Gozzano

Presentazioni, inedito di Andrea S. Castrovinci Zenna

Tu non hai udito Veronica svelta
con passo leggero ma alacre
da stanza a stanza aliare
quasi senza rumore,
fiore che sboccia alla sera; né sai
le dita solerti aiutare
e madre e sorella in cucina,
le stesse che suonano il piano
e avvivano vani e saloni
nel vuoto di te che rimane.
Non sai come canti gioiosa al mattino
né quanto ogni giorno di più mi innamori.

Ma pure vorrei vi incontraste…
E questo mio inganno lo tesso con cura.
Non serve anche a questo la letteratura?

***

Il primo di maggio, creatura
leggera, ma indomita, forte,
del cuore ti ho aperto le porte
nell’incubo strenuo serrate;
ché dopo le tante parole
costrette da sguardi che al sole
cadente chiedevano tregua,
– incredulo d’ansia e paura –
un bacio tremante sul mare
tremante di luce lunare
ti diedi; nei lievi rossori
dei baci sentivo la fiamma
sopita destarsi veemente.
Disteso alle braccia tue bianche
lenivo le stanche mie cure;
tremavo alla sera nell’aria cullante.

Aperte le porte del cuore
provai un desiderio di morte:
ossimoro, lucido gemito
insieme sentire il candore
del nuovo e l’antico bagliore
possente che tutto ti involve

*** (altro…)

Inediti di Fabrizio Miliucci

,

1#

Ti ho scritto
una lettera dʼamore
e mi ha risposto
la tua casella mail.

I miei indirizzi
non sono più aggiornati,
i miei messaggi
tornano al mittente.

Provo a immaginare dove sei.

Proverò a bloccare il mio exploit
come suggerisce il mio pc.

 

2#

***
A questʼora decollano gli aerei in tutto il mondo
fili invisibili uniti ai fili di quei libri
aperti
il vortice del tempo ci ricorda
le navi passano nei cieli, dicono: – è facile sparire
inglobano il non essere del / nellʼinfinito.

A questʼora succede in tutto il mondo
quello che è successo a noi.

Le hostess preparano i cuscini sorridenti;
potrebbero saperlo da questo messaggio non scritto
non voluto, può darsi che lo sanno già. (2015)

 

3#
Sballo a Fontanigorda

Sono stato tutto il giorno occupato
ho avuto pochissimo tempo
gli impegni mi hanno
del tutto assorbito.

Quasi non ho respirato.

Sono stato impiegato
in una urgentissima operazione
il tempo non poteva
davvero aspettare.

Fai una questione dʼonore.

Cʼè stato un momento
in cui ho disperato
oberato da così tanto lavoro.
A stento non sono svenuto.

Eppure non ti ho chiesto aiuto.

 

4#
I libri

I libri
riardono
più certamente di una voce.

I libri non sono altro da sé
non vanno avanti senza pause
i libri possono soffocare animali di tutte le taglie: stai attento ai libri.
Quando provi a nuotare nei libri
ogni parola
appare più lucida che nella realtà
perché nella realtà non esistono i libri.

Pensavo di essere solo uno sconfitto
e affollavo le case
di labirinti
di libri
per nascondermici dentro.
Ho comperato scaffali per lunghezze interminabili
e li ho riempiti di ninnoli e di libri
ma alla fine non avevo più sangue nelle vene.

Non ho potuto fare altro che inaridire
mentre leggevo le tue storie sui libri
e non ho potuto fare altro che convertirmi
allʼinutile presenza di me stesso
guardando nello specchio della pagina.

 

Ci sono dieci pause che valgono
in una vita intera.
Dieci vuoti
dieci spazi non scritti.

 

5#
Sbattere

………………………………………..a Carlo Bordini

Molto spesso ho paura di andare a sbattere. Sogno
di tuffarmi da una piattaforma di cemento
cammino nel buio schermando lo spazio di gesti da insetto

mi alzo in piedi di scatto
e non mi ricordo perché.

 

#6

Narcisso

tempo, scusa, fermati
fammi ʼsto piacere
facciamo che domani
non arriva mai

tra poco vado a letto
e tu ti fermi no?
e poi io non è che muoio
ma resto lì per sempre
e non mi sveglio più

 

#7
condizione

non sapevo cosa fosse la solitudine,
passavo i giorni chino sui libri – il sole
era unʼombra pallida che avanzava
dalla finestra di sopra.
i giorni erano come dei poveri momenti
di stordimento. la mattina passava
a scrivere furiosamente
parlavo di quella periferia nuova
e solitaria. dividevo le ore con un
taglio di luce sopra la tangenziale,
i ragazzi mi guardavano in maniera
sospetta, interrogativa, curiosi.
chinavo la testa per il pomeriggio.
rincasavo sul tardi, mangiavo, era
come una nuova educazione alle cose.
la macchina perdeva pezzi mentre
andavo per strada.

 

#8

O nonostante tutto saranno poche righe
di silenzio, affonderà nei giorni
come una porta aperta –
cassato ogni altro tipo di rivalsa
vivevano, vivrai fuori dalle
conclusioni.

O no non ne sapremo niente altro
che ciò che apparirà in tele visione
tu te ne andrai di là in silenzio
ci siamo separati pochi istanti
fa.

 

Nota dell’autore

Dopo la pubblicazione del mio primo (e fin qui unico) volume di versi (Nuove poesie, Perrone, 2010) sono passato da un momento di entusiasmo a uno di dubbio. Perché scrivere (e pubblicare) poesie? Negli anni questa domanda si è ingigantita, trasformando quel che per me era stata, fino a quel momento, la scrittura. Il distillato di quasi un decennio di dubbio e di momenti contraddittori è una raccolta che ho deciso di intitolare Gli errori. Si tratta di un insieme molto diseguale di pochi testi superstiti (circa trenta) che segna definitivamente il passaggio da un primo stadio di fiducia incondizionata nella poesia (e forse anche in altro) ad un secondo stadio che è contemporaneamente molto più disilluso e ancora bisognoso di illudersi.
Gli errori è un libro interrotto, distratto e diviso, come le due sezioni che lo compongono. C’è una volontà di canzonetta sardonica, unita però al punto più basso che ho raggiunto in vita mia. Anche sotto il profilo metrico e melodico mi rendo conto di una bipolarità piuttosto accentuata, è come se a un certo punto non avessi più avuto voglia di canticchiare un ritmo piacevole. Se dovessi scegliere tre ascendenze nobili (oltre i miei Gozzano, Sereni, Penna e Caproni) sceglierei il Montale di Satura, il primissimo Testa (quello di Le faticose attese) e Carlo Bordini, una persona amica cui, tra l’altro, uno dei testi che allego è dedicato.

Toti Scialoja, il poeta che va oltre il toporagno (di Gaetano De Virgilio)

toti scialojaHo ascoltato il nome di Toti Scialoja grazie a un bravo libraio in una libreria dell’usato, tanti anni fa.
Toti, il nome di un gatto che non è del tutto un topo. Scialoja, il cognome del commissario in Romanzo Criminale di De Cataldo. Il libraio aveva fatto il nome di questo poeta rispondendo a una mia domanda. Volevo che mi fosse consigliato un poeta che calcasse lo sterrato di un altro poeta che amavo, Carlo Betocchi. Primo libro acquistato Scarse Serpi, un libro Guanda, ne I quaderni della Fenice. Risultò un poeta diametralmente opposto a Betocchi. Due poetiche agli antipodi: l’uno funambolo, l’altro chierichetto; l’uno ballerino di samba, l’altro preciso parcheggiatore abusivo di versi.
Tra le mani, più tardi, mi capitarono I violini del diluvio, ne Lo Specchio, Mondadori, e ancora, solo per caso, e solo per fortuna – perché scorso tra i libri nelle mensole più alte della stanza della mia coinquilina di allora, Claudia – Poesie 1961-1998, ne Gli Elefanti, Garzanti. Leggevo, per la prima volta, di uno Scialoja pittore. Assicuratomi che non fosse il fratello del poeta, spiluccai (troppo tardi) la biografia di Antonio Scialoja che, per prima cosa, in effetti, era stato un pittore espressionista italiano. Due cose, ancora, mi sorpresero: il fatto che in tutte le biografie di Toti Scialoja fosse scritto che Calvino leggeva le poesie di Amato Topino, Bompiani, alla figlia Giovanna di sette anni e la maniera nella quale, in seguito, si parlava di lui: il poeta nonsense, il poeta favoloso che faceva addormentare i bambini, il poeta della fabula notturna, quello di «Una zanzara di Zanzibar/ andava a zonzo, entrò in un bar,/ “Zuzzerellona!” le disse un tal/ “Mastica zenzero se hai mal di mar». Leggendolo, però, ho capito che Toti Scialoja non è (solo) questo. Il poeta Scialoja vorrebbe fare, al contrario, fabula rasa di chi continua ad affibbiargli il titolo di poeta buffo, poeta limerick, poeta a seguito di Edward Lear. (altro…)