Fabio Ramiccia

Fabio Ramiccia: tre inediti

Sono madre che danza

Non ho addestrato i miei seni a questo inverno precoce.
Non ho insegnato alle mie mani questa pelle.

……………………………………………………….Sono una madre estiva,

posso assecondare il sole dentro le ore mattutine,
posso portare fuori il cane
o asciugare le mie lacrime di miele.

……………………………………………………………Ma sono distratta.

Non calcio il pallone.
Non conosco l’ordine delle priorità.
Non so dare forma a questo mondo ristretto.
Sento la musica elettrica dare la scossa finale,
cingermi le membra con i lati metallici,
gli angoli per il sussulto e i synt epici.

……………………………………………………….Sono la madre che danza

al centro della stanza.

…………………………………………………………………….Sola.
………………………………………………………………….Perfetta.

Puntando le mani al soffitto.

Non posso fermare,
non posso fermare il tremore.

 

E respirare di più

Arterie a doppia corsia
per andare e venire dal cuore,
cuore come Itaca,
ritorno come andata.
Polmoni come isole,
respiri come onde
risacche infinite.

Sognare di annegare
e respirare di più.

Mani complesse,
senza forma
e tessuti
per afferrare il senso profondo
di questo dolore invernale.
Alieno, infine
nella terra mia.

 

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Fabio Ramiccia, Come l’occhio di Picasso (inedito)

Pablo Picasso, Guernica, 1937, Museo Reina Sofia, Madrid

Come l’occhio di Picasso

Una gamba per una testa
su appena giù
sotto l’altra la spalla
dietro il gomito chiuso ad angolo
e giù
le mani lunghissime come zanne ad alzare il canto.

Un elefante agile scende dagli alberi per salvare la sua scimmia
e scacciare la follia come una mosca fastidiosa
che ronza di dolce melodia, nella giungla impenetrabile.

Brucia l’alba delle voci.
Brucia dietro la spalla
sotto la gamba il tesoro
dietro la testa chiude il gomito ad angolo
strozza la strofa un crescendo. Un crescendo.

E là si schiude e là si chiude
e le bellezze che sfiora con le liane basse sono violini.
Come un machete la mano scrive.
Come un solfeggio la bocca cuce le frasi in quattro quarti.
I suoni dietro e i tamburi incessanti
e le cavità e tutti i padri dietro e gli occhi addosso.
La spalla sotto la testa
su ad angolo e
il canto rotto.

 

Così vicina con mani che sembrano di scimmia.
Così vicina da sfiorarla l’eterna.
Così vicina dietro da sentirla, la luce che la investe.

E mangia e mangia e tampona i rami
spossata ed eterna.

© Fabio Ramiccia

©….

FABIO RAMICCIA
(Latina, 27 settembre 1983) Frequenta, fin dall’adolescenza, scuole, corsi e workshop, anche internazionali, di recitazione e regia e partecipa a contest e festival in Italia e all’estero. Viene premiato, nel 2008, a Strasburgo dal Parlamento Europeo e, nel 2009, al Festival Internazionale di Praga. Ora può vantare un teatro tutto suo, “Teatro Spaziozeronove”, ne cura gli spazi e li riempie. Almeno si adopera perché questo avvenga.
Non si accontenta: inizia a scrivere compulsivamente poesie sul suo cellulare, fa ritratti con le parole.
Nel 2016 si laurea in Comunicazione Tecnologie e Culture digitali presso La Sapienza Università di Roma.
Continua a studiare e imparare.