I poeti della domenica

I poeti della domenica #400: Eugenio Montale, Siria

Siria

Dicevano gli antichi che la poesia
è scala a Dio. Forse non è così
se mi leggi. Ma il giorno io lo seppi
che ritrovai per te la voce, sciolto
in un gregge di nuvoli e di capre
dirompenti da un greppo a brucar bave
di pruno e di falasco, e i volti scarni
della luna e del sole si fondevano,
il motore era guasto ed una freccia
di sangue su un macigno segnalava
la via di Aleppo.

 

 

da La bufera e altro
Edizione commentata da Ida Campeggiani e Niccolò Scaffai
Con scritti di Guido Mazzoni, Gianfranco Contini e Franco Fortini
Mondadori, “Lo Specchio”, 2019

I poeti della domenica #399: Eugenio Montale, Gli orecchini

 

Gli orecchini

Non serba ombra di voli il nerofumo
della spera. (E del tuo non è più traccia).
È passata la spugna che i barlumi
indifesi dal cerchio d’oro scaccia.
Le tue pietre, i coralli, il forte imperio
che ti rapisce vi cercavo; fuggo
l’iddia che non s’incarna, i desiderî
porto fin che al tuo lampo non si struggono.
Ronzano èlite fuori, ronza il folle
mortorio e sa che due vite non contano.
Nella cornice tornano le molli
meduse della sera. La tua impronta
verrà di giù: dove ai tuoi lobi squallide
mani, travolte, fermano i coralli.

 

da La bufera e altro
Edizione commentata da Ida Campeggiani e Niccolò Scaffai
Con scritti di Guido Mazzoni, Gianfranco Contini e Franco Fortini
Mondadori, “Lo Specchio”, 2019

I poeti della domenica #395: Roberto Lamantea, Se la dolcezza è delicata mimosa

 

Se la dolcezza è delicata mimosa
la ferita sanguinerà quarzo,
la memoria oscillerà da rèsine e cere.
La bellezza si specchia in pugnali d’oro.
L’alba gelata, le rose selvatiche,
i cardi velenosi lo sanno.
.

31-XII-1978 ore 21.35

 

Roberto Lamantea, in Xilofonie, 1994

I poeti della domenica #394: Antonio Colinas, La Prueba

Premio LericiPea Golfo dei Poeti 2019

 

La Prueba

Mira: a punto estás de penetrar en el bosque. Vas a dejar la casa blanca de la cima,
tan plácida, tan llena de música y sosiego,
y ahí te espera el bosque impenetrable.

Irremediablemente deberás cruzarlo:
el bosque que desciende por ladera escabrosa, el bosque en que no hay nadie
y el bosque en el que puede haber de todo,
el bosque de humedades venenosas,
morada de lo negro,
y de una luz que enturbia la mirada.

Entra en él con cuidado y sal sin prisas,
mas nunca se te ocurra abandonar la senda
que desciende y desciende y desciende.
Mira mucho hacia arriba y no te olvides
de que este tiempo nuestro va pasando
como la hoz por el trigo.
Allá arriba, en las ramas,
no hay luces que te ciegan, si es de día.
Y si fuese de noche,
la negrura más honda la siembran faros ciertos. Todo lo que está arriba guía siempre.

Mira: te espera el bosque impenetrable. Recuerda que la senda que lo cruza
– la senda como río que te lleva -,
debe ser dulce cauce y no boa untuosa que repta y extravía en la maraña.
Que te guíe la música que dejas
– la música que es número y medida – y que más alta música te saque
al fin, tras dura prueba, a mar de luz.

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I poeti della domenica #393: Antonio Colinas, Para olvidar el odio

Premio LericiPea Golfo dei Poeti 2019

 

Para olvidar el odio (11 de marzo de 2004)

Acaso lo más duro y lo más cruel
no sea el abrir violentamente lo negro en lo blanco:
en la armonía el caos,
en ojos inocentes un cuchillo de ira,
en los labios más tiernos de juventud
la muerte.
Acaso lo más duro sea el odio:
ese odio que establece diferencias,
ese odio que se mama en pecho de odio,
ese odio que se enseña y que se aprende,
que enarbola banderas como pústulas
y que niega brutalmente el amor.

¿Hasta cuándo en el mundo la dualidad más cruel,
la ausencia de armonía?
Nuestra patria es el mundo
y, en él, nuestros pulmones
inspiran armonía y espiran honda paz,
inspiran honda paz y espiran armonía.
Por eso, hoy sabemos ya muy bien
que, como primavera temprana,
como ojo inocente, como labio muy tierno,
nunca cesa esperanza de germinar: lo hace
con mayor rapidez que las mareas de sangre.

Este jueves de marzo no llovía
lluvia de odio:
llovían manos mansas,
que a todo y hacia todos se tendían,
suavemente,
como marea de música,
sólo para sanar, para sanarnos.

Por nada cambiaremos esa lluvia de manos bondadosas.
Son las manos de un fuego que es amor,
un fuego que no quema.
Son esas manos que siempre se entregan
y que nunca reniegan de palabras, ideas, sentimientos.
Marea del amor, más poderosa
que el odio que se mama y que se escupe,
que la sangre violada.

Muchacha muerta que en la fotografía
levantas dulcemente tu rostro hacia el cielo,
muchacho muerto que pones tu oído en la tierra
como para escuchar sólo música:
estáis, en realidad, durmiendo, durmiendo, durmiendo.
No turbéis más su sueño.
No turbéis más sus sueños.

(altro…)

I poeti della domenica #392: Stefano Dal Bianco, A uno dei tanti che rimarranno fermi

 

 

A uno dei tanti che rimarranno fermi

Che cosa posso dirti di me, di dove sono,
che tu potessi raccontare agli altri…

Racconta loro che non ci sono più
che sono un altro, fatto simile ad altri,
che non ho più tempo per nessuno,
che ho perso la testa e l’ho rimessa a posto,
e che mi sono convertito ad altra vita,
alle leggi di un dio che non è qui
e che perciò mi chiede conto.

Che nessuno si preoccupi per me,
che nessuno mi chieda di avere pietà,
che nessuno mi chieda di mentire più.

 

da Stefano Dal Bianco, Prove di libertà, Mondadori 2012

I poeti della domenica #391: Roberto Deidier, “Che colore parlano le tue parole”

 

 

Che colore parlano le tue parole
Oggi che il sole è un vuoto tra le nuvole
Ed è un secolo lo spazio tra i tuoi occhi:
Ci cade ogni mia nascita, ogni morte,
La mia mano che accompagna l’erba
Quando la piega il vento

 

da Roberto Deidier, Solstizio, Mondadori 2014

I poeti della domenica #390: David Maria Turoldo, Vedrai

 

Vedrai

Anima mia, non pensare
male di Lui: gli è impossibile
fare altro.

.               E – vedrai! –
il Male non vincerà.

 

da © David Maria Turoldo, Canti ultimi, Garzanti 1991

I poeti della domenica #389: David Maria Turoldo, Epilogo provvisorio

 

Epilogo provvisorio

Gloria alla tua fatica di essere,
di essere sempre, di continuare ad essere!

Ma è per il Nulla che sei te stesso,
senza il Nulla Tu saresti ogni cosa
e tutto sarebbe indistinto e immobile.

.                    * * *

Vera tua onnipotenza
è che il Nulla non vinca
e l’universo non abbia mai fine.

 

da © David Maria Turoldo, Canti ultimi, Garzanti 1991

I poeti della domenica #388: Alberto Toni, Vicino al fuoco

 

Vicino al fuoco

Stendi quel fuoco a terra, rimani.
Che al salve di domani
al bosso a me vicino
resti la figura amica,
il cielo al cielo,
tenaglie a tenaglie, occhiali,
una speciale scatola
per gli appunti, un orologio,
tutto quello che mi serve ancora,
una sinfonia,
un’arietta così, semplice nello svolgimento.
Vicino al fuoco spese l’amore e vago
momento di pienezza.
Sei qui per conservare piena luce,
quando occorre, svago dei sensi,
pura inutilità essenziale, corpo a corpo.
Di te conosco quell’unico mistero raggiante:
amore in veste di ritmo.

 

da Alberto Toni, Non c’è corpo perfetto, Algra editore 2018

I poeti della domenica #387: Alberto Toni, “Tutto deve andare avanti”

 

Tutto deve andare avanti.
Ma poi noi non sappiamo
se l’illusione è verità. Allora scendo
e salgo fino alla prova e non per paura
e dolore, ma soltanto per conoscenza.
Vedrò tutti i colori insieme, soltanto
per un istante? Un vetro solo che separa,
esclude tutte le immagini più volte ripetute.

 

da Alberto Toni, Vivo così, Nomos edizioni, 2014

I poeti della domenica #386: Hugo Loetscher, C’era una volta il mondo

C’era una volta il mondo

Là dove un satellite si disintegra
Due costellazioni più avanti
E subito a sinistra –
Questo nel caso
Che voi mi
Cerchiate.

Hugo Loetscher
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Es war einmal die Welt

Wo ein Satellit verglüht
Zwei Sternbilder weiter
Und gleich links –
Dies ist für den Fall
Dass ihr mich
Sucht.

 

Hugo Loetscher, da: Es war einmal die Welt. Gedichte, Diogenes Verlag, Zürich 2004