Gianluca Chierici

EAUX D’ARTIFICE

 

Abbandonarsi al sentire. La via del bosco – Una riflessione di Umberto Fornasari su “Hanno amore” di Gianluca Chierici

 

Abbandonarsi al sentire. La via del bosco.

Riflettendo su Hanno Amore, romanzo breve di Gianluca Chierici

 

C’è un bambino che diventa uomo inseguendo l’enigma della vita, l’inarrivabile al pensiero, i luoghi oscuri, la realtà compenetrata al sogno, che sfugge a ogni possedimento concettuale; c’è un bambino, poi ragazzo, che cerca un approdo ragionevole che riallinei ciò che non può essere inanellato al filo del sapere sistematico; c’è infine un uomo che, mentre fallisce la ricerca del significato del vivere, sempre pendolante nella sua cifra che scambia vita e morte, trova, in epilogo, un approdo salvifico, lasciando la via del significare e abbandonandosi al sentiero del sentire che dell’esistenza ri-vela il mistero.

Hanno amore conduce in un sentiero ancestrale, ma che della vita intende esplorare le profondità magmatiche.

Afferma Karl Jaspers che nelle forme mitiche parlano simboli la cui essenza è di non essere traducibili in altro linguaggio. Essi sono generalmente accessibili solo all’interno della dimensione mitica, e appaiono insostituibili e ineliminabili. (…) I miti si interpretano attraverso i miti.

Coincidente con questa riflessione ci appare la convinzione di Gianluca Chierici e lo sguardo narrativo del suo romanzo breve. Seguendolo, di parola in parola, di tensione in tensione e soprattutto di sentiero in sentiero, poiché si tratta di un viaggio fisico e narrativo, di luogo in luogo, alla ricerca del proprio io e del proprio sé, ci pare di cogliere l’intenzione di rinnovare il senso del mito con il mito stesso, un raccontare portato da questa corrente e dinamica letteraria e nello stesso tempo, in tal processo, teso a reinventare significati, simbologie, appartenenze esistenziali e a ridire il lato oscuro, e sempre aperto, della vita.

Ma porsi nell’ottica di una riscrittura creativa del mito, è compiere certamente una radicale scelta di campo che, lontana da qualsiasi tentazione demitizzante, che Jaspers stesso definisce blasfema, scommette invece sulla sapienza della sua narrazione e sulla sua capacità di illuminare anche l’uomo contemporaneo gettato in questo complesso taglio di storia. Perché altrimenti perder tempo a dialogare con le narrazioni primitive? (altro…)

Una nota di lettura ad “Hanno amore” di G. Chierici

Hanno amore
Gianluca Chierici

Collana Babele Suite
Perdisa Pop, 2010
ISBN 978-88-837-2498-5

In libreria dal 15 settembre.

 

 
 
 
 
“Se i disegni non erano proprio come i miei sogni, era perchè la mano che li aveva eseguiti non poteva riprodurli esattamente, ma una cosa era chiara, vedevamo gli stessi luoghi.”
I luoghi dell’infanzia, età dell’incoscienza per antonomasia, sono il problema da risolvere, l’enigma di un giallo che si tinge di nero. Ma non solo. Impariamo che fede e disperazione si assomigliano in questa moderna versione pop del mito di Diana e Atteone. Se è soprattutto Diana la figura rivelatrice di un doppio filo che lega amore e morte. Già la radice del nome si trova nel termine latino “dius” che richiama la luce del giorno eppure Diana è dea notturna. Tanto che, identificata nella sua manifestazione lunare, è stata oggetto di culto nella stregoneria italiana. Streghe e macabri omicidi, boschi sperduti e inquietanti cliniche, fanno da sfondo alla solitudine di due bambini. Il mistero legato alla scomparsa dei genitori, l’intermittenza di ricordi di cui dubitare, presenze oscure e allucinazioni. Vorremmo fuggire ma non riusciamo a muovere nemmeno un muscolo, vorremmo gridare ma la voce non esce. Un labirinto di simboli indecifrabili. Come in un sogno si assiste ad un ampliamento, ad una dilatazione del tempo e dello spazio, ad uno spostamento dei ruoli, ad un continuo scambio di nomi e persone e tutto senza che la scena per quanto surreale manchi mai di logica. Almeno fino a quando il sogno finisce, quando scopriamo di sognare. Se è dalla fine delle cose che spesso giudichiamo le cose stesse. Ci voltiamo indietro e guardiamo in retrospettiva le cose che sono cambiate come se non fossero mai state come le credevamo. Se un amore è finito vuol dire che non era un vero amore, potrebbe essere questo l’errore. Come a dire che tutto il senso potrebbe stare nella spiegazione. Non la spiegazione, l’unica possibile, ma ciò di cui di volta in volta sapremo accontentarci quando non troveremo nessun’altra spiegazione. Ammettere che “in fondo all’uomo c’è una donna, e in fondo alla donna c’è un uomo“, per esempio. Ammettere che l’amore è un sogno e, per una volta, rinunciare a chiederci chi è nel sogno di chi.
Giovanni Catalano