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Mai Più Senza #11: “Almanacco del giorno prima”

“Mai più senza” è una rubrica di recensioni che raccoglie libri celebri e non, italiani e stranieri, editi da più o meno tempo, in maniera apparentemente indistinta: “Mai più senza” è stata, infatti, l’esclamazione che la curatrice ha rivolto a uno scatolone di libri, qualche giorno dopo un trasloco. Questo l’unico criterio: la condivisione di uno scatolone ideale, da preservare in caso di qualsiasi sgombero.
Se avevo promesso di fermarmi al decimo episodio era perché non avevo previsto il libro che sto per recensire. Oggi è il suo secondo compleanno, e lo festeggio piegandomi a un grande assioma di Melville: «esistono iniziative per le quali il metodo corretto è un adeguato disordine.»

Almanacco-

Chiara Valerio, “Almanacco del giorno prima”, Einaudi 2014, euro 17,00, e-book euro 8,99

 

Io sono stato innamorato degli oleandri dai due ai sei anni. Li vedevo arrossire ogni volta che ci camminavo a fianco, moltiplicarsi giorno dopo giorno, allungarsi dalla siepe fino al centro della strada dove passavo per andare a scuola due volte al giorno e una settimana dopo l’altra, allungarsi per toccarmi. E poi, dopo che mamma si era comportata da suocera acida dicendo Sono velenosi, li ho visti ritrarsi delusi, offesi, pallidi, raccogliersi dietro foglie scure e appuntite come le lance di ferro dei cancelli. Sono certo che era amore, che altro poteva essere? Così la notte in cui ho smesso di volare e ho rinunciato all’eternit, sono sceso in giardino, ho raccolto una busta intera di fiori di oleandro, rosa pallido e rosso carminio, e li ho portati in camera. […] La mattina dopo sono stato svegliato da un urlo. Sentivo benissimo, dunque non ero morto, evidentemente i fiori di oleandro mi amavano troppo per ammazzarmi. Ed è per questo che te li ho portati, Elena, perché vorrei amarti come mi hanno amato questi fiori, e vorrei che tu mi amassi come mi hanno amato questi fiori. E poi perché, anche senza amore, gli oleandri sono fiori bellissimi.

È questa l’intossicazione con cui ho amato Almanacco del giorno prima. E con cui ho amato Elena, la donna che vende la propria assicurazione sulla vita sulla soglia dei settant’anni, e Alessio, il ragazzo rampante e geniale che la compra salvo innamorarsi di lei e rimanere invischiato nella più arzigogolata forma di lutto si possa immaginare: il terrore di veder morire, dopo aver prezzato la certezza che morirà, chi continua a ripeterci che non risponderà al nostro amore.

Che cosa intendeva in effetti Elena per pistacchi? E per tutte le altre cose visibili e invisibili?

C’è una tecnica che appartiene solo ai musicisti e agli architetti nel costruire un libro alla maniera dell’Almanacco del giorno prima, ed è quella che fa dei tempi e dei modi del narrare una varietà necessaria a un insieme compatto. (altro…)

Alla cortese attenzione di Nikolaj Vasil’evič Gogol’

Chagall, "La città di N." (dal ciclo "Le anime morte"), 1927.

Chagall, “La città di N.” (dal ciclo “Le anime morte”), 1927.

Egregio Nikolaj Vasil’evič Gogol’,
negli anni tra il 1845 e il 1852, nel corso di una vostra febbre spirituale che incontra il mio rispetto anche nelle sue forme più brutali, voi avete fatto e reiterato due cose di cui la storia letteraria a venire avrebbe sofferto non poco: rifiutare come fossero state forme di idolatria gli incontri con quelle nuove generazioni di scrittori che si riunivano per leggere le vostre opere, e dare alle fiamme, due volte, quanto avevate scritto in anni di lavoro della vostra opera maggiore, Le anime morte. Ma, davvero, ciascuno deve guardare bene cosa intende per “soffire”: e sarebbe vigliacco, da parte nostra, paragonare il dolore che vi portò a bruciare parti di voi con quello che proviamo sentendoci privare di un vostro dono. Voi avete, lo ripeto, il mio rispetto. Ma rispetto chiedo a voi se in questa mia generazione vi scrivo, da un supporto che non avreste potuto immaginare, e uso questo mio scrivervi come stupido pretesto (già visto, già sentito) per commemorare (è questa la parola) quel vostro poema incompiuto che non arrivò mai a delinearsi nei suoi Purgatorio e Paradiso ma di cui ci resta un incredibile, beffardo Inferno tuttora perla rara della letteratura russa e universale. Spero voi abbiate fatto pace, Nikolaj Vasil’evič, con tutto questo.
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