film italiani

Fino a qui tutto bene. Recensione

fino-a-qui-tutto-bene-2

La foto è di © Fabio Bacci

La seconda prova di Roan Johnson, Fino a qui tutto bene, non è un film tardo o post-adolescenziale: è un’opera che convince grazie alla freschezza e al tocco lieve che la caratterizza. Un film che racconta il nostro non leggero presente. Al centro c’è la vita di cinque studenti alle prese con la fine della loro vita universitaria ma soprattutto con l’entrata nel mondo degli adulti, quello vero, che non paga, che amplifica la frustrazione, l’impotenza, il precariato, il sentore di doversi scannare lì fuori, come tutti e anche tra loro stessi. Tra aspirazioni artistiche e lavorative fallite, il dottorato lasciato, le prospettive mancate o ancora da guardare dritte in faccia, ma anche il revival di una convivenza con tutti i suoi pro e contro, tra quotidianità e feste, Ilaria, Andrea, Vincenzo, Cioni e Francesca ricordano l’amico Michele che non c’è più.
Pisa, la città in cui (soprav)vivono, è scorciata: la si vede dalla terrazza del loro appartamento, dalla strada, dalla campagna attorno. I pochi giorni di luglio inoltrato che li separano dall’abbandono della casa in cui tutto si svolge e in cui tutti insieme hanno imparato a diventare grandi o ci hanno almeno provato, sono una manciata di momenti. Pacchi da fare, mobili da vendere, bollette da pagare, luoghi da sgomberare (il vecchio teatro cadente in cui Andrea, Francesca e Cioni avevano allestito gli spettacoli di teatro della loro compagnia), ma anche discussioni da affrontare, ritorni di ex-ragazze che ce l’hanno fatta (Marta – Isabella Ragonese –) cose da dire che non finiscono di completare il quadro delle loro umane insufficienze.
Dopo I primi della lista (Cinecittà Luce, 2011), in cui Pisa era una città degli anni Settanta e del cantautore Pino Masi, Roan Johnson firma un lungometraggio ‘di oggi’ che all’ultimo Roma Film Fest ha vinto il Premio del pubblico BNL Cinema Italia, il premio AKAI International e il premio SIGNIS; nell’oggi, infatti, si innestano i dubbi e le incertezze di questi ragazzi ma anche la gioia di essere giovani.
Nel 2003 Lucio Pellegrini fa uscire Ora o mai più, ambientato – forse per una coincidenza – a Pisa nel 2001 e con protagonista un giovane studente, David (Jacopo Bonvicini), alle prese con la laurea in fisica alla Normale e, contemporaneamente, con la scelta di partire per il G8 di Genova. Emblematico come quella pellicola segni l’inizio di uno stacco, già dal titolo (definitivo), con quel periodo storico dopo il quale, in questo Paese, è cambiato qualcosa. I protagonisti di Fino a qui tutto bene, infatti, sono disillusi, nella loro provvisorietà, sommano le loro esperienze per un vivere senza futuro. Lo slancio retorico e ideale del film di Pellegrini (che ha un taglio politico deciso) pare lontanissimo; sono infatti passati quasi quindici anni, e l’Italia è cambiata. E i quasi trentenni hanno imparato a vivere alla giornata, forse, a sentirsi addosso il peso delle responsabilità solo quando diventa necessario affrontarle. Così, una gravidanza, il posto da professore associato all’estero, il presunto suicidio di un amico, sono episodi di vita che si fronteggiano un passo alla volta, con un po’ di nostalgia del passato o l’impossibilità di comprenderlo (e di cambiare ciò che è stato) ma anche la malinconia, l’incertezza di non sapere cosa accadrà domani, pur avendo la certezza che ci si può sostenere a vicenda oggi, che si può affrontare l’oggi con una sincera amicizia.

(c) Alessandra Trevisan

credits

DATA USCITA: 19 marzo 2015
GENERE: Commedia
ANNO: 2014
REGIA: Roan Johnson
SCENEGGIATURA: Roan Johnson, Ottavia Madeddu
ATTORI: Alessio Vassallo, Paolo Cioni, Silvia d’Amico, Guglielmo Favilla, Melissa Anna Bartolini, Isabella Ragonese
FOTOGRAFIA: Davide Manca
MONTAGGIO: Paolo Landolfi, Davide Vizzini
DISTRIBUZIONE: Microcinema
PAESE: Italia
DURATA: 80 Min