Giovanna Frene

Poesie di Michela Gorini da “La produzione di amore”


 

tu mi hai chiesto un senso
– moti del corpo –
ho approssimato l’altro
fino all’osso

il suono perduto il senso perduto
è quella voce che cerchi

perché la voce cammina
si dirama si irradia
suona mistero comprensione
misura il suo
silenzio

l’occhio tace
dice muto distanza
prossimità e infinità

io non ho strategie
mi estrania il corpo
buio ancora mistero
parole in disuso

solo posso sfiorare l’origine o il punto
di scorrimento
Sacro

il corpo si muove e
non si muove un muscolo

grida la voce
dentro il corpo spinge
non si spegne la
corrente

non ho strategie

urlare ascoltare trattenere
la mia morte e lucidità
appiccicate alle ossa

[strategie]

 

vuoto – vuoto – vuoto –
negazione – vuoto

giro come dervisci
una mano danzante
dentro il sacchetto dei numeri
nasce il mio destino fortuito
lo scelgo segnato dal caso
mi sciolgono dentro necessità e intemperie
la neve impropria mi lascia
livida appoggiata alla mia
negazione – vuoto

sparsa girevole muta
strillo al suono del mio
ruvido carillon

[carillon]

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Sonia Caporossi, EROTOMACULAE

Siamo chiamati a riconsiderare e ridefinire la poesia erotica guardandola da un altro punto di vista, nella nuova raccolta di Sonia CaporossiErotomaculae; e questo perché il punto di vista è tutto femminile – il che non costituisce un elemento di novità, se guardiamo alla tradizione -, declinato in un modo diretto che nemmeno un uomo mai ha osato, se non scadendo nel grottesco.
Certo, il lessico, i modi, le immagini, a volte sono talmente vivi, quasi tattili, che ci si chiede se l’intenzione provocatoria non abbia la meglio sulla forma poetica; ma se questa fosse l’unica via percorribile per descrivere in questi anni sia l’amore sia il sesso? se ci fossimo finalmente sgravati di ogni parastruttura falsamente morale?
Erotomaculae offre una risposta a queste domande, e la offre anche sul piano estetico: le categorie del “vero” e del “bello” si uniscono in una sorta di nuova categoria: l’unico possibile (e già sento gli strali della ‘filosofa’ Caporossi alla lettura di questa formula di sintesi).
Non possiamo, però, negare che la volontà di questa poesia sia quella di abbattere il modo più consueto, quasi ovvio, di raccontare una passione carnale fin nei suoi fluidi corporei, senza farsi pornografia. Questa è vera poesia erotica, nella quale colei che ama canta la propria amata in ogni suo sussulto, suggerendo, però, al lettore anche altri percorsi di lettura, di analisi, attraverso anche la forma accolta. È come accogliere un corpo, perché questa è la centralità del dettato: il corpo (come suggerisce Giovanna Frene in quarta di copertina).
Non è poesia per immagini − e di questo sono immensamente grato a Sonia Caporossi − quella proposta in questa raccolta: è comunque una forma di poesia che fa delle precise scelte grafiche un punto di forza: il gioco sulla dimensione del carattere per alcune voci, o, di contro, quello dell’autocensura per altre sequenze, impone al lettore un costante interrogarsi su cosa vogliano far davvero emergere i versi.
Le poesie di Erotomaculae intendono così provare a svelare il mistero del piacere assoluto attraverso anche una forma ‘assoluta’ di poesia, o di espressione poetica che utilizzi più codici possibili, come una partitura musicale sviluppata in un numero elevatissimo di movimenti (e il discorso musicale non è affatto estraneo alla nostra poeta). Un esperimento, questo, che porta agli occhi del lettore la padronanza del mezzo poetico da parte di Sonia Caporossi, e la sua capacità di innestarvi un precisa direzione estetica.

© Fabio Michieli

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Sonia Caporossi, ErotomaculaeSonia Caporossi (Tivoli, 1973), vive e lavora non lontano da Roma.
Docente, musicista, musicologa, scrittrice, poeta, critico letterario, artista digitale, si occupa di estetica filosofica e filosofia del linguaggio. Con il gruppo di art-psychedelic rock Void Generator ha all’attivo gli album Phantom Hell And Soar Angelic (Phonosphera Records 2010), Collision EP (2011), Supersound (2014) e le compilation Fuori dal Centro (Fluido Distribuzioni, ITA 1999) e Riot On Sunset 25 (272 Records, USA 2011). Suoi contributi saggistici, narrativi e poetici sono apparsi su blog e riviste nazionali e internazionali come Musikbox, Verde, MareNero, Scrittori Precari, Fallacie Logiche, Storia & Storici, Poetarum Silva, WSF, Neobar, Il Giardino Dei Poeti, Idee/Inoltre, In Realtà La Poesia, Atelier, Cadillac, Nazione Indiana, Kasparhauser, Filosofia In Movimento, Italian Studies in Southern Africa, Dialettica & Filosofia, Megachip ed altri. Dirige il blog Critica Impura. Ha pubblicato a maggio del 2014 la raccolta narrativa Opus Metachronicum (Corrimano Edizioni, Palermo 2014, seconda ed. 2015). Insieme ad Antonella Pierangeli ha inoltre pubblicato Un anno di Critica Impura (Web Press, Milano 2013) e la curatela antologica Poeti della lontananza (Milano, Marco Saya Edizioni, Milano 2014). È presente come poeta nell’antologia La consolazione della poesia a cura di Federica D’Amato (Ianieri Edizioni, Pescara 2015) e, con contributi saggistici, nei collettanei Pasolini, una diversità consapevole a cura di Enzo Campi (Marco Saya Edizioni, Milano 2015) e La pietà del pensiero. Heidegger e i Quaderni Neri a cura di Francesca Brencio (Aguaplano Edizioni, Perugia 2015). Conduce su Radio Centro Musica la trasmissione Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio.
Erotomaculae (Algra Editore, Catania 2016) è la raccolta di poesie omoerotiche più recente.

La ‘techné’ di Giovanna Frene

Giovanna Frene, Tecnica di sopravvivenza...si sovrappongono, sembrano a tratti coincidere,
.                                                   [si proiettano
a poco a poco, in tutta la perfezione si curvano
mattoni di fumo, o colpe riversate
per non essere proprie, crollate
perché alte, e gonfie. piove nero, ad arco.
ma non è così..

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La poesia di Giovanna Frene è il luogo – sì! è un luogo! – dove pensiero e parola si incontrano, nella certezza della perfettibilità di entrambi, e nella certezza – una seconda – che la parola si approssima al pensiero. Questo luogo è ampio quanto la Storia, quella con la maiuscola, e non può essere altrimenti: Giovanna Frene ha bisogno di percorrere la Storia, indagarla, per ricostruire le trame della vita stessa, che non è certo lineare.
L’etica della e nella storia è la poetica di Giovanna Frene sin dagli esordi; ma mai come questa volta, in quest’ultima raccolta, Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda (Arcipelago Itaca, 2015), il dialogo è così sentito. Bisogna scavare nella storia, sembra dirci la poeta! E non è un semplice invito: è un monito, è un ordine etico preciso. Perché, non neghiamocelo, dimenticare sappiamo cosa significhi; non interrogare la storia sappiamo cosa comporti.
E se l’Occidente riportato sin nel titolo affonda, affonda proprio perché non ricordiamo, non interroghiamo. Demandiamo.
Ecco perché è necessaria una tecnica per sopravvivere. Giovanna Frene ha trovato la sua strada nella riflessione attraverso la poesia, ossia quella forma d’arte che riflette sulla parola quanto la filosofia ma in modo diverso, a volte contrario alla logica. Ma è necessario scardinare ciò che appare logico (lezione ereditata dalla frequentazione come lettrice e come amica di Andrea Zanzotto) sin dall’individuazione di crepe nella lingua:

si sovrappongono come separazione naturale e mutabile,
approfittano della scissione scindendo, ma tutto è già avvenuto:
frattura misura solo frattura, circoscritta all’intero pavimento
chiamando potere la rovina del tempo. piove.
o non piove, se la pianta della città è la carta
del mondo, se la radice è nemica alla radice, che è.

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