Fenomenologia

La conversione perpetua: Raboni e Proust

La conversione perpetua

Giovanni Raboni, La conversione perpetua e altri scritti su Marcel Proust, Monte Università Parma Editore, 2015, € 15,00

 

Una lettura in tre punti

1 – L’amore

È un libro d’amore, questa Conversione, o meglio, un atto e una dichiarazione d’amore.
Poteva intitolarsi anche, perché no?, “La conversazione perpetua”: Raboni ammirato che osa (chissà se mai avrebbe osato) mettersi in dialogo col maestro, Proust. Solo alla giusta distanza però, l’unica possibile per permettersi appunto di osare, anche quando fossero stati contemporanei, e il caso magari li avesse fatti incontrare “dal vivo”, camminando sullo stesso boulevard, a Parigi.
La distanza, d’altronde, è una forma d’amore, la forma che prende il rispetto nella sua massima espressione per perpetuare l’amore.
Perché lo si ama? E nella maniera in cui non si ama nessun altro scrittore? Perché Proust, ci dice Raboni, non è riducibile alla letteratura. E certo non si risparmia nel dichiarare questo amore, con «le parole di uno come me, di un lettore inchiodato al bilancio delle sue emozioni» (p. 26, corsivo mio).
Prova di questa irriducibilità è la struttura severa, filosofica, cartesiana, che regge la Recherche. Struttura per cui tutto si eleva a sistema, lasciando che i dettagli di questa elevazione si fissino, alla fine, nel lettore. Parliamo di geometria, visione del mondo, soffio primordiale, e soprattutto musica, la famosa musica della Recherche, che gonfia di rivelazione ogni parola, ogni frase, ogni pagina. Di qui, ecco, lo spazio poetico si apre alla possibilità di una vera poesia; e per poesia intendiamo l’insieme di forme (ancora attuali, non v’è dubbio) con cui Proust raggiunge, in modo inconsapevole, il centro della tematica husserliana: «l’io si costituisce nei modi del fluire: passato, presente, futuro», scrive Husserl nelle Meditazioni cartesiane del 1931.
Musica, certo. Non a caso quel “dans le Temps” che chiude la soluzione metafisica disegnata nell’arco conclusivo de Il Tempo ritrovato, Raboni lo definisce “ultimo accordo”.
Struttura, musica, elevazione, dunque: questo il frutto di capacità centripeta e centrifuga che questa gigantesca opera presenta e tiene insieme; come i temi, al contempo pochissimi e moltissimi, riducibili a uno o infiniti.
E tutto questo attraverso la trasfigurazione, per cui alla fine dentro l’opera ci siamo noi.

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La curva del giorno, Biagio Cepollaro. Nota di lettura

la curva del giorno

La curva del giorno di Biagio Cepollaro  L’arcolaio 2015, pp. 125, Euro 11,00 – è il secondo capitolo della trilogia de Le qualità, il primo capitolo è stato edito nel 2012 (Le qualità, Edizioni La camera verde). Il testo è composto da un Prologo (Attraversare il bosco), da due parti centrali (Luce dell’immanenza e Alacrità del vuoto) e da un Post scriptum,  e si presenta come una vera e propria meditazione sull’immanenza del mondo e della vita nel mondo, come si evince esplicitamente dalla prima sezione del libro. Si può (altro…)