flashback 135

Marco Annicchiarico – da “L’ombra della luce” (inediti)

Attesa_IlPadre-1996

© Mario Martinelli: Attesa (Il padre), 1996


 
 

L’arco

Quando il vestito scivola nel buio
sulla tua pelle si svela
un tempo sospeso
che non ha partenze né arrivi.

In quella penombra riflessa
usiamo le mani come lancette impazzite
cambiando senza tregua gli orari.
Io ti oriento in un verso
ti rinchiudo nella metrica di un abbraccio
mentre tu unisci lentamente
le parole, le mandi a capo
insieme al pensiero.

Fuori nel silenzio di una città
che attende le prime luci
il tempo continua a scorrere
si rincorre.

Dentro, in quell’arco imperfetto
tutto resta sospeso e si somiglia
la realtà come il sogno.
 
 
 
(altro…)

Flashback – Mondonuovo

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

52

Messina mi vede tornare, seduto sopra un pullman di linea, con lo sguardo che percorre avanti e indietro l’intero finestrino. Fra poco, già lo so, finirà un viaggio e ne inizierà un altro, fatto di silenzi e di sguardi nuovi. Intanto, ascolto un disco che uscirà fra quattro mesi e penso a come certe parole siano capaci di stendersi bene sopra una musica. Dall’altra parte dello stretto si riesce a vedere la Calabria, con i promontori e il ponte dell’autostrada: anche da quella parte, non sembra ancora Italia. Le persone continuano a telefonare; sembra quasi che abbiano paura di restare in silenzio e così parlano con chiunque sia disposto ad ascoltarli. Quando l’autista apre le porte, scendo con la mia valigia. Le luci iniziano ad accendersi e tutto sembra in attesa di un nuovo giorno.

© Marco Annicchiarico

 


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Con questo numero si chiude la rubrica Flashback 135. Ringrazio i colleghi della redazione di Poetarum Silva e tutti quelli che hanno letto e commentato questi miei scritti. Adesso c’è qualcosa di nuovo da fare, nato in quest’ultimo anno e di cui vi lascio un piccolo assaggio…

Flashback 135 – Ricordare

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

 

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Come se niente fosse, mia madre chiede ancora perché continuano a sbarcare in Sicilia; la guardo e solo adesso mi accorgo di quanto il volto somigli a quello di suo fratello. È già la quarta volta, oggi, che provo a spiegarle qual è la situazione in Siria; le parlo della guerra, dei soldi spesi da queste persone per scappare con una nave qualsiasi, degli scafisti che a un certo punto li gettano a mare come fossero sacchi della spazzatura e dello sbarco che continua per giorni e giorni, prima con i vivi e poi con i morti. Lei fa segno di sì con la testa e poi riprende a dimenticare tutto. E mentre mi chiedo che reazione avrò il giorno in cui non ricorderà più il mio nome lei si gira, mi guarda e sorride.

© Marco Annicchiarico


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Flashback 135 – Concia(ti)

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Viene Torino insieme alla sera. Poteva essere ottobre ma meglio sarebbe stato più avanti. Sentire l’inverno nel piatto e nei bicchieri e gli amici intorno. La concia di Marco è più gialla della mia, cosa che concede a lui qualcosa di più autunnale. Io mangio la mia polenta come se fosse già più freddo, come se dovessi finirla in fretta. Temo che Marco appena terminata la sua possa rubarmela. Maledetto. Torino mi è sempre piaciuta tanto e spesso mi ha dato l’impressione di non esistere veramente. Torino potrebbe sparire come un sogno, da un momento all’altro. Come la mia polenta dal piatto, come l’autunno che cede il passo all’inverno. Concia è una bella parola, una parola che mischia. Ingredienti che si mettono insieme, come noi stasera, e non è un caso, che siamo amici conci.

© Gianni Montieri

 

 

Borgata Sassi ha un clima diverso dal resto della città; in questa stagione, l’odore dell’aglio orsino che cresce a bordo strada non riempie ancora l’aria e le narici. In primavera Torino sarà (anche) questo, una distesa d’aglio selvatico a pochi metri dalle case. Gianni finisce di parlare proprio mentre penso al sole che illumina quella distesa bianca e verde. Quando usciamo per andare a mangiare, ci dirigiamo in un locale che si trova proprio in quella borgata. Una volta a tavola, dopo aver letto tutti i piatti del giorno, io e Gianni ci guardiamo e decidiamo di provare la polenta concia, sorridendo. C’è una brocca di vino da svuotare e il mirto ma noi ancora non sappiamo che non basteranno per digerirla. E, mentre resto sulle mie, penso che sere come questa giù mi mancano.

© Marco Annicchiarico


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Flashback 135 – Gli altri

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La signora, sulla soglia del negozio, guarda il degrado della piazza e scuote la testa. Non facciamo in tempo a entrare che riprende: da quando ci sono loro, non si vive più. I negozianti vicini, dice indicando due vetrine dall’altra parte della strada, hanno chiuso, stanchi di rapine e angherie; tutta colpa loro. Il loro non è generico. Nella piazza, vicino alle panchine, ci sono alcuni stranieri, dei ragazzi con lo zaino sulle spalle, e tre anziani che, quasi certamente, staranno parlando di politica o di sport. Loro sono gli altri, penso. Le chiedo un mazzo di rose rosse, intorno pochi fiori e qualche giornale vecchio. Mi saluta sbagliando il resto e dicendo che qui, ai suoi tempi, passava il Naviglio. Sorrido e lascio sul bancone la banconota di troppo; sopra, la scritta “Vota Grillo”.

© Marco Annicchiarico

 

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Flashback 135 – Così

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Fermo al centro esatto della corsia di destra, l’uomo vestito d’arancione sventola la bandiera come fosse allo stadio. Accanto non ha né un pallone né una porta ma solo una fila di auto che, rallentando, passano e tirano dritto. L’uomo ha la faccia abbronzata e una mascherina che gli copre la bocca mentre i suoi colleghi sono seduti sul guard rail e ci guardano passare, in maniera distratta, parlando fra di loro. Dopo la galleria l’autista del pullman mette la freccia e riprende la solita velocità, sorpassando uno dopo l’altro diversi tir con targa straniera. Il panorama sembra cambiare di viaggio in viaggio ma le facce degli altri passeggeri si assomigliano tutte. Nel frattempo la radio trasmette il nuovo singolo di Ligabue; la ragazza alla mia sinistra sorride. Perché chi si contenta gode. Così così.

© Marco Annicchiarico

 

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Flashback 135 – Pace

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Le macchine che passano lungo la strada statale rallentano in prossimità della curva, qualcuno per via dei cartelli e qualcuno per la curiosità. Ogni tanto uno dei conducenti si accorge che ci sono due figure sulla montagna, vicino al bunker. Io continuo a scrivere, ripetendo le parole nella mente, e intanto mi chiedo cosa potranno mai immaginare da là sotto. Penseranno che sono qui per scrivere una dedica d’amore, una verità da nascondere o un insulto al politico di turno. Ogni tanto mi giro per controllare che non arrivino i Carabinieri; domani ho un aereo che mi aspetta per rientrare nelle mie città, quella di nascita e quella di adozione. Le parole si seguono e il caldo è sempre più caldo. Una volta in strada, guardo in alto: la poesia è l’unica cosa che resta.

© Marco Annicchiarico

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Flashback 135 – Dj-Set

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Le luci dei lampioni si fermano in prossimità della collina su cui sorge il Castello di Milazzo e poi riprendono per andare a finire vicino alla raffineria. Sulla sinistra le isole sono illuminate e sembrano talmente vicine che si riescono a distinguere le luci delle auto in movimento. Chi ha scelto la musica è uscito vivo dagli anni ottanta ma si è perso poco dopo, forse per colpa di qualche nuova droga o per la poca curiosità musicale che ci contraddistingue. I ragazzi continuano a parlare tra loro alzando la voce; quando è il caso, accompagnano le parole con ampi gesti e sorridono, sicuri di quello che hanno appena detto. Io resto seduto a guardare un punto indefinito tra la sabbia e le onde; è lì che il mio sguardo si perde dietro al pensiero.

© Marco Annicchiarico

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Flashback 135 – Tatuaggi

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Sulla spiaggia di Milazzo Francesca gioca con le racchette insieme a suo padre. “Pensi che riusciremo mai a fare cinque passaggi di seguito?” chiede, mentre lei si china di nuovo a raccogliere la pallina. La madre ha appena posato un libro aperto sull’asciugamano e parla al telefono, camminando sui sassi a piedi nudi, avanti e indietro. Dopo aver perso anche la rivincita, Francesca si tuffa nell’acqua per pochi minuti. Quando esce, mi passa accanto e sorride; il costume nero le taglia in due un tatuaggio che sembra sanguinare acqua. Ha l’accento del nord e i capelli scuri. Quando mi alzo per entrare nell’acqua, prima che questa diventi troppo fredda, sorrido timidamente, col mio sguardo miope. Il sole, laggiù in fondo, è diventato una palla rossa, tagliata in due da una striscia di nuvole di passaggio.

© Marco Annicchiarico
© foto di Rosa Mangano

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Flashback – Zungoli

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All’ora di pranzo mio nonno chiudeva la tenda per non fare entrare le mosche. L’aveva costruita nel corso degli anni, raccogliendo le lattine della Coca cola e ritagliando le scritte bianche annegate nel rosso. Lavorandole, aveva realizzato delle piccole lattine colorate, legandole fra loro con un filo metallico. Nei giorni di vento, appena finivo di mangiare, mi avvicinavo sempre alla tenda per guardarla oscillare. Un po’ il vento da fuori e un po’ io da dentro, a soffiare. Certe volte, con le mani, la dividevo in due metà esatte e tutto si apriva al mondo. Entrava la luce forte e il caldo dell’ultima estate senza pensieri. Il cane steso al sole, l’eco di un trattore e la voce di mio nonno, macchiata d’anice. Del terremoto restava una crepa a dividere in due la strada davanti.

© Marco Annicchiarico

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Flashback 135 – Certezze

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Ci sono giornate come questa in cui è un continuo affollarsi di pensieri. Da una parte il sole annuncia l’estate e dall’altra le montagne restano coperte di neve. In mezzo ci passa il mare, una fiumara piena di oggetti più o meno smarriti. Nella casa qui di fronte hanno appena finito i lavori. C’è chi dice che i vecchi proprietari hanno sistemato i due piani per tornare a viverci in estate e chi, invece, che hanno già venduto la palazzina e a breve arriverà un industriale del nord per passarci le vacanze; altri ancora dicono che ci faranno un bed & breakfast. In tutte queste voci c’è sempre un tono che non lascia trasparire incertezza alcuna, ognuno con la propria verità. In mezzo ci sono io che da una parte ascolto e dall’altra dimentico tutto.

© Marco Annicchiarico

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Flashback 135 – Incontro

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42

Sono in anticipo di venti minuti. La strada è vuota, strano posto per il nostro appuntamento. Una costruzione marrone sulla sinistra e una rete improvvisata sulla destra mi fanno pensare a una zona industriale. La città è poco distante e devo ancora capire come sia riuscito ad arrivare fin qui. Si avverte un odore di bruciato, quello tipico dell’estate nelle campagne; mi fermo e respiro. In fondo alla strada si scorge una macchia di verde; forse si tratta di un piccolo parco. Una videocamera mi riprende dall’altro lato del marciapiede e nel frattempo preparo il mio sorriso migliore. C’è il sole ed è ancora freddo, mentre mi chiedo se davvero c’è chi paga qualcuno per costruire certi palazzi. Suona il cellulare ed è solo allora che mi sveglio: anche questa notte non ci siamo incontrati.

© Marco Annicchiarico

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