Horst Bienek

Gli anni meravigliosi #19: Horst Bienek

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute – su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDRfu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR − possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

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La diciannovesima tappa della rubrica “Gli anni meravigliosi” è dedicata a Horst Bienek e, in particolare, a un suo componimento del 1974, Wörter.

Horst Bienek, Wörter

Wörter
meine Fallschirme
mit euch
springe
ich
ab

Ich fürchte nicht die Tiefe
wer euch richtig
öffnet

schwebt

 

Horst Bienek, Parole

Parole
i miei paracadute
con voi
salto
giù
io

non temo la profondità
chi correttamente
vi apre

fluttua

(traduzione di Anna Maria Curci)

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Workuta

Horst Bienek nacque il 7 maggio 1930 a Gleiwitz (oggi Gliwice, in Polonia) nell’Alta Slesia. Costretto a lasciare la regione natale nel 1946, all’indomani del secondo conflitto mondiale, visse prima a Köthen, nell’Anhalt, e poi a Potsdam, dove collaborò alla “Tagespost”, pubblicando le sue prime poesie. Nel 1951 fu scelto da Brecht per far parte della classe degli allievi particolarmente meritevoli al Berliner Ensemble. Nel novembre dello stesso anno fu arrestato e un anno dopo fu condannato a venti anni di lavori forzati per propaganda antisovietica e per presunto spionaggio in favore degli Stati Uniti. Fu deportato nel campo di lavoro forzato di Workuta, oltre il Circolo Polare Artico, dal quale tornò, in virtù di un’amnistia, dopo quattro anni. Nel 1955 si trasferì nella Repubblica Federale Tedesca, lavorò prima come redattore per le trasmissioni culturali presso l’emittente Hessischer Rundfunk, per poi dedicarsi all’attività di libero scrittore dal 1968, anno in cui stabilì la propria residenza nei pressi di Monaco di Baviera. Tra i suoi romanzi va menzionato Die Zelle (La cella), del 1968.

Nel 1990, in occasione della Fiera del libro di Lipsia, fu chiesto a Bienek  perché non avesse mai scritto della sua vita a Workuta. Bienek non rispose, ma si mise all’opera. Proprio al resoconto dei suoi anni nel gulag stava lavorando, quando, il 7 dicembre, Bienek morì per le conseguenze dell’AIDS. Lo scrittore Michael Krüger ha raccolto i frammenti lasciati da Bienek, ne ha curato l’edizione, ne ha scritto la postfazione e, all’inizio di questo anno 2013,  il volume Workuta di Horst Bienek è stato pubblicato per i tipi della casa editrice Wallstein di Göttingen.

Se c’è una traccia sonora per la vita e per l’opera di Horst Bienek, questa è, a mio parere, il brano degli Area Return from Workuta, dall’album del 1978 Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!

© Anna Maria Curci