I poeti della domenica

I poeti della domenica #368: Vivian Lamarque, Sta dietro ai vetri

foto di Dino Ignani

 

Sta dietro ai vetri

Sta dietro ai vetri
un po’ più del normale
intendo i vetri di casa
se fossero vetrine
allora sì direste che è normale.

 

da Il tuo posto vuoto, ora in Poesie 1972-2002, Oscar Mondadori 2002

I poeti della domenica #367: Umberto Fiori, Mattino

foto di © Dino Ignani

Mattino

Luccica un vetro
– e un prato, più in alto –
in un palazzo là in fondo.

Sul mio terrazzo
sento che sole e casa
e mondo e sguardo
mi guardano da dietro.

 

da Esempi [1992], ora in Poesie 1986-2014, Oscar Mondadori 2014

I poeti della domenica #366: Annamaria Ferramosca, “errore: non essere rimasti accanto al fuoco di fila…”

 

errore: non essere rimasti accanto al fuoco di fila
con occhi di cane a implorare o – muso in alto – ad abbaiare

urgenza del mutare
un grido-scheggia che trapassi la retina
apra varchi inattesi
un tempuscolo stabile del coro
torre inattaccabile dove
le lingue si traducono solo sfiorandosi

così i fallimenti possono mutare
in categorie di seduzione
come la catena trasmessa dal seme al frutto
nonostante il marciume     il trambusto dei rami

 

 

Annamaria Ferramosca, Ciclica, La Vita Felice 2014

I poeti della domenica #365: Tommaso Di Dio, “Questo sole che sbatte…”

 

Questo sole che sbatte
sulle impalcature a mezza via; scarno
sistema di tubature e plastiche, pratiche
d’umana ascesa. Pochi giorni dopo
di nuovo l’inverno deriva
la mia faccia dal cemento inerte
e sono tutti gli alfabeti ordini
ordigni; foglie cadono assalti
le parole esplodono
e sono cera pasta biologia, e non tengono
decadono. E allora t’alzi; e ricominci.
Insisti fin che dura questo male
scrivere
le cose che passano.

 

Tommaso Di Dio, Tua e di tutti, LietoColle, pordenonelegge, 2014

I poeti della domenica #364: Maria Occhipinti, Ogni fiore quand’è il tempo

 

Ogni fiore quand’è il tempo
apre il suo boccio
e dà il suo profumo
a chi lo vuole.
Si aprì il mio cuore,
palpitò e tremò
nella sua purezza.
Ma tu volgesti
lo sguardo altrove.

 

All’interno dell’articolo di Giuseppe Marchiori, All’insegna del rettangolo d’oro, in «Terraferma. Lettere e arti», Anno II, n. 2, Venezia, marzo-agosto 1946

I poeti della domenica #363: Vincenzo Cardarelli, Non basta morire

 

Hanno i defunti un tempo
ulteriore nei cimiteri.
Vi compiono adorni
di fiori e d’illusioni,
per diventare presto
della città silente
comuni abitatori.
Ma una pietà indistinta li consola
anche allora che, privi d’ogni cura,
esposti ad ogni ingiuria,
trapassati da troppo lungo evo,
di lor neglette sepolture ornate
con gusto d’altri tempi,
s’avviano ad esulare
nella fossa comune.
«Qui giace», è scritto,
ma il lor giacere non dura.
Troppo han brillato e furono onorati
questi poveri morti
dimenticati,
che han da morire ancora,
che hanno ancor da soffrire
in questo fango che non ha mai fine.

 

In «Terraferma. Lettere e arti», Anno II, n. 2, Venezia, marzo-agosto 1946

I poeti della domenica #362: Bartolo Cattafi, Mare

Mare

Messo dentro tutto
in ordine piegato
la barca i remi il mare
liscio crespo turbato
tinte chiare e cupe
i venti leggeri dell’estate
quelli più pesanti per l’inverno
corri a prendere il treno
spacca in due la folla
arriva issati parti
perdilo
fa lo stesso
siediti a terra
e viaggi lo stesso
è tutto mare
altissimo mare,
te la sogni la terra.

 

da Bartolo Cattafi, Tutte le poesie. A cura di Diego Bertelli. Introduzione di Raoul Bruni, Le Lettere 2019

I poeti della domenica #361: Bartolo Cattafi, Forse i Greci avevano ragione

Forse i Greci avevano ragione

E che ne sai
se fai saltare le mattonelle azzurre
il disegno dei pesci e delle alghe
le pietruzze smaltate tipo parete di pescheria
che c’è sotto?
Chi ha il batiscafo
il vetro spesso il riflettore d’abisso
il dono di flottare
già nell’eternità?
Forse i Greci avevano ragione
forse Scilla e Cariddi sono spie
faville emerse a vincere
ad annerire il sole di mezzogiorno.

da Bartolo Cattafi, Tutte le poesie. A cura di Diego Bertelli. Introduzione di Raoul Bruni, Le Lettere 2019

I poeti della domenica #359: Gabriella Leto, Io so che cosa è il male

Gabriella Leto
18 marzo 1930 – 19 maggio 2019

 

Io so che cosa è il male
il suo affondo spietato
il calcolo venale
di violenza e di frode
e il suo perversare.
Ma il peccato – che muta
nei tempi e nelle mode
le sue passioni amare
non so che sia – lo ignoro
certo è vita vissuta
forse senza decoro.

 

da Aria alle stanze, Einaudi 2003

I poeti della domenica #358: Valentino Zeichen, Et in Arcadia ego

[Valentino Zeichen, foto di Uliano Lucas]

Et in Arcadia Ego
(Guercino)

È incontinenza speculativa dei pastori arcadi
dischiudere fra gli arbusti i sentieri del bosco;
scostare le poetiche fronde d’alloro e
danneggiare la pittura nella concitazione
pur di confrontare orme filosofiche;
imbattersi non nel solitario cinghiale
ma nell’apparire di un inatteso belvedere.

Alla vista, una fronte ripida,
dove spericolati pensieri salivano
in cima alle vette del sapere
affrontando vertigini morali
e gravi pendenze lì
spazia la mosca e alloggia
nelle vuote orbite oculari.
Sul piedistallo sosta un ratto,
disinvolto interlocutore del teschio;
nel loro fitto scambio di vedute
si intravedono i prototipi
della chincaglieria romantica.
Al cospetto dell’allegoria
i pastori s’ingannano d’apparenza;
sulla bilancia degli indizi
eludono la tara innaminabile
e propendono per la mite illusione
che trattasi di “natura morta”.

 

Valentino Zeichen, Pagine di gloria [1983], ora in Poesie 1963-2014, Mondadori 2017

I poeti della domenica #357: Valentino Zeichen, Il ventaglio di Leonardo Da Vinci

[Valentino Zeichen, foto di Dino Ignani]

Il ventaglio di Leonardo da Vinci

Quale stravagante
fa la sua apparizione
la pratica empirica
che indaga nel molteplice
dispiegando il ventaglio della natura;
la quale non sottende altro
che stratigrafie di fenomeni;
nell’insieme pare disinteressarsi e neanche
celare dispettosamente ai pregiudizi
il “principio universale ricercato”.

Fra le stecche divaricate
della ruota del pavone
si ammira lo spiegamento del mondo
che corrisponde alle ancora approssimative
branche della scienza
i cui neonati artigli
impediranno alla longa manus
della controriforma
di richiudere del tutto il ventaglio
aperto da Leonardo.

 

Valentino Zeichen , Pagine di gloria [1983], ora in Poesie (1963-2014), Mondadori 2017

I poeti della domenica #356: Adele Cambria, Comizio a Rizziconi

 

Io so che un’altra dimensione
misura materia
avrò, per cui il mio corpo
dilatato leggero
come un’ostia
eppure mio, ancora,
(di me)
aliterà sopra gli ulivi
e sfioreranno, le cime violette dei miei seni
il grappolo morbido del glicine
e lo penetrerà gemendo
nella vagina quieta come un porto
dimenticato,
greco d’eucalipto.

In AA. VV., La parola elettorale. Viaggio nell’universo politico maschile, Roma, Edizioni delle donne, 1976