Ian McEwan

Ian McEwan – La ballata di Adam Henry

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Ian McEwan – La ballata di Adam Henry – Einaudi, 2014 – € 17,00 – traduzione di Susanna Basso

Incontrare nuovamente la scrittura di Ian McEwan è confortante. Si naviga, sempre, in acque sicure, che non significa trovare sempre lo stesso romanzo, anzi, vuol dire – invece – riconoscere certi meccanismi, punti cardine di qualunque storia lo scrittore inglese decida di raccontare. La precisione, la lucidità con cui affronta il tema scelto, la narrazione che viaggia su più piani, più inquadrature. C’è una scena, ma i pensieri, i dialoghi o i silenzi, di quella scena rimandano a un’altra situazione avvenuta nel passato o che il lettore incrocerà nel capitolo successivo. Così tesse le sue trame McEwan. La preparazione documentale è cruciale nei suoi i libri e in questo ancora di più. Ne La ballata di Adam Henry c’entrano la giurisprudenza, la medicina, la religione, non si può improvvisare. McEwan non improvvisa: ecco il conforto. Non urla, nemmeno quando i suoi personaggi lo fanno. Non scrive mai una frase seguendo una scorciatoia, la costruisce minuziosamente, non la accorcia per semplificare, non allunga più del necessario. Il punto, questa è la sensazione, è sempre dove dovrebbe essere.

La ballata di Adam Henry è la storia di più scelte, di una rinuncia, di una forza trovata e, poi, usata per perdersi. È la storia di una vita che cade a pezzi mentre un’altra rischia di finire. Infine è la storia di una vittoria o di una sconfitta? Ecco la domanda alla quale non è molto facile rispondere, McEwan non lo farà, ogni lettore dovrà provarci da sé.

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Il giorno prima della domenica e Ian McEwan

Parigi 2012 - foto gm

Una volta, durante una passeggiata lungo il fiume – l’Eskdale nella luce aranciata del sole già basso, sotto una spolverata di neve – sua figlia gli citò il primo verso di una lirica del suo poeta preferito. A quanto pare, erano poche le giovani donne innamorate come lei di Philip Larkin. «Se mi convocassero / per mettere in piedi una religione / io partirei dall’acqua». Disse che le piaceva la laconicità di quel verbo, convocare, quasi potesse succedere, quasi fosse successo a qualcuno. Si fermarono a bere caffè dal thermos e Perowne, sfiorando col dito una striscia di licheni, disse che, se mai la chiamata fosse giunta per lui, sarebbe partito dall’evoluzione. Quale mito migliore per la creazione? Uno spazio di tempo inimmaginabile, innumerevoli generazioni intente a produrre con lentezza infinitesimale un’intricata bellezza vivente dalla materia inerte, incalzate dalla furia cieca di mutazioni casuali, selezione naturale e trasformazioni dell’ambiente, con la tragedia di forme in costante estinzione e, di recente, la meraviglia della nascita di menti e con loro di filosofie morali, amore, arte, città – e, per soprammercato, il premio senza precedenti di una vicenda che il caso ha voluto dimostrabilmente vera.

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© Ian McEwan – Sabato – Einaudi