Giulia Fazzi

Questo Natale #21: Giulia Fazzi, NATALE ERA TANTO TEMPO FA

Biennale 2010, foto gm

Biennale 2010, foto gm

NATALE ERA TANTO TEMPO FA

A Natale papà metteva le luci colorate sull’abete davanti casa. Si vedeva dalla strada, anche nelle giornate di nebbia, sembrava un fantasma a luci intermittenti accanto al profilo fumoso della nostra vecchia casa, nella bassa.
Mamma e nonna passavano giorni interi a preparare la sfoglia per i tortellini, il ripieno, le tagliatelle, zampone e cotechino, le salse per il bollito e i tortelli fritti. La casa si riempiva di odori forti e pungenti che raggiungevano anche le nostre camere al primo piano.
C’era sempre la tovaglia migliore pronta per la cena della vigilia, piatti e bicchieri del servizio buono, tovaglioli piegati, candele accese sulla mensola del camino, le luci dell’albero, il bambinello nella mangiatoia. Tea pretendeva di mettere i pupazzetti dei Puffi in mezzo ai pastori e alle pecore e rubava sempre Gesù bambino per giocarci, facendomi arrabbiare tantissimo.
Vigilia e Natale erano per noi, per la nonna, per gli zii.
A Santo Stefano, invece, venivano i ragazzi.
Santo Stefano era per i sei fedelissimi di papà, i suoi soldatini. Arrivavano insieme poco prima di pranzo nei loro giubbotti imbottiti, lasciavano impronte di anfibi e scarponi nel corridoio d’ingresso, portavano in casa voci forti, pacche sulle spalle, grande venerazione per mio padre e quel clima di complicità maschile dal quale io e Tea e mamma e nonna eravamo escluse.
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