Gesti d’aria e incombenze di luce

Gesti d’aria e incombenze di luce (variazioni)

(Fiorì sfiorì l’ombra
in cui inabissai
la parvenza di luce
che il mio corpo
in un gesto d’aria
ancora offriva
all’incedere del suo
simulacro)

Si moltiplicano
le domande per chi
per cosa
o semplicemente perché ancor
persiste insiste
la voglia sfrenata
di miniare
a mo’ di ghirigoro
il dissolversi della firma
e l’incoscienza della marca
Si
disvelano veli
in cui fumigare
il sono scritto
e dico
con parole ignave
l’incauta curva
per ridisegnar l’ellisse
in cui vanìre il ritorno
Ancora
sui miei passi
rinnovo il colpo
del sono toccato
e tocco
l’evanescenza
delle voci che cristallizzano
l’aria
in cui sottrarsi al gesto
Di
poco
in poco
ritrapuntati e franti
riemergono inabissandosi
i pulviscoli rubati
alla luce
dell’altrui irriverenza
Groviglio di linee
estese tese le stesse diverse
sanno
e comprendono
la pura elettricità
volta a sfaldar l’arteria
e precipitano di testa
nella chora austera
dell’intervallo
Carne
al macello
di traverso al seno :
se
non escuoce
il cuore cuoce
fibrillando sulla graticola
Di
foce
in vece
dell’intero
smembro la voce
in faglie
ri-mediate in piaghe
stillanti l’iconoclastia
del verbo
che s’involtola ed estrude
il sorgivo fonema
in cui condursi al fondo
Sono
io
differito e demandato
ad altro
e altri ancorinsorgono
laidi e inviperiti
contro l’unoche non vuole rendersi
molteplice
Ipso
e fatto
di vago in vacuo recto
e verso :
bestie
da soma siamo
e urliamo
l’utilità dell’inutile
pratica
in cui sfrangiare la rosa
e ritemprare la cosa
Sia
rianimato l’inanimato
dall’algido fiato
in cui mescere
il perlaceo succo
della luce
che cade a perpendicolo
e mi tace
mi dice
di quell’aspra ligatura
che s’offre all’urto
chiudendosi a riccio

(Fiorì sfiorì la luce
in cui si staglia
l’ombra sfrangiata
che il mio corpo
in un’incombenza d’aria
ancor mancò
al ritrarsi del suo
simulacro)

Enzo Campi