Gianluca Corbellini

Gianluca Corbellini – Poesie

by Egor Ptakh

La sua poesia rimbalza tra la disillusione e una pressante forza vitale, l’osservazione e la repentina fuga dallo sguardo stesso che già è altrove.
Ho conosciuto in Gianluca persona gentile e attenta. Regala pochi sorrisi, poche parole e poco di sé.
Accoglie la solitudine e in quella si attarda per ampliare le sensazioni che poi lo porteranno a scriverne.
Un percorso poetico assai impervio, il suo, che non si ferma alla composizione in quanto trattamento estetico del dire e sentire, ma buca, verso a verso, l’oscurità e denuncia l’amarezza di ciò che solitamente preferisce di tacere.
Strada facendo spoglierà l’ombra a scoprire la luce indubbia che già conosce e sa fare ben leggere nella sua poetica.
Buona lettura.

clelia pierangela pieri




Il ponte a chiang mai


Siamo stati nidi e foglie
appesi al cambio delle stagioni
a dondolare le venature
come su quel ponte a chiang mai
dove le gambe si sfioravano
in bilico sulle corde.

Di me ricorda i silenzi assorti
nei sottoscala degli androni
dove gli amori si toccavano nel buio
tra le sottane delle vecchie stronze
e le ringhiere che tremavano.

Di me ricorda le risposte mute
riparate in fretta a coprire i lutti
nei freddi letti di parole
che poi sanguinano per sempre
e ti ci devi abituare.




Ogivali


Come angoli di volte a crociera
che si riflettono nelle cattedrali
dove le distanze
si cullano nelle incensiere
e le vie delle colonne
incontrano i rimpianti.

E poi le ellissi dei compendi
mi saldano i fondi delle caviglie
che non riesco a scuotere
sciogliendo la certezza di un’impronta
cauterizzata nella carne.

A volte non basta ferire le lapidi
inciderle
con stanchi avverbi di tempo
che spezzano le dita
dove il freddo non può arrivare
e le gambe si piegano
nelle piume nere
dell’ultimo Origami bruciato.




Pensieri di plastica


Mi penso spesso la notte
perché non amo i sudari di pile
che poi si bagnano
come le puttane metropolitane
matrioske svuotate
amanti di boschi avviliti
presi a calci in culo dalle ruspe.

Non ho mai amato le carezze dei proiettili
dove i vetri si piegano
perché premeditate
come i ferri di Tienanmen
che fagocitarono sorrisi liberi.

Riconosco la mia razza
perché ha un pedigree scaduto
come il latte
nelle ginocchia dei turisti
che sembrano ciechi
alle oscurità delle chiese.




Ti cerco


Succede che a volte provo a chiamarti
per dare un senso al peso delle assenze
che mi trascino dietro.
Perché il libro che ora sfoglio non ha titolo
una non storia che vive di Nemesi e cordogli.

-Lo sai che non riesco più a trovarti-

Ti cerco tra i rivoli di una lapide bagnata
dimora per germogli di mancanze
affogate dentro lacrime cadenti
come cascate umiliate dalle piogge.

Ti cerco tra le tinte sbiadite di una vecchia foto
assaporando quel che rimane della vita
una maleducata lama
che recide senza chiedere il permesso.

Ti cerco tra le incertezze di questi versi
come le fronde dei Salici piangenti
offrono riparo da una luce armata
che fende quel poco d’anima che resta.

Perché vedi non è il buio che spaventa
ma è la mancanza di calore
è quel rimanere sospesi tra le linee
mascherati da fantasmi erranti
entità che si rincorrono fra le pieghe dei ricordi.


Breve presentazione dell’autore:


Sono nato a Roma, nel ’73, in un quartiere “difficile” dove luce e oscurità si fondono e confondono facilmente ancora oggi. Appassionato lettore fin dall’infanzia, ho compreso quanto i libri siano la migliore chiave per aprire la mente e uno stimolo continuo a pormi domande.
Ho cominciato a scrivere relativamente tardi, per lenire un’irrequietezza che mi segue da sempre, sviscerando tutto quello che non riesco a esternare. I primi versi sono stati per lo più dei pensieri affidati alle pagine segrete di un quaderno, in seguito ho frequentato dei siti di scrittura, dove mi sono in qualche modo confrontato e, soprattutto, abituato all’esposizione dei miei versi in pubblico.
Al momento pubblico solo ed esclusivamente sul mio blog:

http://gianlucacorbellini.wordpress.com