giulio andreotti

Pasta e patate

 

parigi - foto gm

parigi – foto gm

Pasta e Patate (un giorno come un altro, forse)

 

Pelò le patate e le tagliò a piccoli cubetti. Divise in quattro parti una decina di pomodorini. Sminuzzò il sedano, dopo averne separato le foglie. Venne il turno della cipolla, turno non esente da traumi. Prese la pentola, la più capiente che avesse. Ci si poteva cucinare la pasta per quattro, anche cinque, persone in quella pentola, ma a lui piaceva usarla anche quando preparava la pasta e patate soltanto per sé. Le immagini che conservava nella memoria erano di pentole, pentoloni grandi, coperchi in rame, mestoli enormi, che sua nonna prima e sua madre dopo avevano utilizzato in passato. In un certo senso usare una pentola di quella portata era un po’ come tornare a casa. Cucinare era qualcosa che riconduceva alla famiglia, sempre. Forse era per questo motivo che si metteva ai fornelli così raramente. Del resto, tolti due o tre piatti, si sentiva la cosa meno somigliante a un cuoco che si potesse trovare nel raggio di parecchi chilometri. La radio in sottofondo trasmetteva il notiziario. Versò l’acqua nella pentola e vi rovesciò tutti gli ingredienti preparati prima. Aggiunse il sale, un cucchiaio d’olio extravergine e accese il gas. Letta il, nuovo, deprimente, Presidente del Consiglio si trovava in visita a Milano. Mise il coperchio sulla pentola, regolò il fuoco. Doveva ricordarsi di mescolare spesso, per evitare i casini dell’ultima volta, con le patate incrostate nel fondo della pentola. La Corte di Cassazione aveva respinto la richiesta dei legali di Berlusconi, i processi restavano a Milano. Assaggiò e aggiunse un pochino di sale. Pesò un etto e mezzo di pasta corta e cominciò a preparare le fette di provola per il passaggio al forno di fine cottura. Uno speaker annunciò: “Apprendiamo adesso della scomparsa di Giulio Andreotti. Il Senatore, 94 anni, si è spento a Roma, alle 12,25”. Finalmente bolliva. Buttò la pasta.

© Gianni Montieri

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Nota: racconto breve pubblicato in origine su Tornogiovedì (sito attualmente in fermo). Scritto il 6 maggio 2013, giorno della morte di Giulio Andreotti