I poeti della domenica

I poeti della domenica #144: Adam Zagajewski, I miei maestri

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I miei maestri non sono infallibili.
Non sono come Goethe che solo quando
in lontananza piangono i vulcani
non riesce a prender sonno, né Orazio
che scrive nella lingua degli dèi
e dei chierichetti. I miei maestri
mi chiedono consiglio. Avvolti
da morbidi cappotti gettati in fretta
sopra i sogni, all’alba, mentre un vento
freddo interroga gli uccelli, i miei
maestri parlano sussurrando.
Sento che la loro voce trema.

© Adam Zagajewski, da Dalla vita degli oggetti, poesie 1983-2005, a cura di Krystyna Jaworska, Adelphi 2012.

I poeti della domenica #143: Adam Zagajewski, La sconfitta

Adam Zagajewski, photo by Krzysztof Dubiel for the Polish Book Institute

Adam Zagajewski, photo by Krzysztof Dubiel for the Polish Book Institute

Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta,
le amicizie si fanno più profonde,
l’amore solleva attento il capo.
Perfino le cose diventano pure.
I rondoni danzano nell’aria,
a loro agio nell’abisso.
Tremano le foglie dei pioppi,
solo il vento è immoto.
Le sagome cupe dei nemici si stagliano
sullo sfondo chiaro della speranza. Cresce
il coraggio. Loro, diciamo parlando di loro, noi, di noi,
tu, di me. Il tè amaro ha il sapore
di profezie bibliche. Purché
non ci sorprenda la vittoria.

© Adam Zagajewski, da Dalla vita degli oggetti, poesie 1983-2005, a cura di Krystyna Jaworska, Adelphi 2012.

I poeti della domenica #142: Anna Toscano, Marzo con la neve

anna toscano - foto di anna pavone

anna toscano – foto di anna pavone

Anna Toscano, Marzo con la neve da Doso la polvere, La Vita Felice, 2012

*

La neve di marzo è come
la tua orma sulle mie lenzuola,
una euforia interrotta
l’eco di un silenzio

La neve a marzo è prendere
la panna con le mani,
leccare il cucchiaio dell’impasto
uvette sparse sul tavolo.

Marzo con la neve è assopirsi
nel calore della tua parte di letto,
e svegliarsi con la primavera
impigliata tra i capelli.

*

© Anna Toscano

I poeti della domenica #141: Giorgio Caproni, Marzo

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Marzo

.  Dopo la pioggia la terra
è un frutto appena sbucciato.

.  Il fiato del fieno bagnato
è più acre – ma ride il sole
bianco sui prati di marzo
a una fanciulla che apre la finestra.

.

da Come un’allegoria (1932-1935), ora in Giorgio Caproni, L’opera in versi, Mondadori, “I Meridiani”, 1998

I poeti della domenica #140: Elio Pagliarani, Se domani ti arrivano dei fiori

Elio Pagliarani, foto di Dino Ignani

Elio Pagliarani, foto di Dino Ignani

 

Se domani ti arrivano dei fiori
sbagli se pensi a me (io sbaglio se
penso che il tuo pensiero a me si possa
volgere, come il volto tuo serrato
con mani troppo docili a carpire
quando sulle tue labbra m’era dato
baci dalla città) non so che fiori
siano: te li ha mandati per amore
d’amore uno incontrato in trattoria
dove le mie parole spesso s’urtano
con la gente di faccia.

::::::Che figura

t’ho data, quali fiori può accordare
nella scelta all’immagine riflessa
di te?

Non devi amarmi se ti sbriciolo
su una tovaglia lisa: e non mi ami.

.

© Elio Pagliarani, Se domani ti arrivano dei fiori, da Inventario Privato, Veronelli, 1959 (ora in Tutte le poesie, Garzanti)

 

I poeti della domenica #138: Gianni Montieri, Per esempio mia nonna

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I poeti della domenica #138: Gianni Montieri, da Avremo cura, Zona 2014

*

Per esempio mia nonna
era il punto più distante
dalla morte. Nonna era il bianco
quella che restava in piedi
sulle macerie, tra le briciole
(sempre poche) da spartire.
Lei era di un altro sud
sorrideva, non moriva.

*

© Gianni Montieri

I poeti della domenica #137: Mario Paoletti, Turno di notte

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Turno di notte

Ora è solo un pezzo di carne stanca
che torna dal lavoro notturno.
Con gesto brusco si cava gli stivali,
getta i pantaloni sulla sedia, accende una sigaretta
e contempla la miseria della sua cuccia.
Si corica.
Vuole dormire, morire per un po’.
Strette le gambe, si rannicchia come un feto,
passa un braccio sotto al cuscino
inutilmente: il sonno non arriva.

Si rigira: allunga le gambe, scosta il lenzuolo,
prova la peretta della luce, starnuta e pensa:
“Adesso m’addormento”.
Sogna per tre secondi
e proprio allora scricchiola quel maledetto armadio
di falso mogano e falso specchio veneziano.
Suona falso anche lo scricchiolio.

L’uomo è terribilmente stanco.
Vorrebbe dormire per sempre in fondo al mare
in un sacello di piombo con oblò
per poter vedere, ogni tanto,
il passaggio degli squali morti.

Fischia una locomotiva, passa un tram,
un manico di scopa sbatte contro i mosaici.
Lamentandosi come un bebé col mal d’orecchi
l’uomo finalmente si addormenta.

E allora, come se il mondo
stesse aspettando solo quel preciso segnale,
un raggio grigio si dipinge sul lucernario
e nella città comincia ad albeggiare.

 

Turno noche

Ahora, es sólo un pedazo de carne cansada
que vuelve del trabajo nocturno.
con gesto huraño se quita los botines,
tira el pantalón sobre la silla, enciende un cigarillo
y contempla la roña de su cueva.
Se acuesta.
Quiere dormir, morirse por un rato.
Juntas la piernas, se acurruca como un feto,
pasa un brazo por debajo de la almohada
inutilmente: el sueño no viene.

Se da vuelta, estira las piernas, lebanta la sábana,
tantea la perilla de la luz, estornuda y piensa:
“Ahora me voy a dormir”.
Sueña un sueño de tres segundos
y justo entonces cruje el putísimo ropero,
de falsa caoba y falsa luna veneciana.
Hasta el crujido suena a falso.

El hombre está terriblemente cansado.
Quisiera dormir por siempre en el fondo del mar
en una piccita de plomo con ventanillas
por donde se pudiera ver, de vez en cuando,
el paso de los tiburones muertos.

Pita una locomotora, pasa un tranvía,
choca una palo de escoba contra los mosaicos.
Quejándose como un bebé con dolor de oídos
el hombre al fin se duerme.

Y entonces, como si el mundo
sólo hubiese estado esperando esa precisa señal,
una raya gris se pinta en el tragaluz
y en la ciudad comienza a amanecer.

da: Mario Paoletti, Di oggi, Omero prende solo il fiore. Traduzione e cura di Antonietta Tiberia. Prefazione di Dante Maffia, Fusibilia Libri 2015

I poeti della domenica #135: Antonella Anedda, ‘Non ti ho detto che la mia paura è una piccola macchia’

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Non ti ho detto che la mia paura è una piccola macchia,
una zona calva, una frazione di pelle nuda.
Vedevo il suo impercettibile ingrigirsi.
La paura s’imperla come un’ostrica
il bordo sfrangiato di grigio più scuro.
Tanto piccola da non essere spiegabile.
Screpolata. Tanto insignificante
da non darmi voce per gridare la scoperta
che il male non si espande ma si addensa.

© Antonella Anedda, in Salva con nome, Milano, Mondadori, 2012.

I poeti della domenica #134: Mario De Santis, Il giorno fuori

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Mario De Santis: (il giorno fuori)  da Sciami, Ladolfi 2016

*

(il giorno fuori)

Arrivo con il tram dove Milano non esiste ancora
per ogni passeggero la strada si dirama, è un delta
di piazze e di cantieri abbandonati e ha svolte, all’improvviso.
noi le passiamo e tutto corre in noi, ritardo senza peso
le mattine delle città sono già fiumi scontrosi e senza vuoti.
eppure le coincidenze fanno ogni persona
o il suo corpo che va da lievità a posa informe,
un’esistenza – e c’è chi sciama via per un batterio,
per l’invisibile che si nasconde all’aria.
Il rifugiato che abita il riposo
illecito, in corpo ha cielo ed ha prigione;
la libertà di fatto cerca facili indirizzi.
Ben venga allora morire per la prima volta
nel tuo respiro e poi restare avvolto da correnti,
nell’impazienza ascolto la moltitudine di avvisi
e nomi in codici. Crolli minimi che sento
intorno come fioritura,
avverto del palazzo, del pericolo e lontano
un altro posto da occupare. Così fermo la fuga
aprendo un porta all’improvviso, salutando.

 

I poeti della domenica #133: Carlo Bordini, Festa

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Carlo Bordini Festa

da Assenza, Carteggi letterari edizioni 2016, € 14,00

*
Festa

Myra, che ha circa cinquant’anni meno di me,
mi ha detto:
quando avrò 70 anni, e sarò una
vecchietta rattrappita,
tu mi verrai a trovare e (mi) dirai
come stai?
Io ti dirò:
avevi ragione. (tutto sommato)
è andata abbastanza bene.
Tu mi dirai:
sono venuto a farti una sorpresa.
Sei venuto a farmi una sorpresa.
Sono venuto a portarti ad una festa.

*
© Carlo Bordini

I poeti della domenica #132: Barbara Coacci, Polvere

 

macerata, foto gm

macerata, foto gm

 

Polvere

la consistenza della polvere
il velluto delle superfici
a buccia di pesca, a veli, a strati
coperti tutti i mobili e ogni forma
squadrata o tonda,
ma più di tutti i gatti
che fa la polvere se la lasci figliare
reclamano carezze e voci umane
buone per la fame

raggiungono leggeri come acrobati
le mensole più lontane i libri
di ogni genere approdati
in lunghi giri sugli scaffali

danno la caccia a un ragno,
in equilibrio magistrale,
su tutto il teatro di Shakespeare.

*

© Barbara Coacci

I poeti della domenica #131: Alessandro Burbank, Quando ripenso alla casa delle girandole

immagine fornita dall'autore del testo

immagine fornita dall’autore del testo

Quando ripenso alla casa delle girandole.

Una casa che dava sul canale dietro i Frari
a Venezia ci passavo tornando da scuola
alle elementari, da solo, avevo già le chiavi.
Poco più avanti girato l’angolo dopo Tonolo
la pasticceria più buona del mondo per noi
ancora dopo il calzolaio (non so se ci sia più)
hanno tolto tutte le gomme del ponte detto
ponte delle gomme perché ci attaccavano
le gomme da masticare di tutti i colori, credo
sia i turisti dei primi flussi turistici sia tutti
i miei amici, con un balzo gomma al dito,
ammetto che un paio le ho messe anche io
come una volta andava le Brooklyn gustolungo
ad esempio, beato chi le ricorda, o le Bigbubble.
Mi domandavo sempre quale fosse la prima
in assoluto. Se la trovo ti passo la foto, sia della
casa con le girandole sia del ponte delle gomme.
Perché adesso mi viene da piangere.

*

© Alessandro Burbank