Giovanni Turra

Giovanni Turra: Con fatica dire fame (recensione di Franca Mancinelli)

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Giovanni Turra, Con fatica dire fame. Poesie 1998-2013, La vita felice, Milano 2014, pp. 85, € 13,00

Il titolo del secondo libro di poesia di Giovanni Turra, Con fatica dire fame, conduce a una pronuncia lenta, a una cadenza franta: come tornati a un tratto infanti o strappati a un’afasia. Sillaba dopo sillaba le parole giungono alle labbra, quasi dovessimo riappropriarci di una lingua che ha perso il suo più proprio e pieno senso; una lingua che non è più in grado di congiungerci a noi stessi, a ciò che muove e regge il nostro corpo: i nostri istinti, la nostra parte animale. Per questo, quella che denuncia, è una fame antica, con la quale ogni autore italiano ha dovuto, anche ignorandola, fare i conti. Turra la vive pienamente, sentendo tutto il peso di questa mancanza che preme sulla lingua interrogandola sulla sua effettiva possibilità di raggiungere le cose, di condurci agli altri. Questo libro è attraversato dalla disperazione, subito trattenuta dall’ironia, di chi crede così fortemente nella poesia da calarsi corpo a corpo nel fare poetico, fino a immedesimarsi in uno stremato animale da soma. Scritto in quindici anni quasi contro se stesso, con la sorda pazienza di un artigiano che non chiede ragione del suo lavoro perché è in quel suo stesso fare, in quella sua immersione e dedizione alla materia la sola ragione, testimonia un’etica della scrittura come opus e costruzione di sé condotta fino al suo estremo limite. L’accanito sfibrante lavoro sulla lingua sfocia infatti in una discesa nell’inorganico, in ascolto di quella «voce che parla senza voce / e ci ammonisce docilmente», in una nostalgia per il silenzio come appartenenza all’indistinto della natura con cui si conclude il libro.

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Trevigliopoesia: 18-23-24 Maggio

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Compie nove anni Trevigliopoesia (www.trevigliopoesia.com – sito rinnovato), festival di poesia e videopoesia ideato dall’associazione culturale Nuvole in Viaggio e organizzato con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Treviglio (BG). La manifestazione, che dallo scorso autunno ha esteso le sue attività lungo tutto il corso dell’anno, con presentazioni di libri (finora: Buffoni, Santagostini, Gezzi), non ha voluto perdere l’appuntamento con i giorni di maggio. In questo 2015, si svolgerà in tre giornate: 18, 23 e 24 maggio.

Lunedì 18 maggio l’apertura, al Teatro Nuovo Treviglio (ore 21.00), con la proiezione del film Land of Absence, dedicato al poeta siriano Adonis. Nel corso della serata verrà proiettato in anteprima il trailer di Libellula gentile, documentario ancora in fase di lavorazione, prodotto da Trevigliopoesia e dedicato a Fabio Pusterla, già ospite del festival nel 2014.

Sabato 23 maggio, alle ore 17.00, andrà in scena il recital Litaliano Piero, una produzione Teatro Caverna ispirata alla poetica del cantautore livornese Piero Ciampi. A seguire, alle 18.30, la presentazione del libro Con fatica dire fame, di Giovanni Turra. Protagonisti quest’anno sono i poeti nati negli anni ’70.
Oltre a Turra, infatti, Domenica 24 maggio, alle ore 17.30, presentazione doppia: Gianni Montieri e Vincenzo Frungillo si confronteranno sui loro Avremo cura e Il cane di Pavlov. Per chiudere, presso l’Auditorium del Centro Civico, alle ore 21.00, protagonista invece il dialetto (bresciano, di Sirmione) nella lettura offerta dalla poetessa Franca Grisoni.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito.


Programma

18 maggio

h.21.00 | Film Land of absence | TNT di Piazza Garibaldi

+ anticipazione Libellula gentile, Doc. su Fabio Pusterla

23 maggio

h.17.00 | Recital – Litaliano Piero | Cortile MensCorpore di Via Sangalli 8

h.18.30 | Presentazione – Con fatica dire fame | al d. di Via Galliari 6

24 maggio

h.17.30 | Presentazione – Avremo cura + Il cane di Pavlov | al d. di Via Galliari 6

h.21.00 | Reading – Franca Grisoni | Auditorium Biblioteca di Largo Marinai d’Italia

Giovanni Turra – Depero (poesie inedite)

Parigi 2010 - gm

 

Si getta nel profondo
entro grandi scapole aguzze
quel solco a fondoschiena.
Di poi le gambe,
irrigidite e strette
come bracci di compasso.

Uno puntandone,
divaricando l’altro,
esco dal mio cerchio in un sol passo.
Ed ero fitto e capovolto,
invisibile a me stesso,
dedito e conteso.

 

la mira

È breve la distanza
e l’uomo, avanzasse d’un passo,
urterebbe col petto nei fucili.
La mira.
Gli spari unisoni.
Oggetto di massacri è il cuore,
e subito s’accampa
un vuoto di memoria.

 

denti

I miei denti:
cresciuti me li diresti
in un pendio
– un dirupo di gladioli –
precipitevole tanto
quanto me
se mi vedi dal basso.

Minuscoli cippi, segnali
di confine, nel breve camposanto
della mia vita.

 

giardino zen

Stornare con tatto lo sguardo
e ferocia, se solo
la giovane che vive dirimpetto
in uno svolo sfila
da sotto gettandolo nel cesto
l’intimo rosa color carne.

Traccheggiante sul ciglio d’una tazza,
su natiche seduto di fachiro,
considera la scena:
due ginocchia puntute,
in tutto mascoline
cui solamente ti abbracci.

Essere altrove vorresti
riposare sull’erba umida
al mormorio di ghiaia fine
e irrorata
di un giardino zen.

 

scarpe da kazako

Sono scarpe stondate da kazako
le scarpe degli uomini in età
a filo con la porta al piano terra.

Dentro vi pesticciano le piante
i loro piedi, come se da tempo
invano ritentassero la strada.

In chiusi ceppi muovono alla fine
i quattro passi. E scricchiola la soglia
trita, sua breve finissima eco.

E la rauca ruggine del fiato.

 

cannocchiale

‘Io torno sempre indietro.
Dirigo la mia lente qui davanti
in quel niente.’

È l’ora.
L’impiegata si scioglie una scarpa.

Un piede a sera che cos’è
se al collo si avviluppa
la nera cucitura di una calza.

L’elastico sbandito se n’è sceso
più giù del sottanino. Un ginocchio ammicca
˗ acceso globo, mica ˗
fronte liscia nel buio e senza appigli
al nostro sguardo muto.

 

mani

Impiegano del tempo a profondarsi
i miei pensieri alle mie mani
come in un corpo grande.
E dovendo io levare
un sùbito saluto
o svoltare d’improvviso,
ecco m’è dato di scontare
alcuni momenti di attesa.

La giovane del tessile invece,
in sfida perenne con Atena:
predispone l’ordito, dipana le matasse
al sibilo dei fusi. Poi si volta,
e s’abbatte a precipizio nei suoi denti
il gran pettine alla trama.
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::Tempi
le fu detto, e metodi. Un unico
pensiero la possiede: l’obbedienza.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::Io…
so fare niente, io.
Mi fa difetto una presa salda,

le braccia mi cadono.
E quando ne rovescio in su le palme,
mentre siedo sui talloni,
a tutti – me per primo –
fanno paura le mie mani.

 

lo scassone

È di riposo lo stradino. Siede
in un angolo, accanto alla finestra
aperta. Guarda in strada.
Le palme delle mani enormi
sopra cosce di marmo.

S’affretta la beghina, un figurino
d’arachide. Sorrade con le punte
l’asfalto delle strisce.
Anche uno scassone quando arriva
è il mastodonte che la schiaccia.

 

Di me più saggio
e più acuto
tanto nel pensiero,
e la sua persona a me carissima…
Ne studio i gesti
ed i corrucci,
spiandone il sorriso,
finanche i minimi
screzi coniugali.
Senza che ombra di lussuria mai
posasse
su questo modo (l’unico
e tutto mondo)
di amore corporale.

Vegliavo bambino la notte
e stanco morivo di giorno:
mio padre, il suo
forte busto
che mi respira al fianco.

 

Giovanni Turra è nato a Mestre nel 1973 e risiede a Mogliano Veneto. Insegna materie letterarie al liceo. Ha vinto l’edizione 2007 del Premio Cetonaverde Poesia, con Mark Strand e Valerio Magrelli; ha pubblicato le raccolte Planimetrie (Bologna, Book 1998) e Condòmini e figure, in Poesia contemporanea. Nono quaderno italiano (Milano, Marcos y Marcos 2007), ed è stato incluso nei volumi antologici L’Opera Comune (Borgomanero, Atelier, 1999) e Transiti (Venezia, Amos Edizioni 2001). Suoi testi sono apparsi in riviste specializzate italiane ed estere, cartacee e telematiche; su tutte «Poesia», «In Forma di Parole», «Journal of italian translations», «Nazione indiana», «Le parole le cose». Files audio delle sue poesie sono scaricabili dal sito della trasmissione «Fahrenheit», in onda sulle frequenze di Rai Radio Tre. Sua la curatela di Le vie della città di Emilio Cecchi (Venezia, Amos 2004) e di Colloquio con Francesco Biamonti (in F. Biamonti, Scritti e parlati, Torino, Einaudi 2008). Alcuni suoi contributi sulla poesia di Luciano Cecchinel compaiono nel volume La parola scoscesa (Venezia, Marsilio 2012).