Goliarda

I poeti della domenica #69: Goliarda Sapienza, Ho camminato sul ciglio

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Ho camminato sul ciglio
dei miei sogni. Sbattuta
dall’onda nera delle tue occhiaie.
Risucchiata
dal gorgo del tuo fiato
Non posso tornare.

© Goliarda Sapienza, in Ancestrale, Milano, La Vita Felice, 2013.

“Ho desiderato che Maria morisse”: omaggio a Goliarda Sapienza

Goliarda negli anni Sessanta - © Archivio Sapienza-Pellegrino

Goliarda negli anni Sessanta – © Archivio Sapienza-Pellegrino

Goliarda Sapienza era nata il 10 maggio del 1924. Nel giorno della sua nascita, come redazione, la ricordiamo proponendo una sua pagine tratta dai racconti di Destino coatto (Empirìa, 2002; poi Einaudi, 2011, da dove si cita [p. 91]). Buon compleanno, Goliarda.

*

Ho desiderato che Maria morisse. L’ho desiderato o l’ho sognato? Forse l’ho sognato. L’ho vista distesa sul letto in mezzo alla camera coperta di fiori bianchi. O aveva un vestito bianco? Già, lei si veste sempre di bianco, anche in inverno. «A un certo punto una donna deve sapere qual è il suo colore». Il suo colore, facile a dirsi. A me i colori non piacciono, ho da fare io, e per lavorare che c’è di meglio dei colori che resistano allo sporco? La vorrei vedere dopo una giornata in tipografia. Sì, era un vestito bianco. No, erano fiori bianchi. Una montagna di fiori bianchi la copriva. Si vedeva solo la collana di perle fra i fiori. La collana di Giulio. Siamo andati insieme a comprarla, e anche la borsa di velluto verde che portava ieri, l’ho consigliata io a Giulio. L’abbiamo comprata quando è nato Cesare. Ogni bambino un regalo. Sono tre. Non posso averlo sognato. No, l’ho desiderato: un’altra volta ho desiderato che qualcuno morisse. Recidiva.
Se questa donna che s’avvicina ora morisse? sì, sarei contenta. È bionda e ha gli occhi neri. Forse il biondo non è naturale ma le sta bene. A un certo punto una donna che sia una donna deve sapere che colore di capelli le sta bene. Non porta trucco. Si avvicina, chiede, non trova la strada. Se morisse sarebbe bellissima, senza trucco: neanche gli occhi truccati. «Non conosco quella strada, non sono di Roma» sorride pure. Dietro l’angolo morirà. Sotto un’automobile, un’autobus. Ogni anno muoiono diecimila persone per incidenti stradali, è come una guerra. La guerra, è tanto che non ne fanno un’altra. Io me la sono cavata bene, non avevo paura e stavo attenta. Come ora non ho paura e sto attenta, non mi distraggo quando vado per le strade e traverso sempre dove ci sono le strisce. Io non vado sotto una macchina. Io solo desidero.
Devo stendermi sul letto, chiudere le persiane e staccare il telefono. Qualche pillola di sonnifero e si ferma questo desiderio. Tu hai troppa immaginazione. Finirai male. Certo a ripensarci, tenere fra le braccia la bottiglia dell’acqua calda come se fosse un bambino, aveva ragione Olga: «Tu hai troppa immaginazione». Eppure per me era un bambino. Un bambino mio, e come soffersi quando mi cadde dalle mani quella notte scendendo dal letto. Che dolore! Non ho più sofferto tanto in vita mia. Si fracassò il cranio sul pavimento. Dovevo stare più attenta tenendolo fra le braccia. Starò attenta. Domani è domenica. Giulio è per casa. Devo stendermi sul letto, staccare il telefono e cercare di non pensare. Non pensare e non desiderare niente, che non sia un vestito, un paio di calze.