Hugo von Hofmannsthal

I poeti della domenica #320: Hugo von Hofmannsthal, La nostalgia del vecchio per l’estate

La nostalgia del vecchio per l’estate

Se finalmente luglio fosse invece di marzo,

Nulla mi tratterrebbe, prenderei l’aire
E a cavallo, in carrozza o con la ferrovia
Sboccherei nella bella contrada di collina.

E lì li avrei vicini, gruppi di grandi alberi;
Platani, olmi, aceri e querce:
Da quanto, quelli, non li ho più veduti!

Allora io dal cavallo smonterei oppure:
Ferma! griderei al cocchiere ed andrei senza meta
Avanti, verso il cuore del paese d’estate.

E sotto gli alberi, quegli alberi riposerei,
Nelle cui cime in una,
Giorno e notte sarebbe, non come in questa casa,

Dove i giorni talvolta sono vacui come notti
E le notti insidiose e scialbe come il giorno.
Là tutto sarebbe vita, risplendente, magnifica.

E invece dell’ombra è la beatitudine
Del tramonto, e se un soffio mi sfiora,
Non però mai bisbiglia: «Tutto questo è nulla».

La valle si fa scura, e dove sono case
Sono luci, e l’oscurità m’investe,
Non però di morire parla il vento notturno.

Passo attraverso il cimitero e vedo
Solo fiori cullarsi nell’ultimo chiarore
E proprio di nient’altro sento la vicinanza.

E fra macchie che già s’abbuiano di nocciuoli,
Scorre acqua, e come un fanciullo m’apposto
E non sento alcun bisbigliare di «Invano!».

Io lì svelto mi spoglio per saltare
Dentro, e poi quando rialzo la testa
C’è luna, ma io ancora combatto col ruscello.

Mi sollevo a metà dall’onda ghiaccia,
E un liscio ciottolo dal greto scagliando
Lontano, nel campo, m’ergo nel chiarore della luna.

E sul paese estivo dalla luna argentato
Cade ampia un’ombra: questa stessa che così triste
Mi fa cenno, qui dietro il cuscino, alla parete? (altro…)

Tra le righe n. 5: Hugo von Hofmannsthal

Tra le righe n. 5:  Hugo von Hofmannsthal

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman[i]

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Ballade des äußeren Lebens

Und Kinder wachsen auf mit tiefen Augen,
Die von nichts wissen, wachsen auf und sterben,
Und alle Menschen gehen ihre Wege.

Und süße Früchte werden aus den herben
Und fallen nachts wie tote Vögel nieder
Und liegen wenig Tage und verderben.

Und immer weht der Wind, und immer wieder
Vernehmen wir und reden viele Worte
Und spüren Lust und Müdigkeit der Glieder.

Und Straßen laufen durch das Gras, und Orte
Sind da und dort, voll Fackeln, Bäumen, Teichen,
Und drohende und totenhaft verdorrte…

Wozu sind diese aufgebaut? und gleichen
Einander nie? und sind unzählig viele?
Was wechselt Lachen, Weinen und Erbleichen?

Was frommt das alles uns und diese Spiele,
Die wir doch groß und ewig einsam sind
Und wandernd nimmer suchen irgend Ziele?

Was frommts, dergleichen viel gesehen haben?
Und dennoch sagt der viel, der ”Abend” sagt,
Ein Wort, daraus Tiefsinn und Trauer rinnt

Wie schwerer Honig aus den hohlen Waben.

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Hugo von Hofmannsthal, 1903

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Ballata della vita apparente

E fanciulli dai grandi occhi innocenti
Fioriscono e declinano nel buio
E ognuno corre la sua via nel mondo

E d’acerbi maturan dolci frutti,
Cadono a notte come uccelli,
Giacciono al suolo in pochi dì corrotti.

E vaga eterno il vento, eternamente
S’ascoltano e rispondono parole
E gioia e noia piegano le membra.

E strade bianche corrono fra l’erba,
Incontro a piazze lumi alberi stagni,
Fra cupo rombo e squallidi deserti.

Tante pietre perché, tante contrade,
E nome e volto mai non hanno eguali?
Riso e pianto, che muta, e impallidire?

E questo a noi che giova e questi giochi,
Che grandi siamo ed in eterno soli
E non cerchiamo al nostro andare un fine?

Cose tante, che giova aver vedute?
E molto dice chi mai dica «sera»,
Parola da cui tardo un lutto stilla

Come da l’arnie vuote grave miele.

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(Traduzione di Leone Traverso)

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Ballata della vita apparente

E crescono i bambini, con i profondi occhi
Che nulla sanno, crescono e poi muoiono,
ed ogni uomo va per la sua via.

E in dolci frutti mutano gli acerbi
e nella notte cadono come uccelli
e in pochi giorni giacciono corrotti.

E sempre spira il vento e sempre ancora
noi diciamo e ascoltiamo numerose parole
e voluttà e stanchezza tocca le nostre membra.

E strade corrono, traverso l’erba, e luoghi
sono qua e là, con lumi, alberi, stagni,
o minacciosi e mortalmente calvi…

A che furono edificati? E mai
due si uguagliano? e sono innumerevoli?
Che mutano le risa, il pianto ed il pallore?

Che giova il tutto a noi, e questi giuochi,
se siamo grandi ed in eterno soli
e non poniamo segno al nostro andare?

Che vale aver veduto tanto? Pure
Dice molto colui che dice «sera»,
parola da cui goccia lutto e meditazione

come dai vuoti favi il miele greve.

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(Traduzione di Cristina Campo)

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Ballata della vita esteriore

Fanciulli che crescono con occhi profondi.
Di nulla sanno, crescono e muoiono,
E tutti gli uomini vanno per la loro strada.

Dolci frutti che nascono dagli acerbi
E cadono giù di notte come uccelli morti,
Giacciono pochi giorni e marciscono.

Sempre soffia il vento e sempre torniamo
Ad ascoltare e dire molte parole
Ad avvertire il piacere e la stanchezza delle membra.

Strade che corrono attraverso l’erba e luoghi
Qua e là, pieni di fiaccole, alberi, stagni,
Ora minacciosi, ora spettralmente disseccati.

Perché vi sono queste cose? e tanto
L’una all’altra dissimile? E in così grande numero?
Cos’è che alterna il riso, il pianto ed il pallore?

Tutto ciò, e questi giuochi, a noi che giovano?
A noi che pure siamo adulti ed eternamente soli,
Che vagando non cerchiamo mai una meta?

Che giova, di queste cose averne viste tante?
E tuttavia dice molto chi dice «Sera»,
Una parola da cui scorre profondità e tristezza

Come greve miele dagli incavati favi.

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(Traduzione di Elena Croce)

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Hugo von Hofmannsthal (1874-1929). Viennese di nascita, ha antenati paterni di origine boema e di religione ebraica; in lui, come scrisse Hermann Broch, convivono due patrie, l’austriaca e la lombarda: il nonno August Hofmann von Hofmannsthal aveva sposato la nobile milanese Petronilla Rho. Hugo von Hofmannsthal esordisce sulla scena letteraria viennese con lo pseudonimo di Loris, mentre è ancora studente liceale. Nel 1892 pubblica il frammento drammatico Der Tod des Tizians (La morte di Tiziano) su “Blätter für die Kunst”, rivista letteraria diretta a Monaco dal poeta Stefan George. Nel 1897, durante un viaggio in Italia, scrive di getto opere teatrali (tra queste, Il piccolo teatro del mondo, La donna alla finestra, L’imperatore e la strega). Conclusi gli studi, Hofmannsthal si sposa nel 1901 e va a vivere nel castello di Rodaun nei pressi di Vienna, dove conduce una vita ritirata. A quel periodo risale la redazione di Ein Brief (traduzione italiana: Lettera di Lord Chandos), segnale di una crisi poetico-esistenziale e della scoperta di un «significato latitante» (Claudio Magris). Nel 1906 incontra Richard Strauss, del quale diviene consulente e librettista ufficiale. Dal sodalizio nasce, tra l’altro, Der Rosenkavalier (Il Cavaliere della Rosa), 1911.

Leone Traverso. «Reputato a ragione il maggior grecista e germanista nella brillante schiera dei cosiddetti “ermetici” fiorentini, possiede accanto a uno straordinario senso della lingua un talento poetico  che pone al servizio dei poeti che traduce, ma che al dire di amici come Mario Luzi, Tommaso Landolfi, Oreste Macrì gli avrebbe permesso di esprimersi altamente con la sua voce, non avesse tutta piegata quella voce a offrire al lettore italiano i versi assoluti di Pindaro, dei tragici greci, di Hölderlin, di Trakl, di Rilke, di Hofmannsthal.» (dalla nota di Margherita Pieracci Harwell in: Cristina Campo, Caro Bul. Lettere a Leone Traverso (1953-1967), Milano, Adelphi, 2007, pp. 207-208).

Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini (1923-1977), ha pubblicato in vita la raccolta di poesie Passo d’addio (1956), e le prose di Fiaba e mistero (1962) e Il flauto e il tappeto (1971), oltre a traduzioni e saggi. Tra questi ultimi vanno menzionate le introduzioni alle versioni poetiche, in particolare a quelle da John Donne (introduzione a Poesie amorose e teologiche, a cura di Cristina Campo, Torino, Einaudi, 1971) e William Carlos Williams (Introduzione a Poesie di William Carlos Williams, tradotte e presentate da Cristina Campo e Vittorio Sereni, Torino, Einaudi, 1961). Di Cristina Campo Adelphi ha pubblicato due volumi di saggi, Gli imperdonabili (1987) e Sotto falso nome (1998), il volume di poesie e traduzioni poetiche La Tigre Assenza (1991), le Lettere a Mita (1999) e le Lettere a Leone Traverso (1953-1967) nel volume Caro Bul (2007)

Elena Croce (1915-1994). Figlia primogenita di Benedetto Croce, è stata traduttrice, scrittrice e ambientalista. Con il marito Raimondo Craveri ha condiviso la conduzione del mensile letterario “Lo spettatore italiano”. A lei si deve il riconoscimento del valore del romanzo di Tomasi di Lampedusa Il Gattopardo; nel 1957 ne invia il manoscritto all’amico scrittore Giorgio Bassani. Con Bassani e altri intellettuali fonda nel 1956 l’associazione Italia Nostra. Ha contribuito alla creazione della Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.


[i] Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.