Giulio Einaudi editore

Solo 1500 n. 49: Eluard, Fortini e i colpi di fortuna

Solo 1500 n. 49 :  Eluard, Fortini e i colpi di fortuna

Qualche volta, la domenica mattina, a San Maurizio, a Venezia, fanno un mercatino d’antiquariato, molto carino. Tra inutili chincaglierie e bellissimi ferri da stiro antichi (venduti a prezzi improponibili), ci sono un paio di banchetti di libri, di solito mi fermo lì. Scavando tra i molti libri d’arte (ne troviamo anche uno molto bello su Rodin) vedo sparsi un paio di piccoli Einaudi (“la bianca” tanto per capirci). Uno di questi è “Poesia ininterrotta” di Paul Eluard, introduzione e traduzione di Franco Fortini, 1976. Il mio sorriso si allarga perché non ho questo libro, chiedo il prezzo che è cinque euro. Lo prendiamo, insieme a un altro di Yeats (ancora più vecchio) e a quello di Rodin. Venti euro. Finiamo il giro ma non compriamo altro (stavolta). Più tardi leggo l’introduzione di Fortini. Nella parte finale egli spiega le poche modifiche fatte a questa nuova traduzione (le aveva già tradotte nel 1955) come una rinuncia all’eccesso di influenza Ungarettiana e Sabiana, “incerta eredità degli anni Trenta” quella del 1955 fu anche la sua prima traduzione in assoluto. Fortini chiude scrivendo che queste modifiche furono necessarie: “Ma guardavo, dalla collina di Eluard, ad un diverso futuro e a un altro modo di scrivere i versi”. Un libro che ti piace già dall’introduzione, cose d’altri tempi. D’altri mondi. Non posso fare a meno di pensare che il libro “della bianca” più diffuso, più esposto nelle librerie, degli ultimi mesi è stato quello di Paolo Ruffilli: un abisso sotto tutti gli aspetti, senza offesa. Al prossimo mercatino.

Gianni Montieri

Philip Larkin – tre poesie da Finestre alte

GLI ALBERI

Acceno di un discorso che ancora si ripete,
spuntano sugli alberi le foglie;
i germogli freschi s’allentano e distendono
in una verdezza simile al dolore.

Forse quelli nascono di nuovo
mentre noi invecchiamo? No muoiono anche loro.
Il trucco annuale di apparire nuovi
è scritto in fondo a venati anelli.

Eppure si dibattono, inquieti castelli
ancora grandi e folti a ogni maggio.
Morto è l’anno passato, sembrano dire,
e s’incomincia di nuovo e daccapo ancora.

THE TREES

The trees are coming into leaf
Like something almost being said;
The recent buds relax and spread,
Their greenness is a kind of grief.

Is it that they are born again
And we grow old? No, they die too.
Their yearly trick of  looking new
is written down in the rings of grain.

Yet still the unresting castles thresh
In fullgrown tickness every May.
Last year is dead, they seem to say,
Begin afresh, afresh, afresh.

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