Ginevra Lamberti

Questo Natale #16: Ginevra Lamberti, Uno scoiattolo volante sottilissimo

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Uno scoiattolo volante sottilissimo

 

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Autobus // 07:50 // la ragazza seduta al mio fianco legge Cosmopolitan e si sofferma sui test.

La pagina di quello che vorrebbe appurare se tu in quanto femmina “Condividi troppo?” è decorata da fumetti esplicativi come “Sai cos’ho mangiato a pranzo?”/”La mia psichiatra dice che non so frenarmi”/”Ho fatto un sogno incredibile, ora te lo racconto”/”Oh no, è finito di nuovo il lubrificante”.

È quasi inverno, è quasi Natale, dopo breve permanenza in terraferma sto tornando al sicuro della laguna. Qui dentro, grazie alla densità dei passeggeri, c’è il tepore confortevole proprio delle mangiatoie. Ho trovato un posto a sedere e questo contribuisce a migliorare il mio umore. Tiro fuori dalla borsa il cellulare tecnologico, mio nuovo compagno dopo aver con amarezza mandato in pensione il suo predecessore, la fiera Torcia Con I Tasti. Approfitto della fortunata vicinanza con la ragazza di Cosmopolitan per trasformare la pagina del test in uno status brillante. Lo pubblico su Facebook e condivido su Twitter. Poi scrollo l’home page del mio Tumblr preferito, dove ci sono sempre immagini stupide che mi danno grandi soddisfazioni. L’unico problema è che quando fa molto caldo o molto freddo il suo curatore sente il bisogno di  rendere noto a tutti il fatto che si sente infoiato, e il mio Tumblr preferito diventa una raccolta di bei culi e grosse tette. In questo periodo è ancora abbastanza controllato. Scrollo la pagina e trovo un’immagine di Jessica Fletcher che mi piace troppo per lasciarla lì, dunque la condivido prima su Facebook e poi su Twitter. Twitter è un posto in cui non riesco ad inserirmi bene, ma lo tengo perché alla fine è simpatico e come sfondo ci ho messo un uomo travestito da banana.

Ho viaggiato tutta la notte su un’auto condivisa con sconosciuti. Si trattava di un passaggio trovato su un sito di passaggi. Negli ultimi tempi questo sistema è molto in voga anche a causa dei folli aumenti dei biglietti del treno, ed è strutturato in modo che tu possa decidere a chi chiedere uno strappo in base alle recensioni che ha ricevuto da altri utenti. Penso che sia una cosa bellissima, è come un autostop in cui paghi un contributo moderato per la benzina e non passi per il fastidio di rischiare di essere ucciso. Non ho dormito e quando non si dorme le cose sembrano più vicine nel tempo e nello spazio. Poche ore fa ero a Roma, in Piazza della Repubblica, ed era una splendida giornata di sole. Una splendida giornata di sole con lo sciopero totale dei mezzi. Ho atteso ore in quella piazza che finissero i cortei, calasse il giorno e arrivasse il mio passaggio condiviso.

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“La questione più che altro” di Ginevra Lamberti. Con un’intervista all’autrice

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La questione più che altro di Ginevra Lamberti, nottetempo, 2015, € 13.00

La questione più che altro di Ginevra Lamberti (uscito ieri, 17 settembre, per nottetempo) è un esordio atteso, che prosegue e amplia un lavoro di scrittura iniziato altrove, nella rete, sul blog inbassoadestra, in cui le imprese di sopravvivenza alla vita di tutti i giorni sono raccontate con una verosimiglianza mai spiazzante e che diverte molto. Il romanzo, invece, narra la vicenda di Gaia in un momento di sospensione che precede la fine dell’università e l’ingresso nel mondo del lavoro e del precariato: la sua vita nella valle dove vive e in cui si annoia, una famiglia di “senza nome proprio” (la genitrice, il Genitore, nonno-di-giù, nonna-di-su), poi gli amici e gli incontri ma anche Mestre e Venezia, luoghi-protagonisti che assumono uno statuto tutt’altro che romantico. La trama è fitta di avvenimenti in un continuo ammettere l’attesa come catalizzante (basti pensare al conto alla rovescia dei giorni, già nell’incipit del romanzo). Ed è già il titolo ad annunciarla o forse sarebbe meglio dire, a suggerire una “pausa”, come se Gaia – che nel libro parla sempre in prima persona –, chiedesse al lettore un po’ di tempo: la sua ironia tagliente ma soprattutto il suo sarcasmo ricordano vagamente quello di certi autori “cannibali” degli anni Novanta, e creano un ritmo. Ci sono almeno due ritmi in questo romanzo ma il primo e più forte è, di sicuro, quello che produce il linguaggio, con una voce che accoglie – e fa accadere – al proprio interno tutto ciò che incontra e vive: l’umorismo di Gaia (nome etimologicamente perfetto) si potrebbe definire un giusto mix fra elementi che provengono dal mondo fiabesco – come annuncia la quarta di copertina –, ma anche dalla cultura nazionalpopolare, tutti non postmoderni e che fanno riferimento sia a una cultura di massa italiana – dagli anni Ottanta in poi soprattutto –, sia a modalità narrative incontrate altrove, ad esempio nelle serie tv animate statunitensi più famose degli ultimi vent’anni (Daria di Glenn Eichler e Susie Lewis Lynn su tutte). In questo senso la costruzione narrativa è sapientemente congegnata perché lo è il linguaggio da prima. Inoltre è un’intuizione azzeccata la scansione dei capitoli, brevi, che danno il passo alla lettura ma anche restituiscono la dimensione degli spazi in cui la protagonista “recita” le proprie esperienze: non può mancare, tra le tante, quella del call center, leitmotiv di questi anni già reso celebre da Paolo Virzì in Tutta la vita davanti. (altro…)

da “I sentimenti dell’insalata” di Ginevra Lamberti

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da I sentimenti dell’insalata
di © Ginevra Lamberti

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Sarà stato il duemilaecinque.
Una sera ero con degli amici fuori da un locale che in realtà era una pizzeria riassettata a locale per giovani fattoni che andavano ad ascoltare altri fattoni che suonavano ska-core sfigurandosi di alcol. Si chiamava Quadro Elettrogeno.
Non è durato molto in quanto se c’era una cosa che il proprietario non poteva tollerare era di lavorare tanto. Dietro al bancone e dietro ai suoi baffi, Endrigo lo capivi subito che più gente entrava e gli chiedeva cose da consumare e più la sua faccia si incarogniva. Ho supposto all’epoca che si trattasse di un austero intellettuale di altri tempi, poco avvezzo alle leggi del mercato e ancor meno incline a tollerare il degrado delle nuove generazioni. Mia madre ha poi spiegato che Endrigo se lo ricordava quando erano ragazzi, e il fatto è che semplicemente era dall’alba dei tempi che non aveva voglia di fare niente.
Comunque dicevo che una sera in cui il Quadro Elettrogeno esisteva ancora fiorente, stavo parlando con un amico, quando a un certo punto arriva un tizio ubriaco con cappellino visierato e pantaloni strappati. Ci da una spilletta con su scritto Movimento Veneto per la Denascita. Ci guarda entrambi, poi guarda il mio interlocutore e indicandomi dice ma tu ti rendi conto che questa qua fra qualche anno c’è caso che fa un figlio? Dobbiamo estinguerci, dice.

A quarantacinque anni di distanza da quella sera nutrirci tutti si è rivelato impossibile. Non si può dire che non ce l’aspettassimo.
Quello che nessuno si sarebbe mai aspettato è che saremmo riusciti a trovare delle soluzioni alternative alle guerre civili, mondiali, batteriologiche, nucleari. Non è chiaro come dal basso verso l’alto abbia iniziato a prendere forma quello che i libri di storia contemporanea chiamano Il Vento del Buon Senso, ma i più sostengono che tutto cominciò a cambiare in meglio da quando Gianni Morandi fu proclamato Papa.
Il Vento del Buon Senso è il movimento che ha gettato le basi per l’elaborazione del Metodo.
I teorici del Metodo inizialmente ritennero opportuno di prendere in considerazione i deliri dei ragazzini coi pantaloni strappati e dei loro mentori, e di proporre l’interruzione volontaria e controllata della proliferazione della specie umana. Arrivare ad una conclusione positiva delle trattative fu impossibile, nessuno sui grandi numeri avrebbe potuto accettare un simile cambiamento se non a prezzo di quei soprusi e quelle violenze che Il Metodo si era ripromesso di lasciare indietro per sempre.
Si decise allora di lavorare su massicce campagne educative volte ad un cambiamento radicale dell’alimentazione e all’incoraggiamento della formazione di famiglie omogenitoriali. Allo stato attuale delle cose l’adozione è una pratica obbligatoria per tutti i tipi di coppie ed anche per i singoli che desiderino crescere una creatura, almeno per quanto concerne il primogenito.
Dopo una parentesi dapprima vegetariana e in seguito vegana che riscosse un insperato successo, qualcuno iniziò ad interrogarsi riguardo i sentimenti dell’insalata, e il cibo smise di esistere nella sua versione organica. Si provò da principio ad eliminarlo del tutto sintetizzando in provette e compresse tutto ciò di cui il corpo umano abbisogna. Tecnicamente la pratica funzionò, ma si decise di fare un passo indietro notando come le persone ed in particolare i popoli provenienti da Bacino del Mediterraneo, Medio Oriente e Sud Est Asiatico, privati di questo rito, si immalinconissero irrimediabilmente.
Il Metodo è in continua evoluzione, lo stanno ancora studiando. L’assunto da cui partono gli studi è che siamo consapevoli del fatto che niente è perfetto.
La nuova religione è la Fisica (che ha dunque smesso di essere definita scienza per questioni di marketing) con una netta predominanza di fedeli per quanto riguarda quella quantistica. In modo analogo alla questione delle messe in latino, la maggior parte delle persone a dire il vero non ci capisce molto, ma rispetto alle fedi precedenti ha il vantaggio di essere l’unica vera religione dell’amore. Questo vale soprattutto per i fedeli più anziani, che basano il loro culto sulla visione di Stargate e semplificano la teoria dei multi versi concludendo che questa in potenza legittima tutte le altre fedi e anche quelle non esistenti. A quarantacinque anni di distanza, senza più lotta per il cibo, con una dieta povera di carni rosse (che comunque sono farlocche, cioè inorganiche) e nessuna scusa teorica né pratica per bisticciare, la gente è in effetti più calma. Anche un po’ più annoiata e meno creativa, ma sulla questione del divertimento e del brivido dati dal paradosso e dalla negazione del negativo i teorici del Metodo stanno ancora lavorando.
Mi soffermerei anche sulla brillante risoluzione delle questioni energetiche, idriche e di smaltimento dei rifiuti, ma ho settantacinque anni ed ho studiato lingue morte, nel senso che ora tutti parlano l’Indondese, un idioma nato dallo sciagurato incontro tra Indonesiano e Thailandese. Dicevo che ho settantacinque anni e ho studiato lingue morte, delle cose scientifiche non è che ne abbia mai capito molto.

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La versione integrale di questo racconto è uscita sul nr. 01 di Scottecs Megazine, trimestrale di fumetti e roba buffa di Sio, edito da Shockdom da febbraio 2015:
http://www.scottecsmegazine.com/#scottecs-megazine

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Ginevra Lamberti nasce nel 1985 e viene da Vittorio Veneto e da Roma. Al momento vive a Venezia, dove lavora come copywriter; collabora anche con l’Associazione Culturale Flat di Mestre. Dal 2009 cura il blog http://inbassoadestra.wordpress.com, diario della sua esperienza di studio in Russia. Ha pubblicato racconti, tra gli altri, per la rivista letteraria “Nuovi Argomenti” (Mondadori), per “Linus” e per “Scottecs Megazine” (Shockdom). A seguito del corso di scrittura creativa Pordenonescrive 2012, tenuto da Alberto Garlini e Gian Mario Villalta, presenta, tra sei selezionati in tutta Italia, un racconto inedito nell’ambito dell’incontro “Roland”, svoltosi nel corso del festival letterario Pordenonelegge 2012. Il racconto in questione diventerà il primo capitolo del suo primo romanzo, in via di pubblicazione nel 2015 per la casa editrice Nottetempo.