Fischer Verlag

PoEstate Silva, Reiner Kunze, Variazioni sul tema “Filemone e Bauci”

Reiner Kunze è nato il 16 agosto 1933. Oggi, nel giorno del suo 86° compleanno, proponiamo la lettura di alcune sue poesie tratte dalla raccolta lindennacht (“notte di tigli”), pubblicata nel 2007 dalla casa editrice Fischer. (la redazione)

 

VARIAZIONE SUL TEMA “FILEMONE E BAUCI”

Sarebbe confortante, per secoli ancora
potersi con i rami
toccare a vicenda,
——————-e il tiglio
ti donerebbe

Dell’essere una quercia tuttavia
soffrirei, il midollo del sambuco
lo sento in me

Reiner Kunze
(Traduzione di Anna Maria Curci)

 

VARIATION ÜBER DAS THEMA »PHILEMON UND BAUCIS«

Tröstlich wär’s, jahrhunderte noch
einander mit den zweigen
berühren zu dürfen,
———————und die linde
stünde dir

Am wesen der eiche jedoch
würde ich leiden, das mark des holunders
spür ich in mir

 

 

SECONDA VARIAZIONE SUL TEMA “FILEMONE E BAUCI”

Non dureremo in rami e ramoscelli
oltre noi stessi

Eppure siamo privilegiati

Ancora ci è concesso di vivere fino alla fine
tra alberi

Reiner Kunze
(Traduzione di Anna Maria Curci)

 

ZWEITE VARIATION ÜBER DAS THEMA »PHILEMON UND BAUCIS«

Wir werden nicht in ast und zweig
dauern über uns hinaus

Doch wir sind begünstigte

Wir dürfen noch zu ende leben
unter bäumen

 

Reiner Kunze, da: lindennacht. Gedichte, Fischer Verlag 2007

Felicitas Hoppe, Pigafetta

Oggi è il compleanno di Felicitas Hoppe. Con i nostri auguri, pubblichiamo la presentazione del suo primo romanzo, Pigafetta, e la traduzione inedita dell’incipit.

 

Felicitas Hoppe, Pigafetta (1999), Fischer Verlag 

Nel primo romanzo pubblicato, Felicitas Hoppe dispiega generosamente tutte le caratteristiche della sua prosa: intreccio di più piani narrativi e cronologici, una tela tutta d’un pezzo che, tuttavia, ha una pluralità di fili costituita da letture prima interiorizzate, fatte proprie e inglobate in un’autobiografia vera e fittizia allo stesso tempo (ma che cosa è vero, che cosa è fittizio, ci suggerisce la stessa autrice, anche a posteriori, nella sua opera Hoppe 2012,  che non a caso menziona Pigafetta fin dalle primissime pagine?), poi esternate, con una restituzione tutta particolare e, soprattutto, noncurante della tradizionale compilazione di eventi. Un procedimento, questo, che trova nel Tristram Shandy di Lawrence Sterne un padre putativo laboriosamente all’opera. La questione del tempo, del calcolo cronologico e degli strumenti sui quali gli umani si sono accordati, gli orologi, riveste un ruolo giocosamente importante, come avveniva nell’opera di Sterne, attraversa il romanzo Pigafetta e compare sin da uno dei paragrafi iniziali, intitolato, appunto, Orologi. Altri tributi letterari costellano il romanzo: a Moby Dick di Melville, alla balena biblica del profeta Giona, ma, principalmente, alla balena di Pinocchio dell’amato Collodi, ad Adelbert von Chamisso di Viaggio intorno al mondo, a Poe di Gordon Pym, a Conrad di Cuore di tenebra. (altro…)

Günter de Bruyn, Bilancio provvisorio

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1° novembre 2016: Günter de Bruyn compie novant’anni. Uno dei narratori che maggiormente ha illuminato le mie letture appartiene a quell’anno di nascita particolarmente fecondo alla narrativa, al teatro, alla poesia, alla critica, alla traduzione, alla musica: come Günter de Bruyn, sono nati nel 1926 Ingeborg Bachmann, Italo Alighiero Chiusano, Alfredo De Palchi, Dario Fo, Carlo Fruttero, Hans Werner Henze, Judith Malina, solo per citarne alcuni. Mi fanno compagnia, oggi, i libri di de Bruyn che possiedo. Non sono in traduzione italiana – ché  della vasta produzione di de Bruyn abbiamo solo i volumi L’asino di Buridano e Un eroe del Brandeburgo tradotti e curati da Palma Severi; si deve a Domenico Mugnolo una monografia del 1993 dal titolo Günter de Bruyn narratore – e tra essi spiccano i suoi due volumi autobiografici, Zwischenbilanz. Eine Jugend in Berlin (“Bilancio provvisorio. Una giovinezza a Berlino”) e Vierzig Jahre (“Quaranta anni”). Il mio omaggio a Günter de Bruyn e alla sua prosa limpida e, ai miei occhi, magistrale, è la mia traduzione dell’inizio di Zwischenbilanz, là dove il “mentitore di professione” dichiara la sua intenzione di esercitarsi nell’arte della verità senza infingimenti e prende le mosse, nel narrare, dalle affabulazioni e dalla tendenza alla “trasfigurazione” materne. Affabulazioni e tendenza alla trasfigurazione materne che non mi sono ignote anche dalla “protostoria” della mia famiglia, così come mi è stata tramandata da mia madre, nata anch’ella nel 1926.  (Anna Maria Curci)

 

Bilancio provvisorio. Una giovinezza a Berlino

Fonti storiche

A ottant’anni ho in animo di fare il bilancio della mia vita; il bilancio provvisorio che inizio a stendere a sessant’anni intende essere un esercizio preparatorio: un allenamento a dire “io”,  a dare ragguagli senza il velo della finzione. Dopo aver girato a lungo attorno alla mia vita scrivendo romanzi e racconti, tento ora di raffigurarla direttamente, senza abbellimenti, senza enfasi, senza maschere. Il mentitore di professione si esercita a dire la verità. Promette di dire con onestà ciò che dice; non promette di dire tutto.
Prima di arrivare a me, tocca alle origini della mia famiglia. Mi sono note soprattutto grazie a mia madre.  Se è vero che ai suoi racconti mancavano cronologia e correlazione, tuttavia le sue immagini-ricordo erano dettagliate e variopinte e noi ce le sentivamo raccontare in continuazione, cosicché, cionondimeno, venne a crearsi una storia di famiglia a grandi linee. La storia iniziava nel 1911, in una sera di gennaio nel corso della quale il giovanotto, che sarebbe diventato in seguito mio padre, aveva dimostrato, al ballo dell’associazione corale delle poste, la sua capacità nel flirtare e la sua imperizia nel ballare il valzer, proseguiva con la domanda del postino Hilgert: E come intende provvedere al sostentamento di mia figlia, signor de Bruyn? – e cambiava poi ripetutamente scenario. (altro…)

Un libro al giorno #23: Reiner Kunze, un giorno su questa terra (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

 

 

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da qui

NOVEMBRE

Il cielo nero di neve,
e nello stagno comincia
a nevicare

Senza un suono

Come in noi, quando ci incanutiamo

 

Reiner Kunze

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

NOVEMBER

Der himmel schneeschwarz,
und im teich beginnt’s
heraufzuschneien

Lautlos

Wie in uns, wenn wir ergrauen

Reiner Kunze, da: Reiner Kunze,  ein tag auf dieser erde, Fischer 1998

Un libro al giorno #23: Reiner Kunze, un giorno su questa terra (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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foto: dpa

 

 

IL CIELO

Schermo degli schermi, ornato
di stormi di uccelli migratori

Pezzo a pezzo
noi separiamo
dalla seta azzurra

 

Reiner Kunze

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

DER HIMMEL

Schirm der schirme, geschmückt
mit vogelzügen

Stück für stuck
trennen wir heraus
aus der blauen seide

da: Reiner Kunze,  ein tag auf dieser erde,  Fischer 1998

Sicut beneficum Lethe? #6: Christa Reinig

Sicut beneficum Lethe? #6: Christa Reinig

Con un verso di Baudelaire (il verso iniziale della terza strofa di Franciscae meae laudes, dalla sezione Spleen et idéalLes fleurs du mal) seguito dal punto interrogativo si apre una rubrica dedicata ad autori e autrici dimenticati troppo presto, o semplicemente – e altrettanto inspiegabilmente – ignorati.

 

Christa_Reinig_Gedichte

La sesta tappa di questa rubrica incontra una scrittrice che costituì un punto di riferimento importante tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del XX secolo, tanto da essere definita, in una trasmissione radiofonica che la ricordava nella settimana successiva alla sua morte, avvenuta nel 2008, “icona della letteratura femminista“. Poi, anche per le sue opere, è sopraggiunto un tenace e inspiegabile oblio (il titolo completo della trasmissione menzionata suona infatti, in italiano, “icona dimenticata della letteratura femminista”), fino al momento in cui Birgit Vanderbeke ha deciso di porre l’ultima quartina della poesia der enkel trinkt all’inizio del suo romanzo Si può fare, tradotto in italiano da Paola del Zoppo e pubblicato da Del Vecchio. Al fine di leggerlo e tradurlo, sono andata a cercare l’originale di questo componimento (pubblicato cinquanta anni fa, nel 1963, da Fischer), che scatta e si distende e di nuovo si slancia, alternando il fascino della distruzione alla prospettiva di un nuovo inizio. Ne propongo qui originale e traduzione.

der enkel trinkt

wir küssen den stahl der die brücken spannt
wir haben ins herz der atome geschaut
wir pulvern die wuchtigen städte zu sand
und trommeln auf menschenhaut

wir überdämmern die peripetie
der menschheit im u-bahnschacht
versunken im rhytmus der geometrie
befällt uns erotische nacht

wir schleudern ins all unsern amoklauf
das hirn zerstäubt der schädel blinkt
ein grauer enkel hebt ihn auf
geht an den bach und trinkt.

il nipote beve
noi baciamo l’acciaio che tende i ponti
noi abbiamo scrutato il cuore degli atomi
noi polverizziamo le città poderose in sabbia
e tamburelliamo su pelle umana
noi stendiamo il crepuscolo sulla peripezia
dell’umanità nel pozzo della metropolitana
sprofondati nel ritmo della geometria
notte erotica ci assale
noi scagliamo nel cosmo tutta la nostra furia omicida
il cervello va in polvere il teschio scintilla
un nipote grigio lo solleva
va al ruscello e beve
Christa Reinig
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Christa Reinig, nata a Berlino nel 1926, dopo l’apprendistato – come fioraia –  e il lavoro in fabbrica, poté conseguire solo nel 1953 la maturità liceale e iscriversi all’Università. Si iscrisse dapprima alla Arbeiter-und-Bauern-Fakultät (“Facoltà degli operai e degli agricoltori”), studiò in seguito storia dell’arte e archeologia. Divenne archivista e, nel  1957, collaboratrice al Märkisches Museum di Berlino. Christa Reinig cominciò a pubblicare le sue prime poesie (nel 1946 aveva pubblicato il racconto Ein Fischerdorf – “Un villaggio di pescatori”) alla fine degli anni Quaranta, incoraggiata, tra l’altro, da Bertolt Brecht, che l’aveva conosciuta come redattrice della rivista satirica del dopoguerra “Der Ulenspiegel”, che dal 1954 si sarebbe chiamata “DDR-Eulenspiegel” . Da quando, a partire dal 1951, i suoi scritti – poesia e prosa breve, dai tratti laconici e dal piglio impertinente dell’umorismo berlinese, ben distanti dalla politica letteraria perseguita dal partito al potere, la SED – non furono più stampati nella DDR, Reinig pubblicò soltanto con case editrici della Germania occidentale. Per le poesie ottenne nel 1964 il Premio letterario della città di Brema. Dall’Ovest, dalla Germania federale, dove si era recata per ritirare il premio, non fece più ritorno. Fu a Roma nel periodo 1965/66,, come vincitrice di una borsa di studio all’Accademia Tedesca di Villa Massimo. Christa Reinig è morta a Monaco di Baviera nel 2008.

© Anna Maria Curci