Gilberto Forti

Una frase lunga un libro #4: Iosif Brodskij – Fondamenta degli incurabili

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Una frase lunga un libro #4: Iosif Brodskij – Fondamenta degli incurabili – Adelphi (prima edizione 1991, ultima ristampa 2014) – traduzione di Gilberto Forti

 

E giurai a me stesso che se mai fossi riuscito a tirarmi fuori dal mio impero, per prima cosa sarei venuto a Venezia, avrei affittato una camera al pianterreno di un palazzo, in modo che le onde sollevate dagli scafi di passaggio venissero a sbattere contro la mia finestra, avrei scritto un paio di elegie spegnendo le sigarette sui mattoni umidi del pavimento, avrei tossito e bevuto; e quando mi fossi trovato a corto di soldi, invece di prendere un treno mi sarei comprato una piccola Browling di seconda mano e, non potendo morire a Venezia per cause naturali, mi sarei fatto saltare le cervella.

È probabile che non esista altra frase al mondo che sappia rendere meglio l’amore per Venezia e il suo trascinarti all’interno, nel suo sotto. Entri a Venezia e, se ne scovi la chiave, le appartieni. Venezia, invece, a te non apparterrà mai. Brodskij questo lo sapeva benissimo e lo mise anche in poesia. Prima, però, di analizzare la frase, diciamo del libro. Fondamenta degli incurabili è un libro che racconta la capacità di immedesimarsi, che spiega che cosa significhi far parte di qualcosa senza il vincolo della Patria (concetto chiaro a molti scrittori); di più: immedesimarsi a Venezia, con Venezia, vuol dire fondersi davvero, mischiarsi all’umido e alla bellezza Quando, in questa città, avverti una fitta alle ossa, sai che è l’umidità, la senti, e quando la riconosci senti anche una fitta al cuore, perché quello che ti è entrato dentro è molto più dell’umido. È un’altra maniera di guardare le cose, è riconoscere la bellezza, un tipo diverso di bellezza, sentirla un po’ tua e, contemporaneamente, avere la certezza di non poterla raggiungere: Perché noi andiamo e la bellezza resta. Brodskij, stesso, nel libro spiega che la bellezza non la si può nemmeno raccontare.
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Alcune poesie da “Mappa del nuovo mondo” di Derek Walcott (post di natàlia castaldi)

Derek Walcott

Derek Walcott

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Derek Walcott nasce ai Caraibi nel 1930 e vive tra Boston e Saint Lucia. Nel 1992 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura.
Le poesie che seguono, sono tratte dalla raccolta Mappa del mondo nuovo pubblicata da Adelphi, con testo a fronte. Le traduzioni sono a cura di Barbara Bianchi, Gilberto Forti e Roberto Mussapi. [nc]
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"Mappa del nuovo mondo" di Derek Walcott

“Mappa del nuovo mondo” di Derek Walcott

STELLA

Se, alla luce delle cose tu scolori
vera, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole, venuta
troppo presto per il crepuscolo, troppo tardi
per l’alba, possa la tua pallida fiamma
dirigere il peggio in noi
attraverso il caos
con la passione del
semplice giorno. (altro…)