Fedeltà

Poesie per l’estate #4: Grace Paley, “Perché non dovrebbero”

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

grace paley published by salem press, inc.

grace paley published by salem press, inc.

perché non dovrebbero gli uomini guardare le donne
e le donne guardare gli uomini
e le donne guardare le donne
e gli uomini guardare gli uomini
perché non dovrebbero
prendersi le misure a vicenda (come
dicevamo una volta)

come mai è rimasto così poco
di quel guardare      quel
casuale trattenere il
respiro per semplice
attrazione o repulsione    perché
è rimasto così poco     di quello
che i vecchi a volte spe-
rimentavamo   come una scossa e un
minaccioso batticuore che
a volte poi erompeva in
amore a prima vista (come
si dice anche oggi)
e in quanto vecchi dobbiamo
mettervi in guardia    a sorpresa una volta ogni tanto
l’amore può durare per sempre (come
suol dirsi)

*

why shouldn’t men look at women
and women look at men
and women look at women
and men look at men
why shouldn’t they
size each other up (as
we used to say)

why isn’t there more
of that looking     that
casual catching of
breath in plain
appreciation or rejection    why
isn’t there more of it   what
old people sometimes ex-
perienced    as shock and a
dangerous heartbeat which
sometimes erupted into
love at first sight (as
it is called to this day)
and as old people we must
warn     it may once in a startling
while last forever (as it
is called)

*

©Grace Paley  (da Fedeltà, minimum fax, 2011. Traduzione di Paolo Cognetti e Livia Brambilla)

Le cronache della Leda #36 – “Pride” e Paley

pride

Le cronache della Leda #36 – “Pride” e Paley

 

Il primo di gennaio, con mio figlio e mio nipote ripartiti per l’America da qualche ora, sono andata al cinema, per una volta da sola. Per la Luisa è ancora presto, e non avevo voglia di chiamare la Wanda e l’Adriana, a volte bisogna stare da soli, e dentro a un  cinema si può stare da soli tra gli altri, senza cedere un briciolo di malinconia ma, quando va bene, sorridendo un po’. Sono andata a vedere Pride, un po’ perché conoscevo la storia del film e perché confidavo in qualche battuta formidabile, quelle di cui gli inglesi sono maestri. Cosa che si è puntualmente verificata.

La storia, la ricorderete, è quella del grande sciopero dei minatori britannici, che durò moltissimi mesi; il durissimo braccio di ferro con la Thatcher, che fedele al suo soprannome non arretrò di un passo. Erano i primi anni ottanta, un gruppo di gay e lesbiche londinesi decise di schierarsi al fianco dei minatori. Ragazzi giovani che si riconobbero, dove un diritto è negato lo sono tutti. Il film racconta molto bene quella storia, i toni sono più vicini a quelli della commedia che a quelli drammatici, eppure furono mesi durissimi, i minatori furono ridotti alla fame. È un film bellissimo, ben scritto e recitato. Un film che mi ha ricordato il significato della parola solidarietà e perché (e come, e quando) scendevamo in piazza. Al Gay Pride di Londra del 1985, i minatori arrivarono in massa dal Galles e sfilarono insieme ai gay. Gesti simbolici di una potenza estrema. Non molto tempo dopo i Laburisti riuscirono a far passare un provvedimento che riconosceva i diritti degli omosessuali col sostegno del sindacato dei minatori. Perché scrivo queste cose? Perché è da quella sera che mi faccio una domanda: Oggi chi scenderebbe in piazza così apertamente, così in massa, per così tanto tempo, per difendere i diritti di un altro? Il film finisce nel 1985, eppure pare un secolo fa.

Quando sono tornata a casa, ancora commossa, ripensavo al film e, sembrerà banale, pensavo a come la solidarietà sia vicina all’amore, e a come l’amore appartenga a tutti. Avevo voglia di fare una telefonata a Roberto Maroni per insultarlo, ma sono una signora per bene e allora mi sono riletta una poesia della mia adorata Grace Paley, vi copio qui i primi versi.

perché non dovrebbero gli uomini guardare le donne
e le donne guardare gli uomini
e le donne guardare le donne
e gli uomini guardare gli uomini
perché non dovrebbero
prendersi le misure a vicenda (come
dicevamo una volta) […]

Leda

nota: I versi di Grace Paley sono tratti da Fedeltà, minimum fax, 2011, trad. di Livia Brambilla e Paolo Cognetti. Il film Pride, è del regista Matthew Warchus

Grace Paley, Grazie a Dio non c’è nessun Dio

GracePaley1997c

Grazie a Dio non c’è nessun Dio

 

Grazie a Dio non c’è nessun Dio
o saremmo tutti perduti

se fosse Lui che ci fa gridare
di angoscia feroce    di fronte alla tortura
all’odio    tre o quattro volte per generazione
non ci sarebbe speranza    e seppure Lui permettesse
alla pace di apparire    allora un giorno    grandi lastre
di pietra sotto i frutteti e il mare potrebbero
muoversi piano una contro l’altra    terremoto

se fosse stato Lui a costruire così stretto il ponte
su cui siamo esortati a passare
senza paura mentre intorno a noi
i vecchi gli zoppi i maldestri i
bambini scalpitanti ruzzolano giù
e a volte vengono spinti nell’orrido
precipizio    se fosse Lui certo saremmo perduti

se fosse Lui a offrire il libero arbitrio ma
solo ogni tanto    strano dono
per un popolo che abbia appena distinto
la mano destra dalla sinistra
ma se siamo noi i responsabili con-
sideriamo il nostro assiduo amore uno per l’altro
perchè questo è il giorno d’oggi    ora possiamo
guardarci negli occhi
a grande distanza   questo è il tele-
fonico elettronico digitale giorno d’oggi
celebre per il denaro e la solitudine ma noi

abbiamo sconfitto Babele accettando parole
straniere in gloriose traduzioni    se

sappiamo essere responsabili    se siamo
diventati responsabili

Thank God there is no god

Thank God there is no god
or we’d all be lost

if it is He who sends us howling
in murderous despair    at torture
hatred    three or four times a generation
there’d be no hope    and if He permitted
peace to appear    then one day    great plates
of stone beneath the orchards and sea may
move slowly against one another    earthquake

if it is He who built that narrow a bridge
across which we are invited to walk
without fear while all around us
the old the lame the awkward the jumping-
up-and-down children are tumbling off
or sometimes pushed into the hideous
gorge    if it is He then we are surely lost

if it is He who offers free will but
only sometimes    a peculiar gift
for a people who have just distinguished
their right hand from their left
but if we are responsible con-
sider our frequent love for one another
because this is nowadays    we may be able
to look over great distances into
each other’s eyes    these are the tele-
phonic electronic digital nowadays
famous for money and loneliness but we

have defeated Babel by accepting the words
of strangers in glorious translations    if

we can be responsible if we have
become responsible

 

© da Grace Paley, Fedeltà, ed. Minimum fax, traduzione di Livia Brambilla e Paolo Cognetti

Ai link sotto potete leggere altre poesie e due racconti di Grace Paley (pubblicati precedentemente):

POESIE

RACCONTO 1RACCONTO 2