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Vers la Lune, il nuovo album dei Grimoon. Intervista

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Alberto Stevanato e Solenn Le Marchand – Grimoon

Poetarum Silva è felice di ospitare in esclusiva un’intervista ad Alberto Stevanato e Solenn Le Marchand, ‘nucleo’ creativo della band Grimoon. Oggi esce infatti il nuovo lavoro del gruppo, Vers la Lunedisco+dvd (Macaco Records/Vaggimal Records/Audioglobe) che sarà presentato stasera con un ‘release party’ presso il CSO Rivolta di Marghera, Venezia.
Quattro domande attorno alla musica e sulla musica, e che sondano il rapporto tra musica e immagine le trovate in coda alla presentazione del progetto. Quello che tengo ad anticipare è che stimo moltissimo il lavoro dei Grimoon, da diversi anni: la tenacia e l’impegno, le idee e la forza con cui vengono difese, artisticamente; la bellezza della musica, certo; la capacità di Alberto e Solenn di essere anche in mezzo agli altri e partecipare, facendo rete, in un territorio di provincia e anche altrove, oltreconfine.
Come già in altre interviste a musicisti, anche questa volta l’intento è quello di portare a più pubblico possibile opere che, spero, incuriosiscano lettori e ascoltatori attenti.

© Alessandra Trevisan

L’album/film [guarda il teaser n.2 e il making of qui] celebra i dieci anni di attività ed esce tre anni dopo Le déserteur e centinaia di concerti in tutta Europa.
Vers la Lune è un ambizioso progetto di cinema e musica e racconta una fantascientifica odissea nello spazio, interpretata da quattro personaggi bizzarri che accompagnano i Grimoon in questo lungo “viaggio”. Vers la Lune racchiude immagini e musica, per una simbiosi totale raggiunta dopo anni di esperienza.

IL FILM
Il film racconta le avventure di Pixel, Nina, Olmo e di un gattino giocattolo nero. I quattro attraversano lo spazio viaggiando in una bizzarra astronave ma un impatto con un immenso uccello spaziale di latta devia la loro traiettoria portandoli alla deriva nella galassia. Scoprono così spazi immensi e pianeti surreali, come il pianeta dove cadono le stelle e il pianeta oceanico, dimora di uno strano dio che crea e distrugge.

Il film è un progetto di cinema di animazione in cui si alternano numerose tecniche di animazione (quasi tutte) per un totale di circa 50.000 fotogrammi.
Risultato di un anno di intenso lavoro, questo film dei Grimoon sfida i confini della fantasia e li porta oltre la galassia, esplorando nuovi territori visivi. Dietro quel che può sembrare un semplice film di animazione si cela una complessa trama fantascientifica, che denuncia le cattive azioni dell’uomo.

Il film racchiude 12 video in animazione e totalizza ben 50.000 frames, ovvero 50.000 fotografie. I materiali utilizzati sono stati: 3 kg di silicone, 20 metri di filo d’alluminio, 30 kg di gesso, 15 kg di argilla, 2m3 di polistirolo, 1 kg di plastilina, 5kg di pongo, un’inquantificabile quantità di tubetti di pittura acrilica, colla di ogni sorta per tutti i materiali, 2 litri di colla vinilica, 10 tavole di legno, pezzi di legno vari di tutte le dimensioni, 4 pannelli di cartongesso, viti, vitine, vitoni, una ventina di palline di polistirolo, diluenti chimici, 2m di filo di lega d’argento e rame per saldature, 1 ruota di bici per bambini.
Le tecniche d’animazione usate sono state in primis stopmotion, ma anche pixilation, claymation (plastilina animata), animazione 3d digitale, disegno animato, carta ritagliata, motion graphics, animazione di sabbia.

LA MUSICA
I brani che compongono il nuovo album mescolano il folk rock di matrice anglo americana con una particolare impronta psichedelica seventies che rimanda a influenze di band quali Pink Floyd periodo “More” e i Flaming Lips più oscuri dell’ultimo “The Terror”. Ma si fanno sentire anche forti echi di elettronica registrata con la folta strumentazione analogica che i Grimoon hanno raccolto negli anni (principalmente Moog e Mellotron) e di orchestrazioni sgangherate realizzate in collaborazione con il loro amico storico Enrico Gabrielli (Mariposa, Calibro 35 e molti altri). Gli altri immancabili ospiti della scena internazionale sono Pall Jenkins, storico cantante e leader dei mai dimenticati The Black Heart Procession (alla voce sul primo brano “Flying away from you” e alla sega musicale su “Goodybe”) e Scott Mercado, poliedrico strumentista statunitense, leader dei Manuok e occasionale collaboratore di Pall Jenkins and company (alla batteria su tutte le tracce del disco).
Come sempre le lingue si mescolano (inglese e francese) per andare oltre i confini di ogni genere e spazio. Le tematiche sono legate allo Spazio ma si spingono metaforicamente oltre parlando di vita e arte, che per i Grimoon assolutamente coincidono, in quanto il loro principale mestiere è proprio quello degli animatori video.
“Vers la Lune” è una nuova riflessione dei Grimoon, che fa seguito al disco precedente anche in materia di tematiche. Difatti “Le déserteur”, uscito nel 2012, raccontava di guerre e ingiustizie, proponendosi di ridare dignità alla figura del disertore. Con questo nuovo lavoro, le riflessioni partono proprio dall’apocalisse e il viaggio riserva sorprese e scoperte. Così ogni pianeta visitato e ogni storia vissuta diventa un aspetto della poetica musicale e visiva dei Grimoon.

La simbiosi tra musica e immagini è ormai tale da non poter separare i due linguaggi. Il risultato ottenuto è un’esperienza unica, che riserva tutta la sua magia sul palco quando ai sei componenti della band si uniscono gli innumerevoli personaggi e ambienti spaziali, pianeti, stelle cadenti e paesaggi fantastici del film di animazione.
L’album, artisticamente prodotto dalla stessa band, uscirà in Italia in cofanetto cd e dvd per la loro etichetta Macaco Records in collaborazione con Vaggimal Records, l’etichetta montanara dei C+C=Maxigross, con cui condividono la stessa maniera di lavorare e intendere l’arte e la musica.
Da gennaio la band sarà finalmente in tour ovunque per portare in giro uno spettacolo a 360° dall’inconsueto impatto emotivo che gli appassionati di musica e cinema non potranno perdersi. E in primavera 2015 il disco sarà distribuito anche in Germania e USA!

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1) Vers la Lune è il vostro ultimo progetto: un album-film che celebra dieci anni di musica. Vi chiedo incuriosita cosa sia cambiato in questi dieci anni, e perché avete intrapreso un viaggio nello spazio, destinazione peraltro molto “speciale”.
Alberto:
I Grimoon sono sempre in divenire, in dieci anni anni abbiamo prodotto molto a livello musicale e visivo, abbiamo suonato con formazioni di tutti i tipi: più elettriche,più folk, più elettroniche, più rock, più punk, ma alla fine il nucleo creativo di me e Solenn è rimasto solido vivace e creativo.
Quando ci siamo incontrati abbiamo da subito voluto coniugare musica e cinema e ci siamo improvvisati videomaker producendo per ogni canzone un cortometraggio. All’inizio siamo andati a ruota libera spronati dall’entusiasmo e dalla vitalità creativa che abbiamo affinato con gli anni studiando e documentandoci. Negli ultimi anni abbiamo voluto concentrarci sul cinema di animazione e grazie all’insegnamento di Francesca Ferrario (animatrice professionale che ha lavorato all’AardMan e in altri studi Europei) abbiamo avuto la possibilità di imparare molto nel campo dello stop-motion. È stato un incontro fortunato che ci ha permesso di migliorare moltissimo. Per quanto riguarda la musica, ci siamo costruiti un piccolo studio di registrazione nella co-housing “Rio Selva” [in provincia di Treviso n.d.r.], dove abbiamo abitato per molto tempo e lì, assieme a Mattia Gastaldi abbiamo prodotto l’ultimo disco. Per la prima volta ho voluto mantenere le redini sulla musica dei Grimoon producendo artisticamente ”Vers la Lune” assieme a Mattia.

La fantasia che da sempre è il cuore del progetto, ci ha portati verso la scelta dello spazio. Nessun altro tema ci poteva lasciare una libertà tale. Siamo riusciti ad esprimerci in completa libertà affrontando tutte le tematiche a noi care e a far succedere cose improbabili, come l’uccello spaziale che colpisce l’astronave e dirotta la via in altre dimensioni, oppure riuscire a creare il pianeta dove fabbricano le stelle, ecc. In mezzo a questo viaggio delirante abbiamo voluto comunque lasciare un messaggio importante e una forte critica sul rapporto tra l’uomo e la Terra.

2) Da qualche tempo il vostro lavoro musicale e “filmico” sono un tutt’uno. Mi chiedo come vi poniate nei confronti di una e dell’altra arte in sede di composizione: nasce prima la musica, poi si lavora sulle immagini, oppure avete già un canovaccio in testa, una sorta di partitura mentale che permette di lavorare su più piani artistici contemporaneamente?

Solenn: dipende: in passato le immagini sono quasi sempre nate dopo la musica, ma ultimamente sono sempre più unite e difatti l’idea di “Vers la Lune” è nata prima per immagini che per suoni. Volevamo raccontare un viaggio verso la Luna, una fuga dalla Terra. Così i testi sono stati scritti sapendo che il tema base sarebbe stato lo spazio. Non è stato facile perché solitamente i testi sono sempre stati molto libertari e certe tematiche sembravano più difficili da affrontare nello spazio… ma devo dire che in qualche modo ci siamo comunque riusciti… In passato è capitato sia che i testi ispirassero musica e video, o che la musica ispirasse testi e video, oppure che l’idea del video ispirasse musica e testi. Direi che non c’è mai stata una regola rigida a riguardo.

3) Avete realizzato Vers la Lune grazie ad una campagna di crowdfunding; la trovo una scelta intelligente in campo artistico che, se da una parte aiuta l’autofinanziamento e l’autoproduzione, crea anche un pubblico che non solo sostiene artisti in cui crede ma partecipa anche ad un’opera in cui crede, in piccola parte. Cosa vi ha portato a scegliere questa modalità di produzione?

Alberto:
Quando abbiamo pensato di fare un disco con tutti i video realizzati in animazione, ci siamo accorti subito che non sarebbero bastati i nostri mezzi finanziari, soprattutto considerando di lavorare principalmente in stopmotion… Questo genere richiede materiali molto diversi, alcuni anche costosi. Abbiamo lavorato 8 mesi per realizzare i video.
Se avessimo dovuto fare solo il disco non avremmo nemmeno pensato al crowdfunding che trovo molto più appropriato se diretto al finanziamento di progetti singolari e se si vuole “extramusicali”. Credo che i nostri sostenitori abbiano capito sin da principio l’ampiezza del progetto che stavamo mettendo in piedi e ci hanno sostenuto con entusiasmo dandoci anche fiducia: è stata una bella esperienza anche dal punto di vista umano ed emotivo.

4) Questo è un blog letterario; da sempre voi avete curato moltissimo i testi delle vostre canzoni, utilizzando sia l’inglese sia il francese, scelta musicalmente molto interessante (oltre che linguisticamente!). Vi chiedo oggi, ma anche guardando al passato, quali siano le vostre fonti d’ispirazione letterarie, poetiche, filosofiche contenute nei testi, quali autori abbiano ispirato la scrittura oggi e ieri.

Solenn: Mi risulta difficile parlare di influenze letterarie dirette. Di certo siamo molto influenzati dai nostri ideali (libertari) e dall’arte “tout court”. Il nostro disco precedente raccontava di artisti, di creazioni e di disertori. Molto spesso abbiamo parlato di libertà e di quell’atto magico della creazione. Ma davvero non trovo riferimenti letterari diretti. Ne trovo invece di cinematografici: Jean Cocteau su tutti, per l’approccio poetico e surreale all’arte cinematografica ma anche alle Arti. I nostri testi sono molto visivi e forse proprio per questo i riferimenti cadono più sul cinema che sulla letteratura. Per quel che riguarda la lingua, abbiamo sempre mantenuto una grande libertà sonora. Il francese ci viene spontaneo (io sono francese quindi c’è anche un perché) e lo troviamo anche molto adatto al nostro genere musicale. Ma devo dire che ultimamente anche l’inglese ci ha ispirati…e molto spontaneamente abbiamo deciso di scrivere anche in inglese.

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L’intero disco è disponibile da ieri in streaming su Rockit.

I Grimoon sono nati nel 2004 e hanno da sempre abbinato immagini alla loro musica.
Il loro fortunato Ep “Demoduff”, uscito nel 2004 per Macaco Records li ha portati ad esibirsi subito in tutta Europa, fino al Sziget Festival di Budapest.
Hanno successivamente registrato 4 album: La lanterne magique (2006), Les 7 vies du chat (2008), Super 8 (2010), Le déserteur (april 2012) collaborando con produttori quali Giovanni Ferrario (Scisma, Pj Harvey, John Parish) e Pall Jenkins (The Black Heart Procession).
La maggior parte dei loro concerti sono stati fatti all’estero piuttosto che in Italia, con oltre 10 tour in Germania e presenze fino a Londra e negli Stati Uniti.
Hanno inoltre sempre realizzato un cortometraggio per ogni canzone, dando quindi vita ad una quarantina di corti e si sono inoltre avvicinati al lungometraggio realizzando i film “La Lanterne Magique” (2006) e “Neera” (2010).
Dopo anni di video realizzati per i Grimoon, i due cantanti della band, Solenn e Alberto hanno anche dato vita allo studio di cinema di animazione “FrameByFrame” che ha realizzato videoclip per artisti indipendenti e spot televisivi. Da segnalare tra gli altri il video “Negazioni che si negano” di Cabeki, vincitore di diversi premi in Italia, tra cui migliore videoclip musicale al MyGenerationFestival 2013.
I membri della band sono mutati nel tempo. La formazione originale nasceva più folk, con violino e fisarmonica che negli anni sono stati “sostituiti” da chitarra elettrica e synth per un suono più incisivo, rock e psichedelico. Della formazione originale sono rimasti Solenn Le Marchand (voce, synth), Alberto Stevanato (voce, chitarra acustica) e Erik Ursich (basso) ai quali si sono aggiunti Alessandro Fabbro (organo, piano, tromba), Alberto Degrandis/Scott Mercado (chitarra elettrica) e Dario Pironi (batteria).

Contatti
www.grimoon.com
www.macacorecords.com
www.vaggimal.com

Anatomia dei Kleinkief: un’intervista a Thomas Zane

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Forse certe cose belle si comprendono con l’età e con un certo tipo di allenamento che chiamerei ‘training di consapevolezza’; ognuno compie il proprio, e il mio è contrassegnato dal ‘reverse’, che è anche la funzione di un pedale delay molto usato (ad esempio dai chitarristi) per ‘capovolgere’ il senso di ciò che si è suonato. Questa mia non è una captatio benevolentiae ma vuole essere una sincera dichiarazione di ‘ritardo’ (mi auguro proficua per voi lettori) che, da un lato giustifica il motivo di ciò che andiamo a leggere e dall’altro traccia delle linee guida. Oggi infatti ospitiamo su Poetarum un’intervista a Thomas Zane, voce, chitarra e autore dei KLEINKIEF, band che ha fatto la storia della musica underground in Veneto e non solo negli ultimi vent’anni e che ha pubblicato il quarto disco, gli infranti, a giugno 2013 per l’etichetta trevigiana Fosbury Records dopo undici anni da D’amortelocanto (2002). Otto tracce per un disco pop ben costruito sin dall’artwork di Matteo Scorsini che, con il suo ‘neoumanesimo’, ha dato un’impronta delicata ma pregnante alla copertina [la vedete qui sotto, n.d.r.]; la forma si annuncia sostanza, ed è proprio il caso di affermare che il gioco di immagini con cui il disco si mostra ha risvegliato, in me, rimandi e stratificazioni di senso molteplici, curiosità, che mi hanno portano a voler entrare (bussando!) nel laboratorio della band, utilizzando un mio personale taglio di lettura del loro lavoro maggiormente basato sulla scrittura. Il pop dei KLEINKIEF è un pop ‘colto’, di oggi: mi sento di dirlo senza che questa possa sembrare una rigida etichetta e mi auguro che questo aggettivo non appesantisca né snaturi l’anima della loro musica, prima fortemente noise nei primi lavori autoprodotti, Il sesso degli angeli del 1997, e Colori Dolciumi Fotocopie del 1999, poi diventata altro ossia quella che ascoltiamo oggi e che a me ha ricordato (vagamente) certo decadentismo baustelliano delle origini, forse più per i testi che per la musica in sé (ad esempio con qualche riferimento a La moda del lento, album dei Baustelle del 2003). Allora, spinta da una vorace curiosità ringrazio Thomas per la generosa partecipazione e anche Marco Annicchiarico di Poetarum per lo scambio di idee che mi ha condotta a questa intervista.

© Alessandra Trevisan

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1. Ciao Thomas e benvenuto, benvenuti! Parliamo un po’ di ‘letterarietà’ e scrittura se ti va. Il vostro lavoro è sempre stato costellato di personaggi letterari, sin dal vostro nome, che è l’unione di ‘Klein’ (dal romanzo Klein e Wagner di Herman Hesse) e di ‘Kief’ (che vuol dire pace dei sensi ed è tratto da dal racconto Il poema dell’hashish di Baudelaire), poi nei titoli di alcune delle vostre canzoni: Dostoevskij, doriansong, Margherita e il maestro; anche la poesia diventa canzone, e mi viene in mente Marghera Strasse di Ferruccio Brugnaro, nel secondo disco, anche titolo di uno spettacolo teatrale per il quale avete costruito le musiche dieci anni fa e più. Ci spieghi come la letteratura entra nelle vostre canzoni, quali sono le fonti maggiori d’ispirazione da quel magma?

Cara Alessandra, caro Marco, vi ringrazio dell’invito rivoltoci e delle belle parole usate per introdurci. In effetti la letteratura è passata e passa spesso nei nostri testi, ma ci tengo a dire che io che sono l’autore principale, non sono colto, non ho studi classici alle spalle e i libri sono entrati nella mia vita piuttosto tardi. Diciamo che poi ho recuperato e ne sono stato inesorabilmente travolto. Per un decennio ho letto praticamente per tutto il tempo, al lavoro, a pranzo, in bagno, mentre camminavo, durante la notte. Naturalmente ciò ha plasmato la mia realtà, che probabilmente, all’epoca, era poca cosa, o perlomeno inconsapevolmente mediocre. Passavo attraverso mille cose, i russi, i beat, Miller, Asimov, Huxley, Sartre, senza un minimo di prospettiva, senza difese, pugni in faccia, un ignorante incline al vaneggio con in mano cose più grandi di lui.

2. Ascoltandovi spesso mi son sentita oscillare tra due poli, la realtà e il sogno; molte delle vostre canzoni contengono una pregnanza di immagini oniriche, quasi come fossero trascrizioni di sogni, forse perché le metafore sono tante. È probabilmente una mia interpretazione ma ci vuoi dire come nascono i brani? Inoltre, tu ti firmi autore nell’ultimo disco e allora vorrei capire chi sono ‘l’io’ e ‘il tu’ a cui pensi quando scrivi e se questi io-tu son mutati nel corso degli anni, dunque com’è cambiata la vostra idea di autorialità.

Non sono un autore molto prolifico scrivo poche canzoni e di quelle poche solitamente mi innamoro, ci lavoro costantemente per trovargli l’abito adatto. La cosa migliore che mi possa capitare è che la canzone nasca da sé, mentre suonicchio con la testa tra le nuvole, o nel fango, purtroppo succede di rado, ma ho imparato ad accontentarmi e quando accade, la lascio così come è venuta senza cambiar nulla, costi quel che costi, adoro sentirne la genuinità, anche quando mi mette troppo a nudo. Ma nella maggior parte dei casi le mie canzoni sono un gioco, sono la mia fuga dalla realtà, dove posso dire tutto, immaginarmi qualsiasi cosa. Con il tempo mi sono costruito il mio dogma, imposto dei limiti, nei dischi passati ho spesso usato immagini e parole con troppa irruenza e scarsa umiltà. Per l’ultimo, “gli infranti” come stimolo, ho provato il gioco opposto, cercando ovviamente di stare lontano dal banale, ed è stato molto più complicato di quanto pensassi.

3. Il titolo dell’ultimo album richiama, a mio avviso, due immagini: la prima è quella delle onde del mare, la seconda è uditiva; questo è, come dire, il piano di lettura ‘sensibile’ del titolo. Pensandoci bene però, mi è venuto in mente che ogni generazione ha avuto i suoi protagonisti -anti o -enti: per Moravia erano Gli indifferenti nel 1929, per Francesco Maselli Gli Sbandati nel ’55, per Michele Serra sono Gli sdraiati nel 2013. Dove ci trascina e cosa rappresenta gli infranti e chi sono?

La domanda è molto affascinante ma francamente fatico a vedere specchiato ne “gli infranti” il protagonista della mia generazione, forse forse il non-protagonista. Più semplicemente “Gli infranti” è una dedica ai vecchi elementi della band. Infranti erano un gruppo padovano attivo nei primi ’90 di cui eravamo devoti ammiratori e si chiamava gli infranti l’ultima canzone che facemmo insieme prima di mollare tutto ormai 15 anni fa. Ahimè è tutto qui

4. Il secondo album è fortemente legato al territorio in cui è nato (oltre al brano Marghera Strasse, mi ricordo Indastria); i successivi invece forse prendono le distanze, aprendo a una prospettiva più globale. Una cosa che mi piace chiedere sempre a chi incontro è: cosa significa ‘fare musica’ in provincia e come vedi la scena musicale veneta odierna, tu che ci sei cresciuto dentro?

Più che della scena veneta ti posso dire la mia su quanto vedo qui, qui vicino, ahimè negli ultimi anni non ho potuto toccare con mano con sufficiente attenzione quanto accadeva, la mia famiglia è cresciuta e il tempo a disposizione è quello che è. Ad ogni modo posso dirti che qui intorno le cose sono piuttosto frizzanti, ci sono gruppi coraggiosi, progetti particolari e piccole etichette piuttosto laboriose, credo si resista bene all’inquietante caduta verso il basso che anche la musica “non-mainstream” sta subendo! Ci sono pochi gruppi e personalità forti, ma ci sono e spero riescano a continuare ad evolversi, che non vuol necessariamente dire incidere per una major, o suonare prima dei Pink Floyd, vuol dire far qualcosa di particolare, di autentico, di sentito! Io ormai compro solo questi dischi, le cose grandi, vaffanculo, le scarico se proprio le voglio ascoltare!

5. E quindi, come mi ricorda Marco Annicchiarico, la Fosbury è un’etichetta che negli anni zero è stata capace di rilanciare un gruppo della scena rock del Nordest come i Cod di Emanuele Lapiana (ora N.A.N.O.). La vostra prima comparsa con questa label è avvenuta con L’anarcosentimentale per la compilation #Fosbury10 nel 2012, con la quale hanno festeggiato i loro 10 anni di attività. Vi conoscevate già? Com’è nato l’incontro?

Con i ragazzi di Fosbury ci conoscevamo, quando hanno saputo che avevamo ricominciato a suonare ci han chiesto se volevamo partecipare alla loro compilation, e poi, visto che stavamo per entrare in studio, se ci andava di uscire per loro. È stato piacevolissimo lavorar con loro, con la grande tranquillità necessaria ai Kleinkief, con la passione da sempre marchio di fabbrica dell’etichetta trevigiana. Purtroppo come probabilmente avrai saputo la Fosbury chiude i battenti, per fortuna senza patemi, anzi, con la consapevolezza di aver svolto in piu’ di dieci anni di attività un lavoro importante a supporto della musica “piccola”! [questa notizia mi è stata data dagli stessi Kleinkief di persona, la scorsa settimana, n.d.r.]

6. La formazione attuale vi vede in sei sul palco. Avete mantenuto le due chitarre delle origini e una la suoni tu, però oltre al basso e alla batteria c’è il rhodes di Claudio Favretto. Cosa comporta arrangiare per sei e quale direzione sta prendendo il vostro suono?

Suonare con la attuale formazione per me è talmente entusiasmante che ancor oggi, dopo migliaia di prove, non vedo l’ora di andare in sala prove e vedere cosa succede. Ma non è solo il fatto di essere in tanti, è soprattutto l’alchimia che si è formata, ancor più ultimamente, dopo l’arrivo di Erik [Erik Ursich, anche bassista della band Grimoon, n.d.r.], ad essere stuzzicante, è un po’ come se avessimo trovato una specie di parola magica che ci permette, quando prendiamo in mano gli strumenti, di partire all’impazzata, di vaneggiare senza remore, di ritornare bambini, di farci schizzare le orbite, per poi tornare, senza difficoltà a rimetterci in macchina e tornare a casa. È per me un periodo felicissimo, la band è affiatata e suoniamo con una naturalezza che non avevamo da tempo! Essere in 6 è elettrizzante, è stimolante, può succedere di tutto, anche perché più della metà di noi 6 è pazza, non solo musicalmente parlando…

7. Vuoi parlarci dei vostri progetti per il futuro e dei prossimi live?

Dal vivo, dopo la data di venerdì scorso a Venezia con voi UnkNwn [la giovane band in cui suono ha avuto il piacere di condividere il palco con i Kleinkief due volte già, n.d.r.] e quella di venerdì prossimo all’Altroquando [che dal 1991 porta in Veneto tutto il rock indipendente italiano, e lo fa in una piccola osteria di provincia, a Zero Branco (TV)] con i Verbal, non abbiamo altre date fissate; so che il 30 Maggio si saluta la Fosbury a Galliera Veneta e magari sarem lì. Ad ogni modo l’epopea kleinkieffiana continua, non vedo l’ora sia il 25 per suonar dal vivo, ma non vedo anche l’ora sia mercoledì, un qualsiasi mercoledì, per provare in saletta, con i miei compagni! Questo per me è la miglior prerogativa per un futuro roseo e gratificante, ricco e bizzarro, con Samu, Nico, Claudio, Fabio ed Erik mi sento come fossi nella band più fica che c’è e penso che prima o poi faremo scoppiare un botto che si sentirà fino ad Alfacentauri!!!!! Yo!

[Youtube http://www.youtube.com/watch?v=HVTmNpJbtz8%5D

I Kleinkief sono nati nel 1995; nel ’96 registrano il loro primo brano S’klero per la compilation Stop stereotipi, mentre ne ’97 vincono il concorso Q13 a Mestre e iniziano a registrare il loro primo disco, Il sesso degli angeli, autoprodotto e distribuito da Srazz Record. Nel ’98 partecipano a No playback a L’Aquila vincendo il premio come ‘miglior autore’, e a Ritmi Globali classificandosi primi; nello stesso periodo scrivono le musiche per lo spettacolo teatrale Marghera Strasse per la regia di Ulderico Manani. Il secondo disco, registrato in una casera delle Dolomiti bellunesi in mezzo al nulla, esce nel ’99 e si intitola Colori Dolciumi Fotocopie (Dischi Woland); qui la band cerca e trova un suono viscerale e isterico, e il video di Woland di Massimiliano Corò – pezzo tratto dall’album –, si aggiudica il premio miglior regia al MEI di Faenza. Quindi, dopo un lungo tour e allargamento della formazione [ricordiamo che inizialmente nel gruppo ci sono anche Elena Vianello (in foto qui sotto), e Gianluca Casabianca, n.d.r.] cominciano a pensare ad un suono nuovo, fatto da vecchi synth e dall’eliminazione delle distorsioni: si tratta di un esperimento che li porta a incontrare godevoli stimoli e a spostarsi da quel rock tipicamente noise esplorato in precedenza. Nel 2002 esce D’amortelocanto, il terzo album per Srazz Records, che esprime una visione personale del pop: si tratta di un disco surreale e onirico, iperprodotto e deviato, con orchestrazioni impossibili, movimenti senza apparente filo conduttore e voci che incontrollabili vagano qua e là, che ottiene un’ottima risposta dalla critica ma la band, da lì a poco, si smembra. Dopo una decina d’anni di silenzio e in tempi recenti, i Kleinkief sono ritornati sul palco con organico, canzoni e suono rinnovati; il gruppo è formato infatti da Samuele Giuponi, batteria, Thomas Zane, chitarra e voce, Nicolò De Giosa, chitarra, Claudio Favretto, rodhes, e Fabio Barlese, chitarra, Erik Ursich, basso. Nel 2012 hanno partecipato con il pezzo L’anarcosentimentale alla compilation che festeggia il decennale della Fosbury Record e, proprio per l’etichetta trevigiana, è uscito a giugno 2013 il loro quarto lavoro Gli infranti, ancora un disco bizzarro che è stato definito in questi termini: “il sound appare abbondantemente riveduto e corretto, con un parziale ritorno alle origini ma con un’inedita freschezza pop mai banale – accantonati estremismi noise, deliri no wave e divagazioni onirico-surreali – e una inalterata attitudine alla sperimentazione di nuove e insolite soluzioni sonoro-melodiche e come sempre al di fuori di mode e tendenze, dentro un percorso di ricerca del tutto personale.” (Marco Salanitri, Outsidermusic).

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***Le immagini utilizzate, in ordine, sono di proprietà di Francesco Burlando (prima e terza, fatte l’11 aprile @ Laboratorio Morion a Venezia) e Matteo Scorsini (la copertina di gli infranti). Li ringraziamo.***