Giulia Rusconi

Giulia Rusconi, Linoleum

Giulia Rusconi, Linoleum, Amos Edizioni, A27; € 12,00

 

Accorgersi con stupore
che a impressionare non è la morte
ma il dolore, e non l’amore
a commuovere ma la vanità dolcissima
di uno specchietto tra lo smalto rosa
un pettinino tra i capelli grigi
nella luce arancione del mattino
quando crede di non essere vista
si sorride, si fa l’occhiolino.

 

*

Domando da dove viene il male
e con le dita aperte indica
l’osso occipitale. La testa
dice mi si sta aprendo di dietro,
la lava inonderà il cuscino
poi cade la parola nel fondo
scuro dei suoi occhi di china
quando la cara morfina passa
dalla mia mano al suo corpo.
Benedetto il riposo che lo stende
supino, e ad occhi aperti dorme
e i sogni li vede vicino.

 

*

C’era qualcosa, sicuro che c’era
ma che cos’era, che cos’era?
Girello alla mano percorre il reparto
ad anello, sempre la stessa figura,
gli occhi assuefatti al torpore di cura
e sempre la stessa domanda a incalzare
che cosa mai mi devo ricordare?
Trascorrono otto milioni di secoli
nei vicoli oscuri dell’assenza.
Qualcuno col camice diceva la sua:
demenza, decadimento cognitivo.
La diagnosi è giusta? O forse
è solo un rimpianto tardivo?

 

*

È un fraintendimento dell’occhio:
quella è una donna su un letto
ma a dispetto di quello che appare
non è più niente. Mentre quel corpo
disciolto, grotta da cui neri uccelli
prendono il volo. La povera figlia
si accosta a quel tenero imbroglio
piange e sorride, si inceppa, stride
un’assurda premura: fai la brava
mamma fammi fare bella figura.

 

*

Il camice mi calza bene
il mio nome appeso sul taschino
gli zoccoli appena sfornati
dal negozio di sanitari.

Si fidano di me, si fanno
toccare, mi fissa un coro di occhi
senza sospetto. Aspetto
la fine del turno, mi spoglio

mi lavo le mani. Ma sono
lì ancora quei volti quei nomi
a insegnarmi una loro premura:
Ricordati che noi
::::::::::::::::::::::::::::::siamo la cura.

 

© Giulia Rusconi

 

‘I padri’ di Giulia Rusconi – il coraggio della parola, la ricerca dell’Altro

[…] Vorresti
amare qualcuno ma nessuno
di “loro”;

Ingeborg Bachmann

Molti sono gli spunti di riflessione che il libro di Giulia Rusconi offre al lettore e molto è stato detto in questi giorni. La prima presentazione de ‘I padri’ (ed. Ladolfi) a Venezia il 23 novembre 2012 ha ospitato Matteo Fantuzzi curatore del libro e un prezioso intervento di Anna Maria Carpi che ha aggiunto alla prefazione un nuovo, interessante punto di vista: i padri, dice Carpi, sono un testo poetico e allo stesso tempo teatrale, adatto alla recitazione che Giulia Rusconi – e lei sola – sa rendere con forza al suo pubblico. In effetti ‘I padri’ hanno più che mai bisogno di essere detti a voce alta, di essere quasi denunciati; essi sono il prodotto di una incredibile capacità introspettiva che si fa parola, nascono da un’analisi attenta e razionale di un vissuto che è intimo e ha provocato delle ferite ora rese pubbliche: c’è coraggio nella voce della giovane poetessa, che attraverso le sue figure (quelle che lei stessa definisce ‘i miei pupazzi’) ci rivela se stessa, la sua paura. ‘Tutti mi dicono che sono una donna / e bella e che ho spalle ampie / gambe robuste di ferro: / “Cammina da sola ora”. / Io non cerco che una mano / grande che mi copra tutta la faccia / non mi faccia invecchiare.’
Dico ‘paura’ perché ne ‘I padri’ di Giulia Rusconi non vi è quasi mai dolore, mai autocommiserazione. Non è questo un testo tragico, nonostante si incontrino nella lettura delle tragedie reali, concrete: ‘Mio padre non ha una famiglia / mi insegna l’aborto. Uso la pompa / e l’acqua insaponata e rischio / ogni giorno un’infezione.’ o anche ‘Faccio tutto con amore / ma il mio sesto padre vorrebbe fare sesso / e non vuole parlare. Mi lascia / alla stazione centrale, mi disereda.’ Non è nemmeno un testo ironico, perché l’Io bambina che emerge in questi versi, l’Io che cerca la figura paterna, non si diverte, e tantomeno si diverte l’Io adulta, quella razionale e chirurgica che definisce i contorni, prepara il catalogo degli umani: ‘Li colleziono li metto in fila / sulla libreria e li conto sempre / e li classifico per età / per ordine di importanza / li seziono gli cambio le teste / qualcuna fa fatica a staccarsi dal collo.’
L’espressione del dolore che in Rusconi non è tragedia (‘e poi io al tragico sono negata’ scrive la poetessa) prende forma nel grottesco, o come meglio definisce Carpi, nel ‘raccapricciante’: sono brutti questi padri, sono malati, sformati come in un quadro di Dalì, hanno un corpo solido, un disegno. Quello di Rusconi è infatti un dolore sì interno ma di cui viene sottolineata con forza la manifestazione fisica: ‘Il mio padre numero duecento per dirmi addio / mi stringe con le mani i seni.’
L’Io bambina dell’opera ha bisogno di ritrovare nell’altro il padre che l’ha abbandonata; elegante e perfetta la citazione iniziale: ‘Eloì, Eloì, lemà sabactàni‘ che inserisce i versi in un contesto universale, dove è possibile riconoscere una crisi profonda e sociale del ruolo del maschio, o piuttosto una crisi dei sessi, perché le madri di Giulia Rusconi sono ‘sedute di sbieco’, assenti o invidiose, deboli, noiose, le confezionano un affetto che la piccola Giulia ritrova già in se stessa, allo specchio. Le donne di Giulia Rusconi prendono le gocce, si curano il male in un atteggiamento passivo; i padri invece incarnano il male attivo, e agiscono: spesso se ne vanno. Solo uno torna sempre, il padre Bios, che però è ‘l’affidato, il preoccupato, l’ottuso’ – ‘il tignoso’.
Chi o cosa si salva dunque ne ‘I padri’? Qual è la parte sana? La ricerca, la fiducia che ci sia un Altro, il desiderio costante di questo contatto che spazia a tutte le modalità del relazionarsi: ‘I padri’ di Rusconi non sono solo amanti e non sono tutti amati, ognuno però va toccato, cercato, riscritto per poi essere inghiottito nell’immagine della matrioska grandissima, che è la poetessa pronta a digerire, alla ripartenza.

Maddalena Lotter

“E’ questo che cerchi, il contatto?”
Il contatto sì il pezzo mancante
della casa, delle cose.

Giulia Rusconi

La persistenza della memoria – Salvador Dalì (1931)

da “L’altro padre” – Giulia Rusconi

da “L’altro padre” – Giulia Rusconi

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Padre
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Non ti voglio chiamare papà
è troppo infantile
viene in mente la pappa e allora
ti mangio ma orfana
sarò forse perduta.
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Sei uno dei miei padri
quello che più mi somiglia
quello che ha il mio bios sangue
l’affidato il preoccupato l’ottuso.
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Mio padre numero quindici
corregge la mia postura.
Precaria mi aggrappo al suo braccio
lo conosco a memoria.
Mio padre –l’altro- non lo tocco
mai neanche per sbaglio.
«E’ questo che cerchi, il contatto?»
Il contatto sì il pezzo mancante
della ‘casa’, delle cose.
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Il mio sesto padre è magro
ha l’ossessione per il corpo e viaggia
sempre. Mi insegna a prendere i treni.
Fare il biglietto obliterarlo
guardare il tabellone delle partenze
prendere posto, in un regionale.
Faccio tutto con amore
ma il mio sesto padre vorrebbe fare sesso
e non vuole parlare. Mi lascia
alla stazione Centrale, mi disereda.
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Mio padre numero novanta
vuole insegnarmi lo scarto.
Mi domanda mie notizie (con dettagli)
e scompare per anni.
E’ un padre della dimenticanza
parla di Wittgenstein
e di Aufhebung e decostruzionismo.
Mio padre –l’altro-
si versa un bicchiere si dice
stanco di cose che sa solo lui.
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Guardo i miei padri ognuno
nel suo scanno conosco a memoria
le loro crepe i loro tic nervosi.
Ho un padre che non conosco
l’ho visto una volta so come si fa
chiamare so che non parla
quasi mai e che vive in una buca
piena di ossa di lupo
occhi di vetro e angeli maestosi.
Il mio padre sconosciuto è un visionario
mi insegna le allucinazioni
me le fa toccare.
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Giulia Rusconi è nata a Venezia nel 1984. Si è laureata all’università Ca’ Foscari (Ve) in Lettere Moderne. Dal 2006 è parte dello staff operativo del Circolo Culturale Walter Tobagi di Mestre (Ve). Si occupa in particolare di poesia contemporanea e organizza laboratori e incontri con alcune tra le voci più significative dell’orizzonte poetico odierno, come Milo De Angelis, Anna Maria Carpi, Gian Mario Villalta. Ha pubblicato saggi e racconti per Mimesis e Nuova Dimensione. Sue poesie, tratte dalla raccolta L’altro padre, sono comparse in alcune riviste come «ClanDestino» e «L’immaginazione» e in altre on-line come «L’Ulisse», «AbsoluteVille» e «UnoNove».