Fuori di testo

Fuori di testo (nr. 33)

Le paure

Quest’anno voglio metterti
di fronte a nuove scelte
e ho da conquistarti
e scegliere un bel posto

Quest’anno porto via con me
lo stretto indispensabile
e metterò da parte
tutte le paure che ho

Perché a trovare scuse
sono bravo ma tu non fai sconti
neanche di fronte al talento
neanche se resto al tuo fianco

Per quest’anno vorrei essere
una persona nuova
e saperti come prendere
per riprendere a sorridere

Ma tu non fai sconti
neanche di fronte al talento
neanche se resto al tuo fianco

 

 

 

 

Non Voglio che Clara
(da “Hotel Tivoli”, 2004)

 

Fuori di testo (nr. 32)

Il nido

Il nido
tra il ponte e l’ascensore
a doppio isolamento
dal freddo e dal rumore
fondato sul cemento
me lo ricordo quando
se non ci sei
c’è il temporale

Riporta cose buone
non solo le sconfitte
non solo il treno
che ho smesso di aspettare
non solo il tuo bel nome
non solo il mio buon cuore
riporta l’artificio
la cella rinfrescante
delle tue parole

Se il tuo abbraccio è una prigione
spero di essere condannato
ai tuoi capelli essere legato
dalle tue labbra pende il significato

L’incendio
i fuochi di artificio
le cose che mi hai dato e non ti ho restituito
nessun gioco di sguardi
di avremmo noi potuto
sono meno testardo e combattuto

Se il tuo abbraccio è una prigione
spero di essere condannato
ai tuoi capelli essere legato
dalle tue labbra pende il significato

Se il tuo abbraccio è una prigione
spero di essere rinchiuso
ai tuoi capelli essere legato

 

 

 

 

Lele Battista
(da “Nuove esperienze sul vuoto”, 2010)

 

Fuori di testo (nr. 31)

Un esercito di alberi

Un esercito di alberi al vento
sei tu
proteggi la mia testa
dai pensieri inutili e mi basta

Un esercito di nuvole d’argento
sei tu
fai diventare il cielo
magnifico anche se non è sereno
e non serve capire

Esplodi nel mio cuore come una preghiera
trovo una ragione che non conoscevo
ad insegnarmi cosa c’è che conta davvero

Un oceano di giorni dove il tempo
sei tu
proteggi la mia testa
dai ricordi inutili

E non serve capire

Esplodi nel mio cuore come una preghiera
trovo una ragione di cui non so fare senza
ad insegnarmi che c’è una nuova innocenza

 

 

 

 

 

Cristina Donà
(da “Torno a casa a piedi”, 2011)

 

 

Fuori di testo (nr. 30)

Le cose che pensano

In nessun luogo andai
per niente ti pensai
e nulla ti mandai
per mio ricordo
sul bordo m’affacciai
d’abissi belli assai.

Su un dolce tedio a sdraio
amore ti ignorai
invece costeggiai
i lungomai

M’estasiai, ti spensierai
m’estasiai e si spostò
la tua testa estranea
che rotolò

Cadere la guardai
riflessa tra ghiacciai
sessanta volte che
cacciava fuori
la lingua e t’abbracciai
di sangue m’inguaiai

Tu quindi come stai
se è lecito che fai
in quell’attualità
che pare vera

Come stai, ti smemorai
ti stemperai e come sta
la straniera, lei come sta

Son le cose che pensano
ed hanno di te sentimento
esse t’amano e non io
come assente rimpiangono te
son le cose prolungano te

La vista l’angolai
di modo che tu mai
entrassi col viavai
di quando sei
dolcezza e liturgia
orgetta e leccornia

La prima volta che
ti vidi non guardai
da allora non t’amai
tu come stai (ah come stai)

Rimpiangono te, son le cose
prolungano te, certe cose

 

 

 

 

Lucio Battisti
(da “Don Giovanni”, 1986)

 

Fuori di testo (nr. 29)

Non arrossire

Quando ti guardo,
ma ferma il tuo cuore
che trema per me.

Non aver paura
di darmi un bacio,
ma stammi vicino
e scaccia i timor.

Il nostro amor
non potrá mai finire.

Stringiti a me
e poi lasciati andare.

No, non temere,
non indugiare,
non si fa del male
se puro è l’amor.

Non arrossire
quando ti guardo,
ma ferma il tuo cuore
che trema d’amor

 

 

 

 

Giorgio Gaber
(1960)

Fuori di testo (nr. 28)

Se un giorno

Se un giorno qualcuno venisse a spiegarti
con massima conoscenza dei fatti
come funzionano le cose
se dopo anni di studi,
discussioni, fatti, evidenze
qualcuno volesse spiegarti
come va avanti il mondo,
quale peso preciso abbia l’ansia
la velocità delle lacrime
perché mai l’ombra è sotto alle tavole
perché mai, come mai, perché mai, come mai
questo e quello…

Se un giorno qualcuno venisse a indicarti
con massima conoscenza dei rischi
cos’è che tu dovresti fare
e portando molteplici esempi
di persone e fatti compiuti
ti mostrasse la strada più semplice
senza intoppi né cadute:
per stare fra chi se la sente
arrestare l’angoscia che sale
se non resta da scoprire niente
perché niente di niente, più niente
c’è da misurare…
non fidarti ti prego.

Non fidarti ti prego della gente senza errori
di chi vuol dare risposte anche ai fatti misteriosi
di chi vuol veder le cose misurate, messe in ordine
perché l’ordine è la fine, è un principio già di morte.

Se un giorno io stesso venissi a spiegarti
con massima conoscenza dei fatti
come sono fra noi le cose
e con la freddezza un po’ ingenua
che spesso mi contraddistingue
mi perdessi in mille discorsi
per riuscire infine a convincerti
che per noi ci sia un’unica strada,
con un bravo pilota automatico
che ci guida senza mai sbagliare
e non c’è proprio niente ma niente più
da temere…
tu diffida ti prego.

Preferisci i discorsi che non tornano mai
(per fortuna i discorsi fra noi non tornano mai)
metti cura e rispetto per tutti gli sbagli che fai
(grazie al cielo con me tu ne farai)

Preferisci i discorsi che non tornano mai
(per fortuna i discorsi fra noi non tornano mai)
metti cura e rispetto per tutti gli sbagli che fai
(grazie al cielo con me tu ne farai)…

 

 

 

 

Artemoltobuffa
(da “L’aria misteriosa”, 2007)

 

 

Fuori di testo (nr. 27)

La bomba nucleare

Le tue gambe, i miei libri,
sigarette, adesivi,
frasi fatte, cose vecchie cominciate.
Le tue noie per l’affitto, due monete sotto al letto,
uno schiaffo improvviso sulle scale.

Ma davvero quest’amore è un bomba nucleare
fa scoppiare la ragione dentro al cuore
nel silenzio più profondo anche il battito del mondo
si è fermato per capire dove sei.
Ma dove sono io che guardo il mondo senza te?

Le tue mani colorate, saponette profumate,
le mie foto nel cassetto stropicciate.
I ritagli di giornale, l’insalata da lavare,
le promesse come sempre da buttare.

Ma davvero quest’amore è un bomba nucleare
fa scoppiare la ragione dentro al cuore
nel silenzio più profondo anche il battito del mondo
si è fermato per capire dove sei.
Ma dove sono io che guardo il mondo senza te?

 

 

 

 

Jang Senato
(da “Lei ama me, lei ama te”, 2011)

 

 

Fuori di testo (nr. 26)

L’isola

La mia e la tua pazzia è la pazzia di un’isola
con tutto il vento contro e sulla schiena
che non importa neanche più

Quando ridi e corri e ridi
rimane lì sull’isola
con tutta l’acqua intorno che se remi ai fianchi
te ne vai con l’isola
e una busta bianca della spesa corre a diventare nuvola
e se tremi non importa tremo anch’io con te
che siamo pazzi in due

Ma se restassimo da soli
come squali imbalsamati
come uccelli migratori
senza avere più le ali

Se restassimo da soli
sopra striscie di aeroplani
e sotto onde tutte uguali
senza mai poter tornare
forse piangeresti
per non poter tornare
forse moriresti
e ti lascerei tornare
forse

A volte credi anche per me
basterebbe un’isola
invece ho un grattacielo rovesciato
che corre a testa in giù

E dopo tutto il mondo attraversato
c’è una lampadina blu
e una busta della spesa vola a diventare nuvola
e se tremi non importa ballo anch’io con te
che siamo pazzi in due

 

 

 

Pino Marino
(da “Non bastano i fiori”, 2003)

Fuori di testo (nr. 25)

Carte da decifrare

L’amore è tutto carte da decifrare
è lunghe notti e giorni per imparare
io se avessi una penna ti scriverei
se avessi più fantasia ti disegnerei
su fogli di cristallo da frantumare
e guai se avessi un coltello per tagliare

Se avessi più giudizio non lo negherei
che se avessi casa ti riceverei
che se facesse pioggia ti riparerei
che se facesse ombra ti ci nasconderei

Se fossi un vero viaggiatore
ti avrei già incontrata
e ad ogni nuovo incrocio mille volte salutata
se fossi un guardiano ti guarderei
se fossi un cacciatore non ti caccerei
se fossi un sacerdote come un’orazione
con la lingua fra i denti ti pronuncerei
se fossi un sacerdote come un salmo segreto
con le mani sulla bocca ti canterei

Se avessi braccia migliori ti costringerei
se avessi labbra migliori ti abbatterei
se avessi buona la bocca ti parlerei
se avessi buone le parole ti fermerei
ad un angolo di strada io ti fermerei
ad una croce qualunque ti inchioderei

E invece come un ladro, come un assassino
vengo di giorno ad accostare il tuo cammino
per rubarti il passo, il passo e la figura
e amarli di notte quando il sonno dura
e amarti per ore, ore ed ore
e ucciderti all’alba di altro amore
e amarti per ore, ore ed ore
e ucciderti all’alba di altro amore

Perché l’amore è carte da decifrare
è lunghe notti e giorni da calcolare
se l’amore è tutto segni da indovinare
perdonami se non ho avuto
il tempo di imparare
se io non ho avuto il tempo di imparare

 

 

 

Ivano Fossati
(da “Dal vivo Vol.2”, 1993)

Fuori di testo (nr. 24)

Serenata

Amore mio dove sarai
a fianco del sole o a spasso col bene?
Tesoro mio mi schiudo a fianco
di tutti i sogni che son gli stessi che hai tu

Ferita mia scintilla che
riscateni il caos in fondo a me
la malattia mi stringe un po’
da quando ti, da quando ti ho rivisto

Amore mio mi sposto piano
intorno ai miei passi che sembrano i tuoi
tesoro mio mi fa più male
di quando ti amavo veramente

 

 

 

Alessandro Grazian
(da “Caduto”, 2005)

Fuori di testo (nr. 23)

Canto di accoglienza

Lasciati avvicinare
Lasciati sfiorare
Sarò per te legno che arde e odora
Lasciati avvicinare
Lasciati sfiorare
Avrò per te vino rosso che colora
Rifugio che ripara
Abbraccio che consola

 

 

 

 

Ginevra Di Marco
(da “Trama tenue”, 1999)

Fuori di testo (nr. 22)

Il regno delle Fate

Una signora non più giovane sorride alla fermata del passante per Milano.
Io che raccolgo le mie cose e con lo zaino scendo giù dal treno pieno.
Ci sono facce variopinte, polizia, non c’è bisogno di vetrine colorate
o forse sì ma solo come una finestra per il regno, per il regno delle fate.
Ed una rossa col cappotto che sorride al fidanzato che non vedo
e gli sorride e lo saluta e d’improvviso piglia e sale sopra il treno.
Io non li guardo mentre bacia il suo ragazzo ma si vede che lo ama per davvero
come si vede la stazione di Lambrate e di Milano Rogoredo.
E sono un re, ma sono un re che si dimentica le cose per la strada.
E sono un re ma sono un re che si dimentica le cose ovunque vada.
E una ragazza nigeriana coi capelli che ha rubato ad una decalcomania
e il pendolare col portatile che dorme ancora un po’ prima di scendere a Pavia
e due surfisti grunge che han girato il mondo e che non fanno che parlare.
Io che li ascolto assorto come i contadini di una volta se gli parlano del mare.
E questa gente con filmini, penne laser, colle cuffie dei computer
e questa gente sta imparando a compitare nuove lingue sconosciute.
Se gli dicessi che li odio non lo so se mi saprebbero capire
ma se gli urlassi in faccia che li amo chi lo sa se mi starebbero a sentire.
E sono un re ma sono un re che è stato già ghigliottinato dalla noia.
E sono un re ma sono un re che non ha niente a che vedere coi Savoia.
E questi strilli di bambini capricciosi che le madri stanno presentando a Erode
e questi cori di bambini dentro i tori di ceramica che bruciano nel nome delle mode.
E quanta polvere negli occhi e tutt’intorno, non sai più dove guardare…
le targhe alterne, le bandiere della pace nel monossido che sale.
Emergeranno tutti i topi dai tombini fra la gente che si fa le ultime pere,
occuperanno tutti quanti i posti chiave delle leve del potere.
Allora sì che rideremo quando tutto sarà immenso come un grande carnevale
e rideremo e bruceremo quei fantocci che vederli ci fa male.
Allora sì che leggeremo tutto il mondo come fosse in filigrana
e sarà bello ad ogni brivido vedere come tremerà la scena.
Staremo lì sotto le stelle sparse in cielo come un chilo di farina
e batteremo i piedi a tempo al freddo, dall’erogatore di benzina.
Ed entreremo in qualche cinema da pruxe dove ruscano gli amori
ed usciremo da quel cinema e sapremo che eravamo noi gli attori.
Max Manfredi
(da “Luna persa”, 2009)