Umberto Maria Giardini.

Milo De Angelis è una delle voci più importanti della poesia italiana contemporanea, poeta che frequenta gli abissi e i “cortili oscuri della vita” e lo fa sporgendosi nei precipizi, negli orridi della vita per ripescarne una parola scarna, non spettacolare, che batte come un corpo che duole, che indica un verso, una caduta. Dalla pietra miliare Millimetri del 1983 fortunatamente riedita dopo trent’anni dal Saggiatore, alla dolente e meravigliosa raccolta di dolori di Tema dell’addio, fino alle poesie di Quell’andarsene nel buio dei cortili dove i ricordi d’infanzia, gli amori, il calcio, gli amici,e i cortili milanesi sono sempre attraversati dal buio, un buio che è il risvolto segreto della luce, un buio che convoca a giudizio. Oltre ad essere un grande poeta De Angelis ha tradotto superbamente dal francese e dalle lingue classiche Racine, Baudelaire, Blanchot, Eschilo, Lucrezio.

Sarà, infine, l’atteso live acustico di Umberto Maria Giardini (conosciuto per molti anni con lo pseudonimo Moltheni) a chiudere la serata e la terza edizione della rassegna, e lo farà con il suo canto aperto e suggestivo che conduce in territori onirici. Un’esibizione insolita dove ai suoni più elettrici del bellissimo e ultimo disco La dieta dell’imperatrice, si darà spazio ad arrangiamenti più melodici, e in scena con la sua contraddistinta grazia, Umberto Giardini darà sicuramente il meglio di sé a ricordarci che “l’unico sollievo che l’uomo può succhiare direttamente dalla sua volgare esistenza è dato dalla natura e dal silenzio. Ovunque c’è natura, ovunque c’è silenzio, c’è speranza” considerazione che sembra essere in dialogo con uno dei versi più belli di Milo De Angelis contenuti nella storica raccolta Millimetri: “In noi giungerà l’universo, | quel silenzio frontale dove eravamo | già stati”.

Come ogni anno a dare il benvenuto agli artisti e al pubblico ci sarà la calorosa ospitalità dell’Associazione Beata Vergine della Neve e della Proloco che come tutti gli anni per l’occasione cucineranno crescentine, tigelle e polenta.

Ad arricchire la rassegna saranno presenti i due bookshop della libreria “L’Arcobaleno” di Porretta e de “LO SPAZIO di via dell’ospizio” di Pistoia, oltre che la presenza di una vetrina aperta all’innovativa e ricercata piccola casa editrice “Sartoria Utopia” con i suoi colorati ed eleganti libri cuciti a mano. Verranno inoltre messi in vendita a sostegno delle attività del festival alcuni esemplari di poster d’arte numerati, pezzi unici realizzati appositamente per il festival secondo le antiche modalità di lavoro dalla tipografia d’arte bolognese Anonima Impressori. Inoltre nei giorni del festival e in quelli precedenti alcune realtà locali realizzeranno piccoli gadget a sostegno del festival, come per esempio i segnalibri con su riportato un verso di Umberto Saba sul pane e dati in omaggio dall’Antica Forneria Corsini di Porretta Terme, nella convinzione che la cultura sia altrettanto importante nutrimento.

L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – III edizione

poesia e musica nei borghi dell’Appennino bolognese

dal 4 al 9 agosto 2013

con il contributo di

Arci Bologna, Regione Emilia Romagna Fondazione del Monte,Provincia di Bologna Distretti Culturali

e il sostegno dei comuni di

Castel di Casio, Gragnaglione, Grizzana Morandi, Porretta Terme, Vergato

e del Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone

e di Coop Reno, Banca di Credito Cooperativo Alto Reno, Banca di Imola Filiale di Porretta Terme, Proloco di Capugnano, Associazione Parrocchiale Beata Vergine delle Nevi, Proloco di Molino del Pallone, Proloco di Cereglio

con la collaborazione e il sostegno di

Associazione Parrocchiale “Beata Vergine della Neve”; Pro Loco di Capugnano; Pro Loco di Cereglio; Pro Loco di Molino del Pallone; “Antica Forneria Corsini” di Porretta Terme; “The Califfo” Pub di Porretta Terme; Libreria “L’Arcobaleno” di Porretta terme; Libreria “Lo Spazio di via dell’ ospizio” di Pistoia; Gelateria “La Baracchina” di Porretta terme; Centro Turistico “La Prossima” di Castel di Casio; Associazione culturale  “Sculca”.

  • 4 agosto – Massovrana (Castel di Casio) h 21 in caso di pioggia: sala interna del B&B Borgo Massovrana
    MANUELA DAGO, FRANCA MANCINELLI, FRANCESCA MATTEONI, MARCO SIMONELLI
    (letture poetiche) BART LA FALAISE & “SOCIO”(live acustico); FEDERICO FRASCARELLI (live acustico)
  • 5 agosto – Molino del Pallone (Granaglione) h 21 in caso di pioggia: Molino del Pallone, sala proloco
    STEFANO DAL BIANCO  (lettura/incontro) COLAPESCE (live acustico)
  • 6 agosto – Suzzano (Vergato) h 21 in caso di pioggia: Suzzano, sala proloco
    ANNA MARIA CARPI (lettura/incontro) GIANGRANDE (concerto)
  • 7 agosto – Poranceto (Camugnano) h 21 in caso di pioggia: Sala  Parco dei Laghi, p.zza  Kennedy 10, Camugnano
    IDA TRAVI (lettura/incontro) CESARE BASILE (live acustico)
  • 8 agosto – La Scola (Grizzana Morandi) h 21 in caso di pioggia: La Scola, sala Associazione La Sculca
    ANTONELLA ANEDDA (lettura/incontro) PINO MARINO (live acustico)
  • 9 agosto – Capugnano, Porretta Terme h 21  in caso di pioggia:  Capugnano, Oratorio della chiesa di San Michele Arcangelo
    MILO DE ANGELIS (lettura/incontro)UMBERTO MARIA GIARDINI (live acustico)

 

Tutti gli eventi sono a ingresso libero.

 

INFO

www.sassiscritti.wordpress.com

sassiscritti@gmail.com

fb: L’importanzaDiEsserePiccoli

mob: 349 5311807 | 349 3690407

Le foto degli artisti e dei luoghi in cui si svolgerà la rassegna sono disponibili all’indirizzo: www.arcibologna.it/area_stampa

Come raggiungere i borghi:http://sassiscritti.wordpress.com/come-arrivare/

UFFICIO STAMPA

Arci Bologna: Rossella Vigneri (+39 349 8354451) I ufficiostampa@arcibologna.it

SassiScritti: Azzurra D’Agostino – 349 5311807 | azzurradagostino@gmail.com

rimbaud, rimbaud, rimbaud di Patti Smith

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Dell’ossessione di Patti Smith per Arthur Rimbaud si sa da sempre. Si sa che fa soprattutto parte della sua formazione. Nell’arco della sua intera carriera non sono pochi i testi che la Smith ha scritto per il poeta francese: oggi su Poetarum Silva vengono proposti una lirica e un frammento video tratto da Dream of life, il film-documentario di Steven Sebring che scorcia una recente parte della vita della poetessa e artista statunitense. Domani pomeriggio posterò un altro testo che, data la lunghezza, merita uno spazio a parte. Rimbaud entra nei versi della Smith come figura iconica, e lei come amante trasognata (prima) e autrice riconoscente (poi) fa del corpo di Rimbaud qualcosa di irraggiungibilmente raggiunto dalla parola e dai sensi, in un gioco post-simbolista –forse– ma che si veste dei panni della poesia beat. Rendere omaggio al poeta francese è per la Smith dedicargli i versi spezzati e prosastici che qui leggiamo, di cui si apprezza il guizzo di un lessico legato alla tradizione e il perseguimento di una sconfinata musicalità. Parafrasando la poetessa Ida Travi, potremmo dire che Patti Smith è una “poetessa orale”, che aggancia la propria lingua a una lingua pensata per essere letta ad alta voce, una lingua che porta in sé qualcosa di ancestrale. Patti Smith, nella sua lingua sempre sulla soglia tra canzone e poesia, dispone il proprio apparato evocativo (molto filmico), dove l’occhio – un po’ surrealista– vede tutto e restituisce, in molte sequenze ed immagini, quelli che sono i desideri dell’inconscio, rendendosi partecipe della citazione rimbaudiana: «è falso dire: Io penso: si dovrebbe dire: mi si pensa. – Perdoni il gioco di parole. – IO è un altro.»

(c) Alessandra Trevisan

I am a widow. could be charleville could be anywhere.
move behind the plow. the fields. young arthur lurks about
the farmhouse (roche?) the pump the artesian well. throws
green glass alias crystal broken. gets me in the eye.

I am upstairs. in the bedroom bandaging my wound. he
enters. leans against the four-poster. his ruddy cheeks.
contemptuous air big hands. I find him sexy as hell. how
did this happen he asks casually. too casually. I lift the
bandage. reveal my eye a bloodied mess; a dream of Poe.
he gasps.

I deliver it hard and fast. someone did it. you did it. he falls
prostrate. he weeps he clasps my knees. I grab his hair. it
all but burns my fingers. thick fox fire. soft yellow hair.
yet that unmistakable red tinge. rubedo. red dazzle. hair of
the One.

Oh Jesus I desire him. filthy son of a bitch, he licks my
hand. I sober. leave quickly your mother waits. he rises.
he’s leaving. but not without the glance, from those cold
blue eyes, that shatters. he who hesitates is mine. we’re
on the bed. I have a knife to his smooth throat. I let it
drop. we embrace. I devour his scalp. lice fat as baby
thumbs. lice the skulls caviar.
bsp;
Oh arthur arthur. we are in Abyssinia Aden. making love
smoking cigarettes. we kiss. but it’s much more. azure.
blue pool. oil slick lake. sensations telescope, animate.
crystalline gulf. balls of colored glass exploding. seam of
berber tent splitting. openings, open as a cave, open wi-
der. total surrender.

dream of rimbaud in Witt, Gotham Book Mart, New York, 1973; anche in Babel (19741978) G. P. Putnam’s Sons, NYC e in Early Work, 1970 – 1979 (1994) W. W. Norton & Company, Inc. NYC.

***

Io sono una vedova. potremmo essere a charleville potremmo essere altrove. spingo l’aratro. i campi. il giovane arthur vaga nei pressi della fattoria (roche?) la pompa il pozzo artesiano. Lancia vetro verde alias cristallo rotto. mi colpisce ad un occhio.

Sono al piano di sopra. in camera bendo la mia ferita. lui entra. si appoggia al baldacchino. le guance d’un rosso vivo. aria sprezzante mani grandi. lo trovo diabolicamente sexy. come è accaduto chiede con noncuranza. con troppa noncuranza. io sollevo la benda, mostrando il mio occhio uno scempio sanguinoso; un sogno di Poe. lui afferra.

Io sbotto dura e veloce. qualcuno me l’ha fatto. tu me l’hai fatto. lui cade prostrato.lui piange lui abbraccia le mie ginocchia. Io gli afferro i capelli. per poco non mi bruciano le dita.fosforescenza folta. morbidi capelli gialli. ma con quell’inconfondibile sfumatura di rosso. rubedo. rosso baleno. capelli dell’Unico e Solo.

Oh gesù lo desidero. sporco figlio di un cane.mi lecca la mano. torno sobria. vattene subito tua madre aspetta. lui si alza. se ne sta andando. ma non senza l’occhiata, di quei freddi occhi azzurri, che ti frantuma. mio è colui che esita. noi siamo sul letto. gli tengo un coltello alla gola liscia. lo lascio cadere. ci abbracciamo. divoro la sua capigliatura. lendini grassi come pollici di fanciullo. lendini il caviale del cranio.

Oh arthur, arthur. noi siamo in Abissinia Aden. facciamo l’amore fumiamo sigarette. ci baciamo. ma è molto di più. azzurro. azzurro stagno. lago lucido d’olio. telescopio di sensazioni, animato. palle di vetro colorato scoppiettanti. giuntura di tenda berbera che si lacera. aperture, aperte come una caverna, ancora più aperte. resa totale.

**in Il sogno di Rimbaud, Einaudi, Torino, 1996 a cura di Massimo Bocchiola, a cui si deve l’efficacia della resa in italiano. Qui con variazioni mie.