Giuseppe Samperi

PoEstate Silva #44: Giuseppe Samperi, da “L’ora mora del giorno”

 

Siamo come questi nostri scritti,
illimitati e finibili
dentro alla rete e fuori sito
appena il file si oscura, entra
il soffio che ci cancella
e smagnetizza il nome una folata.

Alcuni la chiamano morte ma
in sorte non l’ho avuta. Scrivo
e sorrido
in punta di fune

(noi infiniti solo nell’altro
che crediamo vivo).

 

Godiamo del balletto arcano,
attraversiamo
da punta a punta la riconca
di questo braciere ardente d’acqua. (altro…)

Manuel Cohen presenta 21 poeti neo-dialettali

Franco Scataglini, Senza tutiki, Disegno a penna su carta

Franco Scataglini, Senza titolo, Disegno a penna su carta

E per un frutto piace tutto l’orto”. Manuel Cohen presenta 21 poeti italiani neo-dialettali

di Anna Maria Curci

L’amore per la poesia dialettale si è manifestato nel corso della mia vita, da che ho ricordi, in forme diverse, con differenti gradi di consapevolezza e di slancio. Da piccola, ho conosciuto la poesia dialettale dai racconti materni come forma alta di espressione umana che rappresentava, nel “lessico famigliare”, l’unica, dignitosissima, eccezione al divieto rigoroso di far uso di qualsivoglia dialetto regionale nella comunicazione tra le pareti domestiche (fuori, essendo cresciuta nella periferia della capitale, non c’era modo di ascoltare o di cimentarsi né nel ruvese di mio padre, né nel pignolese di mia madre; restava solo l’accento romanesco, deprecato e detestato apertamente da entrambi i genitori). La curiosità si accompagnava dunque, allora, al continuo tentativo di trasgredire quel divieto. Poi sono arrivati gli studi liceali e la consapevolezza di una tradizione dalle radici antiche e sempre rinnovate, una tradizione che nulla perde nel corso del tempo, nulla concede allo sprezzo, basato solitamente su argomentazioni tra lo spocchioso e il timoroso della pluralità,  che a intervalli regolari viene dispensato dal ‘degustatore’ di turno, sia questi noto o sconosciuto. Infine, nella maturità, lo studio, la lettura appassionata, la familiarità con la poesia neo-dialettale hanno rinsaldato la convinzione della grazia e della dignità, della forza di questa parte fondamentale, pilastro, ponte e fiume, della produzione poetica in Italia. Il saggio di Manuel Cohen, mia più recente lettura nella mia biblioteca di poesia dialettale che si va via via facendo più nutrita, giunge a confermare questo mio convincimento e a ravvivare l’amore per essa, ché di amore e sapienza si nutre il contributo di Cohen. Fa, inoltre, qualcosa di più, perché mi permette di rendere più complessa e ricca la mappa dei poeti italiani neo-dialettali, grazie a una fitta rete di collegamenti, strade e ponti tra dialetti, lingua nazionale, lingue e letterature altre.

E per un frutto piace tutto l’orto. 21 poeti italiani neo-dialettali è il titolo, ispirato a E per un frutto piace tutto un orto di Franco Scataglini, del saggio di Manuel Cohen, pubblicato nel n. 3 del 2015 – nel mese di marzo, dunque – di “Versante Ripido” (qui). Tra i ventuno poeti presentati, tredici sono già apparsi nell’antologia L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie tra Novecento e Duemila, vasta ricognizione a cura di Manuel Cohen, Valerio Cuccaroni, Rossella Renzi, Giuseppe Nava, Christian Sinicco e buon punto di partenza, insieme ai volumi Guardando per terra. Voci della poesia contemporanea in dialetto e Un altro Veneto. Poeti in dialetto fra Novecento e Duemila, per un “viaggio tra i poeti in dialetto”. Gli altri otto, scelti da Manuel Cohen con un criterio al quale mi sento di aderire senza riserve, perché privilegia la vivacità del dettato, l’innovazione linguistica e il fecondo conversare su più piani della poesia dialettale, si aggiungono al quadro de L’Italia a pezzi che, per quanto ampio, non poteva necessariamente pretendere di essere esaustivo. (altro…)

Giuseppe Samperi, Pensieri in versi inediti

La ferocia dei tempi che viviamo e che subiamo tra l’indignazione e l’inerzia riceve, nei versi di Giuseppe Samperi qui proposti, una risposta nella quale ritroviamo la densità dell’invenzione lessicale della raccolta Il milionesimo maratoneta, ma che da quella raccolta si distingue per aspra immediatezza. Sono versi in memoria di un “fraterno amico”, come scrive l’autore e, nel dolore, che rifugge da qualsiasi facile o elaborata consolazione, nello scervellarsi “alle scomparse precoci”, affermano il diritto a proseguire lungo la strada “che al Noi conduce”: “noi scettici”, ma “noi”. (Anna Maria Curci)

.

In memoria del mio fraterno amico Ciccio L.

Siamo di pasta superiore ad ogni dio noi
che a colazione scervelliamo un perché
alle scomparse precoci; da noi scettici, dico,
per carità ─ beati i degni di fede ─, di noi
tutti però (alzi la mano chi non condivide)
è il primato della pazienza: lo show
dei record ci deve un medaglione.

.

*

Pazienza se al rebus non c’è soluzione
.                (gli scettici)
pazienza se all’eterno untuosa è l’ascesa
.                  (i fedeli)

e pazienza se il pesce puzza dalla coda.

.

*

Nel dopopensiero ─ per fortuna ─
c’è sempre qualcosa da fare:
andarlo prima o poi a presenziare
quel premio che ci proclama vincitori
della vanità ─ sacrosanta o bestiale  ─
del non morire.

.

*

E ora che ho scritto ciò di cui sopra
vado superbo (e più lieve) a lavoro,
vi abbraccio tutti, fingo che il mio ego
sappia ritrovarvi oltre la ringhiera.

.

*

Se da aspirante poetante mi dimetto
(a cosa vale il verso?)
e dico senza fronzoli: un mio amico,
di quarantaquattro anni, figli due
(età del favoleggio), muore d’infarto
in questo aprile che mi vede tachicardico,
codardo quanto a pressione alticcia …
Se dico (e mi vergogno) che coi versi trito
carne, un’antimorte monca di gran femmina
tra uva guasta e bestemmie all’agrodolce.

.

*

E dovrei educarti al mistero, al rebus insolvente
o meglio disciogliere la polverina d’alcalosio
e darti a bere rosarî e droghe mistiche?
Ci hanno lasciati qui in bilico
su un punto di domanda al rosmarino: ecco,
così la pensa tuo padre, quel padre che ti ha fatta
(oh, anche tu!) per la morte, amore mio.

.

*

E per la vita, certo, per questa
materia splendida offerta
in cambio del silenzioassenzio. Sai, ci sarebbe
un modo per richiederlo un dialogo: se
tutti ci ammutinassimo sterili. Ma i credenti
hanno un utero fecondo e questo mondo
non è detto sia l’unico.

.

*

Siamo di fatta superiore, non v’è dubbio.
Da sempre ci inventiamo imbecillità
che ci aiutino a non pensare (a parte
i non pensanti per natura): ruote di pietra,
lance, scudi, bombe ed iris al cioccolato,
ipermercati e quiz, sport estremi, premi
di poesia, concorsi atti a stabilire
chi ha il pelo più ricciolo del pube …
E qualche volta, per giunta, raggiungiamo
cime di genialità: chi muore giace, chi
resta si dà pace (come se perenni si restasse).

.

*

Mangio gli spinaci: non esiste
la fine, si rinasce certo se il pensiero
non la concepisce. Non può vanificarsi
la retina che tutto vede e tutto
gode. Il dubbio è pasto dell’incerto.
Attendere.
Aspettando fare.

.

*

Ti saluto, Ciccio, vado.
Non dove mi porta il cuore (maligno
consigliere), vado per il ciottolato
(saline e sole)
che al Noi conduce.

.

.

GIUSEPPE SAMPERI è nato a Catania; attualmente vive a Castel di Iudica.
Ha esordito nel 1999 con una plaquette di versi in dialetto, Sarmenti scattiati (Prova d’Autore, Catania), opera vincitrice dei Premi “Città di Marineo”, “Erice Anteka” e “Ignazio Buttitta” (Favara, AG). Nel 2002 ha pubblicato la silloge dialettale Aria sbintata (in Chiana e Biveri, Prova d’Autore, Catania), premio “Angelo Musco” (Milo, CT). Del 2003 è una raccolta di prose, aforismi, versi, dal titolo Alice dell’Amore (Catania, Prova d’Autore). Nel 2011 è uscita la silloge Il miliardesimo maratoneta (Castel di Iudica, Edizioni del Calatino). Del 2012 è un ebook che raccoglie racconti giovanili e prose più recenti, La bottega del non fare & altri racconti (Castel di Iudica, Edizioni del Calatino). Con Dialettututtu (Roma, Edizioni Cofine, 2014, pubblicazione-premio “Ischitella-Pietro Giannone”) Samperi è ritornato, dopo tanti anni, al dialetto.

Giuseppe Samperi, Il miliardesimo maratoneta

copertina-il-miliardesimo-maratoneta

Giuseppe Samperi, Il miliardesimo maratoneta

Nota di lettura di Anna Maria Curci 

Ben conscio, sin dal titolo, dell’essere numero in un insieme quantitativamente schiacciante,  tra «scribacchini e scribanti» dell’«isola d’inchiostro», Il miliardesimo maratoneta di Giuseppe Samperi si impone all’attenzione, tuttavia, per la sicurezza con la quale, non tralasciando alcun ostacolo, corre in gimcana in mezzo ai lampi tragicomici dei granchi presi – lucciole e lanterne, oscillanti tra l’ossimoro di benevoli malintesi  e battute d’arresto-sollievo, svolta, boa e ormeggio – e al setaccio («scolino») di un abile e talvolta sornione understatement. Il maratoneta sa, e lo dichiara, che l’esistenza è «ladrocinio nelle suole».
Se nella prima parte, Isola d’inchiostro, il maratoneta si muove nell’universo delle immagini di mare e spiaggia, pesca e bagnasciuga, ciottolo e rena, seppia e sabbia, con un gioco esplicito di rimandi ai correlativi nella scrittura, inchiostro e carta, segno e pagina, nero del tratto e bianco del libro che deve ancora accogliere i caratteri tipografici, nella seconda, Suite per Orietta, si slancia, si curva amorevole, si proietta speranzoso sulla terraferma. Eppure i «sentieri ingannevoli», sono lì e aspettano, tendono tranelli. Lo slancio si scontra, nella terza parte, A spillo di corazza, con pareti, vie di fuga tracciate con l’inchiostro, lacci e gomene dal regno delle madri. Nella quarta parte, D’inchiostro e carta, il nero dell’inchiostro si riversa nell’uva pigiata nella tinozza, la battaglia quotidiana della scrittura è associata alla competizione arcaica e combattuta a colpi di bicchieri di vino,  di “padrone e sotto”; il maratoneta, figlio-soldato di padre in partenza, adesso «capo», è intento alla «pigiatura della carta», che il padre ora, a cambio dei ruoli avvenuto, deve ammirare.
Nella sezione All’aspro d’arancio, che conclude la raccolta, è l’incontro con il dialetto a sciogliere lingua e muscoli, ad accelerare lo scatto e a dare libertà di passo, non importa che sia il primo o il miliardesimo, al maratoneta. L’invito «non (gn)essiri vavaluci!» (“non essere lumacone!”) è «calzare su misura» e, allo stesso tempo, calzante perfetto per le scarpe del maratoneta. Sarà sua, di volta in volta, la scelta tra semplici sandali e stivali delle sette leghe.

© Anna Maria Curci

L’isola d’inchiostro
tutti dico tutti
scribacchini e scribanti
cannocchiale in mano
ridicoli bermuda
sono io Cristoforo
a prua
sul quaderno
tutti dico tutti
a scambiare un naufragio
per terraferma.

(p. 16, dalla sezione Isola d’inchiostro)

 

È ora che ti accompagni
al giro di boa:
dove si fa grano
e di timoroso rispetto
esilio
l’irriverente inchiostro.
E che tu mi accompagni
oltre la soglia delle sere,
brunite le isole-chimere
echi di terraferma
dove uomini hanno grandi le mani
e segni di zolle bianche
fra le dita.

(p. 45, dalla sezione Suite per Orietta)

 

Madre qui fuori fa freddo
gli uomini indaffarati non hanno
sfarzo di fermarsi sui fogli
a diventarne fragili.
Le guerre iniziano
prima della lotta
e a far guardia fra i carri
l’aurora è umido che assale.
Lasciami tranquilla
nelle ore che a spillo di corazza
mi incidono i versi.

(p. 56, dalla sezione A spillo di corazza)

 

Il capo
adesso ero io, tu
dovevi in silenzio ammirare
la pigiatura della carta, con meraviglia
la gradazione alta dell’inchiostro.

(p. 64, dalla sezione D’inchiostro e carta)

 

Non accontentarti di essere
il primo, l’ultimo,
il miliardesimo. Vai
libero
di approdare lontano
da ogni molo,
distante
soprattutto da me.

(p. 81, dalla sezione All’aspro dell’arancio)

 _________________________

 

Giuseppe Samperi è nato a Catania, vive a Castel di Iudica. Laureato in Lettere Moderne, ha fondato e diretto la casa editrice “Samperi editore”, poi “Edizioni del Calatino”.
Ha esordito nel 1999 con una plaquette di versi in dialetto, Sarmenti Scattiati (Catania, Prova d’Autore), opera vincitrice dei Premi “Città di Marineo”, “Erice Anteka”, “Ignazio Buttitta”. Nel 2002 pubblica la silloge dialettale Aria sbintata (in Chiana e Biveri, ibidem, premio “Angelo Musco”, Milo). Del 2003 è una raccolta di prose, aforismi, versi, dal titolo Alice dell’Amore (ibidem). Del 2011 è la silloge Il miliardesimo maratoneta (Edizioni del Calatino).
In ultimo ha pubblicato gli ebook Genesi e temi di un romanzo “familiare”: ‘La casa in collina di Cesare Pavese’ e la raccolta di racconti e prose La bottega del non fare & altri racconti.