Francesco Forlani

Tu se sai dire dillo

biagio

17-18-19 settembre 2015

Galleria Ostrakon

via Pastrengo 15, Milano

 

La rassegna Tu se sai dire dillo, ideata da Biagio Cepollaro e giunta alla quarta edizione, è dedicata alla memoria del poeta Giuliano  Mesa, scomparso nel 2011.

A leggere le sue poesie, oltre a Biagio Cepollaro, vi sarà anche Andrea Inglese. Quest’anno i temi saranno: l’esperienza di Milanopoesia (1983-1992) raccontata da Eugenio Gazzola e da alcuni protagonisti come l’artista William Xerra, la poetessa Giulia Niccolai e dall’organizzatore Mario Giusti; il festival dei nostri anni Bologna In Lettere a cura di Enzo Campi; l’Artventure parigina di Lucio Fontana ricostruita da Jacopo Galimberti, l’opera elettronica di Giovanni Cospito eseguita al Teatro Verdi, situato proprio di fronte allo Spazio Ostrakon.

E ancora avranno spazi dedicati: la figura unica diventata leggenda del poeta-operaio Luigi Di Ruscio, tratteggiata da Christian Tito; la nascita del blog Perigeion e i poeti Massimiliano Damaggio, Antonio Devicienti, Nino Iacovella, Gianni Montieri, presentati da Francesco Tomada; e infine la poesia di Nadia Augustoni, Giusi Drago, Francesco Forlani, Vincenzo Frungillo, Italo Testa e la prosa di Giorgio Mascitelli.

PROGRAMMA

17 Settembre, Giovedì

ore 18.00

Biagio Cepollaro e Andrea Inglese leggono Giuliano Mesa

ore 18.30

L’artventure parigina di Lucio Fontana a cura di Jacopo Galimberti

ore 19.30

Le poesie di:

Nadia Augustoni

Giusi Drago

Francesco Forlani

Vincenzo Frungillo

Italo Testa

 

I racconti di :

Giorgio Mascitelli

ore 20.30

Intervallo

ore 21.00  Il pubblico è invitato a spostarsi al Teatro Verdi, di fronte allo Spazio Ostrakon

Opera elettronica di Giovanni Cospito su testi di Biagio Cepollaro

 

18 Settembre, Venerdì

ore 18.00

Gli anni di Milanopoesia

a cura di Eugenio Gazzola

 

Saranno presenti:William Xerra, Giulia Niccolai, Mario Giusti

 

ore 19.30

Intervallo

ore 20.00

 

Lettere dal mondo offeso: per Luigi Di Ruscio

a cura di Christian Tito

 

Letture dal romanzo epistolare

Proiezione video

Testimonianze

 

19 Settembre, Sabato

ore 18.00

Perigeion e i poeti

a cura di Francesco Tomada

 

Massimiliano Damaggio

Antonio Devicienti

Nino Iacovella

Gianni Montieri

Francesco Tomada

 

ore 19.30

Intervallo

ore 20.00

Il presente di Bologna in Lettere

a cura di Enzo Campi

“Agit-prop-poetry”, un intervento di Enzo Campi

“Sistemi d’Attrazione”, proiezione di un video montato con i materiali della terza edizione del Festival Bologna in Lettere

“Sì, si può”, recital multimediale con Alessandro Brusa, Martina Campi, Francesca Del Moro, Rita Galbucci, Enea Roversi, Jacopo Ninni, Mario Sboarina, Enzo Campi

 

 

 

L’immagine in copertina è di Biagio Cepollaro, Predella-Dittico, dipinto su due pannelli. Tecnica mista su mdf, cm 80 x 50 complessivi,2009.Coll privata, Milano

Tu se sai dire dillo: 18-20 settembre a Milano

Tu se sai dire dillo

terza edizione

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18-19-20 settembre

Galleria Ostrakon
Via Pastrengo 15, Milano

La Galleria Ostrakon ospita, tra il 18 e il 20 settembre 2014, la terza edizione della rassegna Tu se sai dire dillo, dedicata alla memoria del poeta Giuliano Mesa (1957-2011) e ideata da Biagio Cepollaro. Anche quest’anno l’attenzione è rivolta a poeti importanti e radicali del ‘900 ancora poco conosciuti come Gianni Toti (1924-2007), tra l’altro pioniere della video poesia in Italia di cui viene presentata per la prima volta l’intera opera in versi curata da Daniele Poletti; Emilio Villa (1914-2003), precursore delle neoavanguardie,in nome del quale si sono svolte nel corso dell’anno molte iniziative promosse da Enzo Campi, a partire proprio dalla galleria Ostrakon, e Paola Febbraro (1956-2008), poetessa prematuramente scomparsa intorno alla cui opera parleranno Anna Maria FarabbiViola Amarelli e Giusi Drago. Ad arricchire il programma ci sarà la presentazione dell’ambizioso progetto Phonodia, curato da Alessandro Mistrorigo dell’Università “Ca’ Foscari” Venezia, relativo ad un archivio di voci di poeti di tutto il mondo. Infine sulla questione della critica letteraria oggi verterà una conversazione tra Luigi Bosco e Lorenzo Mari, redattori del blog In realtà, la poesia, e Luciano Mazziotta.

(altro…)

Il peso del ciao – 2012 – Ed. L’arcolaio (post di Natàlia Castaldi)

[…] in questi anni si sono stratificate molte esperienze, esistenziali e liriche, e alla fine
ne è venuto fuori un voyage en forme de prose (e poesie) […]
Francesco Forlani

Il peso del ciao - di Francesco Forlani

Il peso del ciao – di Francesco Forlani

(a breve ordinabile da QUI)

dalla sezione Canti da Ring

La redazione di Canti da Ring risale ai primi anni del duemila in pieno poetico esilio parigino durante un incontro di pugilato con la realtà.
F.F.

Perché il giornalista chiede se i poeti scrivono solo quando sono tristi

L’avevamo appreso nei manuali o forse solo
Sentito dire
Che i poeti le parole e il canto
Come un atto di dolore – immagino –
Soffrendo s’aprono un varco
Masticano il cuore della musa

L’avevamo capito così e così era allora
Il dolore del piccolo Giacomo
Appoggiato a visione rupestre
Di una piccola città di provincia
Che se non vi fosse nato il poeta
ai più resterebbe sconosciuta

O l’impazienza di Catullo i fuochi dentro
– era al suo fianco al punto di redigere? –
e voglio dire la cera e quanto altro
a portata di mano con la pena
o già le braccia al collo di Lesbia
teneva?

L’avevamo immaginato che la sparizione
Del gigante poco dopo il discorso
– di Lenin –
e prima dell’orazione funebre il rimpianto
– ma io conto i giorni di rosso autorizzato –
ed era d’amore la polvere da sparo
nell’impetuoso gesto Majakovski.

Non so se la mia tristezza sia solo un capriccio
Dell’anima
Turbata da molti e molti bicchieri
Dai pensieri dai conti
Di andare restare rifare di vita un unico sistema
Coerente e mettere i soldi da parte
O farsi parte discreta assente

L’avevamo appreso dai manuali
Che l’amore puro dei poeti solo del corpo
Fa astrazione
Distratta Laura e Beatrice mai esistita
Ma Paolo e Francesca, Iseulte?

L’avevamo ripetuto nei manuali
leggendo a voce alta le braccia conserte-
i poeti non hanno due tempi
uno per vivere e l’altro per incominciare
e la tristezza non ha niente del volo
del tuffo della vertigine ma solo
vuoto

E quel vuoto ti ragiona si assottiglia
E vuole farsi oblio anche quando
La memoria nel dormiveglia mormora
Ricorda tracce dell’esperienza souvenir
i piedi freddi di lei incollati ai polpacci-
raccogli i cocci e quel dolore è tuo

ecco perché sussurrato da un telefonino
uno spirito tutto moderno da poesms
un imbuto
ma è forse il vino la bottiglia felice versata
tra commensali in gara il fondo
che lascia intravedere lo sguardo
dall’inclinazione

Sale il bisbiglio e sa di pane e sassi
E sono le poche note conosciute
Da lungomare da canzone d’amore
Arrugginite dall’aria salmastra
Dalla contingenza di venti anni di sinistra
Senza coraggio senza di te

Avevamo la certezza che i poeti
Alle notti bruciano di cortesia
Compromettono parole cambiando l’ordine
Il sillabario il neologismo e aggiungono
Nuovo al vecchio anche se è antico
Il nuovo ed il dolore la pena
– guai ad ammalarsi per un raffreddore –

Che i poeti sono gelosi e molto
Ma solo degli altri poeti
Come se una parola data non facesse
Testo – e men che meno libri di testo –
E si piange la mancata assegnazione
Del premio letterario di un generoso Nobel
Il posto in prima fila come spettatore
Del sé
e dello stesso –

L’avevamo imparato a memoria
E riaffiora come una preghiera
A metà il poema
in genere la mente non va oltre
la prima quartina –
poi diventa un gemito un rumore di fondo
– in genere la morte non va oltre, la vita –

ma piace pensare alla stazza della nave
il bastimento carico alla fortezza volante
leggera resistere all’aria all’acqua
sfilare via lasciare scia di pochi e preziosi attimi
l’escoriazione sul mento ed al ginocchio –
superficie profonda un arco teso tra la terra e cielo
un punto
di cedimento.

Innenansichten – Un e-book a Berlino

La casa editrice Lettrétage in collaborazione con l’Istituto Italiano per la Cultura di Berlino ha pubblicato un’antologia italo-tedesca di poeti italiani contemporanei in formato e-book, presentata nel corso di un incontro a Berlino sulla poesia italiana. Gli autori antologizzati hanno a loro volta ciascuno indicato  un poeta a scelta, anch’esso tradotto nell’e-book.

Gli autori antologizzati sono

Andrea Inglese – Giuliano Mesa

Natàlia Castaldi – Gianni Montieri

Viola Amarelli – Luigi Di Ruscio

Plinio Perilli – Pierluigi Cappello

Nina Maroccolo – Andrea Ponso

Francesco Forlani – Lidia Riviello

Per scaricare gratuitamente l’e-book basta cliccare QUI

Buona lettura

Sergio Atzeni – Memoria, Azione, Resistenza

Guardo case e caffè riflessi nel fiume
godendo i tiepidi raggi del sole di giugno
a Zurigo ricca e frigida
come le matrigne delle fiabe
e penso a Lenin che guardando gli stessi riflessi dallo stesso ponte
aspettava la rivoluzione proletaria
dopo aver bevuto parecchio Pastis
al caffè Voltaire
e penso a me che aspetto le puntate di una storia che mi è proibito scrivere e leggere
— a meno che non decida di finirla
tuffandomi dall’alto nell’acqua gelida.

Le voci di dentro dicono: — Non è possibile trasgredire. Morirai quando sarà destino.

Sergio Atzeni

.

per interesse e cura di Francesco Forlani

Correva da solo, fuori dal branco, ruvido e schietto, ancora capace di stupirsi, indignarsi, ridere. Perché era un uomo vero, in un ambiente in cui crescono a vista d’occhio individui virtuali. Perché era un uomo antico che anticipava il futuro. Uno per cui contava l’essere e non l’apparire. Per questo non l’avete mai visto e non l’avreste mai visto in un talk show. Privilegio degli scrittori è proprio quello di continuare a parlare anche dopo la loro scomparsa fisica. Se sono autentici, come Sergio era, il seme che hanno gettato non va perduto” – Ernesto Ferrero

Azione Atzeni

Comunicato stampa

In occasione dell’uscita del nuovo numero di Reportage, storico trimestrale di giornalismo, scrittura e fotografia, che ha dedicato largo spazio alla figura di Sergio Atzeni, le librerie torinesi Voyelles, Torre di Abele, Trebisonda e I Comunardi propongono Azione Atzeni, una serie di incontri interamente dedicati agli aspetti meno conosciuti dell’opera dello scrittore sardo. In collaborazione con l’ Associazione Sarda Kintales, la rivista Reportage e il programma radiofonico Cocina Clandestina gli incontri, che si svolgeranno nella settimana che precede il Salone Internazionale del Libro e prevedono la partecipazione di intellettuali, editori, traduttori, artisti e lettori appassionati saranno così ripartiti:

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4 maggio Libreria Voyelles ore 19 

Sergio Atzeni traduttore di Chamoiseau

con Paola Mazzarelli, Francesco Forlani, Gabriella Dubois

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7 maggio Libreria La Torre d’ Abele ore 19

Sergio Atzeni narratore

con Paola Mazzarelli, Rocco Pinto, Marc Porcu

.

9 maggio Libreria Trebisonda ore 19

Sergio Atzeni poeta

con Francesco Forlani, Enzo Cugusi, Marc Porcu

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10 maggio Libreria I Comunardi ore 19

Sergio Atzeni polemista

con Riccardo De Gennaro, Gigliola Sulis

.

I reading e le performance artistiche all’insegna del métissage, dei quattro appuntamenti sono a cura di Alessandra Terni, Marco Fedele, Stefania Spanedda e Francesca “Ciuffa” .

Ufficio stampa: Michela Calledda

tel.339 2891907

michelacalledda@gmail.com

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Sergio Atzeni nasce a Capoterra nel 1952. Nel 1986 lascia la Sardegna per andare a vivere all’estero  prima di trasferirsi definitivamente a Torino. Aveva quarantatré anni quando morì, annegato, nell’isola di San Pietro.In tanti conoscevano la sua opera, ma la sua fine precoce e profeticamente descritta ne “Il quinto passo è l’addio” , accompagnata dal fascino che caratterizza la sua vita privata e artistica, lo hanno reso un autore di culto e di riferimento per le nuove generazioni di lettori e scrittori  sopratutto in terra sarda.

APERITIVO-READING AL KINO con Francesco Forlani e Stefano Gallerani – sabato 10 marzo 2012

COMUNICATO STAMPA

 

APERITIVO-READING AL KINO

Il primo appuntamento del ciclo KINO e LIBRI

 

LE VIE DELLA LETTERATURA SONO INFINITE

 

SABATO 10 MARZO – ORE 19,30

 

 

DIBATTITO SUL SELF PUBLISHING E LE FORME DI NUOVA EDITORIA


Intervengono

 

FRANCESCO FORLANI, scrittore

 

STEFANO GALLERANIAlias – il manifesto

Modera

ALESSANDRO TROCINOCorriere della Sera

A SEGUIRE FRANCESCO FORLANI LEGGERÁ ALCUNI BRANI DAL SUO ULTIMO LIBRO

CHIUNQUE CERCA CHIUNQUE



La lingua è perfetta – ca va sans dire. Ma ciò è trascurabile rispetto alle atmosfere, personaggi, situazioni.


 

Valerio Evangelisti

Di fronte a un mercato editoriale cocciutamente capace di non rinnovarsi, Chiunque cerca chiunque è una meravigliosa testimonianza delle potenzialità della letteratura

 

Il Fatto Quotidiano

 

Uno stralcio

«Per campare faccio corsi d’italiano. L’altra cosa che potrei fare è il cameriere. Un cameriere guadagna il doppio, però vuoi mettere, una cosa è dire faccio il professore, per campare, e un’altra servo ai tavoli e mi faccio mandare a ‘fanculo dai colleghi e dal padrone. Per campare faccio il professore d’italiano nelle società francesi, formation continue, ed è un culo mica da ridere. La mattina vado a Mantes la Jolie, nelle Yvelines, dipartimento 78, che sul Monopoli francese lo trovi agli angoli, c’è scritto Prison. La bella amante, dico a Massimo quando torno, perché quando vado, alle sei di mattina, che è notte fonda fino alla fermata Hotel de Ville, con Notre Dame che sovrasta la Senna in lontananza, lui dorme. Massimo per campare fa il coordinatore nella scuola  di lingue dove ci siamo conosciuti e c’era pure Esteban, e nel tempo che gli rimane si può dedicare al concorso per ricercatore. Mantes la Jolie è una delle più toste Banlieues di Francia. Le  quartier des écrivains, 50 ci fu un periodo in cui la gente si sparava a bruciapelo da balcone a balcone.

Il pomeriggio  faccio corsi nelle case di moda, Ungaro, Kenzo, Marongiu, e così se la mattinata la passo nel buco de culo del mondo, seppure a uno sputo da Giverny, l’atelier giardino in cui Monet coltivava le sue Ninfee, dal dopo pranzo fino a sera sono in Avenue Montaigne con le Ninfee in carne ed ossa. Per campare faccio dei corsi al telefono di venti minuti. Per fare corsi al telefono bisogna avere un telefono. Due sono le possibilità, casa o le cabine telefoniche. Una volta ho fatto un corso a una direttrice di Boutique Kenzo di una bellezza spropositata davanti 51al supermercato dei fratelli Tong, tredicesimo arrondissement, e quando ho finito fuori avevo una fila di cinesi incazzati neri. Per campare mi faccio un culo della madonna però che soddisfazione! Ottomiladuecentocinque franchi, nella prima busta paga, a ventitré anni e mamma che al telefono mi fa – mi raccomando mettine sempre un po’ da parte, sticazzi!! Per non parlare dei grandi alberghi. E già, perché facciamo corsi a portieri, cameriere, centraliniste, direttori commerciali e capi sala. E mica alberghetti a ore. Hotel Crillon, Ritz, Concorde Lafayette. All’Hotel Crillon ho una studentessa che mi piace però su questo mi mantengo assai talebano. Non si scopa con le allieve. Una legge universale. E le leggi universali non consentono eccezioni di alcun tipo. Ieri mi ha chiamato al telefono ed era una furia. All’inizio non capivo, lei sapeva tutto, tutte sapevano tutto, di tutte, magari non i dettagli, però insomma che se l’amore era tale solo se libero come cazzo si poteva pretendere di mettergli in groppa la maglia da stopper? Legge universale. Papilloma virus, verità, anzi grande verità. L’ho capito soltanto alla fine, e ordine del medico di andare subito a fare le analisi. Subito. Ma è grave? e se è grave come cazzo si fa a portare un nome così dolce, ammaliante e ficcartelo nel culo! Uno che si presenta e ti dice: piacere, Goebbels, capisci tutto e gli dai una botta in testa».

FRANCESCO FORLANI, nato a Caserta nel 1967 vive e lavora a Torino. È scrittore, cabarettista e performer. Uno dei redattori storici di Nazione Indiana. Ha pubblicato Autoreverse (l’ancora del mediterraneo). Chiunque cerca chiunque è il suo primo romanzo autopubblicato.

 

Per scaricare il pdf del libro

http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/chiunque2012.pdf

 

DOPO LA PERFORMANCE SI PUÓ RESTARE AL KINO!

APERITIVO, AL KINO: si beve vino naturale (da 3,5 a 5 euro) e birra artigianale (da 3 a 4 euro). Si mangia crema di fave con carciofi, radicchio con robiola e pancetta, baccalà mantecato, selezione di salumi e formaggi, pancetta toscana arrosto, torte salate …

 

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IL KINO

Via Perugia, 34 – Pigneto

ROMA

INFO 366 4571726

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INGRESSO GRATUITO CON TESSERA ARCI

 

 

PER INTERVISTARE L’AUTORE RIVOLGERSI A

Anna Voltaggio – ufficio stampa

annavoltag@gmail.com – +39 339 3376255

Effeffe e la révolution del Surf-publishing: Chiunque cerca chiunque – una nota di Claudio Moretti (post di Natàlia Castaldi)

di Claudio Moretti

Chiunque cerca chiunque, di Francesco Forlani

Ecco finalmente un libro che non crea stress ai librai: che si venda o non si venda, non cambia nulla. Infatti in libreria il libro non c’è. Voi volete comprarlo? Non potete. Andate in libreria a domandarlo? Vi diranno che è fuori catalogo (tanto dicono sempre così i librai quando non sanno procurare un libro).
Francesco Forlani è scrittore, è fra i redattori di Nazione Indiana, eppure non ha trovato un editore disposto a pubblicare il suo ultimo libro. Con una mossa che rivela indipendenza e creatività, ha deciso di saltare gli editori e rivolgersi direttamente al suo pubblico. Si potrebbe dire che è un altro che si è lanciato nel self-publishing, che ha pagato per farsi pubblicare. Non è proprio così, lui ha messo in pratica un’altra tecnica, quella che lui, inventore di definizioni e di nomi, ha chiamto surf-publishing: ha curato la stampa del suo libro in 200 esemplari, ha trovato (immagino senza soverchi problemi) 200 persone che erano disposte a comprare il libro e ha venduto l’intera tiratura, penso ancora prima di stamparla, occupandosi anche della consegna, personalizzando ciascun libro con una dedica: così adesso abbiamo un libro di cui non esistono più copie cartacee in commercio (eccetto quella che ho comprato io: da buon libraio dell’usato, la mia copia la venderò quando la quotazione di questa piccola tiratura sarà schizzata alle stelle: ecco spiegato perchè la mia dichiarazione dei redditi è comparabile con quella del nostro povero ministro di grazia e giustizia).

Ma cos’è questo libro, questo oggetto misterioso, questo oggetto del desiderio per i molti che lo vorrebbero e che non possono possederlo?
E’ una guida sentimentale (ma anche un po’ carnale) di Parigi: in questo libro veniamo introdotti in una Parigi di esuli, di emigrati, di italiani e stranieri che risiedono, per mille motivi, a Parigi, che la vivono e la soffrono. Siamo agli inizi degli anni ’90, le notizie di Mani Pulite e di Berlusconi arrivano dall’ Italia, a Parigi esplodono le bombe nei metrò ma tutto il mondo di questi ragazzi, perché sono ragazzi, giovani uomini e donne che hanno deciso che la vita è lì, ruota attorno a una grande avventura, una folle scommessa: far uscire una rivista collettiva chiamata La Bete Etrangere. Seguendo le loro avventure, raccontate dalla prima persona del protagonista (non mi domando più quanto ci sia di autobiografico nei romanzi, anche quando il protagonista ha lo stesso nome e cognome dell’autore) si penetra in luoghi e situazioni inaccessibili a noi, comuni conoscitori della Parigi turistica. Scritto sotto forma di diario sconnesso, ogni capitolo ci racconta un’avventura, mescolando l’italiano al francese ad un improbabile argot misto di francese di Caserta. Piacevolissima lettura, farcita di riferimenti anche utili: come non approfittare delle leggi universali che Francesco e Massimo sfornano a ritmo continuo? O, nel mio caso, come non approfittare del saggio suggerimento che fanno di “Cul et Mystere” le due colonne necessarie a reggere una libreria che riesca a sopravvivere?
Finisco il libro e un po’ di rimpianto c’è, rimpianto di non aver scelto quella strada, di non essere andato a Parigi quando ne avrei avuto l’occasione. Per fortuna Francesco mi viene in aiuto:

a Parigi le cose le paghi il doppio come se da una parte si dovesse pagare il diritto di dire: vivo a Parigi, che tutti, specie se italiani, svengono e fanno le mosse e ti dicono che anche loro, sì che se non fosse stato, sì che c’era una città dove, sì, e poi li blocco, mi metto il casco da operaio e affiggo il cartello “stiamo lavorando anche per voi”.

Ma è un vero peccato che voi non possiate leggere questo libro, vi sarebbe piaciuto di sicuro. Peccato, a meno che… A meno che voi non andiate qui e vi scarichiate la versione in pdf, completamente gratis. Lo so, bisognerà leggerlo sul computer o su un lettore di libri digitali, che ci volete fare, esistono cose peggiori. Intanto la mia copia cartacea continua a crescere di valore, giorno dopo giorno.

Booktrailer – Alessandro Zannoni, Le cose di cui sono capace, ed. Perdisa Pop – regia di Francesco Forlani(post di natàlia castaldi)

Le cose di cui sono capace, un romanzo di Alessandro Zannoni

Regia di Francesco Forlani

 

[fuori programm-azione] Tanti Auguri Effeffe

Potevamo stupirti con effetti speciali, trik trak e bombe a mano… ma abbiamo preferito farti i nostri migliori auguri con le tue parole e la musica di Rosario.

Aguri, Effeffe, per i tuoi sogni.

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Lettera alla Zarina, testo di Francesco Forlani, musica e voce di Rosario Tedesco

Un libro vi trasporterà: Francesco Forlani intervista Rosaria Capacchione (post di Natàlia Castaldi)

Nuova puntata di “un libro vi trasporterà” di Francesco Forlani per il sito www. tornogiovedì.it , dedicata all’importante libro di inchiesta, “l’oro della camorra”. Ne abbiamo discusso con l’autrice Rosaria Capacchione in pieno trasloco di mobili e montaggio del letto. Operazione che ha richiesto molte domande e soprattutto l’intervento di un altro romanziere casertano, Paolo Mastroianni, che oltre ad aver scritto lo straordinario “Altrove” (ed. Effigie), ha conseguito una laurea in ingegneria. E poi, lo sapevate che la genovese si mangia solo a Napoli?

effeffe

[Novità editoriali] Angelo Orlando Meloni – Io non ci volevo venire qui – Recensione a cura di Francesco Forlani (post di Natàlia Castaldi)

Una risata disseppellirà: Angelo Orlando Meloni

di
Francesco Forlani

'a risa - la risata - Una delle prime incisioni su discoC’è un libro, Io non ci volevo venire qui, (ed. Del Vecchio) di Angelo Orlando Meloni di cui vorrei raccontarvi ma per poterlo fare ho bisogno di proporre le seguenti considerazioni preliminari.
Quando vedo una scena con Peter Sellers non riesco a trattenere le risate. Al contrario, quando mi è capitato di vedere Salemme in televisione, non solo non ridevo, ma mi sentivo anche un po’ pirla rispetto ai miei vicini che si scompisciavano nonostante conoscessero quelle battute a menadito. Non c’è niente da fare. Non si ride tutti delle stesse cose! La questione diventa ancora più complessa quando si varcano i confini e si scopre che la comicità, come la poesia, è spesso intraducibile, non esportabile da un paese all’altro. Non ricordo infatti nel mio lungo soggiorno francese di aver visto un solo film di Aldo, Giovanni e Giacomo nelle sale d’oltralpe e  ho realizzato recentemente quanto un grande comico francese di nome Coluche sia assai poco conosciuto dalle nostre parti. Come è possibile allora inquadrare, canonicamente, una letteratura che si dica comica?

Ed è a partire da tale questione che ho interpellato dei miei amici filologi (segue trascrizione della intercettazione via facebook)

Francesco Forlani: Regà, come ridevano i greci? come si diceva “risata”? etimologia? effeffe
Wednesday at 8:30am

Gigi Spina: allora, siamo seri! in greco ridere si dice gelao (pronunzia ghelao se no sembra un gelato), che ha anche un significato di risplendere, brillare, c’è un libretto recente del Melangolo, Come ridevano gli antichi, di Tommaso Braccini, che è un dottorando senese che conosco, il testo di riferimento è il Philogelos, una specie di antologia di barzellette, che è anche edito da Mario Andreassi, Le Facezie del Philogelos, barzellette antiche e umorismo moderno, editore Pensa Multimedia di Lecce (2004); quanto al latino rideo e risus nessuna etimologia sicura, forse lo si lega a una radice sanscrita che significa jouer, danser. Mo sei contento mo? Speriamo che Daniele non smentisca tutto!!!!
Wednesday at 12:04pm

Francesco Forlani: Me ne scrivi una? di barzellette greche antiche (con testo a fronte) il cui tema sia quello dell’identità,,,dai Gigi poi ti pago da bere o vuoi dei bondi di stato Pompei?
29 minutes ago

Gigi Spina: Questa è la più carina: “Come te li taglio? domandò un barbiere troppo loquace, In silenzio, disse un tipo dalla battuta pronta”.
Sull’identità posso suggerirti (ma non so se funzionano per i tuoi scopi, identità è tante cose):

“Uno dei due fratelli gemelli morì. Un cervellone (scholastikos), imbattutosi in quello ancora vivo, domandò: Sei tu che sei morto, o tuo fratello?”;

“Dopo aver visto la luna, un cervellone chiese al padre se anche nelle altre città vi fossero delle lune simili”;

“Un tale cercava uno scorbutico. Quello rispose: Non sono qui! L’altro si mise a ridere e disse: Menti, riconosco la tua voce. Canaglia! disse lo scorbutico, se te l’avesse detto il mio schiavo gli avresti creduto, io invece non ti sembro più attendibile di lui?” Cicerone nel de oratore racconta lo stesso aneddoto a proposito di Ennio e Scipione Nasica (questa te la scrivo in latino!):

“Cum ad poetam Ennium venisset eique ab ostio quaerenti Ennium ancilla dixisset domi non esse, Nasica sensit illam domini iussu dixisse et illum intus esse; paucis post diebus cum ad Nasicam venisset Ennius et eum ad ianuam quereret, exclamat Nasica domi non esse, tum Ennius: Quid? Ego non cognosco vocem – inquit – tuam?. Hic Nasica: Homo es impudens: ego cum te quaererem ancillae tuae credidi te domi non esse, tu mihi non credis ipsi?”

1

Bene!

A parte il mistero che ammanta il reparto maternità dei jokes, blagues, e suvvia dicendo (chi l’ha scritta per primo? Come ha viaggiato?) dal prezioso suggerimento possiamo desumere che il cervellone (scholastikos), ricorreva allora nelle barzellette greche come il carabiniere nelle nostre, il belga in quelle francesi e le bionde nelle anglosassoni. Quando si scrive un romanzo, vd il recente, La battuta perfetta di Carlo D’amicis, o il comico viaggio sentimentale di Angelo Orlando Meloni, la prima cosa di cui ci rendiamo conto è che il carabiniere, la bionda, il belga, lo scholastikos, sono tutti concentrati, quasi sempre, nella voce narrante. Sia quando fa battute, in prima persona, sia quando le battute se le fa raccontare e ce le racconta.
Nel caso di Io non ci volevo venire qui  ritroviamo, effettivamente, questo condensato di mots d’esprit che come minuscole tessere sparse un po’ ovunque, ricompongono l’allegro mosaico di un romanzo (comico) di formazione. A differenza di altri libri che tentano l’assalto al riso del lettore, ricorrendo al celebratissimo, televisivo cabaret che ormai non fa ridere più nessuno e che negli esordi letterari si manifesta attraverso quella che chiamo letteratura giovanilistica yuppi yuppi, dai titoli assurdi e spesso televisivi, la prova di Angelo Orlando Meloni, a mio parere si colloca, seppure timidamente, in quella tradizione letteraria secondo cui, come ebbe a scrivere Milan Kundera : ” Uno degli sbagli dell’Europa è di non aver capito l’arte più europea, il romanzo, né il suo spirito né le sue immense conoscenze e scoperte, né l’autonomia della sua storia. L’arte ispirata dalla risata di Dio non dipende per sua essenza, dalle certezze ideologiche, ma anzi le contraddice. Come Penelope, essa disfa, nel corso della notte, la trama che teologi, filosofi, scienziati, hanno tessuto durante il giorno. […] “
Ancora una volta loro, i greci…
Mi sono permesso di usare un pezzo da novanta come lo può essere un libro quale “L’arte del romanzo” perché a dispetto di quanto non si possa credere, il comico è uno dei generi più bistrattati dalla critica e dall’editoria in generale. Ma cerchiamo di capire allora come un giovane autore siciliano sia riuscito nell’impresa.
A mio parere è la sua abilità di montaggio, più specificatamente nell’organizzare transizioni da un modulo all’altro – ora un test della personalità pescato su di una rivista, ora un ricordo scolastico, l’allestimento di uno spettacolo teatrale, l’iniziazione a un corso di scrittura creativa – secondo un timing che non eccede mai né sottrae tempo a quello necessario alla storia per farsi viva e colpire nel segno.

Bene sa chiunque abbia raccontato barzellette ma soprattutto ne abbia ascoltate che basta prolungare di un minuto la narrazione perché l’effetto comico salti. ma come stabilire quel tempo? Da questo punto di vista non penso che esista un ricettario del tempo, diciamo che è un po’ come il QB, quanto basta, indicato nella preparazione di certi piatti (l’AM, A Muzzo, secondo un amico cuoco) e così come si riesce a salare bene l’acqua lasciando alle mani di decidere quanto sale grosso ci vorrà (a proposito le battute si dicono sempre salaci e mai zuccherose) così in certe narrazioni comiche non si sa perché né come quel tempo è indovinato.

Vi propongo così uno dei capitoli iniziali:

2
Fammi un’altra birra

di

Angelo Orlando Meloni

Un giorno, alle elementari, la maestra vi dice: – oggi facciamo le frasette a fantasia.
Santa donna. però quel giorno le cose non vanno per il verso giusto. L’essere che sta forgiando i vostri destini fa una pausa a effetto e aggiunge:
– Mi raccomando, stavolta dovete usare la parola “lungamente”.
Non l’avesse mai detto. Ricordi ancora la faccia del tuo compagno di banco.
Terrore puro.
C’è chi dice rassodi la buccia.
C’è chi dice prepari alla vita.
C’è chi non è della stessa idea.
La parola “lungamente” per voi bambini è peggio di un Ufo.
«Tirò il pallone lungamente» è il meglio che riesci a cavare dalla tua penna. Uno sforzo creativo devastante e infelice negli esiti, in quella giornata nella quale in molti sperimentate il fallimento.
Il tuo migliore amico diventa rosso magenta, vira sul blu cobalto nel tentativo di inseguire l’ispirazione, scrive:
«Il papà ha comprato la macchina lungamente» e sviene a pelle di leone sul pavimento mentre consegna il compitino. Un giorno forse diventerà il paroliere di Carmen Consoli, ma per ora non riesce a convincere la maestra.
Gli avverbi!
Se gli insegnanti più scafati li usano per oscure ragioni pedagogiche, i redattori delle case editrici e gli insegnanti di scrittura creativa li temono come la peste, a causa del loro potere proliferante. Peggio dei conigli. Peccato che per insondabili motivi sia ASSOLUTAMENTE impossibile farne a meno.
Mettiamoci l’anima in pace, è inutile domandarsene la ragione, meglio, molto meglio non lasciarsi ossessionare dalla lunghezza degli avverbi e vivere tranquilli, senza chiedersi troppi perché.
IMPROVVISAMENTE un infingardo potrebbe sentire i nostri lamenti e mettersi in testa di darci un consiglio. Ma se gli avverbi sono inevitabili, lo stesso non si può dire dei consigli.
Non dovremmo né darne né riceverne. lo so che è difficile resistere, ma la grandezza dell’uomo è tutta qua. la forza senza controllo è niente.
Chi non ha paura di un buon consiglio?
Io per esempio ho paura. Molta paura. evito di darli e di riceverli, e se li ricevo mi sforzo di dimenticarli. quando non li dimentico, poi, cerco di applicarli male. come vi potrà confermare più di un buon samaritano, dedicarsi ai problemi degli altri è uno sport pericoloso, perché il sonno della nostra indifferenza genera mostri e, in casi sventurati, un consiglio può generare addirittura “artisti”.
Ecco perché se un nostro amico sbatte le ciglia e ci mette il suo cuore in mano, l’unica soluzione è quella di fare il finto tonto. dissimulare, mentire, nascondersi, darsi alla macchia ogni qual volta sentiamo quell’arietta freddina che accompagna la domanda: «secondo te, cosa dovrei fare?».
Certo, non tutti sono in grado di cambiare discorso come un politico preso in castagna. non tutti possiedono faccia da culo e calma glaciale. non tutti riescono a mimetizzarsi nella folla fino a scomparire. Ma non facciamoci prendere dal panico. non sto dicendo che se un amico o un’amica mettono il loro cuore nelle nostre mani dobbiamo stenderli con un uppercut o sparire come un ninja in una nuvola di fumo. questo, in casi estremi. Il più delle volte sarà sufficiente ordinare una birra e offrire una sigaretta.
È infatti innegabile che fumo e alcol, se pure da evitare al fine di una vita tutta fitness, possiedano qualche pregio di tutto rispetto. Altrimenti, perché l’uomo ci si dedicherebbe da secoli? Il rapido susseguirsi di boccali e sigarette sembra fatto apposta per sviare l’attenzione fino a che, a causa del mal di testa, avremo dimenticato il problema e il relativo consiglio. A quel punto non ci resterà che accompagnare a casa il nostro compare e sospirare di sollievo. e per di più il compare dormirà sodo, annientato dalla sbornia, credendo che la vita è bella.
Certo, non possiamo trascurare l’eventualità che un bicchiere di troppo causi l’effetto opposto. la facile eccitazione tipica delle birre irlandesi, per non parlare del surriscaldamento causato da un paio di gin tonic, potrebbero far perdere la trebisonda anche a un signor spock. ed è storicamente accertato che i consigli più nefasti siano stati dati in seguito a epocali bisbocce.
– Che facciamo con quei rompicoglioni dei Parti, Giuliano? – chiesero all’imperatore dopo un brunch di dodici portate.
– Armate la flotta, ragazzi. – Ma forse il divo Giuliano voleva dire: «fammi un’altra birra». È per questo che a me, se mi scappa un consiglio, viene subito da aggiungere: – non mi prenderai sul serio, vero?
Ed è un sollievo sentirsi rispondere: – fossi matto.

3

Enfin

La prova di Angelo Orlando Meloni, da qui intendersi come Prova in senso teatrale (i francesi le chiamano répétitions) è un crescendo di situazioni, paesaggi, per cui man mano che la voce racconta,- al principio sembra intrattenere con il lettore un discorso da io a tu – si popola di personaggi, registi, figuranti, spettatori, mondi. Il materiale che fa da supporto copre tutte le arti, da quelle visive, soprattutto il cinema, a quelle teatrali e letterarie.
La lingua che racconta la voce ha la purezza dei ragazzi, alla Holden, la stoltezza dei soldati, alla Schweik, o quella romantica dell’ Hidalgo. In ogni caso ci sembra di riconoscerla come se fosse la nostra, quella dell’infanzia. Viene allora, da chiedersi, in chiusura, quello che a un certo punto, per test interposto l’autore si chiede, domanda al lettore, e rispondere, naturalmente con la lettera c.

    1) Hai avuto un’infanzia felice?

a) no.
b) sì.
c) non ricordo

9 – versi inediti – Poesia d’amore numero nove – Francesco Forlani (post di Natàlia Castaldi)

ci sono gesti elementari a fare il loro corso
il capo immerso in un asciugamani
e ti sorreggi il telo da bagno con quell'altra
che un piede sembra fare accenno a una rincorsa
e trattenere ogni tuo slancio l'altro,
così disegni il volto a un tratto con una matita e poi il rossetto
in modo da dimenticare me che sulla soglia della porta
dall'una prima e poi dall'altra gli occhi distraggo

.

Effeffe