guido cupani

Non ti curar di me se il cuor ti manca (2): nota di lettura

 

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Sono autori vari. La prefazione è di Fabio Franzin, la postfazione e la cura di Roberto Ferrari, e a legare le venti poesie del volume c’è la volontà di vocazione del grande Malessere della mente, secondo lo spirito, come dice Fabio Franzin nella sua prefazione, di un poeta come «medium che riesce a dar voce ai sommersi».
Il titolo recita Non ti curar di me se il cuor ti manca (2), commistione di un verso dantesco e del motto sull’asso di spade delle carte trevisane. La deflagrazione di due sentenze sprezzanti e aggressive – non ti curar di loro, e non fare affidamento su un’arma se non hai il coraggio di usarla – crea invece la dolcezza di una preghiera al contrario, un invito ad avere cuore per predisporsi all’ascolto e alla vera cura.
Poeti come medium, quindi, ma non solo. Mi salivano alla mente, leggendo, alcune considerazioni che hanno a che fare con l’uso della lingua, con la malattia, con il bisogno generale (nei poeti, con la necessità estrema) di dare nome a quello che è inabissato. (altro…)

Guido Cupani, poesie inedite

Amstedam foto gm

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Il tempo diseguale

(titolo provvisorio)

 

1, 2, 3…

PRESTO LASCEREMO QUESTO APPARTAMENTO NON NOSTRO
per un altro appartamento non nostro
Ricomincerà la trafila
spulciare scegliere chiamare visitare
indovinare se certe stanze aspettano proprio noi
presentire i chiodi che pianteremo i mobili da collocare
le pentole a bollire sul fuoco i libri rimescolati sugli scaffali
se quello è davvero il nostro letto
– capirlo dagli occhi dell’una negli occhi dell’altro

Ho perso il conto delle quasi case nel passato
ignoro quante ancora nel futuro
non so unire i puntini sulla mappa
che già vedo sorvolare i continenti
e che comincia da te e me
e che ogni volta finisce
da un’altra parte

 

17:15

BREVE SOSTA IN UN’AREA DI SERVIZIO
per rabboccare il gasolio
e per una telefonata a tuo padre, dici

Passeggi attorno alla macchina
con parole che non sento attorno alla testa

Ho chiuso la portiera che avevo aperto
per far uscire le parole di poco fa
nel cielo del parcheggio
Molte rimangono in gabbia

Io muto sul sedile
prego
che le macchine dietro il guard-rail
smettano di cadere nell’abisso

 

14:30

NEL SOGGIORNO DEI NONNI
il tempo passava senza sosta

Riponevano le tazze buone nella vetrina
per usarle ancora
Sui soprammobili la polvere non durava

Dicevano – il prossimo Natale
Recitavano rosari per i vivi
Lasciavano qualche cornice vuota
per le foto ancora da scattare

E ogni tanto sgridavano i figli
se crescevano troppo in fretta
– Quest’anno la più grande ne fa dodici
Siamo già nel settanta, ma ci pensi –

E magari nel dirlo
indugiavano
soprappensiero

 

φ

MI PIACCIONO LE COSE QUANDO RIMANGONO NORMALI
a velocità molto più piccole di quella della luce

Mi piacciono le onde che rimangono onde
sulla pagina del mare e le particelle di pane
sparpagliate sulla tovaglia

Mi vergogno perché non sono un bravo fisico
Amo il mondo come vorrei che fosse
la funzione d’onda solo se collassa
in questa bocca di leone sul sentiero
bagnata da fotoni che almeno per un minuto
vorrei chiamare ancora pomeriggio

 

09:20

LA PRIMA MOTRICE PASSERÀ SENZA NEPPURE
sentirti ∙ La seconda si fermerà ∙
Suonerà l’allarme ∙ Accorrerà la polizia,
l’autorità giudiziaria ∙ Una terza
motrice attenderà in stazione
dietro la seconda ∙ Una quarta ∙
Sul treno una bambina di tre anni
correrà il vagone cento volte avanti
indietro scrollando le braccia ∙
Concitato il controllore scenderà
sulla banchina ∙ Scalpiccio,
sbuffo ∙ Il rintocco silenzioso
di quanti osserveranno l’orologio ∙
Al binario, passato il momento
delle mani sulla bocca, delimiteranno,
scartabelleranno, telefoneranno ∙
Attenderanno il sì, via libera, raccolto
quel ch’era da raccogliere,
ricucito lo slabbro aperto nella
carne ancora fresca del mattino ∙
Derubricata l’addizione al nulla
in anagrafe, in statistica, soprappensiero
si tornerà a passare sul metro di rotaia
dove hai voluto mettere il tuo corpo

Sopra la pensilina in riparazione
un operaio si sederà sull’orlo della
gronda dondolando le gambe, lento
svolgerà il sacchetto del pranzo

 

VII ∙ 2014

– LE TENGA UNA MANO SOTTO LA TESTOLINA, COSÌ –

I
Nessuno tiene la testa del
barbone sulla panchina dell’
alba perché non cada di
lato di traverso al
sonno come cadono tutte le
teste d’uomo quando ricordano
d’essere ancora teste di neonato

II
Apre gli occhi la mia bimba di dieci giorni
nella luce dell’alba come a chiedermi chi sono
e io le tengo una mano sotto la testa e il sonno
mi chiude gli occhi e la mia testa cade di lato
Questa testa che Nessuno dall’alto dei cieli
così teneramente
tiene

 

© Guido Cupani

I poeti della domenica #105: Guido Cupani, Cosmologia minima

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Cosmologia minima

Una ragazza piange.

Un pianto improvviso
come una scarpa slacciata fra un passo
e l’altro, in piena regola, a capo chino,
sola, le due mani sul viso.

Io che le passo
accanto e vorrei farmi albero o mosca o muro, imparo
che il pianto è prima di ogni motivo,
quotidiano, dimenticabile,
qualcosa di noto e sacro, che accade

sulla terra, un mercoledì, lungo la strada.

*
© Guido Cupani, Cosmologia minima, da Le felicità, Samuele editore, 2015

Notturni diversi 2016. Dal 18 giugno al 16 luglio

notturni diversi poeturam

notturni di versi piccolo festival della poesia e delle arti notturne

PORTOGRUARO – Ritorna ad illuminare le notti estive, dal 18 giugno al 16 luglio 2016 con performance poetiche e musicali, reading, mostre, presentazioni di libri e tante altre iniziative culturali, notturni di versi – piccolo festival della poesia e delle arti notturne, organizzato dall’Associazione Culturale Porto dei Benandanti di Portogruaro con il sostegno della Città Metropolitana di Venezia, della Regione Veneto e i comuni di Portogruaro, Teglio Veneto e Fossalta di Portogruaro, la Fondazione Santo Stefano e Media Partner Radio Onde Furlane.

L’Associazione Culturale Porto dei Benandanti sa bene che le notti, a giugno e luglio, si fanno più intense e luccicanti, ed è anche per questo che dal 2005 organizza Notturni di versi – piccolo festival della poesia e delle arti notturne.
Gli incantevoli spazi dedicati agli eventi di notturni di versi 2016, giunto alla dodicesima edizione, saranno il Centro Storico di Portogruaro, il Museo Archeologico Nazionale Concordiese e la Piazza della Pescheria che si affaccia direttamente sul fiume Lemene a Portogruaro, il Giardino di Palazzo Altan Venanzio e i Vivai Bejaflor, il Cortino del Castello di Fratta con la Casa Colonica del ‘600 e la Chiesa di Santa Cristina di Gorgo a Fossalta di Portogruaro, Villa Dell’Anna Brezzi di Teglio Veneto e il Parco Ungaretti di Sagrado (GO).
Per l’edizione 2016 i poeti di riferimento e a cui è dedicata la rassegna, saranno ben due: Giuseppe Ungaretti e Allen Ginsberg. Quest’anno infatti ricorrono i cent’anni dalla pubblicazione del Porto Sepolto la raccolta del poeta italiano intensamente legata all’esperienza della Grande Guerra e i sessanta dall’uscita di Urlo dell’autore americano. L’anniversario dell’uscita dei due importanti libri e il fascino di approfondire il rapporto tra i due poeti, che si è concretizzato in vari incontri, tra i quali ricordiamo quello avvenuto al Festival dei due Mondi di Spoleto nel 1967, ha persuaso gli organizzatori del festival a intitolare l’edizione 2016 UAAG!!!: una sorta di esclamazione che però possa essere anche urlo liberatorio, nato dall’acronimo del nome e cognome dei due poeti, resi così inseparabili fondendo i confini delle loro divergenze e convergenze.
Performances teatrali e musicali, presentazione di libri, incontri con gli autori, esposizioni d’arte, slam poetry e tanta poesia recitata dai poeti! Ospiti di questa edizione Stefano Guglielmin, Laura Di Corcia, Fabia Ghenzovich, Bernardo Pacini, Guido Cupani, Erio Gobetto, Fabio Franzin, Marco Sorzio, Giovanni Fierro, Gianni Montieri, gli artisti Mattia Campo Dall’Orto, Roberto Cantarutti, Luciano Lunazzi e Carlo Vidoni, Alfredo Luzi, Michele Obit, Antonella Sbuelz, Peter Semolič, Glorjana Veber i sei slammer del Poetry Slam Velvet Afri, Lorenzo Bartolini, Andrea Fabiani, Silvia Salvagnini, Simone Savogin, Gianmarco Tricarico e ospite Luigi Socci, ma anche tanta musica con il Toma Trio – i jazzisti Mauro Darpin (sax), Luca Colussi (batteria), Giovanni Maier (contrabbasso) – la musica di Raffaele Silvestre (pianoforte), Sandro Carta (tromba, electronics), i paesaggi sonori di Federico Toffolon, la lavagna luminosa di Dora Tubaro accompagnata da Michela Grena (musiche, voce, piano e armonium), Roberto Fabrizio (chitarra, effetti), Aida Talliente (voce narrante ed effetti).

In calendario dal 18 giugno nelle cittadine venete di Portogruaro, Teglio Veneto e Fossalta di Portogruaro, notturni di versi, ribadisce anche in questa sua dodicesima edizione, che la notte è il buio, l’insondabile, il non ancora scoperto, che accompagna gli umani da sempre, suscitando timore ma, al contempo, sollecitando ricerca e conoscenza. Fin dall’antichità più remota, guardavamo il cielo notturno e scoprivamo costellazioni, stelle e ne traevano riflessioni: tentativi di dare significato all’incertezza dell’esistere, immaginando, di volta in volta, verità, anche solo abbozzate, da stringere.
La notte diviene così il momento privilegiato per la poesia che, con il suo racconto traccia con possibili significati l’enorme lavagna del cielo buio.

PROGRAMMA

Si parte Sabato 18 giugno alle 21 a Portogruaro nei Vivai Bejaflor (Viale Udine, 34 Portogruaro)con la presentazione del libro “Blanc de ta nuque vol. 2” a cura di Stefano Guglielmin con i poeti Laura Di Corcia, Fabia Ghenzovich, Bernardo Pacini e performance musicale di Toma Trio, modera Guido Cupani.«Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea» è quello che da ormai dieci anni Stefano Guglielmin lancia dall’osservatorio di Blanc de ta nuque, uno dei blog di cultura poetica più stimolanti del panorama odierno prendendo la forma di un volume antologico, il secondo ormai, che racchiude, oltre a cinque anni di incontri con gli autori, anche un ricco contorno di saggi, recensioni, interviste e “lettere dal fronte”.
Giovedì 23 giugno 2016 alle 21 a Fossalta di Portogruaro nella Chiesetta di Santa Cristina “CUOREMATTO!” performance dell’Ass. ONLUS Teatroviaggiante per la regia di Erio Gobetto: rappresentazione di alcune scene da Cuorematto! che affronta le stereotipie sociali esplorando il pregiudizio culturale, ideologico e artistico sia esso d’élite o popolare attraverso l’educazione, l’arte, la bellezza. Seguirà alle 21.30 la Presentazione del libro “AVREMO CURA” di Gianni Montieri a cura di Guido Cupani.
Venerdì 24 giugno alle 21 a Teglio Veneto nel suggestivo giardino della Villa Dell’Anna-Brezzi si terrà la premiazione della XVI edizione del “Premio Nazionale Teglio Poesia”, con reading del poeta vincitore delle sezioni adulti e delle scuole di ogni ordine e grado, insieme ai jazzisti Mauro Darpin (sax), Luca Colussi (batteria), Giovanni Maier (contrabbasso). La Giuria è presieduta da Fabio Franzin.

(altro…)

Guido Cupani – Sonata per Gaza

Fonte cospe.org

Fonte cospe.org

Guido Cupani – Sonata per Gaza

I
ISAIA 13:9
CORANO 67:17

Allegro non troppo

Non so, non sappiamo, non sapete, non sai
assolutamente niente di questa guerra ben
servita al termine di una lunga sfilza di
portate una più golosa dell’altra come un
ricciolo di panna dolce sulle fragole del
le nostre indubitabili certezze personali

Chi
:::::::ha provocato chi
::::::::::::::::::::::::::::::::: ha bussato sul tetto

di chi
:::::::::::ha lanciato razzi contro chi
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::tiene
in una morsa chi non contempla il diritto.
in una morsa chi non contempla il diritto
all’esistenza di chi è ben più terrorista.
all’esistenza di chi è ben più terrorista
di chi mette un bambino su ogni obiettivo.
di chi mette un bambino su ogni obiettivo.
come tante ciliegine per la fame di chi è.
come tante ciliegine per la fame di chi è
pronto a mangiarsi pure l’ultima fetta di
terra promessa a chi, da chi e contro chi.
::::::::::::::::::::::a chi, da chi e contro chi :::::::::::::::::::::::::::: (ritornello)

Nell’agorà duepuntozero comodi sul divano
occidental-orientale col nostro corruccio
auto-assolutorio smagliante in camera uno
riempiamo i caricatori di opinioni giuste
prendiamo fuoco sulle tastiere dei laptop
togliamo la sicura alla lingua spieghiamo
cosa debba fare chi abbia scavalcato ogni.
cosa debba fare chi abbia scavalcato ogni
limite perché nessuno possa dirsi vittima.
limite perché nessuno possa dirsi vittima
della storia se si dica salām o shalom la
della storia se si dica salām o shalom la
pace che ora significa soltanto prevalere
prevalere prevalere prevalere prevalere –
sullo straniero all’altro capo della rete
sull’ospite in studio sull’opinionista su
di te, su di voi, su di noi, su di me che

Non so, non sappiamo, non sapete, non sai
proprio un bel niente di questa guerra se
non che casca a proposito come il dessert
dopo la frutta come un’ultima porzione di
male per cui azzannarci gli uni gli altri
strapparci gli occhi massacrarci di botte
riasfaltare finalmente la terra a deserto

Terra non mantenuta a chi sprofonda sotto.
Terra non mantenuta a chi sprofonda sotto
terra i figli di chi intride di sangue la.
terra i figli di chi intride di sangue la
terra di chi falcia un’altra messe d’odio.
terrdi cha i falcia un’altra messe d’odio
terra terra terra terra – urla la vedetta.
Terra terra terra terra – urla la vedetta
dalla coffa delle Nazioni Unite e alza al
cielo una flûte alla salute dei naviganti
di chi sa di aver ragione di chi semplice
mente non è sazio …erra …erra …erra …erra.
mente non è sazio …erra …erra …erra …erra
– l’eco che bombarda di confetti colorati
le nostre indubitabili certezze personali

(altro…)