fotografie

Una frase lunga un libro #33: Rodolfo Walsh, Fotografie

7884581148e30ccb73a24dfa45b62e09_L

Una frase lunga un libro #33: Rodolfo Walsh, Fotografie, La Nuova Frontiera, 2014. Traduzione di Anna Boccuti e Elena Rolla; € 17,00, ebook € 6,99

*

E adesso nessuno può dire che non le ho intimato l’alt, come di rigore, a cui lei non ha risposto, e che non ho sparato un colpo di avvertimento, come dice il regolamento, e poi ucciso un sospetto che mi stava venendo addosso con la bicicletta. Anche se lo sconosciuto è lei mio tenente, e sta boccheggiando sull’erba e mugola mentre la palpeggio come se fosse una donna, come se fosse Julia, e trovo il caricatore che mi ha tolto e lo getto nel canale prima che arrivino le altre sentinelle bianche per la luna e per la fifa. Se lei avesse ancora un attimo, ma non ce l’ha, le spiegherei dell’altro caricatore che mi ero nascosto tra le gambe, lì in quel posto.

Rodolfo Walsh è stato un grande giornalista investigativo, la sua biografia ha del leggendario. Walsh è l’uomo che intercettò e decodificò un messaggio della Cia circa l’operazione Baia dei porci, quella decodifica permise a Fidel Castro di prepararsi all’eventuale arrivo degli Americani. Walsh è l’uomo che ha scritto il celeberrimo Operazione massacro (la Nuova Frontiera, 2011), epocale testimonianza giornalistica degli anni del peronismo. Walsh è desaparecido dal 25 marzo 1977, perché è l’uomo che scrisse la famosa lettera aperta al generale Videla. Le testimonianze, però, dicono che arrivò al campo di concentramento già morto e che il suo cadavere fu esposto come un trofeo. Walsh è l’uomo che ha scritto racconti bellissimi, i migliori sono raccolti in Fotografie, il più famoso  è probabilmente Quella donna che narra la storia del trafugamento del cadavere di Evita Perón, che nel 1999 ha vinto il premio come miglior racconto argentino del XX secolo.

Fotografie è il libro che svela a noi lettori come il grande giornalista fosse anche un finissimo narratore. Walsh ha il tocco, il dono tipico di alcuni scrittori sudamericani, quella capacità di fondere finzione a situazione reale, il saper ricorrere all’allusione. Lo scrittore argentino si muove su più strati e diverse sono le tecniche usate in queste storie. Spesso la patina della magia o della suggestione fanno muovere i personaggi e fanno sì che siano felici o disperati, ma i motivi che scatenano i sentimenti sono prossimi alla realtà, a situazioni di povertà reale, accennano alla corruzione politica, evidenziano quanto conti il potere in Argentina, che ad esercitarlo siano un prete, un ufficiale, un proprietario terriero. La frase riportata in alto è pronunciata da una sentinella, ha appena ammazzato l’ufficiale che passa per il controllo del turno di guardia, ebbene noi non sappiamo perché lo abbia fatto, il racconto è tutto in prima persona, il soldato quasi sempre parla della sua donna, donna che non potrà raggiungere quella notte, donna che immagina già con un altro, pensa al tenente, pensa a quando arriverà, finge di addormentarsi, poi agirà. Non odia il tenente, noi possiamo immaginare, ognuno lo faccia a modo proprio, possiamo immaginare una voglia di vendetta, di reazione al potere e alla noia, vendetta per amor mancato o perduto, possiamo pensare che il soldato, che non improvvisa, abbia individuato nel tenente la concentrazione di ogni torto subito, di ogni speranza venuta a mancare, che lo ammazzi per solitudine e per paura. Questo fa Walsh, ma lo fa con quella prosa e quel ritmo e incanta.

I racconti si alternato tra brevi e più lunghi, incredibilmente bello è Foto (Walsh dice che è quello che gli è costato più fatica). È costruito proprio come un album fotografico, ogni paragrafo è uno scatto, ogni scatto è un’immagine ed è anche quello a cui l’immagine rimanda, dell’album fotografico ha la misura e l’alternanza, e dentro c’è tutto. La storia di una famiglia, di un’altra famiglia che andrà a costruirsi, una corrispondenza, un amico ribelle e perduto. Un altro racconto parla di giovani orfani che vivono, crescono e imparano, si formano dentro quattro mura, tra immaginazione e speranze. E non voglio rovinare lo stupore del lettore che si troverà davanti a Nota a piè di pagina, per cui mi fermo. Rodolfo Walsh è uno scrittore che mi è diventato subito caro e che continuerò a leggere, più avanti ci occuperemo anche degli altri libri tradotti in Italia, intanto buona lettura.

[…] in particolare Gunning, che trent’anni dopo continua a figurare nelle zone dell’antica memoria, circonfuso d’oro alla luce di un sole abbondantemente tramontato, nel momento unico della rovesciata che aveva regalato alla sua squadra un clamoroso trionfo: le gambe in aria, la testa quasi a sfiorare il suolo, lo scarponcino sinistro che sparava all’indietro quel tiro tremendo che era entrato fischiando tra i pali avversari.

© Gianni Montieri su Twitter @giannimontieri

Sul filo – da Charles Ebbets agli Incubus, passando per Philippe Petit

Una delle più famose foto in bianco e nero di sempre è quella intitolata Pranzo in cima a un grattacielo (Lunch atop a Skyscraper): è del ’32 e l’autore si chiamava Charles Clyde Ebbets. Il quotidiano Repubblica ci ricordava qualche giorno fa, il 20 settembre, che quella foto compiva 80 anni. L’edificio in questione allora Rca Building oggi General Electric Building, fa parte del complesso di grattacieli di Midtown Manhattan in profonda trasformazione nella sua età dell’oro, appunto tra gli anni ’20 e ’30, come sappiamo dalle pagine dei racconti di Francis Scott Fitzgerald, ad esempio in May Day in Tales of the Jazz Age, 1950 (Milano, Mondadori, 1968).

Lunch atop a Skyscreaper: undici protagonisti ordinari e no-name per l’istantanea di un’epoca. La fotografia che, come ben ricorda Walter Benjamin, aveva rovesciato il concetto di arte eterna e – soprattutto – sfidato quello di arte non riproducibile, indaga ora uno spazio (s)confinato catturato primariamente dall’inconscio ottico, uno spazio inteso anche come ‘superficie del mondo’ (secondo la prospettiva di Marco Belpoliti nell’indagine del “visualismo” in Italo Calvino). New York è una città-mondo, fiera, che già fagocita chi vi vive e la vive. Quello di Ebbets è forse uno sguardo sospeso, che incrocia punti di vista diversi e che, imprimendo per sempre queste ‘facce del popolo’, le rende un pezzo di straordinaria quotidianità che si fa leggenda.

La fotografia estende il potere evocativo del visivo ed è forse per questi motivi che quella foto molto fortunata degli operai a pranzo richiama, come in un gioco di matrioske, una performance del famoso funambolo francese Philippe Petit, raccontata in un magnifico film-documentario del 2008 dal titolo Man on Wire, diretto da James Marsh. È del 7 agosto 1974 la sua passeggiata sul filo teso fra i tetti del World Trade Center a più di 400 metri di altezza, laddove lo spazio elaborato inconsciamente diventa reale, trova un ‘contenuto’ fisico. Questo il cinema ce lo fa vedere: immagini ad alto grado di frequenza. Eppure l’azione è immortalata anche nelle fotografie. L’incrocio di corpo (performante), e immagini (riproducenti) ammette un ‘vedere’ multiplo, live e post, unico in quanto la performance lo è, riproducibile in quanto lo sono la fotografia e il documentario. E tuttavia, non è da dimenticare che la performance è anche incarnazione per definizione dell’idea di ars gratia artis «Perché un essere umano sulla sommità di una cima altissima, molto forte ma molto fragile, è un’immagine perfetta» afferma lo stesso Petit, che serve a se stessa per sé.

Nel 2001 le Torri Gemelle crollano, ma l’immaginario ad esse legato e connesso all’epoca prospera di Ebbets – e alla sua prosecuzione nell’arco di tutto il Novecento, e odierna -, non cede. Certo va ri-codificato, come il potere del cinema, e della fotografia.

E quindi, se invece alla camminata di Philippe Petit, fissata su pellicola, fosse attribuito un nuovo significato, come avviene nella copertina dell’ultimo album della band californiana Incubus, If not now, when?, del 2011? «Può essere letta come una metafora della vita: una continua ricerca di equilibri e di senso. È come se tutti noi camminassimo su una corda tesa […]»: l’art pour l’art, in un cortocircuito, può convertirsi anche in ‘allegoria pop’.

L’erotismo è arte #8: Ellen Von Unwerth

Ellen von Unwerth
(Francoforte, 1954) è una fotografa e regista tedesca, specializzata nell’erotismo femminile. In passato ha lavorato come modella per dieci anni prima di spostarsi dietro la macchina fotografica ed attualmente crea fotografia di moda e pubblicitaria.
Ellen von Unwerth è divenuta celebre per un servizio da lei realizzato su Claudia Schiffer per la Guess?. Le sue fotografie sono state pubblicate su riviste come Vogue, Vanity Fair, Interview, The Face, Twill, Arena, L’Uomo Vogue ed I-D, e lei stessa ha pubblicato numerosi libri fotografici. Nel 1991 ha vinto il primo premio al Festival internazionale della fotografia di moda.
Von Unwerth ha realizzato il materiale promozionale per i Duran Duran dal 1994 al 1997, oltre ad aver scattato alcune fotografie per i loro album Liberty del 1990 e Medazzaland del 1997. Ha inoltre realizzato le copertine per numerosi altri dischi come Pop Life delle Bananarama (1991), The Velvet Rope di Janet Jackson (1997), Saints & Sinners delle All Saints (2000), Life for Rent di Dido (2003), Blackout di Britney Spears (2007), Back to Basics (2006) e Keeps Gettin’ Better – A Decade of Hits (2008) di Christina Aguilera e Rater R di Rihanna.
Von Unwerth ha anche girato alcuni cortometraggi per stilisti e video musicali per numerosi cantanti Pop. Ha inoltre curato la regia degli spot pubblicitari di aziende come Revlon, Clinique, Equinox ed altri.

[bio wia web]

m’ingravido – foto e testo di MG Galatà

.

m’ingravido

MG Galatà - m'ingravido

una notte d’abisso

nel punto riflesso

né veste d’acciaio

[to be to be]

logorando pastelli

di fumo e volto pallido

. 

si amano cartefragili

nei fragili morsi

tremori imbruniti

ed è se no pieno

se fragile sfiora

una notte d’abisso

                                                                 Maria Grazia Galatà 10.2010

e silenzi – testo e foto di MG Galatà

 

erano out et orbi

@Maria Grazia Galatà

i silenzi su ricami

di cambi binari

e poi furie

fuorviando

limiteassenza

o follicoli impazziti

offerti alla fuga

ma parlami di rara bellezza

che non osai

ma che sai

nei sottoscala d’ombra

e silenzi                

                                                   Maria Grazia Galatà 10.2010

Di Lei e dei suoi fiammiferi.

Irene nasce nel 1980 nella calda e meravigliosa Puglia.
Le sue parole trovano carta nel 2006 con l’esordio “Canto Blues alla Deriva”, ed.Besa Editrice.
E’ presente sulla rivista letteraria “Tabula rasa 05” e molte sue poesie sono presenti
in varie antologie fra cui quelle della LietoColle, “Verba Agrestia”, 2008 e “Il segreto delle
fragole” del 2009.
Riceve, dal Teatro di musica e poesia, “L’Arciliuto” di Roma, il riconoscimento Kagolokatika.
Collabora con  “Il Paese Nuovo”, quotidiano salentino e cura con amore il suo blog letterario:

http://ireneleo.wordpress.com

Dove potrete leggerla e sentirla, perchè la sua voce e la sua penna, ha il calore e l’amore,
profondo della sua terra.
Fra le mie mani ho due sue opere, “Sudapest”, ed.BESA, 2009 e “Io innalzo fiammiferi”, ed. LIETOCOLLE, 2010.

Sono qui per parlarvi dei suoi fimmiferi, delle sue parole che sono “come un anello di metallo sullo stomaco, che stringe”.
Continua a cercare la poesia, senza mai fermarsi, perchè la poesia è viaggio continuo nelle intercapedini dell’animo.
Ogni passaggio che le dita ricamano su questa carta, sono versi memorabili, caldi e corposi, una dolce e ruggente donna
che ama la poesia e che fa versi da tatuarsi a caldo sul cuore.

Certe poesie mi si attaccano dentro con la loro forza espressiva e visiva.
Perchè le è così, visiva.
A guardare dentro i suoi occhi ci si perde, incantandonsi ed incatenandosi.

Presagio

La polvere è l’ansia della spina
che cade piano dentro le cose morte,
prima dell’affondamento nella voce.
Ho ingoiato tutta la tua polvere
lungo il passo incerto spogliato,
ma negli occhi solo ora nacquero
appena tu le scartasti con parole a punta,
rose dal bouquet lungo,
omologate ai sensi altrui.

Eccezioni

Eternità sul fore di palstica,
se la succhia il tempo con la bisaccia gravida e l’occhio vuoto,
la madre vta, inollato alla polpa rossa che vibra.
Tu ridi sotto il bianco del giorno non dimentico.
Ed io…
Amplessi, soltanto.
Anelli concentrici
di dente in dente fino alla punta della lingua,
radar di eccezioni che sanno di misto credo,
e navgano nelle unghie.

Andare

Le chiavi della trama, l’odore del latte corpulento di madre dismessa,
l’anello di piazza ncastrato al collo.
Maschere infilate all’uncinetto
da un filo unico tra me ed il sud del Sud.
Mi batte sulla tempia lo zig-zagare dei pori a caldo,
sbuffo bieco di una zanzara a neon che si ostina
a riempire lo stomaco d un padrone istintuale.
Io innalzo fiammiferi,
tuoni di ferro
sulla scia dell’andare lontano.
Vivo solcandomi.

Si iniqua – testo e foto di Maria Grazia Galatà

.

si iniqua

MG Galatà - si iniqua

ciclico ciclo al

d’occhio demone

notorio

nel rifugio ornato

e nullo è

se contrapposto

svuota ripieghi

culminando rimandi

né rimedi

allor sapendo

pendulo in dolo

quei punti sottratti

                                                                                  Maria Grazia Galatà 9.2010

Quante parole ho dovuto imparare

brian taylor

quante altre ingoiare

per non vedere più il mondo

servivano sempre nuove parole

servivano altri significati

da inchiodare ai cartellini nel mercato delle cose

che aiutano a nascondere il mondo

a nasconderci da noi stessi

fino a dover braccare il senso

bruciare la vista

e ritrovarsi dopo molti anni

con un pugno di cenere

al posto della vita.

.

f.f.-2010

è una vertigine il sublime

oliviero toscani

una questione contraffatta

il rovescio di questa (altro…)

R i i n n e s t o

C’e tanta pioggia nei tuoi occhi,tante risposte che si muovono nel giorno che si fa secco e poi mobile.

E non sai quante parole vorresti dire,quante le vorresti lasciare sull’uscio a gocciolare quando fuori c’è il sole.

Ossa che hanno attese spolpate,appese ai chiodi di quadri sghembi e le labbra a pelo sono petali di rosa bianca. (altro…)

N a i l s

Riga il muscolo, questa notte vergognosa
la pietra s’innesta nel chiodo rosso, intriso
canta la vena, ingrossata, poi  dalla parola
il lutto si tinge e diventa inabitato, povero
sentendo il dorso sonnolento, sulle labbra
gelide di non credo, quando a mani tese
prendo il legno e i suoi dolori, tesi
e batto con il credo di un suono rossastro
i pensieri in fila, come chiodi infermi

© photos by Sebastiano Adernò

Non permetterò (post di natàlia castaldi)

Foto di Lorenzo Amante – http://www.infoplasma.com

Non permetterò che ascrivano 
i confini dei miei sensi
tra le pareti sessuate del mio corpo
E non permetterò che diano etichette
al tocco delle tue mani tra le mie cosce
ai tuoi seni gonfi d'amore
quando mi sfiorano il ventre
No, non permetterò
che le nostre lingue siano amareggiate
dal moromorio ipocrita di sanguinarie sottane:

non ci macchieranno gli occhi
con lo scempio delle nostre ossa
e non ci saranno roghi oltre
la nostra eccitazione
quando brucio sulle tue papille
mentre vieni tra le mie mani

***

dedicata ad un'amica ... perché non è necessario essere gay per capire l'amore.