gola

Te(in)tris gratis

Le voglio mettere
un fuoco dentro
una brace

che bruci la gola e la lingua s’interri
in un eterno di parole friabili

legni della terra radici di cielo
rami bracci fiumi consacrati del dio mai conosciuto

linfa dello stesso mutevole corpo pane
che parla e che ride linfa che scrive

multiple parole senza classifica non merci
ordine o lignaggio linguaggio catena

parola nata per donarsi o bolo
incenerito nella soglia di un bacio

vicinanza domestica del dio che si fa lievito e crepita
divino esce dalla fronte

nasce dalla fonte nel battere del cuore
labirinto di innocenza e di destrezza grande

pronto a ferirsi morirsi e duro e durevole
quanto la pietra di una parola dura

o d i o

dio della guerra e della miseria
della sepoltura e della distanza

dio dell’oblio e della maschera
dell’oro delle fauci della bestia

scannata parola osannata e messa
a catenaccio nell’uscio di ogni casa

spersa là dove resto in ginocchio
esposta ai mille lumi di una sola sapienza

terra intorno all’asse disposta in quel fitto
campidoglio del cielo
dove la luce è sparsa.

Nel lusso e nell’incuria
nazioni e nozioni
case
case
e poi ancora
case e case
un sacco di strade e cose sparse
sicuramente sperse in quei nodi
senza orizzonte chiusi
rinchiusi in matasse di serpi arse
periferie di città e regioni
nazioni di ragioni
testi di disumanazione e ferocia.
Stanze di raccolta
in serie ciò che non serve ciò che si rifà
come una riga di scrittura radiata
cancellata e poi di seguito annerita:
sillabe senza domande.
Una resa disarmante l’eccesso
l’accesso a quelle
forniture di macerie
vernici di oscuro e vertici
di agonia dei soli chiusi dentro
anelli di una specie disarmata
in matrimoni avariati dal consumo
di sesso e vita a cottimo i rimossi sogni
racconti estirpati da stazioni locali      pensieri
stanze amare in cui ci si fa
l’amore in posizioni ambigue in quotidiani inferni
atrio in cui si abita la morte già
grande soglia spoglia porta della casa.
Senza scampo la cancrenosa
malattia: l’incurabile vivere
un tempo mortale
nell’arco della penombra e
ora riflesso dell’oscurità del corpo
questa carne in cui si spillano concetti
gli arditi aforismi pensieri svolti sì in linguaggi
ma nudi e senza incanto
solo macerie e macellate ossa
d’altro fatto di una sabbia
antica frode che strappa quel poco che resta
che brilla la vita in un solo
r e s p i r o.
Là dove stava in gabbia
intrappolato luogo
il corpo non è più.

mi è capitato

di vedere uomini
trasformarsi in topi
e mi è capitato di vederli
banchettare tra loro
con la carne della loro specie
solo perché erano cavie
di altri animali ingordi
avidi e tenaci rapaci della peggior specie
ammalati di febbri antichissime
Nessuno era riuscito a estirpare quel vorace morbo
che ancora infetta la razza
e la lascia in preda alla sua sete
alla sua fame e alla sua svuotata presenza.
Sintomo di questa alienazione è la vitalità nel pretendere di porsi alla luce
in vista sotto i riflettori è il porgere il corpo perché
le ombre lo adattino alla cecità degli altri
di tutti quelli che lo guardano. E’ così che si propaga il contagio.
Ozio e noia
davanti ai mediatici culti
ai riti cui si sottopongono e le droghe
dalle più lievi alle più forti tra cui la detenzione di uno stupefacente
potere con cui erigersi sopra ogni altro fallo.
Parlamentare con questa specie non è possibile
e non è possibile cercare un luogo che non ne sia infetto.
Solo in sé chiusi in se stessi e in silenzio
senza rispondere ai loro continui richiami
forse il primato
decadrà
finirà il banchetto delle svendite globali.

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un ago nella gola

masbedo– nicolò massezza  e  jacopo bedogni

un ago       nella gola

pulsanti

il vuoto     un buco    eterno

il dovere   di sperare

sognare   inconsapevoli  soli    dicendo

cosa sia vivere nel tempo in cui  si muore.

Muore ogni momento

il tempo   nell’ in visibilità  traduce in sé ogni me stesso  in-

vita  scarnifica il corpo lo addensa   svuota

l’infezione   le parole   transennate    esercitazioni

schierate nella mente   sala dei ludi

scudi del nulla  incancreniti  in ogni cella

fantasmi di una falsa comunione

anatemi  in-

giuria la parola dispone sbalzi di valori

percuote   il disadorno

cuore    la lussuria del sangue

ventricolo del dio

abbattuto dalla scure nel suo

tempio.

.

f.f. – Pulsanti– inedito