Fernando Della Posta

Fernando Della Posta, Gli anelli di Saturno

Fernando Della Posta, Gli anelli di Saturno, Edizioni Ensemble 2018

Il titolo della recente raccolta di Fernando Della Posta, Gli anelli di Saturno, proietta già verso le due dimensioni dominanti: la verticalità e l’andare oltre, oltrepassare il limite.
A chi conosce e apprezza il percorso poetico di Fernando Della Posta – tra le tappe, Cronache dall’armistizio e, andando ancora più indietro nel tempo, Gli aloni del vapore d’inverno – così come a chi si accosta per la prima volta alla sua poesia, mi preme precisare che Gli anelli di Saturno rappresenta un ulteriore, significativo, passo in avanti nel percorso, non una deviazione.
La poesia di Fernando Della Posta resta, come ebbi modo di affermare qualche anno fa, “fedele e sovversiva”. È fedele all’impegno scelto dall’autore per un dettato preciso e chiaro, per una articolazione, varia nelle forme e nelle misure, ma pur sempre nitida. È sovversiva, perché animata da una “poetica del dissenso” che ha rinunciato alla comoda autarchia del rimpianto per volgere lo sguardo al fuori da sé, anche là dove gli obiettivi sono scomodi, sgraziati, sguarniti di qualsiasi potere consolatorio.
L’elemento nuovo, come sottolineato dalle dimensioni dominanti evidenziate all’inizio della mia nota, è, per così dire, l’aumento della gittata di questo sguardo, il suo sollevarsi verso altezze ardimentose, insieme alla consapevolezza che l’oltrepassare il limite così come il situarsi nella nuda e solitaria “terra di mezzo” di passaggio da una terra a un’altra, da un paesaggio a un altro, da uno stato a un altro, sono scelte che comportano rischi e costi, assunzioni di responsabilità e prezzi da pagare soprattutto in termini di solitudine. Non la comoda autarchia, dunque, non il rassicurante senso di appartenenza e, tuttavia, neanche il “rapimento mistico”, l’uscita di sicurezza, l’evasione, il rifugio. Il tendere alla verticalità si accompagna sempre alla coscienza vigile.
I versi riportati in copertina, quelli del componimento che apre la sezione Spazio profondo, possono essere così considerati una definizione dei ‘luoghi di appostamento’ e dei punti di vista, peculiari e rischiosi entrambi, oltre che un manifesto poetico con apertura di credito allo stupore della scoperta («Scrivere è prima di tutto stupirsi»), anche quando si tratta della scoperta di «un tradimento»:

Stare nei luoghi dei passaggi di stato
non appartenere né all’uno né all’altro
per fare di tutte le fioriture
un’epifania. Un gioco pericoloso:
le corsie preferenziali possono tradire
e i trivi possono fare da falsa prigione,
ma si può scoprire
che non esiste un tradimento più dolce.

Inoltre, è proprio Spazio profondo,  la seconda delle tre sezioni che compongono la raccolta, a porsi come distanza intermedia, nonché, a mo’ di ossimoro, sia come divario sia come congiunzione tra la prima, Saturno, e la terza, Gli anelli di Saturno.
In Saturno lo sguardo spazia su territori diversi, dagli antichi riti arborei della Basilicata in Matrimonio Lucano («Guardo il primo filo d’erba tremulo/ che si staglia in cielo al primo gelo indaco del bosco/ I calanchi fuori dal bosco non hanno la stessa misericordia.»), allo «spiegazzato pentagramma di Ciociaria» che si dispiega Alla Cannataria, antico quartiere popolare a Pontecorvo, città natale dell’autore. Spicca il volo, ma non senza indicazioni dettagliate e, come precedentemente sottolineato, non senza una coscienza vigile. Ecco dunque le Istruzioni per il volo: «Lavora quindi prima sui tiranti e le giunture/ sulla cardatura del piumaggio/ lavora sulla fusoliera al tornio/ così che basti il lancio, armonico/ rispettoso del dettato del mondo.» (altro…)

Fernando Della Posta, Cronache dall’armistizio

Fernando Della Posta, Cronache dall’armistizio, Onirica edizioni 2017. Prefazione di Anna Maria Curci

“Vano è gioire per l’ultima tregua”. Cronache dall’armistizio di Fernando Della Posta

Ingenuo è illudersi di vivere in una pingue e placida pax, se non più augustea, comunque infarcita da bollettini mediatici edulcorati. È tregua armata, questa lunga teoria di dismissioni che viviamo. Il poeta, occhi aperti e sensi tesi, scruta le orme, le rischiara, getta luce cruda sugli interstizi.
Le diverse sezioni che compongono Cronache dall’armistizio di Fernando Della Posta (I diritti di tutti e fatti di cronaca, Metagrafie, Secondo Cuore, Ai margini, Sogni, Jazzin’ City dawn) mantengono la promessa del filo conduttore annunciato dal titolo e introdotto con passo sicuro, efficace e allitterante dal testo che dà il titolo alla raccolta, Cronache dall’armistizio, appunto: «– pensa per esempio agli inservienti – dicevi –/ essi, incuranti/ staranno già miscelando conforti e caffè/ su vassoi comuni, da qualche parte là fuori/nella grande cucina da campo.»
Occorre intendere “cronache” in senso ampio: esse includono, è vero, in questa raccolta, anche il contatto quotidiano con quelli che vengono comunemente intesi come ‘fatti di cronaca’, ma vanno ben oltre, sia per natura e realizzazione dei testi raggruppati con il nome di Cronache, sia per ciò che riguarda l’oggetto dell’attenzione del poeta, il quale, dell’era dell’armistizio, cattura istantanee – di disagio, disarmo, distorsione, violenza, sopruso, smantellamento e, nonostante tutto, meraviglia – e individua collegamenti più profondi, tra premonizioni, trascurate nel passato così come nell’oggi, e fenomenologie tanto evidenti al suo sentire quanto calpestate dagli altri,  come «viola sanguigna non colta dai più».
Essere e tempo ricevono dal poeta parole, combinazioni e ritmi volti a rendere il loro scontro e il loro intreccio, il loro cozzare e il loro collegarsi. Il contesto d’uso delle parole, le loro connotazioni nel farsi delle epoche, il loro potere evocativo sono ben chiari a Fernando Della Posta, che tuttavia fa più di un passo avanti rispetto a ciò che aveva annunciato come semplice ‘rapporto’, ‘bollettino’, coniugando consapevolezza comunicativa e lucidità creativa.
Ciò che giunge a chi legge questo ‘canzoniere dell’armistizio’ è un’alternanza fruttuosa di ballate, ironiche o dolenti («dissero al mare/ che sarebbero arrivati in tanti/ ed egli preparò una spiaggia lunghissima/ come una grande tavola imbandita di ogni bene, e il vestito migliore/ azzurro di sole»), e di forme brevi, quasi illuminazioni (è il caso di Poesia infantile della pioggia e di Poesia matura della pioggia), di memoria (di storia e di poesia, di arte, vissuta, meditata e attraversata in maniera implicita o esplicita, come avviene nelle Metagrafie) e proiezione a lungo termine così come di epifania dalla sorprendente sapidità. Il riferimento esplicito ad alcuni generi musicali, blues (Blues delle rapine in villa) e jazz (Jazzin’ City dawn) innanzitutto, è intenzionale e ben motivato dall’esito poetico. Questi componimenti poetici vanno ascoltati, oltre che letti.
La varietà riguarda anche la scelta delle forme metriche; settenari si affiancano a endecasillabi: «ricordare le ceneri/ sparse sui fondali dei robivecchi/ cercando gli operai che non sono»; oltre che in dodecasillabi o in versi ancora più lunghi («Se non ti fossi arreso a una premura distorta») ci si imbatte, per esempio,  in quinari («e non lo soffri») o perfino in chiuse di tre sillabe («che salva»).
Concorrono alla ricchezza di scelte anche gli scenari, ben definiti e identificabili – la «Roma enorme» di Mister Ok, la Milano nella quale «si sente il dialetto solo dietro i banchi delle mense» di Blues delle rapine in villa – oppure volutamente dilatati fino a diventare luoghi di un’anima universale, nei quali può avvenire il prodigio che rovescia il gioire «invano, dell’ultima tregua» del Secondo cuore – un io lirico, questo, più che sdoppiato, scaraventato sul palcoscenico del vivere sociale, farsa e ludibrio, tragedia e rito sacrificale – nella fiducia nel potere salvifico dell’ultima pioggia: «C’è una pioggia battente/ che inzuppa fino alle ossa,/ che reca in dono l’ultima goccia/ che salva.».

 © Anna Maria Curci

 

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Cronache dall’armistizio

Di quando si viaggiava
ai luoghi dell’armistizio
e lungo il tragitto discorrevamo sapienti.
M’insegnavi che la più astuta delle strategie
per i vinti, sarebbe stata credere fermamente
che tutti avrebbero seduto alla pari:
pensa per esempio agli inservienti – dicevi –
essi, incuranti
staranno già miscelando conforti e caffè
su vassoi comuni, da qualche parte là fuori
nella grande cucina da campo. (altro…)

Diramazioni urbane (Cortese, Della Posta, Ortore, Scarinci, Zanarella)

In copertina: Ponte sul Tevere, disegno di Luigi Simonetta

Davide Cortese, Fernando Della Posta, Michele Ortore, Viviana Scarinci, Michela Zanarella, Diramazioni urbane. A cura di Anna Maria Curci, Edizioni Cofine 2016

Diramazioni urbane è il titolo che ho scelto per questo volume che raccoglie testi inediti di cinque poeti nati tra il 1973 e il 1987. La ragione della scelta sta in un ulteriore dato che li accomuna, accanto a quello della vicinanza anagrafica: tutti e cinque risiedono a Roma, provenienti da luoghi di origine che abbracciano e oltrepassano la penisola – dal Veneto di Michela Zanarella a Lipari di Davide Cortese. Qui, con sensi e versi destati alla lezione di Seamus Heaney – «I began as a poet when my roots were crossed with my reading» («Ho cominciato ad esser poeta quando le mie radici si sono incrociate con le mie letture»)–,  Davide Cortese, Fernando Della Posta, Michele Ortore, Viviana Scarinci, Michela Zanarella hanno dato vita a un “innesto” felice, originale e diversificato,  tra radici e letture. Da qui, dall’Urbe, dalla città eterna ed effimera, superlativa nello splendore così come nello scialo, si diramano le loro composizioni poetiche e sconfinano con coraggio e destrezza, estendono i rami, allungano il passo, si soffermano su paesaggi geografici differenti, si cimentano con più linguaggi, ritornano e poi ripartono in un movimento che è ‘urbano’ anche nell’accezione di “civile”, permeato com’è da un umanesimo vissuto con attenzione e rispetto, dalla capacità di creare ponti tra epoche storiche e cronache locali, tra l’ancestrale e il ‘novissimo’. I versi di Davide Cortese navigano così tra miti e «canzoni antiche», approdano a Lisbona e a Venezia, volano a Bagdad, ballano in maschera a Dresda e percorrono le borgate romane insieme a Pasolini. Con Fernando Della Posta tocchiamo ancora le sponde di Venezia e, insieme, riscopriamo le contrade suburbane della gita fuori porta e i boschi lucani con i “matrimoni degli alberi” a raccogliere «figli sparpagliati per il mondo»; i suoi versi ci riconducono poi in città, in un centro sociale, a resistere allo smantellamento e a svelare la speranza e l’impegno: «perciò verranno altri sergenti del rigore, / ma opporremo le nostre barricate. / Le faremo con quello che sappiamo fare: / accumulare scarto ed operoso / costruire, scarcerare viole e graminacee». Con sostanziosi (vissuti, sì) esercizi di stile, Michele Ortore ci trasporta dalla Prospettiva Nevski de L’alba dentro l’imbrunire, con mete attese, vette, meditazioni, con  «il carmelo di domande», ai condomini in città scoppiettanti di allegri e serissimi “epichilogrammi”: «Fermati,  non lo vedi che stanno smontando l’eternit- / à?». Viviana Scarinci plana sulle declinazioni dell’amore, «bestia cronica», in versi lunghi distende supposizioni, dipana periodi ipotetici: «Se l’amore fosse tutto occhi e gli occhi fossero due bambini / litigiosi fino voltarsi le spalle, sarebbe la cecità». Tra rievocazioni e inseguimenti, Michela Zanarella prosegue e invita a proseguire un cammino alternativo alla liquidazione distratta, invoca la vocazione: –  «Chiamami a tornare / in quelle strade di grano / per farmi specchio ancora una volta / di quei colori spesso fraintesi  / in una nebbia che non ascolta.» e indica la sua scelta: «Ho scelto di andare / senza lasciare incompiuti i miei sogni / senza pensare che mi saresti mancato / come quando da bambina t’inseguivo / per le scale». Prestiamo ascolto – è il mio invito – a queste Diramazioni urbane.

©Anna Maria Curci

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Davide Cortese

A Pier Paolo Pasolini

Nell’iride tua
è un dio ragazzo
che bacia nel buio dei cinema
e ruba ai morti
il fiore per l’amata viva.
Nell’iride tua
freme una notte di borgata
in cui angeli si sporcano
seppellendo un peccato.
Esulta nell’iride tua
una rondine sottratta alla morte.
È salva, ti vola e splende. (altro…)

Regina Pradetto Tonon, Poesie. Nota di Fernando Della Posta

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Regina Pradetto Tonon, Poesie. Nota di lettura di Fernando Della Posta

Una famosa canzone di Mogol e Battisti invita fraternamente a riposare chi, tra le altre cose, viene vinto dalla stanchezza e dalla fatica, esortando a cantare. Ed è bello indugiare, a volte, nei momenti in cui la stanchezza, la riflessione e il silenzio giocoforza si fanno strada nella nostra vita. Così mi piace vedere la poesia di Regina Pradetto Tonon. Una sua lirica sembra suggerirlo chiaramente a pag. 40: “quando solo, nell’aia/ il cane desto/ vigila il silenzio/ quando/ anche l’ultima rondine/ ritorna al nido/ perdendo le grida nel vento/ allora, solo allora/ io canto.”
Leggendo, di primo acchito, viene in mente il Pascoli, soprattutto per l’uso continuo di riferimenti a luoghi letterari come la bellezza delle piccole cose e le dolcezze del nido casalingo e familiare, proprio come succede a pag. 72, “le castagne cuociono nel camino/ ed un bicchiere di vino/ aspetta di essere bevuto./ Giocano i bimbi/ e una chitarra/intona un fa minore.” o a pag. 82, “Dal camino un tenero fumo invade/ esalta primitivi aromi di grano e farina. / Profumo di pane.”. Ma se nel Pascoli è bello indugiare per perdersi, nella Tonon il nido è funzionale ad un risveglio necessario e quanto mai agognato: a pag. 15 infatti, “non devi morire/ rondine sola/ hai ancora un nido da inventarti”; ma anche a pag. 22, “parte sola una rondine/ scordando un nido”; o a pag. 26, indicando qualcosa che incessantemente invita a distogliersi: “La stessa voce/ ritorna a parlare/ dell’acqua/ che cade silente/ sul tetto d’un tacito nido”.
Oltre al Pascoli, è evidente il legame con Ungaretti. Il libro della Tonon è finemente tessuto anche da poesie brevissime composte da versi brevissimi che, però, hanno poco a che fare con il carattere tempestivo ed immediato del lampo in mezzo alla battaglia, come è per L’Allegria del poeta di Alessandria d’Egitto. La pacatezza del linguaggio e delle immagini usate dall’autrice ci consegnano un lavoro armonico e delicato che placa lo spirito in tempesta, in cui gli stessi temi di Ungaretti, il rapportarsi con la fragilità dell’esistenza, il ricordo dei luoghi dell’infanzia, la necessità di sopravvivere e di sentirsi vivi in mezzo alle macerie di un mondo impazzito e tutt’altro che benevolo, si manifestano nei luoghi del vivere quotidiano e degli scenari naturali della contemplazione. Tra i tanti esempi da poter citare nel libro, ci sono i versi a pag. 36, “La nave scompare/ fra le onde/ mentre fiori/ cadono sulle rive” che sembra essere quasi un omaggio a Soldati, e la lirica a pag. 64, Nel tuo torpore, che sembra strizzare fraternamente l’occhio a I fiumi.
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Riletti per voi #3 – Elsa Morante, L’isola di Arturo

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Copertina della prima edizione del romanzo, del 1957: particolare di “Ragazzo addormentato” di Guttuso.

Riletti per voi è una rubrica con la quale intendiamo richiamare l’attenzione su testi letterari che, a distanza di anni dalla loro prima pubblicazione, conservano intatte bellezza e verità. La terza puntata è dedicata a L’isola di Arturo di Elsa Morante, nella lettura di Fernando Della Posta.

Riletti per voi #3 – Elsa Morante, L’isola di Arturo

Una grandiosa epopea del gioco delle parti L’isola di Arturo di Elsa Morante. I personaggi e il loro carattere non cambiano, dalla prima all’ultima pagina del romanzo. Tutti ostinatamente uguali a sé stessi, nonostante Arturo, dal nome della stella della costellazione di Boote, e Nunziatella, sua matrigna, siano poco più che adolescenti. La matrigna, sedicenne, è già pienamente, risolutamente e fermamente consapevole dei propri ruoli di madre premurosa senza ricambio, in quanto giocoforza surrogato della vera madre di Arturo, e di moglie accondiscendente e sottomessa del padre di lui, il misterioso Wilhelm Gerace. Madre e moglie responsabile e inflessibile, compressa nel suo ruolo di servitrice, custode e consigliatrice degli “uomini” di casa. Senza sesso per Arturo, che nel romanzo scopre quasi per inciampo di essere infatuato di lei, una figura che, superficialmente, scambiando la gelosia per disprezzo, ha sempre odiato, sin dalla prima notte della “sposa” nella “casa dei guaglioni”. La casa dei guaglioni, maniero solitario situato ai margini di tutte le contrade dell’isola di Procida, sin dalla sua prima edificazione abitato solo da uomini, prima convento, poi residenza di una coppia la cui moglie morì di parto e poi residenza signorile di uno scapolo cieco, l’Amalfitano, misogino e pieno di soldi, che aveva adottato Wilhelm Gerace presso di sé, anche lui a sua volta vedovo della madre di Arturo per complicazioni di parto.
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Fernando Della Posta, Gli aloni del vapore d’inverno. Saggio di Plinio Perilli

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DERAGLIARE PER UN MONDO NUOVO

 

(a Fernando Della Posta,
sorprendente e brioso poeta
che non demorde, ed è severo in dolcezza,
effuso ragionando, temprandosi “lirico”)

Dribblando tra ignominie e banalità, fritture e rifritture scontate o lacrime da coccodrillo sulla grande Crisi dell’Occidente, anche la stagione letteraria offre per fortuna delle sorprese gradite, taluni inaspettati doni d’eccellenza… In tema di poesia, poi, l’incanto è doppio, ridotta essa com’è, e da anni, a maldestre sclerotizzazioni delle poetiche in auge (in auge, mentre la Poesia, in realtà, smotta, crolla, si annulla dismessa o svenuta al suolo).
Gli aloni del vapore d’inverno, prima densa raccolta di Fernando Della Posta, promessa oggi senza dubbio mantenuta (poco più che trentenne!, classe 1984 – l’anno dell’anticipata, romanzesca precognizione futuribile di George Orwell, che uscì in realtà nel ’49), è una raccolta splendida, balda e giovane… ma assai matura, piena di tenerezza e insieme integrità, fervore sensibile ma anche ineludibile, inusitato rigore etico:

Poni l’assedio
alle mie strade immobili
che percorro stando fermo
sul ciglio degli anni.
Una storia fatta di sogni
ti attende ai contrafforti
e mille notti in ostaggio
appostate dietro ai merli.

Il suo sguardo è agile, acre temprato. Ma l’effusione non è mai archiviata, né tanto meno rinunciata:

Di stragi nel cuore t’ho vista
messa a nudo e dimenticata:
una buccia di mela caduta,
nitore appassito di zucchero al torso.

Fernando Della Posta (che già ci aveva convinto, e qua e là anche ammaliato con la sua prima elegante, incisiva plaquette, L’anno, la notte, il viaggio, nata nel 2011) frantuma, rinnega anzitutto ogni banale rischio di retorica, o peggio piaggeria sentimentale; perfino i consueti, sbruffoni orgogli generazionali comuni a tante “voci nuove” che nuove però non sono.

Ascolta le mie parole:
già conosci questi affanni;
aspettami là nel piano:
dove il sole è più potente,
ed ogni piega si distende:
la nostra noia
sarà un sentiero in ombra
che si spingerà lontano:
si spegnerà nel sole
lì dove muore il cardo.

Libro fulgido, estroso, onesto – ultima talèa o felicissima, umile sopravvivenza di radici antiche, linfa sana e insomma una vena aurifera che credevamo rimasta ferma, rottamata, ahinoi, con certe lungimiranti, polverose ma fiorite elegie di Libero De Libero (Ascolta la Ciociaria, Di brace in brace), coi pellegrinaggi (e gli esili) antropologico-culturali di Carlo Levi, e perfino del Carrieri più “novecentista”, angustiato e assolato insieme (quello, per intenderci, del Lamento del gabelliere).
Soprattutto, una vocazione immaginativa inopinatamente infibrata, e trasfusa, forse con l’ermetismo “loico”, sapiente e scientista dell’Ingegner Leonardo Sinisgalli, un lucano di mondo, illuminista di radice agreste ma respiro europeo, volterriano (e oraziano) nel medesimo spirito di una mordace, eterna interrogazione esistenziale:

La luce ha la tua statura
E regge il gesto
Precisa, anche la pietra
Dà il petto al sole.
La tua voce questa mattina
Ci cresce nelle ossa,
In questo sangue
Che si ordina come le foglie.
E il giorno prende in terra
Misura dal tuo passo.

(Leonardo Sinisgalli, Vidi le Muse, 1943)

.

(altro…)

LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE – AZIONE N° 8 (reading)

LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE

AZIONE N° 8

MARTEDÌ 3 APRILE ore 21.30

ROMA

Associazione Culturale

“Villaggio Cultura”

Viale Oscar Sinigaglia 18/20

reading con

Nina Maroccolo, Annamaria Ferramosca, Alessia D’Errigo,

Fernando Della Posta, Anna Maria Curci, Enzo Campi

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Nina Maroccolo

È nata a Massa. Vive e lavora a Roma dal 2004.

Scrittrice, performer, artista visiva. È curatrice di libri e antologie, conduce laboratori di scrittura.

Ha fatto parte della casa discografica CPI, ha collaborato e organizzato eventi culturali con la “City Lights Italia”.

È fondatrice del gruppo poetico “Stanzevolute” e membro fondatore del gruppo artistico-sperimentale ATEM. Fa parte di “Atelier LiberaMente” e del Creative Drama & In-out Theatre”; è membro della Factory AL-KEMI lab e redattore del blog collettivo “La poesia e lo spirito”.

Ha pubblicato : Il carro di Sonagli, (City Lights Italia, 1999), Annelies Marie Frank (Empiria, 2004-2009), Documento 976 –Il processo ad Adolf Eichmann (Nuova Cultura, 2008), Malestremo (Le reti di Dedalus, 2008), Nitrito d’argento (Neobar, 2009), Illacrimata (Tracce, 2011).

Annamaria Ferramosca 

È nata a Tricase  (Lecce). Vive e lavora a Roma. Collabora con testi e note critiche alle riviste Le Voci della Luna, La Mosca di Milano, La Clessidra e con vari siti di poesia in rete, tra cui clepsydraedizioni.com. Ha pubblicato in poesia: Other Signs Other Circles, Chelsea Editions, New York, raccolta antologica di poesie 1990-2009, (Premio Città di Cattolica);  Curve di livello, Marsilio, 2006, (Premio Astrolabio, Castrovillari-Pollino, finalista ai Premi Camaiore, Lerici Pea, Pascoli, San Fele, Montano); Paso Doble, Empiria, 2006 (raccolta di dual poems, coautrice Anamaría Crowe  Serrano), Porte / Doors, Edizioni del Leone, 2002 (traduzione inglese di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti, Premio Internazionale Forum); Porte di terra dormo, Dialogo Libri, 2001; Il versante vero, Fermenti, 1999 (Premio Opera Prima Aldo Contini-Bonacossi); Canti della prossimitàPuntoeacapo editrice, 2011 (silloge contenuta in  La Poesia Anima Mundi, quaderno monografico a cura di Gianmario Lucini).       Suoi testi sono inclusi nei volumi collettanei: Pugliamondo, 2010 e La Versione di Giuseppe, 2011, entrambi per le Ed.ni Accademia Terra d’Otranto-Neobar, Poeti e Poetiche, CFR, 2011. Ha ricevuto nel 2011 il Premio Guido Gozzano per la poesia inedita Fa parte della redazione del portale Poesia2punto0.com, dove è ideatrice e curatrice della rubrica Poesia Condivisa

http://www.poesia2punto0.com/category/poesia-   condivisa/

Alessia D’Errigo
Autrice, attrice e regista. Ricercatrice in campo teatrale e cinematografico. Da anni conduce un intenso lavoro sulla poesia parlata e scritta. Nel 2004 apre, insieme all’artista e regista Antonio Bilo Canella, il “CineTeatro di Roma” centro di ricerca, formazione e produzione in campo teatrale e cinematografico.  Nel 2011 crea il progetto IMPROMPTU THEATRE (Teatro all’improvviso), con l’intento  di voler fondere varie arti (musica, poesia, danza, pittura e teatro) in uno scenario d’improvvisazione totale. Progetto sancito dall’omonimo spettacolo “Impromptu” con il pittore-performer Orodè Deoro e successivamente da un altro evento “Variazioni Belliche (LamentAzione)”. Ha partecipato come attrice a svariati cortometraggi e lungometraggi; ha realizzato, diretto e montato opere cinematografiche, tra cui: “La casa del Sator” (2006), “Onde” (2007); ha scritto, diretto e interpretato numerosi lavori teatrali, tra cui: “Desiderio” (2006), “Shake Revolution” (2009), “Profetica” (2010), “Il pugno e la rosa” (2011). È rintracciabile, in rete, su www.cineteatro.it

Fernando Della Posta 

È nato a Pontecorvo, in provincia di Frosinone e vive e lavora a Roma nel campo dell’Information Technology.

E’ redattore del blog di letteratura e poesia “Neobar. Agorà senza l’assillo delle correnti”, http://www.neobar.wordpress.com/

Molti suoi testi sono apparsi sul web, riviste e antologie. Ha partecipato con suoi testi al poemetto collettivo “La Versione di Giuseppe. Poeti per don Tonino Bello”, edito da Accademia di Terra d’Otranto, Neobar 2011. La sua prima raccolta di poesie “L’anno, la notte il viaggio” edita da Progetto Cultura, 2011, nella collana “Le gemme”.

È rintracciabile in rete sul suo blog personale “L’anno e la notte.poesia”

http://versisfusi.wordpress.com/

Anna Maria Curci

È nata a Roma, dove vive e insegna.

Scrive sul blog “Cronache di Mutter Courage“,  su  “Unterwegs / In cammino” ed è tra i redattori del blog collettivo “Poetarum Silva”. Suoi testi sono apparsi su riviste (Journal of Italian Translation; Traduttologia) e antologie (La notte, Roma 2008), sul blog La dimora del tempo sospeso, sul blog collettivo  “La poesia e lo spirito” e sul sito “Poeti del parco”. Nel 2011 ha pubblicato la raccolta Inciampi e marcapiano (LietoColle ed.).

Enzo Campi 

È nato a Caserta. Vive e lavora a Reggio Emilia. Autore e regista teatrale. Critico, poeta, scrittore.

È presente in alcune antologie poetiche edite, tra gli altri, da LietoColle, Bce Samiszdat, Liminamentis. È autore del saggio filosofico Chaos – Pesare-Pensare, scaricabile sul sito della compagnia teatrale Lenz Rifrazioni di Parma. Ha pubblicato per Liberodiscrivere edizioni (GE) i saggi Donne – (don)o e (ne)mesi (2007) e Gesti d’aria e incombenze di luce (2008); per BCE-Samiszdat (PR) il volume di poesie L’inestinguibile lucore dell’ombra (2009); per Smasher edizioni (ME) il poemetto Ipotesi Corpo (2010) e la raccolta Dei malnati fiori (2011). È redattore dei blog La dimora del tempo sospeso e Poetarum Silva. Ha curato prefazioni e note critiche in diversi volumi di poesia. Dal 2011 dirige, per Smasher edizioni, la collana di letteratura contemporanea Ulteriora Mirari e cura l’omonimo Premio Letterario. È ideatore e curatore del progetto di aggregazione letteraria “Letteratura Necessaria – Esistenze e Resistenze”.

In fase di pubblicazione per Smasher edizioni: Il Verbaio – Dettati per (e)stasi a delinquere (terzo classificato Premio Giorgi 2010, finalista Premio Montano 2011).

LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE

 

Per una co-abitazione delle distanze:

Letteratura Necessaria – Esistenze e Resistenze

In un’epoca dove ritornano a galla sempre più prepotentemente l’urgenza e il bisogno di rispolverare e ridefinire i concetti di comunità e condivisione, nasce il progetto di aggregazione letteraria  LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE.
Lo scopo del progetto è essenzialmente quello di far CIRCOLARE i libri e le cosiddette “risorse umane” creando dei momenti di aggregazione, scambio e confronto che possano abbattere qualsiasi tipo di divisione ideologica, editoriale, di mercato, ecc., mettendo in comunicazione tra loro diverse e svariate realtà che operano nel settore o che sono impegnate in tal senso.
In parole povere si tratta di costituire una serie di poli geografici di riferimento disseminati lungo tutto l’arco del territorio nazionale. Ogni polo avrà un referente che si occuperà dell’organizzazione in loco e con il quale concordare gli autori (locali e nazionali) da coinvolgere e le modalità di realizzazione dell’evento.

Il progetto è diviso in varie fasi; ad una prima fase quasi esclusivamente performativa seguirà una seconda fase dove gli autori – per rendere ulteriormente “concreto” il concetto di aggregazione – verranno chiamati a leggere e presentare criticamente altri autori.
Visto che il progetto intende caratterizzarsi come un qualcosa di itinerante e ad ampio respiro si cercherà di organizzare e rendere fattiva una terza fase in cui gli autori che intendono contribuire alla realizzazione del progetto ma che si trovano territorialmente distanti e/o impossibilitati a partecipare direttamente agli eventi, potranno rendersi presenti anche nella loro assenza attraverso contributi fonici e visivi.
La quarta fase del progetto prevede la realizzazione di uno o due volumi antologici “comunitari” con contributi letterari e critici di diverse decine di autori che collaborano all’iniziativa. Nella fattispecie, ogni autore antologizzato si impegnerà a realizzare un evento nella propria città e, attraverso le risorse individuate dalla rete, inviterà autori territorialmente vicini a partecipare all’evento. Durante questi eventi, oltre a “spacciare” i contenuti del progetto e l’antologia cosiddetta comunitaria, gli autori coinvolti potranno eventualmente presentare le loro opere e eventualmente altri autori.

Quello che conta qui è una vera e propria “messa al lavoro” della letteratura. Semplificando e riducendo, si potrebbe dire che se le “esistenze” sono riconducibili ai libri, in quanto oggetti fisici, le “resistenze” rappresentano le “azioni” di quei “soggetti” fisici che producono i libri. Aggiungendo una sola caratterizzazione: il fatto di ostinarsi, per esempio, a produrre e a “spacciare” poesia, oggi come oggi, deve essere considerato come un vero e proprio “atto politico”. In tal senso ogni azione di questo tipo viene a rivestirsi di un plusvalore sociale. “Letteratura necessaria” è un progetto che vuole rendersi pratico, concreto e tangibile. Qui si tratta di far sì che la necessità di mettersi in gioco in prima persona diventi l’aspetto preponderante della diffusione della letteratura come atto corporeo, politico e aggregativo. L’idea di fondo è quella di ovviare alla sempre più imperante DISPERSIONE che caratterizza, in negativo, l’attuale panorama letterario nazionale e di creare una sorta di rete che permetta la costituzione e la ripetizione di eventi (“marchiati” e catalogati progressivamente in “azioni”) collegati tra loro ove far interagire realtà letterarie e realtà editoriali, in un regime non competitivo, ma collaborativo.

“Letteratura necessaria”, beninteso, non vuole essere un movimento tematico, ma pluritematico, volto a certificare la propria “esistenza” e a diffondere una sorta di “resistenza”. Resistenza a chi e a cosa? A tutto ciò che è privazione, restrizione, negazione, omologazione, ghettizzazione, a tutto ciò che lede i propri diritti, che ripropone gli stessi, triti e ritriti canoni letterari. In poche parole il progetto, almeno in fase concettuale, nasce “in costruzione” e crescerà sempre “in costruzione”, assorbendo e consolidando, di volta in volta, necessità, urgenze, tematiche e facendosi portavoce di messaggi che possano rientrare nei concetti di necessarietà, esistenza e resistenza.

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Finora, tra Bologna, Milano, Parma, Reggio Emilia, Roma, Capua (CE), sono state realizzate 8 azioni live che hanno coinvolto : Francesco Marotta, Enrico De Lea, Jacopo Ninni, Agnese Leo, Dina Basso, Ermanno Guantini, Silvia Molesini, Patrizia Dughero, Nina Maroccolo, Anna Maria Curci, Cristina Annino, Vincenzo Bagnoli, Loredana Magazzeni, Luca Ariano, Viola Amarelli, Lucia Pinto, Marco Bini, Ada Gomez Serito, Lorenzo Mari, Simonetta Bumbi & Orlando Andreucci, Stefania Crozzoletti, Antonella Taravella, Silvia Rosa, Roberto Ranieri, Sergio Pasquandrea, Marco Palasciano, Daniele Ventre, Gianluca Corbellini, Valentina Gaglione, Enea Roversi, Martina Campi, Meth Sambiase, Patrizia Rampazzo, Marco Ruini, Claudio Bedocchi.

Le attività, dopo una breve pausa invernale, riprenderanno ad aprile con 5 azioni a Roma, Sasso Marconi, Bologna, Mantova  e Verona, e proseguiranno a maggio con altre 6 azioni tra Torino, Milano, Verona e Bologna. Sono in fase di costruzione altre azioni tra Marche, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia.

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E’ stato costruito un blog per documentare le attività del gruppo, per segnalare altri eventi e per pratiche di divulgazione letteraria.
http://letteraturanecessaria.wordpress.com/

Pagina del gruppo su facebook

http://www.facebook.com/groups/179852888755635/

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