fumetti

Cliquot, la casa editrice del recupero

Cliquot ha iniziato le pubblicazioni nel 2015 e fino al febbraio 2016 ha proposto dieci titoli nel solo formato ebook. Successivamente ha intrapreso la strada del cartaceo.
L’obiettivo di Cliquot è quello di mettere in discussione la scala di valori che l’editoria del Novecento ha come scolpito sulla roccia per via dei limiti del supporto cartaceo. Come diciamo anche nel nostro manifesto, la storia della letteratura è fatta anche di grandi classici mancati, di creazioni trascurate per la difficile reperibilità (perché magari pubblicate in poche copie da un editore minore e poi dimenticate), per la disattenzione degli editori maggiori o per una sensibilità culturale mutata nel tempo. La linea editoriale è dunque animata da questo intento di riscoperta e rivalutazione. In catalogo abbiamo, per esempio, Riso nero di Sherwood Anderson, libro fortemente voluto in Italia da Cesare Pavese che ne curò la traduzione nel 1932 e che, dopo essere stato per anni in catalogo di grandi editori come Einaudi e Adelphi, da trent’anni era fuori stampa e introvabile. Oppure la raccolta di racconti La cosa marrone chiaro di Fritz Leiber, nella quale abbiamo inserito la migliore narrativa breve dell’autore, negli anni sfuggita al colosso Mondadori. (altro…)

Peppe Stamegna, Devo finire il fumetto

Peppe Stamegna, Devo finire il fumetto

 Mi sono scordato di prendere il fumetto al piano di sotto, mancano poche pagine da leggere, e stasera voglio proprio finirlo. Quando comincio una storia poi devo finirla, non riesco mica come fa Sofia a ritornarci su dopo mesi e ricominciarla come se fosse passato un solo minuto. Come sono fredde queste scale di marmo, chissà perché i miei si sono comprati questa casa mezza moderna e mezza antica. A pensarci bene hanno fatto sempre scelte strane, che poi non sono mai state scelte decise fino in fondo da loro. Per esempio, a comprare questa casa li ha convinti una mia vecchia zia acida, mezza zitella. È vero che mio padre, dopo aver faticato tantissimo da quando aveva otto anni, aveva il desiderio di una casetta tutta per noi, ma di comprare proprio questa con le scale di marmo non l’ha deciso di certo lui. Dopo il periodo da cassaintegrato in fabbrica ha lavorato per tre. Usciva di notte e rientrava la notte. Lo ammiravo. Qualche volta piangevo, quando non lo vedevo per l’intera giornata. Poi, la domenica mattina, quando mi comprava dieci bustine di figurine, io, accanto a lui lungo il viale dei platani, ridevo con le gengive tutte di fuori; mi sentivo un re con quelle bustine profumate ancora chiuse nella tasca del cappotto grigio.
Ora sta in pensione, anticipata, ma lavora ancora sodo. Mia madre gli vuole bene. Gli prepara da mangiare e gli lava tutti i vestiti da lavoro: metà sanno di mare e l’altra metà di terra. Ogni tanto litigano facendo scenate esagerate, quando succede, mi tappo le orecchie e fischietto canzoncine sceme sceme. Nel rimbombo mi pare di stare dentro ad una navicella diretta verso un altro pianeta.  Poi smetto, ma succede a volte che non hanno ancora finito di litigare, così mi tocca lo stesso sentire il suono secco della forchetta che prende in pieno il vetro della porta, dopo aver attraversato come un missile l’intero salone. Il vetro comunque non si rompe mai. Oppure sento porte sbattute in sequenza, camera bagno ingresso, con tutta la forza del mondo. A quel punto mio padre esce e sparisce tra gli alberi della pineta. Invece mia madre, stremata dallo scontro, si stende sul letto che pare una morta. Allora io passo silenzioso accanto alla stanza e mi vado a mangiare i biscotti Colussi in cucina. A volte cominciano a litigare proprio mentre sto pensando a Sofia nuda: la immagino, e mi sembra già grande come mia madre, coi seni le cosce e tutto quello che fa una donna una femmina. Spesso succede proprio nel momento che sto con gli occhi chiusi e le gambe tese, che sento le prime urla, bestemmie o porte che sbattono. E così ricomincio a tapparmi le orecchie.
Il fumetto l’ho scordato giù in cucina perché prima sono salito di corsa per fare una partitella a pallone in cameretta con mio fratello. Siamo grandi e grossi, pensiamo alle nostre Sofie nude, eppure, quando scatta la voglia della partitella, non resistiamo e ci scanniamo come nei peggiori derby. La palletta da gioco è grande quanto un uovo, ma i dribbling glieli faccio lo stesso alla Bruno Conti.

(altro…)

Richard Matheson – Io sono leggenda (recensione di Martino Baldi)

Matheson

Richard Matheson – Io sono leggenda – Fanucci editore – traduzione di Simona Fefè

***

Io sono leggenda, uscito per la prima volta nel 1954, tradotto in Italia per la prima volta nel 1957 col titolo I vampiri, è probabilmente il più noto romanzo di Richard Matheson. Pietra miliare della cosiddetta fantascienza apocalittica e della narrativa vampiresca, narra la storia di Robert Neville, l’ultimo umano sopravvissuto in un mondo completamente popolato da vampiri.

Il romanzo di Matheson rovescia il modello tradizionale del vampiresco “draculiano”, in cui è il vampiro l’essere eccezionale (e negativo), nel suo esatto contrario, un solo uomo in un mondo di vampiri, aprendo la narrazione a un realismo psicologico e a una tensione esistenziale con pochi pari nella letteratura di genere. Il tema della solitudine e dell’attaccamento alla vita (nonché le inevitabili declinazioni sul suo senso) nutrono una narrazione scarna e cruda, lontana anni luce dai frequenti ghirigori e manierismi del genere vampiresco e, più in generale, gotico. Ne deriva un realismo claustrofobico, in cui ogni conoscenza consolidata, dagli istinti umani più primordiali alla razionalità scientifica a cui Neville si avvinghia nel suo disperato tentativo di salvezza, subisce lo scacco del progressivo ribaltamento del senso consueto su ogni asse possibile, da quello della normalità a quello della positività dei valori. In questo senso Io sono leggenda, nella sua assoluta mancanza di conciliazione tra soggetto e realtà, è anche e forse soprattutto, dal punto di vista letterario, un romanzo di formazione al contrario, un “romanzo di deformazione” che parla della nostra epoca molto più in profondità di tante analisi sociologiche anteriori e posteriori.

Non a caso il libro continua ad essere pubblicato e tradotto con grande fortuna in tutto il mondo ancora oggi, a quasi sessanta anni di distanza dalla sua prima uscita. Certamente la sua longevità deve molto alla notorietà che gli è stata procurata anche dalle diverse rivisitazioni cinematografiche: dal primo adattamento L’ultimo uomo sulla terra (1964), con Vincent Price, forse il più aderente alla trama del romanzo, al più recente ma fedele solo nel titolo Io sono leggenda (2007), con Will Smith, passando per molti altri ispirati dal libro, tra i quali è necessario ricordare almeno La notte dei morti viventi, di George Romero e 28 giorni dopo, di Danny Boyle. Sulla sua eccezionale popolarità la dice inoltre ancora più lunga il fatto che gli siano stati ispirati un episodio dei Simpson, “L’uomo Homega” (incluso in La paura fa novanta VIII) e uno di Dylan Dog, “L’ultimo uomo sulla terra”

Eppure, se tutte queste rivisitazioni hanno contribuito a nutrire l’aura di un vero e proprio cult, nessuna rende giustizia fino in fondo a un libro che straborda dai generi fantastico, horror e fantascientifico a cui è stato associato ed è a tutti gli effetti un classico della letteratura tout court. Perfino il celebre elogio di Stephen King («Matheson è lo scrittore che mi ha influenzato più di ogni altro») va stretto a uno scrittore che, più generosamente, Ray Bradbury ha definito «uno degli scrittori più importanti del XX secolo».

***

© Martino Baldi